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Editoriale

Sindrome da alienazione genitoriale (pas): ci sono soluzioni?

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Si terrà il prossimo 5 dicembre, davanti al giudice di pace di Avezzano, l’udienza per ingiurie legate a un figlio conteso dai genitori: il padre ha denunciato la ex moglie accusandola di minacce di morte e di aver negato la relazione con il figlio. A Gioia dei Marsi, invece, una madre ha chiesto l’intervento dei carabinieri per farsi restituire suo figlio di due anni, dopo averlo portato dall’ex consorte per fargli passare una giornata con il padre, a termine della quale l’ex marito e l’ex suocera non volevano lasciarle il bambino.
Questi due fatti di cronaca evocano tutte quelle situazioni di conflittualità familiare in cui l’oggetto del conflitto è la relazione con i figli. Si tratta di dinamiche disfunzionali che richiamano la cosiddetta PAS, Parental Alienation Syndrome, individuata nel 1985 dallo psichiatra Richard Gardner, psichiatra infantile e forense, e successivamente tradotta in italiano da altri autori con l’espressione “Sindrome di Alienazione Genitoriale”.
Si tratta di un disturbo psicopatologico di bambini tra i 7 e i 15 anni, che rappresenta la risposta della famiglia al cambiamento avvenuto con la separazione.
Ognuno degli ex coniugi – convinto di aver ragione – tratta i figli come propri confidenti ed attua comportamenti che hanno lo scopo di separarli dall’altro genitore e di cementarli a sé. Questo disturbo può portare al compimento di veri e propri reati, o innescare un meccanismo legale volto a tentare di impedire all’ex partner la relazione con i figli.
La PAS si manifesta attraverso l’indottrinamento di un genitore, afflitto da odio patologico nei confronti dell’ex coniuge, e l’allineamento da parte dei figli col genitore alienante, fino al punto in cui il figlio stesso mette in atto una vera e propria campagna di denigrazione che non trova fondamento in motivazioni reali e valide per l’ingenerare un simile odio.
Proprio per questa assenza di motivazioni reali, essa non si diagnostica se vi sono presenti abusi sessuali o violenze, tuttavia, spesso è caratterizzata da dichiarazioni o denunce infondate, aventi anche ad oggetto abusi sessuali.
Potremmo definire questa patologia relazionale, per il coinvolgimento di tutti gli attori della scena familiare; ognuna delle persone coinvolte è, infatti, -per lo più inconsapevolmente- parte attiva nel mantenimento e nell’ irrigidimento di tali dinamiche: il figlio può accettare la dinamica con lo scopo di rafforzare il legame patologico con il genitore alienante, con la voglia di acquisire potere, appoggiando il genitore percepito come più forte, oppure, per scongiurare il timore di diventare lui stesso vittima dell’odio che avverte e di perdere l’amore e la protezione dei genitori.
Il genitore alienato può contribuire inconsapevolmente alla degenerazione della dinamica patologica con atteggiamenti passivi e vittimistici. La sua paura di essere rifiutato dal figlio può portarlo ad allontanarsi sempre di più, rinforzando le credenze dei figli e le paure che sono alla base dei loro atteggiamenti.
Il genitore alienante, a sua volta, lascia agire un lutto non elaborato che rischia di fossilizzarsi in modo patologico per decenni, se non per tutta la vita.
Quali sono gli effetti della PAS sui figli?
Secondo Gardner essa costituisce una forma di abuso emotivo che, in quanto tale, attiva nei figli diversi meccanismi di difesa, quali l’onnipotenza, la svalutazione, la dissociazione, l’identificazione con l’aggressore.
Anche il genitore alienato subisce un abuso emotivo: l’odio del suo ex partner si materializza come vendetta compiuta per mano dei figli, al punto che Gardner descrive la sua terribile sofferenza paragonandola ad uno “stato di morte vivente” (“state of living death”).
E’ di fondamentale importanza riuscire a diagnosticare i casi di PAS da altri apparentemente simili, perché, qualora ci si trovasse in presenza di abuso o incuria realmente commesso dal genitore accusato e rifiutato, la diagnosi di PAS non sarebbe applicabile.
Qual è il tipo di intervento auspicabile per gestire simili dinamiche?
Di primaria importanza è la prevenzione, attraverso una corretta informazione e forme di sostegno e di consulenza destinate sia ai bambini più esposti alla PAS, sia ai loro genitori che stanno per intraprendere una separazione. Il genitore alienato, spesso confuso e incapace di gestire il rapporto coi figli, con una corretta informazione può imparare a gestire i suoi comportamenti alla luce di queste conoscenze. Va aiutato a cogliere l’amore del figlio dietro il suo odio e la paura dietro il suo rifiuto; va spronato a tenere duro e non arrendersi, e a non cedere a reazioni di rabbia derivanti dalla convinzione di essere rifiutato e non amato dai propri figli, che potrebbero contribuire a tessere la tela della sindrome stessa.
In secondo luogo, appare fondamentale che operatori della giustizia e quelli psico-sociali lavorino in sinergia, attraverso interventi multidisciplinari, in quanto una chiara e rapida azione giudiziale mirata a scoraggiare qualsiasi tentativo di sabotaggio da parte del genitore alienante può garantire un buon margine di successo ad interventi psicoterapeutici o di mediazione familiare, e viceversa senza efficaci interventi di questo tipo può risultare inutile anche la migliore delle previsioni normative.
Quando i professionisti del settore non sono adeguatamente formati si rischia non solo di non essere d’aiuto, ma di rinforzare la conflittualità e la dinamica stessa. Salluzzo a questo riguardo considera la PAS una patologia iurigena, che viene rinforzata dai meccanismi giuridici che invadono le mura domestiche.
Occorre precisare che di fronte a situazioni tanto complesse è ostico sia per gli avvocati, sia per altre figure professionali, che non siano state specificamente formate, restare neutrali nelle dispute sull’affidamento. Infatti, è elevato il rischio che essi, senza volerlo, consolidino la sindrome, invece di curarla, lasciandosi manipolare. Allo stesso modo si corre il rischio di consolidare nel figlio la convinzione dell’esistenza di un genitore buono ed uno cattivo.
Inoltre, prima di giungere a simili diagnosi bisogna essere consapevoli di come a seguito del divorzio simili atteggiamenti di rifiuto di un genitore da parte dei figli possono verificarsi anche senza che vi sia dietro un atteggiamento manipolatorio da parte dell’altro genitore.
È importante dunque, che gli operatori conoscano le dinamiche tipiche delle separazioni conflittuali, per cui ogni atteggiamento del figlio viene letto secondo la logica che vede i genitori impegnati nel conflitto, attribuendo ogni loro comportamento all’altro coniuge, che in una dinamica di demonizzazione è visto come la causa di ogni male.
Non tenere conto di questo e attribuire a qualsiasi situazione l’etichetta di PAS rischia di allontanare gli operatori dalla reale comprensione di quanto sta accadendo alla famiglia e al bambino e di non leggere i suoi atteggiamenti per quello che sono realmente, ma solo come proiezione del conflitto esistente tra i due coniugi.
Quindi, dal momento che il clima rovente e persecutorio delle separazioni spesso induce i due genitori ad attribuire le cause di qualsiasi disagio all’azione ostile dell’ex coniuge, l’accusa PAS potrebbe alle volte essere un sospetto che non trova riscontro nella realtà.
A mio avviso, qualora i professionisti del settore- siano essi avvocati, mediatori familiari o psicoterapeuti- si lascino sedurre dalla voglia di cercare un colpevole o semplicemente “qualcuno più colpevole di un altro”, fallirebbero il loro intervento, correndo il grande rischio di rinforzare la radice stessa della dinamica disfunzionale.
Appare fondamentale lavorare sulla gestione del conflitto e sulla relazione degli ex coniugi, fare chiarezza sulla realtà psicologica sottesa dietro gli atteggiamenti dei figli, e aiutare i genitori a spostare l’attenzione dal campo di battaglia in cui sono immersi ad un obiettivo comune, come due genitori che osservano il comportamento problematico del figlio e che insieme si chiedono cosa stia chiedendo loro.
Spetta a noi professionisti del settore assumere un punto di vista differente che esca dalla voglia di condannare qualcuno per la tragedia in corso- perché senza dubbio quando è reciso il legame di un genitore con il figlio- di tragedia si tratta, e spostare lo sguardo verso nuovi campi, porre attenzione agli atteggiamenti, attivi e passivi, di tutti gli attori che anche senza volerlo rinforzano la dinamica fonte di sofferenza.
Si tratta di creare noi in primis uno spazio mentale che esca dalla logica colpevolizzante e che sia pregno di una genuina disponibilità ad accogliere la sofferenza e a proporre nuovi modi di pensare e di relazionarsi, che fungano da valide alternative a quelle disfunzionali ed irrigidite che li allontanano da ciò che desiderano realmente: tornare ad essere genitori dei propri figli e figli dei propri genitori.

Abruzzo

FESTA DEL PAPÀ : QUANDO LA LEGGE NEGA L’ESSERE PADRE

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Ci sono padri straordinariamente felici di essere padri e di fare da padri. Perché è l’esperienza più bella della loro vita. Perché il figlio è, la loro vita. Perché crescere, educare, giocare, gioire col proprio cucciolo nutre il cuore, la mente, l’anima.

Ci sono madri (non tutte chiaramente) che negano ai padri questo diritto. Negandogli così di vivere.

Ci sono padri che passano notti e settimane insonni; che subiscono: alienazioni genitoriali, telefonate interrotte con il figlio, figli manipolati, menzogne inculcate nel figlio e parole infamanti; assistono ad: accordi violati, aggressioni al patrimonio; vivono improvvisi sospetti imprevisti del figlio. Padri che vivono il figlio come un ostaggio, vile merce di scambio, corpo contundente, strumento di vendetta; arma non convenzionale. Ci sono padri che non vivono più serenamente, che non lavorano più serenamente, che non gioiscono più, che non riescono più ad immaginare il proprio futuro. Ci sono padri che si impoveriscono, aggrediti patrimonialmente. Che finiscono a fare la coda dai padri gesuiti o dormono in auto. Che hanno sconvolgimenti esistenziali non più riparabili, destinati a restare come inchiostro d’odio su candida seta. Ci sono padri negati.

Uno dei maggiori drammi della società moderna, nella quale una coppia su due è destinata a separarsi, riguarda i padri che si “separano”, ai quali si oppongono le madri con “violenza” negando loro l’esercizio della condivisione genitoriale nella crescita del figlio. La letteratura spiega che in una “separazione” (in un matrimonio o in una convivenza more uxorio) le donne tendono spesso a usare il figlio come arma e i padri invece strumentalizzano il mantenimento.

Diventa dunque essenziale il ruolo del giudice e degli avvocati che assistono le parti.

Occorre infatti che la legge venga applicata con equilibrio, saggezza e responsabilità, dai giudici minorili e che gli avvocati che assistono i genitori in tale delicato conflitto siano innanzitutto competenti, esperti e responsabili. Ho invece conosciuto tanti cialtroni che danneggiano le parti e soprattutto l’interesse dei minori arrecando danni irreparabili. Tali incompetenti andrebbero sanzionati con la radiazione o l’espulsione.

Il Tribunale per i Minorenni (T.M.) esercita nello spirito della realizzazione del migliore interesse del minore e ha giurisdizione penale, civile e amministrativa. E’ organo specializzato della giustizia, composto da quattro giudici (due togati e due onorari). In Italia ci sono 29 tribunali minorili, con 782 magistrati, dei quali circa 600 sono onorari. La selezione dei giudici andrebbe fatta col massimo rigore possibile poiché gestiscono situazioni di straordinaria importanza.

La competenza in materia civile non è esclusiva (concorrente con il tribunale ordinario e e il giudice tutelare) ma di assoluto rilievo, decidendo anche in tal senso: interventi a tutela dei minori i cui genitori non adempiono in modo adeguato o affatto ai doveri verso i figli (art. 147 cod. civ.); può limitare l’esercizio della potestà genitoriale, attivando l’intervento dei servizi socio-sanitari (art. 333 cod. civ.); può allontanare il minore dalla casa familiare (artt. 330, 333 e 336 cod. civ.); può dichiarare i genitori decaduti dalla potestà sui figli (art. 330 cod. civ.); può dichiarare lo stato di adottabilità del minore; regola l’affidamento dei figli di genitori non sposati, che hanno cessato la convivenza e che sono in situazione di conflitto rispetto all’esercizio della potestà genitoriale (art. 317 bis cod. civ.).

Ricordiamoci dunque che dove c’è un padre negato, c’è sempre un bambino negato.

STORIA DELLA FESTA DEL PAPÀ

La Festa del papà è celebrata in tutto il mondo, anche se in date differenti, e la tradizione vuole che i figli festeggino i papà con regali e biglietti pieni di sentimento. La storia di questa festa è piuttosto recente e risale precisamente al 5 luglio del 1908, giorno in cui venne festeggiata per la prima volta nella città di Fairmont, in Virginia Occidentale, presso la chiesa metodista locale in commemorazione della morte di oltre 360 uomini, 250 dei quali padri di famiglia, nel disastro di Monongah, la più grave sciagura mineraria degli Stati Uniti.

Successivamente, per la precisione il 19 giugno del 1910 a Spokane nello Stato di Washington, la Signora Sonora Smart Dodd, all’oscuro della celebrazione avvenuta a Fairmont e ispirata da un sermone ascoltato in chiesa per la festa della mamma del 1909, organizzò la prima festa del papà così come la conosciamo oggi e fece in modo che la ricorrenza venisse ufficializzata. Ancora oggi infatti diversi Paesi seguono la tradizione statunitense e festeggiano i propri papà la terza domenica di giugno. Nei Paesi cattolici invece, proprio come l’Italia, questa festa viene legata al giorno di San Giuseppe e celebrata quindi il 19 marzo.

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Abruzzo

Liceo “Vitruvio”: piccoli scrittori crescono

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Concorso di narrativa fantascientifica “Il mio Asimov – Sfide”: un’anteprima della Settimana Scientifica 2019

Si è svolta ieri, Venerdì 8 Marzo, preso il Liceo Scientifico “M. Vitruvio P.”, la cerimonia di premiazione del concorso di narrativa fantascientifica “Il mio Asimov – Sfide” che è giunto alla sua 3^ edizione. L’iniziativa è stata ideata e curata dai professori Giuseppe Leone e Roberta Placida, che, insieme al Dirigente Scolastico, prof. Francesco Gizzi, sostenitore entusiasta dell’evento, hanno anche provveduto alla valutazione degli elaborati e alla composizione della classifica finale che ha visto sul podio, per il secondo anno consecutivo, Gabriele Valente, della classe IV I, con il racconto “Progetto Prometeo”; seconda classificata Floriana Rossi, della classe V A, con il racconto “Oltre le apparenze: la vera sfida”; terza classificata Gaia Zaffiri, classe II B, con il racconto “Io ti conosco”.
Gli allievi vincitori sono stati premiati con buoni per l’acquisto di libri offerti da Libreria Panella (1° premio), Mr Book (2° premio), Power School Languages, da spendere presso la Libreria “La Sorgente” (3° premio).
Nel suo intervento di apertura il Dirigente Scolastico ha espresso notevole soddisfazione e ha sottolineato ancora una volta come queste iniziative siano “la scuola bella”, quella che entusiasma e che spinge a mettersi in gioco in sfide sempre nuove per il raggiungimento di obiettivi sempre più alti.
La qualità dei racconti, sia dal punto di vista stilistico che tematico, è migliorata molto, tanto che stilare la classifica finale è stato difficile. Importante notare la profondità delle tematiche affrontate che spaziano da temi come l’inquinamento, le sperequazioni sociali, la ricerca della propria identità, la libertà individuale e di specie, a temi come la fratellanza, il tempo e la sua fuga, tema affrontato da sempre dagli artisti.
I criteri di assegnazione dei punteggi sono stati: originalità, aderenza al tema assegnato, stile nei canoni della fantascienza e capacità di coinvolgimento dell’intreccio.

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Abruzzo

LO STRANO CASO DI VIA BOITO. UN GIORNO PRIVATA E L’ALTRO PUBBLICA. INTANTO I CITTADINI SONO AL BUIO.

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Da anni i residenti di Via Boito cercavano risposte dal Comune. Fecero richiesta di cessione volontaria e gratuita al comune di Avezzano della via appunto Arrigo Boito al fine di avere in cambio illuminazione, pulizia quando nevica, asfalto e possibilmente fogne. Tutto ciò gli fu concesso finalmente con conferenza dei servizi del 9 giugno 2017. Sembrava la fine di lunghi anni di silenzio e menefreghismo.

Da allora però, nonostante numerosi solleciti sia da parte del portavoce che da parte dell’ufficio tecnico (si veda foto) l’amministrazione non si è mai degnata di rispondere.

Lo scorso anno su pressioni da parte degli abitanti il comune fece pulire la strada dalla neve, rompendo tra l’altro i cavi dell’elettricità, che gli stessi abitanti hanno ripristinato a proprie spese, lasciato come si evince dalle foto 2 transenne su un lato.

In questo momento la strada è pubblica e privata allo stesso tempo, ma nonostante l’ok dell’ufficio tecnico e i molteplici solleciti la situazione viene ancora oggi ignorata.

Fino a tre mesi fa l’illuminazione è stata pagata dai residenti, ma ora visto che sono stufi di pagare per un servizio che dovrebbe essere pubblico, la strada è al buio totale.

I residenti si sentono cittadini di serie B.

La città bella deve essere bella tutta ed è triste pensare che ci sono famiglie e bambini che non hanno nemmeno i servizi pubblici essenziali pur pagando le tasse come tutti gli altri.

Noi di marsicanews siamo qui per dar voce ai cittadini e speriamo che dando risalto mediatico a questa situazione in risalto si possa muovere qualcosa ed il sindaco o chi per esso decida finalmente di risolverla.

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IL FALSO ALLARME RAZZISMO IN ITALIA. IL NEMICO CHE NON ESISTE.

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La marcia contro il razzismo ieri ha avuto grande successo. Ma davvero in Italia esiste un pericolo razzista? Davvero dietro la richiesta di legalità e le paure per flussi migratori fuori controllo c’è un’ondata xenofoba?

Io ho la mia idea. Si chiama “attenzione indotta”. È quel fenomeno per cui dal momento in cui tu decidi di comprare una Vespa, vedi Vespe dappertutto. E se vuoi cambiare casa, vedi “Vendesi” dappertutto. Si studia in psicologia. In politica, attraverso raffinati meccanismi della propaganda – e attenzione: speculari, cioè usati sia da chi cavalca la paura dell’altro sia da chi denuncia il razzismo – significa portare l’interesse delle persone su una cosa che succede da sempre, a cui però nessuno fino ad allora ha dato un senso particolare.

È da trent’anni, o di più, che la gente muore nel Mediterraneo. Io me li ricordo da ragazzino, sulle spiagge della Sicilia, i pescherecci spiaggiati con le scritte in arabo. Ma nessuno diceva nulla. A parte Andrea Camilleri. A proposito: lui la storia di Montalbano e i migranti l’ha scritta tre anni fa, poi adesso va in onda sulla Rai e arriva la macchina della propaganda antirazzista a scatenare la polemica. Ma leggi Davide Enia, Appunti per un naufragio, e vedi da quanto tempo la gente muore nel mare di Lampedusa… Ma allora non c’erano i Saviano, i Veronesi, gli Albinati a scriverci sopra articoli e libri, non c’erano i collegamenti di Che tempo che fa…

E perché oggi sì?

Perché c’è Salvini al governo. Prima non c’era un nemico cui dare la responsabilità di tutto ciò. È un marketing irresistibile: chi non anela all’aureola della bontà? Il kulturkampf antirazzista ormai ha preso il posto dell’antimafia declamatoria. Non avendo altro modo per sconfiggere la Dc, a un certo punto se ne fece la centrale di Cosa Nostra. Volendo sbrigarsi a spegnere Salvini lo si laurea razzista, ovvero quanto di più abietto possa esserci. È una scorciatoia della dialettica. Si chiama criminalizzazione.

Esiste davvero un pericolo “razzismo” in Italia??

Gli insulti, le scritte, il malessere per chi non fa parte della tua comunità ci sono sempre stati in contesti – come dire? – “colorati”. Oggi succede coi migranti africani. Fino agli anni ’70 coi terroni. Eppure allora i grandi giornali non puntavano il dito, scandalizzati, contro chi metteva nei locali di Torino i cartelli “Qui i meridionali non entrano”. Abbiamo fatto sempre finta di niente. Ma ora che il nemico è imbattibile, elettoralmente, bisogna demonizzarlo.

A Milano in prima fila c’erano i candidati alla segreteria del Pd, Sala, la Boldrini, Landini… Viene da pensare che siano pagati da Salvini. Più usano questo meccanismo della propaganda anti-razzista, più la Lega cresce nei consensi. E però c’è da ridere: pensa un po’ tutti papaveri di Forza Italia ormai campioni del politicamente coretto che avrebbero voluto esserci e non possono…

Si evoca l’incubo razzismo per potere applicare l’equazione Salvini uguale nazista. Ma solo perché non hanno altri argomenti forti.

La sfilata di ieri a Milano è ancora una volta la vetrina della minoranza egemone che perpetua la propria sfida alla maggioranza silenziosa attraverso la criminalizzazione dell’avversario.

Loro è come se ti dicessero: “Tu, Salvini… Tu, che voti lega… vincerai anche le elezioni, sarai anche al governo, ma sei un nazista”. Serve a squalificare l’avversario politico e a intimorire l’opinione pubblica. E a sentirsi, appunto, dalla parte giusta.

Poco importa se la lotta all’immigrazione clandestina costituisce un obiettivo politico che non presuppone alcuna discriminazione fondata sulla razza, ma unicamente il rispetto della legalità.

Io non ci sto ad essere additato come razzista. Non ci sto a sentire dire che gli italiani sono razzisti.

Non è così. Non è vero. E va gridato a tutto il mondo!
Gli stranieri residenti in Italia al 1° gennaio 2018 sono 5.144.440 e rappresentano l’8,5% della popolazione residente.

In un paese razzista non sarebbe possibile.

Mirko Marchione

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Attualità

L’IMBROGLIO DELLA CRISI VENEZUELANA.

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In Abruzzo la comunità Venezuelana si avvicina alla quota di 1000 cittadini.

Loro, tramite lettere e documenti ci hanno chiesto di fare luce su quanto sta succedendo alla loro lontana terra natìa.

Spesso, nelle “cose del mondo” , la verità dei fatti raramente coincide con la sua versione ufficiale. Le idee dominanti – come diceva il vecchio Marx – restano quelle della classe dominante. E il caso del Venezuela di questi ultimi mesi si configura appunto nei termini di una gigantesca truffa informativa volta a coprire la sopraffazione di un popolo e la spoliazione di una nazione.

Il principale mito da sfatare riguarda le cause di fondo del dramma venezuelano. I media occidentali non hanno avuto dubbi nell’additare gli esecutivi succedutisi al potere dopo l’elezione del “dittatore” Chávez alla presidenza nel 1998 come unici responsabili della crisi, nascondendone la matrice di gran lunga più importante: le barbare sanzioni americane contro il Venezuela decise da Obama nel 2015 e inasprite da Trump nel 2017 e nel 2018.

Spese sociali mai così alte. La “dittatura” di Chávez, confermata da 4 elezioni presidenziali e 14 referendum e consultazioni nazionali successive, è stata condotta sotto il segno di uno strappo radicale con la storia passata del Venezuela: i proventi del petrolio sono stati in massima parte redistribuiti alla popolazione invece che intascati dall’oligarchia locale e imboscati nelle banche degli Stati Uniti.

Nonostante Chávez abbia commesso vari errori di malgoverno e corruzione tipici del populismo di sinistra – errori confermati in seguito dal più debole Maduro – sotto la sua presidenza le spese sociali hanno raggiunto il 70% del bilancio dello Stato, il Pil pro capite è più che triplicato in poco più di 10 anni, la povertà è passata dal 40 al 7%, la mortalità infantile si è dimezzata, la malnutrizione è diminuita dal 21 al 5%, l’analfabetismo è stato azzerato e il coefficiente Gini di disuguaglianza è sceso al livello più basso dell’America Latina (dati Fmi, Undp e Banca Mondiale).

Ma la sfida più temeraria lanciata dal Venezuela “socialista” è stata quella contro l’egemonia del dollaro. L’economia ha iniziato a essere de-dollarizzata favorendo investimenti non statunitensi, tentando di non farsi pagare in dollari le esportazioni, e creando il Sucre, un sistema di scambi finanziari regionali basato su una cripto-moneta, il Petro, detenuta dalle banche centrali delle nazioni in affari col Venezuela come unità di conto e mezzo di pagamento. Il tempo della resa dei conti con il Grande Fratello è arrivato perciò molto presto. Molti hanno evocato lo spettro del Cile di Allende di 30 anni prima.

Ma il Venezuela di oggi è preda ancora più consistente del Cile. Dopo la Russia, è il Paese più ricco di risorse naturali del pianeta: primo produttore mondiale di petrolio e gas, secondo produttore di oro, e tra i maggiori di ferro, bauxite, cobalto e altri. Collocato a tre ore di volo da Miami, e con 32 milioni di abitanti. Poco indebitato, e capace di fondare una banca dello sviluppo, il Banco do Sur, in grado di sostituire Banca Mondiale e Fondo monetario come sorgente più equa di credito per il continente latinoamericano.

È per queste ragioni che la “cura cilena” è inizialmente fallita. Il tentato golpe anti-chavista del 2002 e le manifestazioni violente di un’opposizione divenuta eversiva e anti-nazionale, si sono scontrati con un esecutivo che vinceva comunque un’elezione dopo l’altra. Perché anche i poveri, dopotutto, votano. L’occasione per chiudere la partita si è presentata con la morte di Chávez nel 2013 e il crollo del prezzo del petrolio iniziato nel 2015.

La strategia delle sanzioni – La raffica di sanzioni emesse l’anno dopo con il pretesto che il Venezuela fosse una minaccia alla sicurezza nazionale degli Usa mettono in ginocchio il Paese. Il Venezuela viene espulso dai mercati finanziari internazionali e messo nelle condizioni di non poter più usare i proventi del petrolio per pagare le importazioni. Quasi tutto ciò che entra in un’economia che produce poco al di fuori degli idrocarburi deve essere pagato in dollari contanti. E le sanzioni impediscono, appunto, l’uso del dollaro. I fondi del governo depositati negli Usa vengono congelati o sequestrati. I canali di rifinanziamento e di rinegoziazione del modesto debito estero del Venezuela vengono chiusi. Gli interessi sul debito schizzano in alto perché le agenzie di rating al servizio di Washington portano il rischio paese a cifre inverosimili, più alte di quelle della Siria. Nel 2015 lo spread del Venezuela è di 2 mila punti, per raggiungere e superare i 6 mila nel 2017.

Gli economisti del centro studi Celag hanno quantificato in 68,6 miliardi di dollari, il 34% del Pil l’extra costo del debito venezuelano tra il 2014 e il 2017. Ma il più micidiale degli effetti del blocco finanziario del Venezuela è il rifiuto delle principali banche internazionali, sotto scacco americano, di trattare le transazioni connesse alle importazioni di beni vitali come il cibo, le medicine, i prodotti igienici e gli strumenti indispensabili per il funzionamento dell’apparato produttivo e dei trasporti. Gli ospedali venezuelani restano senza insulina e trattamenti antimalarici. I porti del paese vengono dichiarati porti di guerra, portando alle stelle le tariffe dell’import-export. Il valore delle importazioni crolla da 60 miliardi di dollari nel 2011-2013 a 12 miliardi nel 2017, portandosi dietro il tonfo del 50% del Pil.

Le banche di Wall Street – I beni che riescono comunque a essere importati vengono accaparrati e rivenduti di contrabbando dagli oligopoli dell’industria alimentare che dominano il settore privato dell’economia venezuelana. La stessa delinquenza di alto livello che tira le fila del sabotaggio del Clap, il piano di emergenza alimentare del governo che soccorre 6 milioni di famiglie. È stato calcolato che tra il 2013 e il 2017 l’aggressione finanziaria al Venezuela è costata tra il 110 e il 160% del suo Pil, cioè tra i 245 e i 350 miliardi di dollari. Senza le sanzioni, l’economia del Venezuela, invece di dimezzarsi, si sarebbe sviluppata agli stessi tassi dell’Argentina.

Durante il 2018 si sviluppa in Venezuela una crisi umanitaria interamente indotta. Che si accompagna a un’iperinflazione altrettanto fasulla, senza basi nei fondamentali dell’economia, determinata da un attacco del mercato nero del dollaro alla moneta nazionale riconducibile alle 6 maggiori banche d’affari di Wall Street.

È per questo che il rapporto dell’esperto Onu che ha visitato il Venezuela nel 2017, Alfred De Zayas (di cui non avete mai sentito parlare ma che contiene buona parte dei dati fin qui citati), propone il deferimento degli Stati Uniti alla Corte Penale Internazionale per i crimini contro l’umanità perpetrati in Venezuela dopo il 2015.

Mirko Marchione

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Abruzzo

VIOLENZA SULLE DONNE. SPORTELLO ITINERANTE ANTI-VIOLENZA

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Un sostegno alle donne vittime di violenza che viaggia tra i comuni marsicani: lo “Sportello itinerante anti-violenza Marsica” è la nuova iniziativa gratuita della Cooperativa Sociale Estia.
Tavola Rotonda tra i comuni marsicani giovedì 28 febbraio ore 15:30 presso la sede della Cooperativa Sociale Estia di Cerchio.
Durante la Tavola Rotonda di giovedì 28 febbraio, a partire dalle ore 15:30, la Cooperativa Sociale Estia presenterà ufficialmente il progetto “Sportello itinerante anti-violenza Marsica”, che partirà nel mese di marzo del corrente anno. Presenzieranno all’incontro gli Assessori al sociale, i Sindaci e le Istituzioni comunali della Marsica.

Il progetto nasce dall’idea di creare uno sportello gratuito che possa viaggiare tra i comuni marsicani per andare letteralmente incontro alle donne. Un’iniziativa innovativa e di grande prestigio a sostegno di donne vittime di violenza e dei loro figli.
Si tratta di un nuovo servizio dalla marcata valenza sociale che si estenderà in modo capillare sul territorio, investendo ogni comune interessato all’iniziativa. Lo sportello sarà gestito da professionisti ed esperti del settore psicologico, giuridico e sociale della Cooperativa Sociale Estia.

In seguito ai primi colloqui, la donna potrà essere presa in carico e proseguire il proprio percorso, nella più completa privacy, al centro d’ascolto della Cooperativa Sociale Estia nel comune di Cerchio.

Lo sportello marsicano itinerante risulta essere infatti la parte iniziale di un sostegno continuo e completo. Permettere alle donne di uscire da un silenzio potratto per anni rappresenta il punto d’inizio per altri percorsi, quali la denuncia, pratiche di separazione, ricerca di un lavoro, sostegno psicologico ai figli.

“Siamo orgogliosi di questo progetto fortemente innovativo che vedrà protagonista la Marsica unita nella lotta alla violenza, unita in difesa delle sue donne”, dichiarano i fondatori della Cooperativa Sociale Estia.

La Cooperativa Sociale Estia organizza, inoltre, incontri di formazione rivolti a tutta la collettività, agli studenti delle scuole e ai professionisti del settore, al fine di sensibilizzazione sul tema della violenza, e indagare le cause e le possibili azioni da intraprendere.

Saranno presenti alla Tavola Rotonda l’Assessore Avv. Leonardo Casciere del comune di Avezzano, l’Assessore Avv. Franco Paolini del comune di Cerchio, il Sindaco Gianluca De Angelis del comune di Lecce nei Marsi, la Dott.ssa Valeria Gentile Consigliere del comune di Magliano dei Marsi, il Sindaco Maria Olimpia Morgante e il Consigliere Franco Farina del comune di Scurcola Marsicana, la Dott.ssa Sara D’Agostino Consigliere del comune di Collarmele, il Sindaco Antonella Buffone e l’Assessore Veronica Venditti del comune di Balsorano, l’Assessore Valentina Angelucci del comune di Luco dei Marsi, il Consigliere Vincenzo Casasanta del comune di Gioia dei Marsi, l’Assessore Luigi Soricone del comune di Pescina, il Sindaco Giulio Lancia e l’Assessore Umberto Niscola del comune di San Vincenzo Valle Roveto, il Sindaco Eramo Manfredo del comune di Ortona dei Marsi, la Dott.ssa Ricci Loretta del comune di Villavallelonga, il Consigliere Simona Barbati del comune di Ovindoli.

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NUOVE EMAIL TRUFFA – “NOTIFICA IN MERITO A DEBITO” – AGENZIA ENTRATE. POLIZIA POSTALE E AGENZIA DELLE ENTRATE INVITANO ALL’ATTENZIONE

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Truffe online a gogo viaggiano sulle nostre email. L’ultimo allarme
arriva dall’Agenzia delle Entrate
[https://www.agenziaentrate.gov.it/wps/portal/entrate/agenzia/agenziacomunica/!ut/p/a1/rZJNc5swEIb_CjlwBC0CG9Ebzpcd20lt14nh4pGEsGUjoFiEjn99xUzSpp2mHzPVRburR7urV4tStEFpSZ_ljmpZlbTo_XS49TDcjiPAU-KvLiF-XPgBGWGYegF6QilKc8YLmaFk0sVLb_u8INl8fBjTUTg9fhY8qbIv51mc8m],
con l’allerta rilanciata anche sulla pagina Facebook della Polizia
Postale “Commissariato di PS On Line – Italia
[https://www.facebook.com/commissariatodips/?ref=br_rs]” e sul sito
istituzionale di quest’ultima che lo “Sportello dei Diritti
[http://www.sportellodeidiritti.org/]” ritiene utile segnalare per
informare tutti coloro che possiedono dispositivi perchè tutti
potenzialmente nel mirino dei criminali informatici. A tale scopo,
pubblichiamo integralmente il comunicato dell’ente per comprendere i
rischi che possiamo correre: «L’Agenzia informa che in questi
giorni stanno circolando delle email con oggetto del tipo “Notifica
in merito a debito. Atto N. xxxxxxxxx” provenienti da un mittente
denominato “Servizi finanziari”. I messaggi avvertono gli utenti
di un presunto debito e invitano a consultare una lettera allegata,
recando in calce i riferimenti telefonici reali di uffici
dell’Agenzia delle Entrate. Il documento allegato ai messaggi è in
realtà un virus informatico che può infettare i computer degli
utenti. L’Agenzia, totalmente estranea all’invio di queste false
comunicazioni, invita i cittadini a cestinare immediatamente queste
email e, in ogni caso, a non aprire file allegati o cliccare su
eventuali collegamenti web sospetti.». Insomma, un modo subdolo per
approfittare di una nostra disattenzione e del timore che il Fisco
ingenera nei contribuenti per accedere abusivamente nei nostri
dispositivi, rileva Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello
dei Diritti [http://www.sportellodeidiritti.org/]”. Ecco perché è
utile seguire alcuni semplici consigli riportati anche sul sito
[https://www.commissariatodips.it/notizie/articolo/nuove-email-truffa-notifica-in-merito-a-debito-agenzia-entrate.html?fbclid=IwAR27wGHKL_CNxhaM_nvXCPYTPvt47RhK8xobQpMmIA0eEBIJUbufT89jy0k]
istituzionale della forza di polizia specializzata nella lotta al
crimine informatico:

– non aprire alcun allegato e non cliccare su eventuale link
contenuto nel testo della mail;

– installare e tenere sempre aggiornato il proprio sistema Antivirus;

– modificare periodicamente le password dei servizi on line.

Nel caso siate comunque incappati nella frode potrete rivolgervi agli
esperti della nostra associazione tramite i nostri contatti email
info@sportellodeidiritti.org o segnalazioni@sportellodeidiritti.org
per valutare immediatamente tutte le soluzioni del caso per evitare
pregiudizi.

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