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Cultura

Rocco Papaleo si confessa ai nostri microfoni: “A quasi 60 anni sono ancora un sognatore”

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La nave da crociera “Buena Onda” di Rocco Papaleo prosegue la sua avventura attraverso i maggiori teatri italiani. Martedì sera tappa di questo viaggio è stato il Teatro dei Marsi di Avezzano, in cui l’attore e regista lucano, coadiuvato dello straordinario Giovanni Esposito, ha portato in scena lo spettacolo del teatro-canzone. E’ stato lo stesso Papaleo ad esporci la volontà di rendere parte attiva dello show il pubblico presente in sala: “Vogliamo che si sentano come i passeggeri di una nave da crociera, che possano divertirsi ed emozionarsi insieme a noi. Con Giovanni e la nostra ciurma composta da ottimi musicisti, promettiamo una vera e propria crociera dove l’orchestrina jazz vi intratterrà facendovi ballare e divertire”.

Per l’occasione gli spettatori hanno abbandonato le loro classiche vesti per mettersi in gioco e trasformarsi in passeggeri della nave, divenendo parte integrante dell’intero spettacolo. L’interazione tra pubblico ed attori è stata totale, con Esposito sugli scudi a coinvolgere l’audience presente con battute, gag e cori. Prima di lasciarsi andare alle nostre domande, Papaleo vuole lanciare un messaggio: “Non abbiate paura di divertirvi, anche a costo di sembrare buffi. Ridere è un grandissimo gesto di generosità verso se stessi e verso gli altri. Non c’è nulla da vergognarsi nel sembrare buffi perché fa stare più leggeri”. Cos’altro aggiungere, buona lettura!

In compagnia di Giovanni Esposito sta portando in scena nei teatri italiani lo spettacolo “Buena Onda” che segue l’uscita nelle sale del suo terzo film da regista “Onda su Onda”. Cosa l’ha ispirata nella stesura di questo progetto così particolare?

 Tutto parte dal teatro-canzone che posso considerare come il percorso centrale della mia carriera. L’idea era quella di proseguire l’esperienza di Gaber, vero fondatore e padre putativo del teatro-canzone. Il primo segnale di evoluzione si è avuto quando ho realizzato il mio primo film, ormai circa sette anni addietro, con cui si è avuto un primo vero parallelismo  perché in uno spettacolo del teatro canzone, “Basilicata Coast to Coast”, evocavo l’idea del viaggio a piedi da una costa all’altra della Basilicata. L’idea si prestava per un progetto cinematografico in cui il cinema e la canzone viaggiavano sulla stessa linea d’onda. Raccontare storie impregnate di musica era il mio primo obiettivo. Da quel momento in poi le cose sono andate parallele, ho fatto altri due film ed altri due spettacoli e da un punto di vista nobile si potrebbe dire che le due esperienze si alimentano a vicenda. Da un punto di vista meno nobile potremmo sostenere che ci viene un’idea ogni 3 anni e la dobbiamo far fruttare come un maiale e quindi spolparla sia cinematograficamente che teatralmente (ride ndr). Per non dare l’idea che tra il film e lo spettacolo non ci fosse un trend d’union, abbiamo cercato di mettere ulteriore carne al fuoco. Prima di tutto sul palco non ci sono solo io con i musicisti, ma c’è anche il grandissimo interprete Giovanni Esposito. E’ un teatro canzone un pò snaturato e tendente al musical, questo si. La forma è quella classica del teatro canzone ma vi è più di qualche momento di interazione tra i narratori con i musicisti, i quali non si limitano solo a suonare ma sono parte attiva della narrazione.

Ha  apertamente definito la sua terza pellicola come un grandissimo flop, forse causato dal mix poco riuscito tra comicità e malinconia, componenti che in realtà emergono anche nei precedenti due film, soprattutto in “Una Piccola Impresa Meridionale” che ha ottenuto un successo considerevole. Provando ad analizzare il perché di questo insuccesso, da dove partirebbe? Ritiene che l’italiano abbia difficoltà ad approcciare a questo genere? 

Difficile dirlo perché al film proprio non ci sono andati dall’inizio (ride ndr) per cui non è facile rispondere a questa domanda, ma è innegabile che sia stato un sorprendente flop. Il pubblico è il mio primo referente e per quanto possa tenere in considerazione il parere degli addetti ai lavori, il mio primo obiettivo resta sempre quello di interessare la maggior parte delle persone. Pur se ben protetto e distribuito, grazie ad un grande battage pubblicitario, con partecipazioni a Sanremo, da Fazio, a Domenica In ed in molti altri posti ancora, non si può dire che la promozione non sia stata cospicua. Sono state fatte tante analisi ed ogni componente del progetto ha detto la propria per trovare una giustificazione. Per quanto mi riguarda posso solo dire che se il film non viene visto, come si può dire che sia troppo malinconico? Il problema principale è che il film è stato un insuccesso al botteghino perché la gente non si è proprio recata a vederlo. Non so, magari è stato sbagliato il trailer o la promozione oppure le sale in cui è stato proiettato erano sbagliate. C’è una magagna che sfugge e quindi non credo dipenda dal film o dal tono dello stesso. A dirla tutta il film è anche divertente, non è un film dark. Mi servirà da lezione per concentrarmi su una storia con un appeal maggiore e che possa arrivare in maniera più diretta al pubblico. Magari non è piaciuta la storia di Gegè, musicista imbarcato su questa nave. Anche questa è una chiave di lettura.

Il film è ambientato in Uruguay, paese che lei definisce come “La Basilicata del Sud America”. Quali sono in realtà gli elementi comuni tra questo paese e la sua regione d’origine? Cosa l’ha affascinata e spinta a girare il film in un paese così lontano ma anche poco conosciuto? 

Anzitutto la collocazione geografica perché l’Uruguay è situato in mezzo a due colossi come l’Argentina ed il Brasile e proprio in questo mi ricorda tantissimo la Basilicata, stretta tra Campania, Puglia e Calabria. Poi la poca popolazione, in Uruguay sono tre milioni e mezzo di abitanti sparsi su un territorio relativamente vasto, un pò come la Basilicata che di abitanti ne fa sedicimila. Vi sono tante zone non abitate, stiamo larghi anche  in un posto piccolo (ride ndr). In ultimo c’è un fatto di indole che deriva naturalmente dalla propria collocazione geografica, quindi c’è molta similitudine tra lucani e uruguagi, i quali sono discreti, modesti, umili ed hanno un grandissimo orgoglio e senso di appartenenza, esattamente come noi lucani. Strada facendo mi sono reso conto di come queste assonanze fossero così forti, al tal punto da spostare il film in Uruguay dalla destinazione originaria che invece era Buenos Aires. La troupe era quasi tutta del posto, tranne i capi reparto, e questo li ha motivati non poco. Considero il luogo come un attore poiché caratterizza molto la storia, ed in questo l’Uruguay era perfetto in quanto mi ha suscitato da subito una sensazione molto malinconica. Montevideo è una città che ha quest’aria un po’ decadente, un po’ vecchia, un Sud America atipico, ancora un po’ selvaggio, era perfetto.

La storia e la vita del presidente uruguagio Josè Mujica è particolarissima ed estremamente affascinante…

Esatto, questo è stato un altro dei motivi che mi ha spinto ad andare lì. La storia di Mujica è chiaramente esemplare, un personaggio così c’è stato solo in Uruguay, un Presidente davvero anticonformista che merita di essere preso ad esempio in tutto il mondo.

E’ evidente il suo interesse per i secondi, per chi ha bisogno di rivalsa o per chi non è mai arrivato primo. In “Una Piccola Impresa” si intrecciano dinamiche differenti: un ex prete, le due donne lesbiche o l’ex prostituta, dinamiche abbastanza particolari ma di stretta attualità. Da lucano e meridionale quale è, pensa possa esserci un riscatto per il sud in tal direzione?

Sicuramente uno dei mezzi per provocare questo riscatto è il cinema. Nel caso di “Piccola Impresa” qualcuno ha scritto, anche giustamente, come fosse un po’ retorico il matrimonio tra due donne, quando invece poi la questione si è posta ora, a distanza di tre anni. L’idea era che il film potesse vederlo mia madre, e la figura di due spose, due ragazze vestite in bianco nel pieno della bellezza di quel momento, mi sembrava fosse un’opera di culturizzazione importante, quindi è evidente il mio punto di vista. A proposito del riscatto del sud, il cinema e la cultura in generale possono cambiare le cose e quando questa cosa sarà compresa ed i politici capiranno che per farlo si renderanno necessari maggiori investimenti, allora le cose potranno cambiare, anche se ho i miei dubbi. Mi rendo però conto che anche fare politica non è facile, se pensiamo che Mujica, pur con la sua mentalità non ha risolto i problemi dell’Uruguay! Sarebbe importante e fondamentale partire dalla meritocrazia e dal dare la possibilità di emergere ai migliori, ma sappiamo benissimo che in Italia non sempre accade. L’unico processo è un’evoluzione culturale, non c’è altro da dire a mio avviso. Il cinema ha un forte impatto per fornire spunti di riflessione e di crescita sia personale che collettiva. Cinema e teatro concedono momenti di approfondimento e di incontro esattamente come la letteratura e la poesia. Bisognerebbe ridare alla scuola il ruolo da protagonista che merita e su cui investire per il futuro, ridare carisma agli insegnanti che nel corso degli anni hanno perso gran parte dei privilegi che meriterebbero. Solo investendo nella cultura possiamo sperare in un cambiamento. E’ difficile ma resto fiducioso.

Cambiamo argomento. E’ innegabile che nel corso della propria carriera la figura di Giorgio Gaber l’abbia influenzata moltissimo. Quanto deve a questo straordinario artista? 

A livello formale direi molto perché sono sempre stato attratto da questa forma di espressività, e l’idea di alternare canzoni a racconti mi ha sempre entusiasmato. Per quanto cerchi di sviluppare un mio modo di lavorare, di rielaborare le esperienze, è innegabile che inconsciamente le influenze stesse vengano a galla. Rispetto a Gaber il mio approccio è più esistenziale, mentre lui aveva un’idea politica più marcata. Non posso e non voglio mettermi a confronto con Gaber perché non è un paragone sostenibile. Mi limito a portare avanti il mio stile sperando che piaccia

Se dovesse scegliere un brano come colonna sonora di questo splendido percorso artistico che ha avuto e sta avendo, quale sceglierebbe?

La mia canzone preferita in assoluto è “Via con me” di Paolo Conte che peraltro portiamo in scena durante lo spettacolo, anche se revisionata. È una canzone che racchiude il mio gusto sia per il sound che per il testo e che descrive alla perfezione ciò che sono. La scelta ricade indubbiamente su questa grande canzone.

Vorrei lanciarle un’idea per il futuro. Come si vedrebbe nella veste di produttore discografico? Le piacerebbe produrre artisti emergenti? Non è un mistero che l’amore per la musica sia una parte essenziale del suo lavoro..

Nell’ultimo film sono stato produttore con la mia società ed  anche a livello teatrale ho prodotto questo spettacolo. L’idea è molto bella e non nego che in futuro possa accadere, ma anzi, mi piacerebbe moltissimo e quindi non voglio chiudere alcuna porta circa la possibilità che questo accada. Sarebbe bellissimo produrre talenti emergenti, magari prestarmi anche come attore per un nuovo regista, aiutare a che il film abbia un suo rilievo. Gia ho avuto più  di quello che sognavo di avere e mi ritengo assolutamente fortunato perché si sono realizzate delle cose che non avrei mai immaginato potessero realizzarsi. A quasi sessant’anni mi ritengo ancora un grande sognatore, vedrò se provarci o farmi i cazzi miei (ride ndr).

Federico Falcone, Antonella Valente

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Abruzzo

Il Maestro Riccardo Muti parla di Napoli tramite due Abruzzesi

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Napoli: Il Maestro Riccardo Muti, nella tarda mattinata di ieri, insieme ad alcuni Cantati lirici impegnati nella produzione Mozartiana al San Carlo ha incontrato i ragazzi del carcere minorile di Nisida.
Il Maestro durante l’incontro ha trattato diversi argomenti; uno di questi è stato spiegare ai giovani di come si possa parlare di una grande città come Napoli attraverso la Musica; il grande Direttore, però, questa volta per parlare della sua amata Napoli non ha utilizzato le “solite” arie di musica napoletana, ma ha scelto un aria da Camera scritta dal Pescarese Gabriele D’Annunzio e musicata dal compositore di Ortona a Mare, Francesco Paolo Tosti; entrambi Abruzzesi; in titolata ” A vucchella” tradotta in ” la boccuccia”.
In riferimento a quest’aria il Maestro Muti ha fatto notare l’ottima rappresentazione del carattere tipico napoletano, con una scrittura molto partenopea e frivola ma allo stesso tempo, passionale e armoniosa. Inoltre si è soffermato sull’importanza dell’espressione musicale e sulla grande libertà espressiva che si può avere rispettando, però, i parametri scritti dall’autore.
Sul testo e su dove sia nata quest’aria ci sono molte dicerie a riguardo; si dice, che, sia stata scritta nel caffè “Gambrinus” in piazza Plebiscito difronte il teatro San Carlo, e che Gabriele D’Annunzio abbia preso ispirazione da una ragazza napoletana che era seduta li mentre sorseggiava un caffè.
Attualmente il Maestro Riccardo Muti, che torna a Napoli dopo 34 anni dall’ultima opera, sta concludendo gli ultimi giorni di prova del “Così fan tutte”, uno dei più grandi capolavori Mozartiani, sotto la regia di sua figlia Chiara Muti con un cast stellare.
Direttore | Riccardo Muti
Maestro del Coro | Gea Garatti
Regia | Chiara Muti
Scene | Leila Fteita
Costumi | Alessandro Lai
Luci | Vincent Longuemare
Interpreti:
Fiordiligi, Maria Bengtsson; Dorabella, Paola Gardina; Guglielmo, Alessio Arduini; Ferrando, Pavel Kolgatin; Despina, Emmanuelle de Negri; Don Alfonso, Marco Filippo Romano.
Aleandro Mariani
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Cultura

Una giornata di studio dedicata all’intellettuale avezzanese Ugo Maria Palanza

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Avezzano – L’Associazione culturale Ugo Maria Palanza, presieduta da Lia Palanza, e l’amministrazione comunale di Avezzano, assessorato alla Cultura, hanno organizzato per venerdì 9 novembre una Giornata di studio dedicata all’illustre intellettuale avezzanese “Ugo Maria Palanza, Il senso del tempo”.
Si terrà venerdì 9 novembre 2018 la Giornata di studio e approfondimento sulla figura di Ugo Maria Palanza. La giornata si divide in due momenti. Il primo, solenne, si terrà alle ore 11 nell’aula consiliare del Municipio di Avezzano e sarà introdotto dal saluto del Sindaco Gabriele De Angelis, cui seguiranno gli interventi di Lia Palanza, presidente dell’associazione culturale “Ugo Maria Palanza”, di Armando Palanza, giornalista Rai e di Angelo Guido Sabatini, scrittore ed ex assessore del Comune di Avezzano.
Il secondo appuntamento della giornata è alle ore 17 del 9 novembre presso l’aula Magna del Liceo Classico Torlonia, intitolata allo stesso Ugo Maria Palanza. Questo il programma: saluti istituzionali diAnna Maria Fracassi, dirigente scolastico del Liceo Statale Torlonia – Bellisario, e di Pierluigi Di Stefano, assessore alla Cultura del Comune di Avezzano. Seguiranno gli interventi di Lia Palanza, Angelo Guido Sabatini, Walter Capezzali, presidente Deputazione Abruzzese di Storia Patria. Modera Armando Palanza. Al termine dei lavori, sempre nell’Aula Magna, ci sarà il concerto dei Maestri Francesco Mammola (mandolino) e Giulia Mangone (pianoforte).
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Cultura

L’acquedotto e la cloaca maxima di Alba Fucens tema di un libro, sabato la presentazione

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Alba Fucens – Un nuovo studio sull’archeologia del Fucino sarà presentato sabato 27 ottobre alle 17 ad Alba Fucens, presso “L’Alchimista del Borgo Medievale”. Alla presentazione del libro dal titolo “Studi sull’opera poligonale tra Alta Valle del Salto e Fucino L’acquedotto e la cloaca maxima di Alba Fucens di Dario Rose” interverranno Alessandra Ten, docente alla Sapienza di Roma, Daniela Liberatore , docente all’Università degli Studi di Foggia e Emanuela Ceccaroni della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio Abruzzo.

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Cultura

“Il Palazzo Ducale di Tagliacozzo: dalle origine ai nostri giorni, prospettive di restauro e utilizzo”

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Tagliacozzo“Il Palazzo Ducale di Tagliacozzo: dalle origine ai nostri giorni, prospettive di restauro e utilizzo” è il tema del convegno in programma per oggi, 13 ottobre, alle 16 nelle scuderie del Palazzo ducale di Tagliacozzo. Ecco il programma dettagliato dell’evento.

Si inizia con i saluti istituzionali del sindaco di Tagliacozzo Vincenzo Giovagnorio, del presidente del Consiglio regionale dell’Abruzzo Giuseppe Di Pangrazio, dell’assessore ai lavori pubblici della Regione Abruzzo Lorenzo Berardinetti e di  Rosaria Mencarelli della Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio dell’Abruzzo.

A seguire una serie di interventi di natura storica: Leonardo Saviano, docente emerito di Storia delle dottrine politiche all’Università degli Studi di Napoli Federico II. Dalla torre dei de Pontibus al palazzo comitale degli Orsini; Domenico Colasante, storico e urbanista. Dal palazzo comitale degli Orsini al palazzo ducale dei Colonna; Fernando Pasqualone, storico dell’arte. Gli affreschi e le decorazioni del palazzo.

L’evento si conclude con interventi di natura tecnico amministrativa: Antonella Lopardi, Funzionario della Soprintendenza alle belle arti dell’Aquila e Storico dell’arte. Storia dei restauri del palazzo ducale di Tagliacozzo nei secoli XX e XXI; Clara Verazzo, Professore associato di restauro- dipartimento di Architettura dell’ Università degli Studi “Gabriele d’Annunzio”. Esame critico dei restauri eseguiti nel palazzo ducale di Tagliacozzo; Mirco Crisante, autore della tesi “Palazzo ducale di Tagliacozzo, dall’analisi al progetto di riuso”. Ipotesi di restauro e di destinazione del palazzo ducale di Tagliacozzo; Emidio Primavera, dirigente Regione Abruzzo. Procedura amministraiva regionale della destinazione dei fondi Masterplan e Roberta Marcelli, Dirigente ufficio tecnico Comune di Tagliacozzo. Procedura amministraiva comunale del restauro del palazzo ducale di Tagliacozzo.

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Cultura

Convegno sulla Grande Guerra, Di Pangrazio: “Fare memoria per la pace futura”

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Avezzano – Questa mattina il Presidente del Consiglio regionale Giuseppe Di Pangrazio ha partecipato al Convegno “I campi dei prigionieri in Abruzzo nella Grande Guerra” organizzato dalla Pro Loco di Avezzano nel Palazzo Torlonia, alla presenza di studiosi, cittadini e di una numerosa delegazione di studenti. Nel suo intervento il Presidente ha ricordato che la Prima Guerra Mondiale resta il simbolo negativo di una generazione di giovani sradicata dalla propria terra e sacrificata per la guerra, una generazione che vissuto giorni, mesi, anni in una lontana regione della Penisola, tra disagi estremi: uccidendo per non essere uccisa. In Abruzzo in quegli anni bui furono costruiti due campi di concentramento per i prigionieri di guerra austroungarici. Il primo a Sulmona, in località Fonte d’Amore, e l’altro nella città di Avezzano. Il Campo di concentramento di Sulmona fu progettato e costruito per ospitare fino a 10.000 prigionieri austroungarici, e quello di Avezzano fino a 15.000. Precarie condizioni di detenzione, che aggravarono lo stato psico-fisico dei soldati, già minato da mesi di stenti e privazioni a causa della guerra, un clima rigido,  la malnutrizione, i ritmi lavorativi pesanti, il sovraffollamento, la mancanza di igiene, chiamano alla memoria delle giovani generazioni un vincolo per dedicarsi alla pace con assoluta determinazione. “A distanza di un secolo dobbiamo  raccogliere quel lungo, soffocato grido alla pace  – ha sostenuto il Presidente nel suo intervento – ed affermare la responsabilità di un vocabolario  cent’anni fa inesistente o ancora sconosciuto , che sappia costruire parole ed eventi di dialogo, solidarietà, corresponsabilità: il vocabolario della pace, della libertà, dell’uguaglianza da percorrere insieme . Fare memoria per la pace futura – ha concluso il Presidente – è  il compito affidato ad ogni cittadino; ma, nello specifico, è la missione che impegna innanzi tutto ed irrevocabilmente gli uomini impegnati nel governo delle Istituzioni pubbliche”.

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Cultura

Viaggio nella cultura e nella bellezza, tornano le Giornate Fai d’autunno

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Marsica – Un viaggio nella ricchezza del patrimonio culturale italiano. L’occasione la offre il Fai, che ripropone le “Giornate Fai d’autunno” e invita a visitare 660 luoghi in in tutte le regioni. L’appuntamento è per sabato 13 e domenica 14 ottobre.

Il gruppo Fai Marsica presenta Magliano dei Marsi con le chiese del suo centro storico, l’apertura della riserva orientata del monte Velino, in programma per domenica, a cura del Personale Carabinieri Nucleo Biodiversità di Castel di Sangro, mentre alle 16, per il Fai, straordinariamente, si terrà per le vie del centro il “Torneo del Cacio”.

Altra meta sarà Rosciolo, con il suo borgo antico, Santa Maria delle Grazie, Santa Maria in Valle Polcraneta e la chiesina appena restaurata e riaperta di San Sebastiano.

“Queste giornate però sono anche un’occasione per aderire alla campagna ” Ricordati di Salvare l’Italia “, raccolta fondi”, ricorda il Fai Marsica, “con cui il Fai invita sempre più persone che hanno a cuore il patrimonio culturale italiano, a partecipare alla sua missione; è un grande investimento di risorse economiche ed umane che non fa notizia ma produce uno straordinario risultato per la collettività: 30 beni regolarmente aperti al pubblico per le generazioni presenti e future. Vi invitiamo a partecipare numerosi”.

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Cultura

Al caffè letterario Vieniviaconme la mostra Sketched songs # 1

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AvezzanoVieniviaconme lettere e caffè, via M. Colaneri 8-10, Avezzano – di fronte al municipio – ospita la mostra di Valerio Babbo e Giuseppe Pantaleo Sketched songs # 1, dal 4 al 13 ottobre 2018. Si tratta di otto stampe firmate e numerate, comprese in una cartella a tiratura limitata edita nel 2012 ed esposte a un pubblico più ampio. Sono lavori che trovano la loro origine nell’ascolto di alcune tracce di musicisti operanti tra il Novecento e l’inizio del secolo (Dylan, Eno, Frisell, Reich ecc.). Secondo gli autori: «Il punto di partenza è da ricercare nei corsi d’Educazione artistica, alle medie. C’insegnavano a trattare i crescendo rossiniani o le note delicate di Chopin; a campire con un colore appropriato mentre ascoltavamo una Stagione di Vivaldi».

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