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Notizie dal mondo

Piccolo Mozart, 6 anni e cieco, suona Bohemian Rapsody (VIDEO)

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L’autodidatta Avett Ray Maness in Ohio diventa fenomeno social.
Ha solo sei anni, è cieco ma suona al piano Bohemian Rhapsody con la stessa sicurezza di Freddie Mercury. Il piccolo Mozart si chiama Avett Ray Maness, dell’Ohio, che all’età di undici mesi, secondo il racconto della madre, si è trascinato verso il piano e ad orecchio ha cominciato a suonare ‘Twinkle Twinkle Little Star’ (famosa ninnananna inglese).

https://youtu.be/IOrqLME1CFY

Il video mentre suona la famosa canzone dei Queen è diventato virale su social media oltre anche a quello in cui chiede alla madre di mandare ad Adele, la cantautrice britannica di cui è appassionato fan, le sue canzoni. Visto il talento straordinario di Avett sono arrivate le richieste per esibizioni in pubblico. In aprile, ad esempio, suonerà per un evento di raccolta fondi mentre ha già suonato in una scuola dell’Ohio davanti a oltre 900 persone. Il piccolo è nato con retinopatia del prematuro, una malattia vascolare della retina che si manifesta in neonati pretermine. E’ completamente cieco ad un occhio e vede pochissimo dall’altro. E’ costretto a camminare con un bastone e legge in braille.

Fonte : ansa.it

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Abruzzo

TUTTI IN PIAZZA CONTRO IL SURRISCALDAMENTO CLIMATICO

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Domani venerdì 15 marzo, in oltre 1300 diverse località di tutto il mondo, milioni di ragazzi scenderanno in piazza per sollecitare i governi ad agire contro il surriscaldamento climatico. Legambiente lancia 3 appuntamenti in Abruzzo:
– LANCIANO, oer 9.30, Scuola primaria Rocco Carabba
– PESCARA. ore 11.00, area Madonnina con la i ragazzi dell’Istituto Volta, azione ecologica sulla spiaggia con flash mob ‘No petrolizzazione’
– L’AQUILA, ore 13,30, a San Bernardino

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Notizie dal mondo

Venezuela: dagli aiuti umanitari USA al cyberattacco-blackout, è già guerra di nuova generazione e antica ipocrisia

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Le denunce del New York Times e di Forbes sui casi degli aiuti umanitari bruciati e sul blackout, che analizzo qui, attestano che in Venezuela la guerra sia già cominciata e le false notizie dominino incontrastate la costruzione dell’opinione pubblica.

Le guerre di nuova generazione fanno morti come e più di quelle che si combatterono con la clava, la balestra o il fucile Chassepot. Rispetto alla gravità del blackout in Venezuela ai media italiani è piaciuto a scatola chiusa sposare la tesi dell’inettitudine chavista. I chavisti sono per definizione tutti incapaci, sanguinari e corrotti. Sta diventando un tratto tipico della cultura politica italiana quella di non rispettare l’avversario, pensando che irridere e delegittimare corrisponda a cancellare. Tale attitudine impedisce di conoscere e capire, e tradisce la ragion stessa di essere dei media. Al contrario vari media statunitensi hanno preso molto sul serio e considerano credibile che il blackout in Venezuela sia stato causato da un cyberattacco informatico USA. Se così fosse sarebbe affare serio, perché saremmo con ogni evidenza di fronte a un atto di guerra di quelle della cosiddetta quarta generazione. Fossero stati gli hacker russi parleremmo di Terrorismo. Essendo i presunti autori del sabotaggio gli statunitensi, è bene parlare di azioni di guerra nelle quali viene bypassata la forza militare tradizionale per usare azioni di carattere economico, culturale, psicologico, in particolare usando l’informatica.

Un attacco informatico così ben portato e riuscito aggirerebbe infatti il veto brasiliano di una guerra tradizionale, al quale il vice di Trump, Mike Pence ha dovuto chinare il capo. Ma tale attacco indurrebbe a pensare anche, per la prima volta, che Maduro non avrebbe il pieno controllo su una infrastruttura chiave quale quella elettrica. Non è più necessario far saltare un tot di tralicci o avvelenare materialmente gli acquedotti per indurre la popolazione alla disperazione e a ribellarsi contro il “regime”. In genere, in queste situazioni la popolazione sarebbe disperata per antonomasia, ma sarebbe necessario renderla ancor più disperata in omaggio alla teoria dai militari per la quale i bombardamenti (o equivalenti) sulla popolazione civile sarebbero giustificati dall’indurre la popolazione stessa a sollevarsi. È una cosa mai successa dalla Barcellona repubblicana martirizzata dagli italiani, alla Roma fascista colpita dagli Alleati, dal Vietnam comunista alla Serbia di Milosevic ma in ogni conflitto si trova chi è disposto a spergiurare che basti un po’ di disperazione in più dei civili che si pretende di salvare per far trionfare il bene. Ora, nonostante la cosiddetta crisi umanitaria, sembra che qualcuno si sia convinto che i venezuelani non siano ancora sufficientemente disperati. Oggi infatti basterebbero poche righe di codice per spegnere un paese intero e ottenere di più e meglio, in maniera pulita. Quelli che plaudono al regime change saranno contenti, no? Niente bombardamenti, niente stivali sul terreno, stesso risultato. La storia peraltro si ripete, nel 1973 in Cile i sindacati statunitensi finanziarono lo sciopero dei camionisti (che più scioperavano più guadagnavano) che impedì per settimane gli approvvigionamenti, alimentando l’idea di caos contro il governo Allende e prodromico all’11 settembre.

Fin qui ognuno la pensi come gli pare. Ci sono però dettagli che a chi scrive appaiono inesorabilmente repellenti. L’onnipresente – era anche a Cúcuta – Senatore repubblicano Marco Rubio (qui in italiano) “vanta” che il blackout, da lui annunciato – praticamente una rivendicazione – in mondovisione appena tre minuti dopo il suo inizio, avrebbe causato la morte di 80 bambini prematuri in un reparto neonatale a Maracaibo. I media italiani riprendono Rubio senza verifica alcuna, e non hanno alcuna capacità o voglia di collegare l’attivismo del senatore con la semi-rivendicazione del blackout stesso, come se questo fosse un osservatore neutrale. Ma se la presunta morte dei neonati fosse davvero dovuta all’attacco informatico statunitense e non alla leggendaria insipienza chavista, ciò cambierebbe radicalmente la natura delle cose. Sarebbe un giusto prezzo da pagare alla liberazione del Venezuela?

Gli 80 neonati in quell’ospedale dello Zulia sarebbero ufficialmente danni collaterali di una guerra combattuta innanzitutto con l’ipocrisia. Rubio infatti usa la notizia dei neonati morti per rilanciare la necessità di far entrare subito in Venezuela aiuti umanitari. Va per la sua strada Rubio: il Venezuela è un paese in crisi umanitaria e noi dobbiamo fare entrare gli aiuti umanitari. Questa è una guerra umanitaria del bene contro il male, non dimenticate. Se l’uomo nero fa morire i neonati, allora arriverà l’uomo bianco a salvarli.

Peccato per il Senatore Rubio che gli USA non siano esattamente un regime totalitario (non lo è neanche il Venezuela) e vi sia ancora una stampa libera. Proprio ieri il New York Times ha infatti dimostrato inequivocabilmente quanto era chiaro da subito ad ogni persona intellettualmente onesta: gli aiuti di USAID del 23 febbraio furono bruciati ancora in territorio colombiano da uomini di Guaidó perché il circo mediatico internazionale incolpasse Maduro. Cosa che puntualmente accadde. Dall’articolo e dal video qui sopra linkato le prove incontrovertibili che due sabati fa alla frontiera di Cúcuta sia stato organizzata una messa in scena della quale Guaidó, Rubio e il presidente colombiano Duque sono i primi responsabili.

E qui aiuti umanitari e blackout convergono. Gli 80 neonati morti (presunti, speriamo) sono vittime dell’inettitudine criminale chavista o della guerra asimmetrica denunciata da Maduro? Gli aiuti bruciati da Guaidó in Colombia per rafforzare un’intransigenza virtuale di Maduro, a chi vanno addebitati? Il fatto che gli stessi benefattori li abbiano distrutti, non avvalora la tesi di Maduro che fossero un cavallo di Troia? La retorica degli aiuti umanitari (solo in Venezuela, mai ad Haiti, in Honduras o in altri pezzi del Continente almeno altrettanto dolenti) come si concilia con il blackout umanitario e quegli 80 bambini che ci dicono morti come danno collaterale?

Aldo Antonelli

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In Evidenze

FARMACO ANTIBIOTICO RITIRATO A TITOLO CAUTELATIVO DAL MERCATO. ECCO IL LOTTO E INFO

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Un ritiro a scopo cautelativo, specifica la Società Zambon Italia, di
un antibiotico dal mercato. Nello specifico si tratta del lotto n.
358759 prodotto il 06-20018 con scadenza 06/2021 della specialità
medicinale MONURIL, AD OS GRAT 2BUST 3G – AIC 025680024. Il
provvedimento, si è reso necessario a seguito di un test OOS “unknown
impurities” effettuato durante lo studio di stabilità. MONURIL, è
indicato nella prevenzione e nel trattamento di infezioni acute non
complicate delle basse vie urinarie causate da germi sensibili alla
fosfomicina.

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Abruzzo

LEGITTIMA DIFESA : OK DELLA CAMERA. SODDISFAZIONE PER LA LEGA ABRUZZO

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C’è soddisfazione anche per le Lega Abruzzo dopo la notizia che la Camera ha approvato il disegno di legge sulla legittima difesa. Il provvedimento è passato con 373 voti favorevoli, 104 contrari e 2 astenuti. Al voto sono scoppiati gli applausi dei deputati di Forza Italia, Fratelli d’Italia e Lega. Dal 26 marzo il provvedimento passerà al vaglio del Senato per la terza lettura.

Venticinque deputati di M5s non hanno votato la proposta di legge. E’ quanto risulta dai tabulati del voto. I cronisti hanno potuto osservare che un gruppo di deputati pentastellati è rimasto in Transatlantico entrando in aula solo dopo la proclamazione del voto.

Salvini : “diritto per le persone per bene”

Di Maio: “Leale al contratto e si porta avanti e si vota. Non è che ci sia tutto questo entusiasmo nel Movimento”

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Notizie dal mondo

E’ morto Luke Perry, l’attore simbolo degli anni 90 aveva 52 anni

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Luke Perry è deceduto dopo l’ictus che lo ha colpito mercoledì mentre era nella sua casa a Los Angeles nel distretto di Sherman Oaks. Per i medici, le condizioni di ‘Dylan’ erano “devastanti” appena ricoverato. Luke Perry è stato amato in tutto il mondo per aver interpretato Dylan in Beverly Hills 90210, serie cult degli anni ’90.

“Nessuna parola può esprimere cosa il mio cuore stia provando ora dopo aver ascoltato la terribile notizia” ha scritto Ian Ziering sui social, che in Beverly Hills 90210 era Steve Sanders, raccontando il dolore che sta provando per le morte di Luke Perry.

Addio Dylan.

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Calcio

UN ANNO SENZA DAVIDE ASTORI. MARSICANEWS SI UNISCE ALL’APPELLO DEI GENITORI

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I genitori di Davide Astori chiedono a tutti di “non stancarci di ricordarlo”. Sarà impossibile cari genitori di un ragazzo d’altri tempi.

Lealtà, onestà, impegno, sacrificio, solidarietà. Sembrava l’emblema dei valori che il calcio dovrebbe sempre trasmettere. Non è retorica. È pura verità. Chi lo conosceva, chi lo seguiva, non può che confermare.

Purtroppo però, le notizie, quelle più brutte, arrivano sempre quando meno te lo aspetti. Successe così un anno fa, tarda mattinata di una sin lì normale domenica che avrebbe voluto e dovuto parlare solo di calcio. Invece,esattamente un anno fa, il mondo del calcio, anzi dello sport, si sentì subito più solo: “Davide Astori è morto“. Ripeterlo 365 giorni dopo cambia di poco le sensazioni, un misto di dolore, tristezza, rabbia e smarrimento.

I medici hanno spiegato che il capitano della Fiorentina se n’è andato per una “fibrillazione ventricolare da cardiomiopatia aritmogena”, ma sono parole che soddisfano solo la curiosità scientifica, non leniscono certo il dolore. Una patologia subdola, la stessa che aveva colpito anche Morosini e Puerta e che spaventa visto che non guarda in faccia a età o forma fisica

In questo anno abbiamo visto ricordi, dediche, eventi in suo nome anche se non abbiamo visto ciò che volevamo: Davide Astori al comando della Fiorentina e, perché no, ancora in maglia azzurra. Rimangono tante domande, ancor più rimpianti. Il cuore ha tradito un ragazzo poco più che 31enne, ha mandato in cielo anche le maglie numero 13 di Fiorentina e Cagliari, ma ci ha insegnato che i campioni non sono solo quelli dei Palloni d’Oro e delle copertine.

Si può essere campioni anche con l’esempio, quello che raccontano Pioli e la squadra viola ogni giorno che passa, con la semplicità, insita nella compostezza della compagna Francesca nell’affrontare il lutto e nel proteggere la figlia Vittoria, e con la lealtà, quella che gli riconoscono compagni e avversari con le lacrime agli occhi, un anno fa come ieri al 13′ minuto di Atalanta-Fiorentina.

Insomma, si può essere Davide Astori ogni giorno. Anche non facendo i calciatori. Anche rinunciando alle prime pagine. Anche se lui non c’è più. Ma solo così sarà come se fosse ancora con noi.

F.to Mirko Marchione

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Notizie dal mondo

SPAGNA: MANOVRA DA BRIVIDI DI UN CANADAIR TRA I PALAZZI (VIDEO)

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https://video.repubblica.it/mondo/spagna-il-canadair-spunta-tra-i-palazzi-e-sfiora-la-riva-la-manovra-e-mozzafiato/328461/329056https://video.repubblica.it/mondo/spagna-il-canadair-spunta-tra-i-palazzi-e-sfiora-la-riva-la-manovra-e-mozzafiato/328461/329056
Una tranquilla passeggiata sulla famosa spiaggia di La Concha a San Sebastian in Spagna, ha riservato qualche brivido alle persone che si trovavamo sul litorale. Mentre era impegnato in un’operazione per spegnere un vasto incendio Lesaka, in Navarra, un idrovolante dalla base aerea militare di Torrejon de Ardoz (Madrid), ha fatto rifornimento proprio davanti alla riva. Prima di toccare l’acqua per riempire i serbatoi, il velivolo ha sfiorato i palazzi lasciando di stucco i passanti. Le autorità hanno confermato che l’operazione era stata pianificata, ma lo stesso sindaco di San Sebastian ha manifestato sui social la sua sorpresa per la manovra rischiosa. Pare che di solito si scelga di prelevare l’acqua in prossimità della baia per evitare che, planando più a largo, gli idrovolanti possano avere problemi con le onde in caso di mare agitato.

Fonte articolo : LA Repubblica

Fonte video : Instagram/ejercitodelaire

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