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Giudiziaria

Studente disabile lasciato con poche ore di sostegno: Miur condannato a risarcirlo

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Il Tar de L’Aquila condanna l’Ufficio Scolastico dell’Abruzzo a risarcire il danno di 5.000 € causato a uno studente avezzanese affetto da ipoacusia bilaterale profonda, frequentante la Scuola Media “Collodi-Marini”, per aver subito il pregiudizio della drastica diminuzione delle ore assegnate al docente di sostegno (ridotte da 22 a 9 nel passaggio dalla scuola Primaria alle Media), nonostante le convergenti indicazioni delle Certificazioni ASL e scolastiche (Diagnosi Funzionale e Piano Educativo Individualizzato).

Per ben 4 mesi lo studente – che nel novembre 2012 vedeva sospesa anche l’assistenza domiciliare alla comunicazione e all’autonomia da parte dell’ENS (Ente Naz.le Sordi), per carenza di fondi della Provincia – ha fruito della presenza di una docente di sostegno a mezzo servizio, in quanto la stessa doveva operare anche in un’altra classe, con un coetaneo affetto dalla stessa patologia (che subiva la stessa decurtazione oraria).

La sentenza, pubblicata pochi giorni fa, conclude dunque una vicenda giudiziale ed umana molto articolata e dolorosa. I Sigg. Morgante Alessandro e Buffone Emanuela, genitori del ragazzo affetto dalla grave disabilità, dopo aver rappresentato invano le loro lagnanze alla Scuola per la riduzione delle ore, invocando persino l’intervento del difensore civico regionale, si erano rivolti all’avv. Salvatore Braghini, responsabile dell’ufficio legale della UIL scuola territoriale. Soltanto all’esito del ricorso, presentato in collaborazione con l’avv. Renzo Lancia del foro di Avezzano, l’USR abruzzese ha inviato, agli inizi del gennaio 2013, un docente di sostegno aggiuntivo per altre 9 ore, ancorché non munito del titolo di specializzazione.

Ma la misura appariva inadeguata ai genitori del ragazzo, in quanto tardiva e tale da violare “il principio di unicità dell’insegnamento di sostegno” (uno studente, un docente di sostegno), tanto che il Tar, nell’ordinanza cautelare adottata il 14 marzo 2013, annullato l’atto che disponeva il minor numero di ore di sostegno per l’anno scolastico 2012-13, stabiliva altresì “che l’amministrazione riesamini nella sua interezza la problematica che riguarda il figlio dei ricorrenti adottando i consequenziali provvedimenti”. La Scuola in realtà non si adeguava all’ordinanza e i genitori del disabile continuavano l’iter giudiziale richiedendo il risarcimento dei danni sofferti dal proprio figlio, proprio mentre un’altra tegola cadeva sulle loro teste.

Infatti, nella visita di revisione dianzi alla Commissione medica della ASL – pur in presenza di una menomazione senza margini di miglioramento – al minore viene tolta “la gravità” dell’handicap, facendo venire meno il pur esiguo sussidio spettante per legge. I genitori stanno lottando tuttora per affermare i diritti del proprio figlio anche su questo fronte. Ma intanto il Tar dà loro un sospiro di sollievo; accogliendo pienamente la tesi dei legali e della UIL scuola, riconosce infatti che l’attività di sostegno è “diretta ad assicurare all’alunno disabile adeguate possibilità relazionali nell’ambiente scolastico in cui è inserito, cosicché una carenza di sostegno implica immediate conseguenze negative sul bene giuridico che la misura è finalizzata a tutelare”. Alla luce di ciò – secondo i Giudici – si deve “ritenere l’evidenza dell’impoverimento della vita di relazione scolastica dell’alunno allorché viene a mancare lo strumento preordinato a garantirne la pienezza”.

Per tale motivo il MIUR viene oggi condannato a risarcire il danno, “equamente liquidato in Euro 5.000, di cui Euro 4.000 per la parte di anno scolastico con copertura oraria ridotta (circa quattro mesi) ed Euro 1.000 per la restante frazione”. Secondo il Segretario regionale UIL scuola E. Taglieri, “la vicenda dimostra che la politica dei tagli nel settore scolastico non deve mai spingersi fino a comprimere o soltanto scalfire i diritti fondamentali della persona, specie se è in gioco l’integrazione di un alunno svantaggiato”.
Per la UIL scuola Avv. Salvatore Braghini, Responsabile Ufficio legale

Giudiziaria

Presunto omicidio della badante di Colli di Monte Bove, al via il processo a carico del compagno

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Carsoli – Avrà inizio mercoledì in Corte d’Assise il processo per il presunto omicidio di Iuliana Catalin Bucataru, badante romena di 38 anni, a carico del connazionale Andrei Feru, muratore di 52 anni. Il dramma si è consumato il 5 novembre scorso in un’abitazione di Colli di Monte Bove, frazione di Carsoli. L’uomo, difeso dall’avvocato Paolo Trani, dovrà rispondere di omicidio volontario. La sorella della vittima è, invece, assistita dall’avvocato Angelo Iacomini.

Alla base del presunto omicidio ci sarebbe una lite domestica poi sfociata in tragedia. Il medico legale, Cristian D’Ovidio, nel corso dell’esame autoptico ha, infatti, accertato che la donna presentava numerose fratture al cranio e alle costole, la milza rotta, denti caduti ed altre piccole lesioni in più parti del corpo. Elementi, secondo l’accusa, incompatibili con una caduta accidentale.

A rafforzare la tesi dell’accusa anche il sopralluogo effettuato dai carabinieri del Ris di Roma che, nel corso di un’ispezione sulla scena del crimine,  in presenza del pm Cerrato e dello stesso medico legale, hanno riscontrato tracce ematiche sul muro, nel bagno e nella camera da letto.

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Giudiziaria

Santa Croce: Tribunale L’Aquila assolve patron Colella su reato fiscale

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Canistro – Il giudice del Tribunale dell’Aquila Giuseppe Romano Gargarella ha assolto con formula piena Camillo Colella, patron della Santa Croce, e il commercialista Carmine Gatti, nell’ambito del processo scattato in seguito all’accusa di aver attestato all’Agenzia delle entrate informazioni non veritiere sulla situazione patrimoniale e contabile della Società. A renderlo noto la stessa Santa Croce, che era concessionaria della sorgente di acqua minerale Sant’Antonio Sponga di Canistro (L’Aquila) prima della revoca, impugnata dal sodalizio, dalla Regione nell’ambito di un serrato e lungo contenzioso ancora in corso. La società, proprietaria dello stabilimento di Canistro e del marchio di rilievo nazionale, è tornata ad imbottigliare con la più piccola sorgente Fiuggino. L’acqua minerale della sorgente più grande finisce invece da circa due anni nel fiume Liri, a causa dello stallo del bando del 15 dicembre 2016 che ha portato finora alla sola aggiudicazione provvisoria al gruppo nazionale Norda. 

La vicenda è riferita alla redazione e alla firma, nel novembre 2014, della relazione di attestazione allegata al Piano industriale per le annualità 2015-2023″, presentato all’Agenzia delle entrate dalla Sorgente Santa Croce. Si tratta di una situazione legata all’acquisizione, negli anni precedenti fin dal 2008, da parte dell’imprenditore molisano della vecchia gestione dell’attività di imbottigliamento nella sorgente Sant’Antonio Sponga, segnata da una grave esposizione debitoria, sia nei confronti dell’erario, sia nei confronti dei fornitori. In quel caso, si apprende da fonti aziendali, la nuova governance ha fatto una scelta rateizzando i debiti, anche attraverso la rottamazione, con il fisco per mandare avanti la gestione corrente. Una strategia che nel corso degli anni ha pagato, in quanto la società è riuscita nel risanamento, nonostante negli ultimi due anni abbia perso la concessione della preziosa acqua in riferimento alla sorgente più grande, anche se sull’argomento pende un contenzioso con la Regione. La società ha spostato una parte della produzione in uno stabilimento molisano e in tal modo ha continuato a distribuire in Italia la nota acqua minerale.  

Secondo l’accusa Gatti, incaricato da Colella di redigere la relazione, avrebbe esposto fatti non veritieri, “omettendo di riferire informazioni rilevanti sulla reale situazione contabile della società”, di indicare il valore del magazzino, le immobilizzazioni di materiali, l’ammontare dei crediti, e di segnalare la situazione debitoria dell’azienda verso fornitori ed erario. La difesa di Colella e Gatti, affidata al legale Roberto Fasciani, del foro di Avezzano, ha dimostrato durante il dibattimento, l’infondatezza di queste accuse.  

A seguito dell’esame dei testi Franco Susi e Stefania Ussorio, funzionari dell’Agenzia delle Entrate, è emerso, come si legge nella sentenza di assoluzione emessa il 6 giugno scorso, e che fa seguito alla richiesta dello stesso pubblico ministero, che l’atto “non aveva contenuto e potenzialità ingannatoria, ma era semplicemente insufficiente ed inidoneo allo scopo”, e infatti non è stato accolto, in quanto la relazione non è stata ritenuta convincente, non consentendo alla direzione competente dell’Agenzia delle entrate di compiere una valutazione”. 

 

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Giudiziaria

Furto aggravato, arrestato pregiudicato ventiquattrenne

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Avezzano – Nella mattinata odierna gli agenti della Polizia di Stato del Commissariato di P.S. di Avezzano hanno eseguito una misura cautelare degli arresti domiciliari per furto aggravato,  a carico di un 24enne, di origini campane ma residente in Marsica da alcuni anni. La misura  è stata emessa dal G.I.P. presso il  Tribunale di Avezzano, su richiesta del P.M. D.ssa Seccacini, al termine delle indagini effettuate dagli investigatori e dirette all’identificazione dell’autore di un tentato furto aggravato in una villetta in zona San Pelino di Avezzano.

Nell’occasione due uomini, mentre tentavano di accedere  all’interno della abitazione,  si erano dati alla fuga all’arrivo del proprietario e degli uomini  della Volante del Commissariato intervenuta sul posto. Gli elementi raccolti dagli investigatori della Squadra Anticrimine hanno fatto emergere svariati indizi probatori  che hanno consentito di  identificare nel giovane uno degli autori  del tentativo di furto. Dopo gli adempimenti di rito l’uomo è stato accompagnato presso la sua abitazione a disposizione della Autorità Giudiziaria.

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Attualità

Esclusivo: Guardia di Finanza a Lecce nei Marsi

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Di nuovo la presenza delle Forze dell’Ordine a Lecce nei Marsi, precisamente nei pressi del Centro Medisalus di Arnaldo Aratari, già noto alle cronache per i fatti che lo hanno visto destinatario, insieme ad altri, di una Ordinanza di Custodia in Carcere, in parte scontato presso Carcere di Rebibbia a Roma. Ciò si comprende dallo scenario che questa mattina è sotto gli occhi di tutti: la Guardia di Finanza e probabilmente anche il Corpo Forestale dello Stato, unitamente ai Sindaci di Lecce e Gioia dei Marsi (anch’essi presenti sul luogo delle operazioni), sembra stiano ispezionando il sistema fognario che serve quella precisa zona.

E’ possibile che tale operazione possa riguardare lo stato in cui verte quel pezzo di territorio, sul quale insiste da tempo una Ordinanza del Comune di Gioia che vieta l’abbeveramento degli animali e l’irrigazione dei campi, per un accertato inquinamento del fosso Aquilella che dovrebbe ricevere solo le acque bianche provenienti dai lavaggi degli ortaggi e che invece riceve anche le acque nere di eventuali scarichi abusivi. E’ verosimile ritenere che gli operatori della Guardia di Finanza stiano effettuando gli opportuni accertamenti (che mai nessuno ha ritenuto di dover eseguire in questi anni) per la verifica della natura e dell’entità dell’inquinamento.

Come da prassi, le diverse industrie dedite al lavaggio degli ortaggi hanno l’opportunità di scaricare, dopo una opportuna decantazione per eliminare il terriccio, le proprie acque (definite bianche) nel fosso a cielo aperto. Il fosso Aquilella confluisce nella piana del Fucino per dare quindi acqua pulita da utilizzare proprio per l’irrigazione e per le altre attività legate all’agricoltura. Il danno in questo caso è doppio: in primo luogo l’inquinamento causato, ovviamente, da qualcuno che abusivamente (ma con il beneplacito di qualcuno) ha scaricato le proprie acque nere nella stessa condotta e poi il mancato utilizzo delle preziose acque bianche.

Al momento non si conoscono i dettagli dell’operazione. A breve altri aggiornamenti

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Giudiziaria

Ruba 13 caloriferi e 140 chili di rame, arrestato cinquantaquattrenne

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Carsoli – La Stazione Carabinieri di Carsoli, nell’ambito di un servizio perlustrativo dedito al contrasto dei reati contro il patrimonio, posto in essere nel Comune di Oricola, ha tratto in arresto per “furto aggravato” un 54enne del luogo, con precedenti specifici di polizia.

I militari operanti sono intervenuti all’interno del capannone industriale di una ditta dismessa della zona industriale di Oricola, ove hanno bloccato l’uomo intento ad accatastare 13 caloriferi di vari elementi. L’attività investigativa espletata nell’immediatezza ha permesso di accertare che la citata refurtiva era stata precedentemente asportata da una azienda inattiva ubicata nelle vicinanze. Le successive perquisizioni veicolari e domiciliari hanno consentito di recuperare anche 140 Kg di rame, sottratti dai medesimi stabilimenti industriali, nonché numerosi arnesi atti allo scasso. L’arrestato è stato tradotto presso la propria abitazione in regime degli arresti domiciliari come disposto dall’Autorità Giudiziaria, in attesa dell’udienza di convalida.

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Giudiziaria

Donna ubriaca aggredisce gli agenti di polizia al pronto soccorso

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Avezzano. Ha perso il controllo a causa dell’alcol e ha aggredito una poliziotta in servizio nei locali del pronto soccorso dell’ospedale marsicano. Si tratta di una donna avezzanese di 38 anni, denunciata per aggressione. La donna, che verrà processata nei prossimi mesi, era stata portata in pronto soccorso dopo essere stata fermata dalla polizia stradale di Carsoli, con l’ausilio della squadra volante di Avezzano, in evidente stato di ebbrezza alla guida della sua auto. Avrebbe poi dato in escandescenza sputando e prendendo a pugni due agenti.Il pronto soccorso dell’ospedale di  Avezzano non è nuovo a questo tipo di episodi, causa soprattutto le tensioni che si sviluppano per i lunghi tempi di attesa. Per garantire maggiore sicurezza anche al personale in servizio, è stato assicurato il servizio di un vigilantes nelle ore notturne. La donna è assistita dai legali   Luca e Pasquale Motta.

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Giudiziaria

Forgillo: “vado via perché l’ho chiesto.

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Avezzano. “Ho chiesto personalmente il trasferimento e non è stata una decisione del Csm in risposta a quello che ho dichiarato nei giorni scorsi alla stampa”. Lo ha detto il Presidente del Tribunale di Avezzano, Eugenio Forgillo, nel corso di una conferenza stampa che si è tenuta stamane nell’aula 1 del palazzo di Giustizia. Forgillo, la settimana scorsa, aveva espresso alcune perplessità sul futuro del Tribunale marsicano evidenziandone alcune criticità compreso l’apparente abbandono delle istituzioni per via della mancata copertura di tutti i posti di giudice vacanti. “ Per essere più chiari – ha specificato il presidente – mi è stata notificata solo una proposta di commissione, un atto – ha spiegato – neppure divulgabile a terzi che ancora deve essere valutato dal Plenum del Consiglio Superiore della Magistratura”. Eugenio Forgillo aveva chiesto di essere trasferito presso la corte d’Appello di Napoli a gennaio scorso e solo l’altro ieri ha ricevuto la notifica della proposta di trasferimento. La delibera della commissione per il trasferimento di Forgillo presso uno degli uffici più ambiti del Pese è stata presa all’unanimità ” il che – ha sottolineato – certamente non può leggersi in chiave punitiva”. “Tra le altre cose – ha continuato il Presidente – sarei comunque dovuto andare via dall’ufficio di Avezzano in quanto dopo un determinato periodo di tempo siamo giustamente costretti ad una rotazione degli incarichi per evitare sedimentazioni”.

Nel corso della conferenza, Forgillo ha commentato alle dichiarazioni di un consigliere eletto a margine della sentenza del Tar, presumibilmente l’avvocato Roberto Verdeccchia, che ha rideterminato i seggi nel Consiglio comunale di Avezzano. “Sorvolando su plateali violazioni deontologiche del consigliere-avvocato – ha sostenuto – le sue dichiarazioni appaiono ingiuste, svalutando il lavoro di una commissione elettorale composta da valenti funzionari amministrativi focalizzando l’attenzione solo sulla mia persona; peraltro con toni i cui contenuti si commentano da soli”. Il magistrato ha infine concluso il suo intervento dichiarandosi amareggiato dalle parole del Presidente del Consiglio dell’ordine degli avvocati di Avezzano, Franco Colucci. “ Le sue dichiarazioni – ha detto Forgillo – sono approssimative e sono perplesso dal fatto che sia caduto dalle nuvole dopo le mie parole considerate da lui stesso una inutile polemica. Era stato il primo – ha evidenziato – ad essere informato delle mie perplessità sulle sorti dell’andamento del tribunale proprio in ragione del timore di non vedere coperti tutti i posti”. “Trovo che le sue parole siano state, in qualche misura, mal interpretate, avendomi in altre occasioni tributato pubblico apprezzamento – ha concluso – era stato messo al corrente, di persona, per telefono e via mail, di tutti i miei passi per mantenere alta l’efficienza e la produttività del tribunale di Avezzano, al punto da sollecitare richiedere alle istituzioni più attenzione per il territorio; evidentemente la fretta non ha consentito di cogliere appieno il suo pensiero”.

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