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Cronaca e Giudiziaria

Tagliacozzo, Ragazzi ed ex detenuti a confronto sul valore della legalità

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Non è cosa di tutti i giorni far incontrare e dialogare studenti con persone che hanno vissuto l’esperienza del carcere. Ebbene, l’Istituto onnicomprensivo “Andrea Argoli” di Tagliacozzo è riuscito, per la prima volta nella Marsica, a realizzare anche questo obiettivo.
Un incontro, quello svoltosi lo scorso 25 marzo presso il Teatro Talia, inserito nel progetto dedicato alla “Legalità” che, da anni, l’istituto scolastico porta avanti con dedizione. E che, rispetto ai precedenti ha, per ovvi motivi, un valore aggiunto in termini di crescita formativa dei ragazzi. Sì perché l’adolescenza è la delicata età di passaggio che porta i ragazzi a comprendere il mondo degli adulti in tutte le sue sfumature e, soprattutto, a collocare la linea tra il bene e il male, tra ciò che è giusto e sbagliato. E arricchire il proprio bagaglio di conoscenze, passando per l’esperienza di due persone che hanno vissuto, a titolo diverso, l’esperienza del carcere, non può che essere un’occasione educativa di grande spessore.
L’apertura dell’evento è stata avviata dalla professoressa Claudia Sansone, leader del progetto “Legalità”, che ha spiegato ai ragazzi (del triennio Itet e a quelli delle terze medie) le ragioni e il valore educativo dell’incontro.
«Le testimonianze dei nostri ospiti vi portano un messaggio fondamentale: gli errori commessi nel passato devono essere un monito e un invito a riflettere, affinché il rispetto delle regole sia alla base delle libertà personali di ognuno. E, se possibile, è preferibile evitare la devianza e lo sbaglio, anche il più banale».
«Nella vita crearsi degli interessi sin da giovani – ha proseguito Sansone – come il teatro, la musica, lo sport, l’arte e la cultura in generale, è un deterrente per stare lontani da certi ambienti».
Presenti anche il sindaco di Tagliacozzo, Maurizio Di Marco Testa, la dirigente scolastica dell’istituto, Patrizia Marziale, e anche l’ex preside ed ex assessore alla Cultura del Comune, Domenico Amicucci. Tra i relatori poi, i due ex detenuti, Mimmo e Gaetano, che ancora oggi collaborano con attività di teatro per la compagnia teatrale “Assai” di Rebibbia. E Giovanni Iacomini, docente di diritto ed economia presso l’istituto penitenziario di Rebibbia, che ha curato tutti gli aspetti burocratici e formali, legati alle autorizzazioni, affinché si riuscisse a perfezionare l’incontro.
La parola è poi passata alla professoressa Ester Mordini che ha introdotto la figura di Giovanni Iacomini. Nato e vissuto a Tagliacozzo (ed ex studente dell’Argoli), il professore ora vive e lavora a Roma e grazie alla sua esperienza si è riusciti a realizzare tale evento, con due persone che rappresentano un ponte tra il carcere e la società. Iacomini ha poi tratteggiato brevemente il funzionamento della struttura di Rebibbia, facendo riferimento anche al quadro normativo e alla differenza esistente tra le varie strutture penitenziarie.
Si è poi entrati nel vivo del dibattito. Ha dato il via il dottor Mimmo, medico chirurgo, raccontando la sua storia e la sua condanna per concorso esterno in associazione mafiosa. Gaetano ha proseguito, spiegando come si arriva a 30 anni di carcere, per reati vari. Ora ha finito di scontare la pena ed è in libertà da 10 mesi. I ragazzi hanno ascoltato in religioso silenzio.
Terminati i racconti si sono scatenate le domande: quasi tutte incentrate sull’aspetto del pregiudizio sociale verso tali persone riabilitate, sulle loro sensazioni interiori nel carcere, su come trascorrevano le giornate. Ma non solo. Le curiosità degli studenti si sono spostate anche sulla possibilità di fare teatro all’interno del carcere, se tali attività sono aggreganti e se esiste integrazione con gli stranieri.
Insomma, al termine dell’incontro, i ragazzi avrebbero voluto fare ancora molte domande, tanto è vero che i due ospiti sono rimasti piacevolmente colpiti da tanto interesse.

Cronaca e Giudiziaria

Cervo ucciso nella Valle Roveto, nei guai un gruppo di cacciatori intercettati dai carabinieri forestali

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Marsica – Hanno ucciso un cervo, ma sono stati sorpresi dai carabinieri forestali mentre si accingevano a scuoiare l’animale appena cacciato. Nei guai sono finiti un gruppo di cacciatori intercettati dai militari della stazione di Canistro. L’episodio di caccia di frodo si è consumato nel fine settimana in un comune della Valle Roveto. Il cervo rientra tra le specie protette e pertanto, in Abruzzo, non può essere cacciato così come previsto dal calendario venatorio regionale.

In Marsica si ricorda un precedente nel marzo del 2016 quando alcuni cacciatori vennero accusati dell’uccisione di un esemplare adulto di cervo, un maschio del peso di 300 chilogrammi, nei pressi del Parco Nazionale d’Abruzzo esattamente in area contigua Zona Protezione Esterna di un’area protetta per arma da fuoco. Federica Di Marzio

 

 

 

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Avezzano

Atti vandalici in città: prese di mira le auto del sindaco De Angelis, di Paciotti e Orlandi del Suap

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AvezzanoAtti vandalici ai danni delle automobili del sindaco di Avezzano, Gabriele De Angelis, di Claudio Paciotti e Domenico Orlandi del SUAP. Lo rende noto il portavoce del sindaco, Roberto Alfatti Appetiti, che in una nota comunica: “Nei giorni scorsi le autovetture del sindaco di Avezzano Gabriele De Angelis, quella del capo di gabinetto e dirigente del SUAP Claudio Paciotti e quella del capitano Domenico Orlandi, responsabile del SUAP, hanno subito ripetuti danni vandalici. Auspichiamo, e non abbiamo motivo di credere il contrario, che si tratti di isolati quanto deprecabili episodi, scollegati tra loro. Detto questo, se non si trattasse di una sfortunata coincidenza e dovesse piuttosto trattarsi di atti intimidatori, tali scellerati gesti non produrranno alcun effetto”.

Accertamenti sono in corso, fanno sapere da Palazzo di città, per cercare di arrivare ad individuare i responsabili del gesto. Nei prossimo giorni potrebbe essere sporta una denuncia contro ignoti.

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Cronaca e Giudiziaria

Lastre di amianto abbandonate tra i campi dei Piani Palentini, la denuncia di un cittadino

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Capistrello – Lastre di amianto abbandonate sono state rinvenute tra i campi dei Piani Palentini a Capistrello. La denuncia giunge da un cittadino del posto durante quella che doveva essere una passeggiata tra la natura incontaminata. Il rinvenimento è avvenuto questa mattina nei pressi dei campetti.

L’amianto o eternit, è un materiale pericoloso per la salute dell’uomo. Sgretolandosi le sue particelle possono essere inalate. E’ stato accertato che le fibre di amianto sono responsabili, nella maggior parte dei casi, dell’insorgenza di cancro tra cui il mesotelioma pleurico. Per questo la rimozione e lo smaltimento devono avvenire per mezzo di personale autorizzato e specializzato.

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Cronaca e Giudiziaria

Spaccio di droga nella Valle Roveto, arrestato un noto commerciante marsicano

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MorinoDetenzione ai fini di spaccio di sostanza stupefacente arrestato un noto commerciante di Morino. La Stazione di Morino, nell’ambito di un servizio perlustrativo, ha tratto in arresto un 30enne del luogo. Il ragazzo, titolare di un esercizio commerciale di Morino, è stato sottoposto a controllo stradale dai militari della locale Stazione Carabinieri. Sottoposto a perquisizione personale, è stato trovato in possesso di 2 grammi di sostanza stupefacente del tipo cocaina. I militari a quel punto hanno esteso la perquisizione presso l’abitazione. Durante l’attività di polizia giudiziaria sono stati rinvenuti nella sua camera da letto ulteriori 15 grammi di sostanza stupefacente del tipo cocaina, nonché 16 grammi di marjuana, un bilancino di precisione e diverso materiale da taglio e confezionamento. Tutto il materiale è stato sottoposto a sequestro.

L’arrestato è stato tradotto presso la propria abitazione in regime degli arresti domiciliari, così come disposto dall’Autorità Giudiziaria. Adesso le investigazioni proseguono per individuare la rete di contatti che l’odierno indagato aveva creato nella Valle Roveto, per ricostruire, appunto, il giro di spaccio che era in atto in quel territorio, che come altri nella Marsica è afflitto dal consumo indebito di sostanze stupefacenti.

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Cronaca e Giudiziaria

Scontri e danneggiamenti, la sconfitta dello sport in una giornata da dimenticare

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Avezzano – Lanci di oggetti, auto e arredi danneggiati, una giornata da dimenticare per il calcio nostrano. É il bilancio della “prima” di serie D che ha visto protagoniste l’Avezzano calcio e la blasonata Cesena. Meno blasonati le decine e decine di ultrà romagnoli – e diversi locali non sono stati da meno, all’interno dello stadio – che prima, durante e dopo hanno dato filo da torcere alle forze dell’ordine, trasformando un gioioso pomeriggio di sport in un’esperienza da dimenticare.

L’incontro era “segnato in rosso” sul calendario sportivo, tanto che l’amministrazione aveva disposto il divieto di vendita di alcolici per 700 metri intorno allo stadio, così come il divieto di introdurre, vendere e consumare bevande in bottiglia e contenitori di vetro all’interno dello stesso. Già prima dell’inizio della gara,  nella zona di via Napoli, erano stati segnalati tafferugli, con lanci di oggetti e tensione tra le tifoserie, prontamente contenuti dalla polizia

La situazione è degenerata all’interno dello stadio, con le tifoserie che a più riprese hanno tentato di forzare i cancelli per invadere il campo. Sull’1 a 1 l’arbitro ha sospeso la gara, ripresa dopo 5 minuti; la sospensione non ha spento le intemperanze, arginate dalla polizia in assetto antisommossa. Fuori dallo stadio la tifoseria del Cesena è stata contenuta a fatica dalla polizia, tra lanci di oggetti, cariche di alleggerimento e lacrimogeni. Poteva essere gestito meglio il transito dei tifosi ospiti in città, dall’ingresso al deflusso? Indubbiamente sì, e il pensiero di molti è andato ad altri, recenti, sforzi organizzativi. Ma è mai possibile che occorra allestire gabbie e mobilitare decine di agenti di polizia per dare luogo a un incontro di calcio? É il caso di interrogarsi sulla “normalizzazione” di certe derive, sui motivi per cui una gara venga vissuta da molti come l’occasione per dare sfogo a violenze, aggressività, frustrazioni, con l’idea di essere più o meno garantiti, nel branco, dall’anonimato, seppure solo ipotetico. Per la cronaca: la gara finisce 2 a 1 per il Cesena, che mette a segno la rete della vittoria al 94′, risultato beffardo per un’ottima Avezzano che dà del filo da torcere agli ospiti fino all’ultimo minuto; la sconfitta più amara però, resta quella dello sport, siglata dalla frettolosa ritirata dei tanti genitori, con i piccoli al seguito, che avevano accompagnato i loro bambini allo stadio per un pomeriggio di sano tifo e allegria.

 

 

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Cronaca e Giudiziaria

Avezzano, la ASL: “Sotto controllo il caso di tubercolosi”

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Il giovane nordafricano, proveniente dalla provincia di Isernia, dove era stato ricoverato 10 giorni fa, è trattato con i consueti protocolli.

Imedici: “Nessun pericolo. I ricoveri avvengono ogni anno, rientrano nella norma e riguardano sia italiani sia stranieri poiché sono forme di patologia stabili, presenti da anni”

Avezzano – Un giovane nordafricano è ricoverato da una decina di giorni al reparto malattie infettive dell’ospedale di Avezzano per una tubercolosi. La situazione è sotto controllo, sia sul piano igienico-sanitario sia sotto quello epidemiologico, e viene gestita secondo i consueti protocolli e con la somministrazione delle specifiche terapie.

“Va precisato”, dichiara il manager Rinaldo Tordera, “che i ricoveri per tubercolosi, di italiani e stranieri, sono un fatto che rientra nella norma, avvengono ogni anno e vengono trattati e curati dalla specifica Rete della Asl. Anche quest’anno all’ospedale di Avezzano sono stati curati con questa patologia diversi pazienti di nazionalità italiana e di altre etnie”. Il direttore di malattie infettive dell’ospedale di Avezzano, Maurizio Paoloni, ribadisce che non esiste alcun pericolo di diffusione e che si tratta di forme di tubercolosi stabili, cioè sempre presenti nel corso degli anni. Il reparto di malattie infettive dispone di stanze a pressione negativa che garantiscono l’isolamento del paziente dall’esterno.

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Cronaca e Giudiziaria

Avezzano, migrante nordafricano ricoverato per tubercolosi

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Avezzano – É stato ricoverato nell’ospedale di Avezzano perché affetto da tubercolosi. Si tratta di un giovane nordafricano che era ospite del Centro di Accoglienza temporaneo di Isernia.

Lo ha reso noto il direttore sanitario dell’Agenzia sanitaria regionale del Molise (Asrem), Antonio Lucchetti.

“Alcuni giorni fa un giovane nordafricano è stato ricoverato all’ospedale di Isernia. Dopo una prima diagnosi è stato trasferito ad Avezzano e dall’Uoc Malattie Infettive è arrivata la conferma”, ha spiegato Lucchetti all’Ansa, “Per questo gli altri ospiti del Cat e tutte le persone con cui è entrato in contatto sono state sottoposte al test della tubercolina. I risultati arriveranno tra qualche giorno, ma posso anticipare che siamo tranquilli poiché nessuno ha manifestato sintomi sospetti”.

Antonio Lucchetti ha anche aggiunto che “negli stessi giorni una persona della provincia di Isernia era stata ricoverata, prima nell’ospedale cittadino, poi trasferita ad Avezzano, per sospetto di Tbc. Gli esami a cui è stato sottoposto il soggetto nel nosocomio abruzzese hanno dato, in questo caso, esito negativo”.

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