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Scoperto falso chirurgo plastico non aveva  nemmeno il diploma. Con sola terza media faceva il medico da Venezia a Bucarest

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Scoperto falso chirurgo plastico non aveva  nemmeno il diploma. Con sola terza media faceva il medico da Venezia a Bucarest. L’esercito dei falsi medici che curano gli ammalati veri

Aveva la terza media ma esibiva una laurea (falsa) in medicina da 110 e lode grazie alla quale esercitava la professione di chirurgo plastico in Romania dopo che era stato già smascherato e aveva patteggiato a Verona un anno e mezzo di reclusione nel 2011. Si tratta di un veneziano di 39 anni, che in Romania, aveva cambiato nome in «Matthew Mode» con tanto di documenti e titoli prestigiosi (tutto falso) acquisiti in più parti del mondo e appesi nel suo studio. A pubblicizzarlo anche un profilo social nel quale decantava la propria abilità. L’attività del falso medico è stata scoperta non dalle forze dell’ordine, ma da una inchiesta giornalistica del quotidiano romeno «Libertatea».L’inchiesta è partita da alcune confidenze fatte da un infermiere che mettevano in dubbio l’abilità del sedicente chirurgo e lo descrivevano impacciato anche solo nel seguire i protocolli minimi come lavarsi le mani e indossare i guanti in lattice obbligatori per gli interventi. A suo carico anche un’operazione di routine portata a termine in quattro ore anziché in una sola ora. Per Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, sembra impossibile che un uomo tratti la vita e la salute delle persone come se stesse facendo una truffa su un’automobile. Certamente si tratta di fredda crudeltà di un soggetto che, senza un filo di cuore, ha stabilito che per i propri interessi la salute di una persona può essere sacrificata.

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Notizie dal mondo

QUANDO LO STALKER E’ DONNA

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Quando lo Stalker è Donna! Escono insieme una volta, lei lo bombarda con 159.000 SMS. Una donna è stata accusata di aver inviato 159.000 messaggi di testo a un uomo che ha conosciuto su un sito di incontri riservato ai milionari. L’uomo d’affari ha risposto ad alcuni messaggi prima di bloccare il suo numero. Ha presentato una denuncia contro Jacqueline Ades, 33 anni. La donna verrà processata nel tribunale della contea di Maricopa a Phoenix, in Arizona.

Secondo la denuncia, Jacqueline e la sua vittima avevano un appuntamento. Si separarono prima della fine della notte. Lei ha mandato messaggi ogni giorno per dieci mesi, a volte fino a un numero di 500. E’ passata dalle dichiarazioni d’amore alle minacce. “Preparerò il sushi con i reni e le bacchette per mangiarlo con le ossa delle mani”, gli ha scritto. L’uomo ha spiegato alla polizia che era stato chiaro con Jacqueline che non voleva più vederla. Ha chiamato la polizia quando l’ha vista sostare con l’auto davanti a casa sua nel luglio 2017. Poi lo scorso aprile, grazie al sistema di sorveglianza della casa dell’uomo che era in viaggio all’estero, Jacqueline è stata arrestata dalla polizia dopo essere stata sorpresa delirante con un coltello nascosto nella sua auto nei pressi dell’abitazione dell’uomo. Dopo il suo arresto è stata rilasciata, ma è stata rimandata in carcere l’8 maggio dopo aver omesso di comparire in tribunale, per andare nel luogo di lavoro della vittima, dichiarando di essere sua moglie. Numerosissime telefonate, in orari impensabili,comportamenti di controllo e sorveglianza,autoinviti in casa senza preavviso e nei momenti meno opportuni. È così che si comporta una stalker: non accetta i limiti e pretende che l’altro sia costantemente a sua disposizione. Se ciò non accade diventa aggressiva, come nel caso appena raccontato.

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Notizie dal mondo

Parigi, bomba in pieno centro risalente alla seconda grande guerra

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Parigi, bomba in pieno centro risalente alla seconda grande guerra. Evacuate 1800 persone, area interdetta ai turisti. Gli artificieri si occuperanno domenica dell’ordigno.

 

Una bomba d’aviazione risalente alla seconda guerra mondiale è stata da poco individuata nella parte nord-orientale di Parigi e richiede l’immediata disinnescazione. Per questo motivo, è prevista per domenica una maxi-operazione di evacuazione, che interesserà all’incirca 1800 persone. lo scorso 4 febbraio, durante i lavori in un cantiere edile sotto la circonvallazione di Parigi, ai margini della periferia, è stato rinvenuto l’ordigno bellico inesploso, ha precisato in un comunicato il comune di Saint-Denis, città limitrofa. Il municipio ha immediatamente riconosciuto il pericolo e, in collaborazione con la polizia, ha deciso di eseguire un’operazione di “debombing”. Questa operazione richiede l’evacuazione della popolazione entro un raggio di 300 metri. E la bomba? – «L’ordigno verrà spostato di circa 200 metri e depositato in una buca precedentemente scavata. Poi, con un sistema di sparo all’avanguardia, il suo guscio verrà fatto esplodere», rivela la stessa polizia. Saint-Denis e Parigi, i comuni facenti parte della zona interessata dalle operazioni, hanno reso disponibili due palestre per le persone evacuate. Questa maxi-operazione intaccherà il traffico automobilistico e il traffico ferroviario, che saranno interrotti nella zona dalle 8 di mattina alle 14.

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Abruzzo

JACOPO SIPARI SUL PODIO DELL’ORCHESTRA DELLA RADIO E TV DI SERBIA

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JACOPO SIPARI SUL PODIO DELL’ORCHESTRA DELLA RADIO E TV DI SERBIA

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Sabato 9 Febbraio 2019, nella sala con la migliore acustica d’Europa, la Kolarac Grand Hall di Belgrado, il direttore d’orchestra abruzzese Jacopo Sipari di Pescasseroli torna sul podio della prestigiosa Orchestra della Radio e Televisione di Serbia (RTS) per dirigere l’esecuzione della prima mondiale di Lonesome Skyscraper della compositrice Ivana Ognjanovic per orchestra e strumenti elettronici. Sipari non è nuovo a questo tipo di esecuzioni, essendo invitato annualmente dall’Orchestra per incidere prime assolute di pezzi di musica contemporanea.

Il programma del concerto, che sarà trasmesso in diretta nazionale, prevede quindi l’esecuzione del Concerto per Clarinetto e Orchestra di Mozart e della Sinfonia n. 3 di Tchaikovsky, un autore molto caro al direttore aquilano che già l’ha visto protagonista con l’Orchestra Sinfonica Abruzzese a Sacrum Festival 2019 con la Sinfonia n.5 in mi minore.

La RTS Symphony Orchestra è una delle formazioni orchestrali più importanti dei Balcani. Fondata nel 1937, come parte di Radio Belgrado, sin dall’inizio, l’Orchestra sinfonica si è affermata nel panorama europeo venendo diretta da alcuni tra i migliori direttori d’orchestra al mondo.

“Tornare di nuovo sul podio dell’Orchestra della Radio e Televisione di Serbia – dice Sipari – mi riempie il cuore. E’ davvero un’orchestra eccezionale che mi regala sempre grandissime emozioni. Mi piace l’idea di poter sperimentare qui la direzione della musica contemporanea unitamente ai capolavori immortali della musica sinfonica”.

Sipari sarà quindi al Teatro dell’Opera di Tirana subito dopo per tornare in Italia con l’Orchestra Sinfonica Abruzzese per dirigere la Sinfonia n.4 di Tchaikovsky e il Concerto per Pianoforte e Orchestra n.2 di Rachmaninov con il grande pianista di fama internazionale Sandro Ivo Bartoli il 9 Marzo 2019.

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Abruzzo

ALLARME OLIO: NEL 2019 ADDIO A 6 BOTTIGLIE DI OLIO ITALIANO SU 10 – PREOCCUPAZIONE ANCHE PER OLIO ABRUZZESE

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ALLARME OLIO: NEL 2019 ADDIO A 6 BOTTIGLIE DI OLIO ITALIANO SU 10

PREOCCUPAZIONE ANCHE PER OLIO ABRUZZESE

 

Nel 2019 addio a 6 bottiglie di extravergine Made in Italy su 10 sugli scaffali dei supermercati per effetto del crollo del 57% della produzione che scende ad appena 185 milioni di chili, su valori minimi degli ultimi 25 anni. E’ quanto emerge dall’analisi della Coldiretti in cui evince la drammatica situazione degli ulivi italiani colpiti dai cambiamenti climatici, del propagarsi inarrestabile della Xylella e della concorrenza sleale provocata dalle importazioni low cost spacciate per italiane. In particolare sono state le Regioni del Mezzogiorno ad accusare le perdite maggiori, a partire dalla Puglia ma senza escludere l’Abruzzo, in cui il comparto olivicolo conta in regione circa 6 milioni di piante su circa 46mila ettari che rappresentano circa il 50% della superficie agricola arborea utilizzata, un totale di circa 60mila aziende di cui 15mila che coltivano prevalentemente olivo, oltre 350 frantoi e una produzione media di circa 14mila tonnellate di olio che quest’anno ha tuttavia subito una forte diminuzione soprattutto in alcune zone (anche 40-50% di produzione in meno).

“Per la prima volta nella storia – sottolinea Coldiretti Abruzzo – la produzione nazionale potrebbe essere sorpassata da quella della Grecia e del Marocco. Senza interventi strutturali l’Italia rischia di perdere per sempre la possibilità di consumare extravergine nazionale con effetti disastrosi sull’economia, il lavoro, la salute e sul paesaggio. Con il crollo della produzione nazionale a crescere – continua la Coldiretti – sono le importazioni dall’estero con aumenti record degli arrivi dalla Tunisia. Aumenta inoltre il rischio di frodi e sofisticazioni che colpiscono anche i produttori abruzzesi. Una situazione da non sottovalutare”.

Per non cadere nelle trappole del mercato il consiglio della Coldiretti per scegliere Made in Italy è quello di diffidare dei prezzi troppo bassi, guardare con più attenzione le etichette e acquistare extravergini a denominazione di origine Dop, quelli in cui è esplicitamente indicato che sono stati ottenuti al 100 per 100 da olive italiane o di acquistare direttamente dai produttori olivicoli, nei frantoi o nei mercati di Campagna Amica dove è possibile assaggiare l’olio EVO prima di comprarlo e riconoscerne le caratteristiche positive. Oggi nella stragrande maggioranza delle confezioni – denuncia la Coldiretti – serve la lente d’ingrandimento per leggere le minuscole scritte, poste spesso sul retro, “miscele di oli di oliva comunitari”, “miscele di oli di oliva non comunitari” o “miscele di oli di oliva comunitari e non comunitari” obbligatorie per legge nelle etichette dell’olio di oliva dal primo luglio 2009.

“Per affrontare l’emergenza serve un intervento mirato per consentire ai produttori duramente colpiti dalle gelate di ripartire con un adeguato coordinamento istituzionale tra il livello regionale e quello nazionale” afferma il presidente nazionale di Coldiretti Ettore Prandini nel denunciare “i ritardi accumulati con il rinvio della presentazione alla conferenza Stato Regioni del decreto per far partire il piano di interventi per fermare la Xylella fastidiosa in Puglia”. In questo scenario sul piano strutturale – sostiene Prandini – per rimanere competitivi e non essere condannati all’irrilevanza in un settore fondamentale per il Made in Italy deve partire al più presto il Piano Salva Olio presentato dalla Coldiretti per rilanciare il settore con una strategia nazionale e investimenti adeguati, anche per realizzare nuovi impianti, così come è stato fatto da altri Paesi concorrenti.

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Cronaca nazionale

Ala si squarcia in volo, paura su volo Ryanair

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COMUNICATO STAMPA

Ala si squarcia in volo, paura su volo Ryanair. L’aereo ha dovuto eseguire un atterraggio di emergenza nello scalo tedesco. Partito ieri sera da Francoforte era diretto a Bari

 

Il volo Ryanair partito ieri sera da Francoforte poco prima delle 19, e diretto a Bari dove sarebbe dovuto arrivare intorno alle 21, ha dovuto eseguire un atterraggio di emergenza nello scalo tedesco a causa di uno squarcio ad un’ala. I passeggeri sono stati fatti scendere e poi, a bordo di un altro aereo della compagnia irlandese, sono stati portati a Bari con un ritardo di circa tre ore. “Mezz’ora dopo il decollo, racconta unoo dei passeggeri, il pilota ha chiamato la hostess che è diventata pallida e ha comunicato che c’era un problema al motore ed era necessario fare un atterraggio di emergenza. Un passeggero, accortosi dello squarcio lo aveva detto ad un’altra hostess che ci ha invitato a stare calmi. Abbiamo comunque fatto un atterraggio abbastanza tranquillo. Siamo rimasti in attesa sull’aereo fermo in pista almeno 20 minuti, poi ci hanno fatto scendere ed aspettare un altro aereo per potere arrivare a Bari”. In una nota Ryanair ha spiegato: “Questo volo da Francoforte Hahn a Bari (29 gennaio) è rientrato a Francoforte Hahn poco dopo il decollo a causa di un problema legato al carrello di atterraggio. In linea con le procedure, l’equipaggio ha informato la torre di controllo e l’aeromobile è atterrato normalmente a Francoforte Hahn, dove i clienti sono stati trasferiti su un aeromobile sostitutivo, che è partito verso Bari poco dopo. Ryanair si scusa sinceramente con tutti i passeggeri interessati da questo breve ritardo”. È sceso anche il pilota che era molto, molto pallido”. E’ evidente, commenta Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti” che ogni giorno nel mondo ci sono troppi incidenti sfiorati.

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Attualità

Ucciso a Milano il Killer di Berlino

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Milano. E’ il killer di Berlino Amri l’uomo morto questa notte nel Milanese, durante un conflitto a fuoco con la Polizia. Secondo le prime informazioni l’uomo durante un normale controllo stradale in piazza I Maggio a Sesto S.Giovanni, intorno alle 3, ha estratto una pistola e urlando “Allah akbar” ha sparato agli agenti di una Volante che hanno risposto al fuoco uccidendolo.

Secondo quanto riferito dalla polizia, la Volante si sarebbe fermata in piazza primo maggio, di fronte alla stazione di Sesto San Giovanni, per un normale controllo. L’uomo, che era a piedi, alla richiesta di mostrare i documenti avrebbe tirato fuori una pistola dallo zaino e avrebbe sparato a un poliziotto, colpendolo a una spalla. A quel punto gli agenti avrebbero risposto al fuoco, sparando all’uomo, poi deceduto. L’uomo, che con sè non aveva documenti, non è ancora stato identificato. Il poliziotto colpito alla spalla è stato portato all’ospedale di Monza: le sue condizioni non sarebbero gravi.

La notizia è stata appena riportata dall’Ansa.

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Attualità

Notizie dal mondo: Aleppo, cosa succede nel cuore della Siria

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Aleppo. La battaglia di Aleppo inizia il 19 luglio 2012, città siriana dalla posizione geografica strategica per il passaggio in Turchia. Aleppo è una delle città più antiche al mondo e al suo interno quello che si sta svolgendo è il più cruento conflitto della guerra civile in Siria, nonché uno dei più duri scontri che all’interno di una sola città la storia recente abbia mai visto. All’interno di una strage senza precedenti recenti e di una situazione di grande instabilità, si evince ora più che mai la profonda crisi che caratterizza le istituzioni internazionali. Tra indecisionismo cronico e un accumularsi di mosse e contromosse sbagliate, persino l’umanità dell’opinione pubblica è caduta in una forte apatia. Ma date queste premesse, andiamo a una ricostruzione di quel che sta avvenendo.

Antefatto

Sono passati più di quattro anni e ancora nessuna delle parti coinvolte ha avuto la meglio sullo scontro inumano in corso. L’unica vera grande sconfitta è una società civile agli stenti, distrutta e privata dell’umanità di cui ogni individuo sulla faccia della terra dovrebbe godere.

Inizia la battaglia di Aleppo a pieno titolo nel luglio 2012, per quanto già da prima questa fosse sotto il controllo del regime di Assad.

A tal proposito, prima che lo scontro prendesse concretamente il via, vari attivisti e pacifisti erano più volte scesi in piazza chiedendo, attraverso delle dimostrazioni del tutto pacifiche, diritti e democrazia.

Il regime ha tuttavia stroncato con la violenza ogni tipo di manifestazione svoltasi prima, e a dimostrazione di ciò, sono vari i video che anche in rete è possibile trovare. Un esempio ci viene dato dalla protesta studentesca del 3 maggio 2012, dove vennero uccisi quattro studenti, feriti venti e arrestati duecento.

Segnali di una situazione instabile destinata a peggiorare, che tuttavia non sono stati colti a tempo debito. Non è un caso che tanti palesino timori rispetto alla situazione turca e all’assenza di determinismo, ancora una volta, da parte della società internazionale.

Da lì in poi ciò che prende il via è una guerra civile in piena regola, tuttavia combattuta da forze opposte che nulla hanno a che vedere con le richieste che la popolazione avanzava nelle sue dimostrazioni di piazza.

Il conflitto si svolge su più terreni e anche il piano mediatico assume un forte rilievo. Il piano dei mezzi di comunicazione ha, per quanto non citato spesso e volentieri, un’importanza strategica non indifferente. Questo a partire dal fatto che inevitabilmente va ad influenzare le operazioni militari ed anche il loro esito.

Sono una miriade le agenzie assoggettate ai governi, piuttosto che al regime, negazioniste rispetto a quanto prima del 2012 stesse effettivamente succedendo. Accanto a queste troviamo effettivamente tutta una serie di blog indipendenti che lavorano efficientemente per fare informazione, ma che tuttavia devono anche scontrarsi con il fantomatico esercito di hacker in una battaglia di troll della disinformazione senza eguali. Una situazione che inevitabilmente porta a galla una narrativa disinformante in più e più casi.

La battaglia

La battaglia di Aleppo si rivela difficile da definire e da raccontare: tralasciando la narrativa fittizia, il problema di fondo è che sono molteplici le forze in campo. All’interno della Siria sono tanti gli scontri locali, tante le alleanze indefinite. Emblematico il caso di Al-Quaeda, che dopo aver cambiato il nome in Jabhat al–Nusra, conta dell’appoggio di tante fazioni ribelli.

Si tratta di un quadro di alleanze che rende complesso il piano di intervento in loco, per via delle difficoltà di inquadrare al meglio chi siano i corpi coinvolti pericolosi, e quali no. E ripetere gli errori determinati da questi fattori in Afghanistan non potrebbe che accendere una mina ben più pericolosa.

Altra questione controversa è data dal fatto che non vi sono forze di peacekeeping ad Aleppo. A denunciarlo Amnesty International, ma non solo, palesando come questa sia una guerra senza scopo che si limita a logorare la cittadinanza e i vari combattenti.

Il paradigmatico caso di Aleppo, nella sua estrema complessità, palesa come una battaglia fine a se stessa che non considera minimamente le necessità della società civile possa rivelarsi l’inizio di una condizione estremamente più complessa e duratura in cui, per via dei tanti motivi di divisione, l’unificazione del Paese non sarà possibile.

Le azioni che prendono poi di mira i civili, segnalate a più riprese da Amnesty International, oltre alla condanna che la società internazionale deve concretamente portare avanti e punire, potrebbero andare a fomentare quell’odio che sta alla base della nascita di tante fazioni terroristiche contro cui oggi ci troviamo a confrontarci.

Basti pensare che il manifesto programmatico di Al Quaeda, reso noto nel 1998, recitava:

“Da sette anni gli Stati Uniti occupano le terre dell’Islam nella Penisola Araba, saccheggiando le nostre ricchezze, imponendo la loro volontà ai nostri governanti, terrorizzando i nostri vicini e usando le loro basi militari nella Penisola per combattere i popoli musulmani vicini.”

I protagonisti

I protagonisti della battaglia di Aleppo sono molteplici come su accennato. Vi è Mosca, in prima fila, che insieme alle forze del regime di Assad, via terra ed cielo, sta svolgendo una battaglia spietate, che tuttavia sul fronte della sconfitta del terrorismo si rivela vincente. Il relativismo della definizione vincente viene tuttavia a galla per via della crudeltà del regime accanto al quale si sta combattendo, e di una battaglia che si svolge quindi anche contro quelle forze ribelli che nulla hanno a che fare con lo stesso. E che inevitabilmente si riverte sulla società civile. Vi è il regime, che ha al suo fianco delle milizie che mirano alla costruzione di un sistema di influenza regionale pericoloso. Gli Stati Uniti, capofila della fazione Occidentale e di alcune arabe, si trovano più che altro in una posizione di osservatorio generale, che desta tuttavia non poche perplessità. L’immobilismo del gigante oltreoceano che tuttavia continua a polemizzare su tutti i fronti in un disperato tentativo di non perdere la sua supremazia non gioca in favore della causa. La Turchia, che si pone contro regime e terrorismo, entra in campo per il semplice timore che la fazione curda possa da lì ampliare i propri territori lungo il confine, in controffensiva alle forze dell’ISIS. Arabia Saudita e monarchie del Golfo stanno vivendo una fase di forte indecisionismo, nella consapevolezza che la gestione della fase di transizione non è semplice come sembra. L’ISIS e Jabhat Fateh al-Sham alias Al Nusra (Al Qaeda) sembrano voler deporre le armi, concentrando la loro attenzione sui territori di Raqqa – testimoniato dalla nuova parziale occupazione di Palmira.

Conclusioni

Mentre gli americani rafforzano la controffensiva terroristica nei territori di Raqqa e il nuovo Segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Gutierrez, fa “della pace e della solidarietà la bandiera del suo mandato”, i vari stop and go nell’evacuazione dei civili da Aleppo creano forti preoccupazioni.

La risoluzione del Consiglio di Sicurezza rispetto alla situazione, che mirava a un “cessate il fuoco”, viene bloccata dal veto russo e l’astensione cinese. Si trattava comunque di una risoluzione manifestante l’impotenza del Consiglio rispetto a quanto sta accadendo e che avrebbe dato una manifestazione solidale e di principio prettamente simbolica. La situazione di Aleppo, non è per nulla facile. Portare avanti semplificazioni di fatto crea semplicemente disinformazione rispetto alla questione. È semplicemente la collaborazione di tutte le forze in campo, sotto l’imperativo della tutela della società civile, a poter concretamente condurre a un miglioramento. Primeggiare politicamente è controproducente. Gli atti di forza sono inutile. Vige la necessità dell’impegno comune ora come non mai.

Infine, ma non per questo meno importante, il recupero dell’umanità da parte della società globale investita da un’apatia generale che non spinge sicuramente i governi alla collaborazione in vista di un problema di tale rilievo.

Essere umani vuol dire recuperare quel grado di umanità che l’educazione alla violenza a cui quotidianamente siamo sottoposti ci ha di buon grado privato.

Nella considerazione che quella guerra, di fronte al quale siamo del tutto apatici, non è detto un giorno, o di qui a breve, tocchi anche noi.

Per un mondo migliore si lotta insieme, nessuno si può autoescludere pensando non vi siano conseguenze.

 

di Mirko Marchione

 

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