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Sanità

Piccoli ospedali insicuri e con i tempi lunghi

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Gli ospedali insicuri sono quelli dove si opera poco e dove i pazienti, secondo anche le stesse società scientifiche dei medici, non vengono seguiti bene. A queste conclusioni – alle quali è arrivato il Programma nazionale esiti (Pne) riferito al 2013 e sviluppato dall’Agenzia nazionale per i servizi sanitari (Agenas) per conto del ministero della Salute – non sfugge l’Abruzzo. Che relativamente a due indicatori, che ben identificano l’organizzazione degli ospedali, deve indossare la “maglia nera”. Il primo indicatore torna a premere il tasto dolente sui punti nascita che effettuano meno di 500 parti l’anno: 4, secondo il ministero (così come ripreso dalla Regione) quelli che in Abruzzo dovevano essere già chiusi (Sulmona, Ortona, Penne e Atri). Il secondo indicatore riguarda invece le fratture del femore, la proporzione di pazienti sopra i 65 anni operati entro due giorni . Ebbene in questa graduatoria spunta il penultimo posto dell’ospedale San Camillo De Lellis di Atessa, dove su un totale di 85 casi solo il 10,26% è stato affrontato secondo tempi e modalità di efficienza e contro la media nazionale del 45,7%. In linea più generale sono ancora numerose le strutture che non rispettano gli standard minimi di sicurezza, intesi come il numero minimi di prestazioni al di sotto dei quali, è stato dimostrato, i pazienti rischiano di più. Una forte disomogeneità di risultati tra le regioni, ma soprattutto dentro le singole regioni dove “pesano” gli ospedali più piccoli e dove si fanno meno operazioni. “Mi spiace che ci sia questa classifica negativa ad Atessa per il basso numero di operazioni al femore nei tempi previsti dal protocollo, ossia 48 ore dopo la frattura. Ma sono dati che restano sulla carta perché da gennaio 2014 gli interventi al femore non si fanno più ad Atessa, ma sono stati trasferiti al Renzetti di Lanciano».

Così il direttore dell’unità di ortopedia e traumatologia del San Camillo di Atessa e del Renzetti di Lanciano, Anselmo De Laurentiis, commenta la classifica del ministero della Salute. Un dato che conferma quanto i piccoli ospedali come Atessa, facciano fatica a reggere i grandi numeri. Tanto che la Asl Lanciano-Vasto-Chieti sta già specializzando il presidio – in cui ha operato per anni l’ex assessore regionale Gigi De Fanis, ortopedico – nella week e day surgery. Ad Atessa confluiscono i piccoli interventi programmati che portano il paziente a stare in reparto dal lunedì al venerdì al massimo. Il sabato e la domenica il reparto si svuota, è chiuso. «Oggi i reparti di ortopedia di Lanciano e Atessa sono uniti», spiega De Laurentiis «anche se hanno percorsi diversi. Ad esempio ad Atessa si fanno gli interventi programmati che a Lanciano hanno lunghi tempi di attesa, mentre il femore si opera solo al Renzetti. Dove si corre il rischio, visto il gran numero di fratture e i pochi medici a disposizione, che i tempi di risposta per le operazioni si allunghino di molto». Per fare in modo che si operi in tempi brevi, la Asl ha anche stilato un “percorso femore” che prevede interventi in 48 ore. »Ma applicarlo richiede risorse, soprattutto umane, che non ci sono», riprende De Laurentiis: «Questo percorso, tra le tante cose, ad esempio prevede che tutti gli accertamenti-esami del sangue, torace, ecocardiogramma, che, sempre per mancanza di medici, non si ottiene in tempi brevi- li faccia il Pronto soccorso, in modo che poi si possa andare in sala operatoria. Ma, senza risorse, senza medici, non è applicabile». Tra Lanciano e Atessa sono in 9 a coprire due reparti di ortopedia, tre turni e la reperibilità per ogni reparto. A Vasto sono in 7 per una unità.

Abruzzo

SPERIMENTAZIONE 5G: 3 COMUNI MARSICANI TRA LE CAVIE (IGNARE). I RISCHI PER LA SALUTE

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La notizia è che 120 piccoli comuni d’Italia (oltre ad alcune “smart cities”: Milano, Prato, L’Aquila, Matera e Bari, cui si aggiungono Roma e Torino, dove erano già state avviate altre prove tecniche) saranno i primi sperimentatori dell’esposizione della popolazione alle tre bande della tecnologia 5G, una rete wireless di nuova generazione (ribattezzata “l’internet delle cose“) che renderà possibile le connessioni mobili superveloci: antenne, modem che verranno implementati sugli smartphone, base station che sui tetti diffonderanno il segnale.

Non è fantascienza ma realtà. E non è solo un fatto di velocità di connessione ma un passo avanti della tecnologia applicata alle comunicazioni che potrebbe permettere di superare le prestazioni dell’attuale ADSL e favorire l’utilizzo di servizi di streaming (video in particolare) soppiantando le connessioni in fibra. Potremo così giocare online senza la necessità di disporre di macchine potenti, essere sempre connessi senza più passare continuamente da Wi-Fi a rete mobile, videosorvegliare, guidare droni o auto senza conducente, leggere i sensori dei cassonetti dell’immondizia per sapere quando svuotarli, telecomandare i robot senza bisogno di cavi, consentire ai medici di curare un paziente anche a distanza, indicare i prodotti scaduti presenti nei nostri frigoriferi, permettere ai nostri orti di richiedere di essere annaffiati e chissà che altro.

Tecnologia al servizio dell’uomo.

Ma senza rischi?

Il 5G viaggerà su frequenze altissime e mai usate finora, fino a 27,5 GHz (mentre con il 4G si arriva al massimo a 2,6 GHz): un’energia 11 volte superiore, ma che ha una “durata” di viaggio limitata. Queste onde vengono infatti facilmente assorbite dal terreno e sono “riflettenti”, non attraversano i palazzi. Per poter connettere tra loro fino a un milione di oggetti per chilometro quadrato, bisognerà installare migliaia di piccole antenne che rilanceranno il segnale proveniente da un’antenna base più grande.
L’esposizione umana alle onde elettromagnetiche aumenterà così in modo esponenziale e i rischi per la salute aumenteranno altrettanto esponenzialmente, favorendo la possibile alterazione del funzionamento delle cellule: la prestigiosa rivista scientifica Lancet ha presentato uno studio importante che dimostra gli effetti biologici e sulla salute causati dall’esposizione dell’uomo ai campi elettromagnetici con un aumento “statisticamente rilevante” del numero dei tumori, rarissimi schwannomi, al cervello e al cuore.
A queste conclusioni è arrivato anche l’Istituto Ramazzini di Bologna.

Più di 180 scienziati e medici provenienti da 37 paesi hanno da tempo diffuso un appello per avvertire dei potenziali gravi effetti del 5G sulla salute umana e richiesto una moratoria: fermiamo lo sviluppo del 5G finché gli scienziati indipendenti non potranno garantire che 5G e il livello totale di radiazioni causati da RF-EMF (5G insieme a 2G, 3G, 4G e WiFi) non siano dannosi ai cittadini dell’UE, in particolare a neonati, bambini e donne in gravidanza, nonché all’ambiente.
La preoccupazione tra i cittadini sta crescendo e la neonata “Alleanza nazionale STOP 5G” ha organizzato lo scorso 2 marzo a Vicovaro (Roma) il primo meeting nazionale per sensibilizzare l’opinione pubblica sul problema e chiedere con forza una moratoria.

A fronte dei rischi, occorre registrare un’ulteriore situazione particolarmente sorprendente: molti dei 120 comuni selezionati a far da “cavie” non ne sanno nulla.

Se pensate che sia utile una vostra azione formale nei confronti di tutti i Sindaci dei comuni abruzzesi e marsicani compresi nell’elenco, è questo il momento di farlo.

Questo l’elenco dei comuni abruzzesi :

1 Gagliano Aterno L’Aquila
2 Civita d’Antino L’Aquila
3 Morino L’Aquila
4 Castiglione a Casauria Pescara
5 Brittoli Pescara
6 Canistro L’Aquila
7 Introdacqua L’Aquila
8 Barete L’Aquila
9 Tossicia Teramo
10 Montebello di Bertona Pescara
11 Fresagrandinaria Chieti

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Abruzzo

L’AQUILA, CHIRURGIA: 2018 DA RECORD: 881 INTERVENTI IN PIU’

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Effetti virtuosi: mobilità attiva, nuove tecnologie e giovani talenti approdati alla Asl da regioni del Nord.

PER LA FINE DELL’ANNO CORRENTE SI VA VERSO LA SOGLIA DELLE 12.000 OPERAZIONI

L’ACQUISTO DEL ROBOT DA VINCI E ATTIVAZIONE DELL’ORTOPEDIA UNIVERSITARIA ALLA BASE DEI RISULTATI DOVUTI A UN PROGETTO AVVIATO 3 ANNI FA.

IL SALUTO DI TORDERA ALLA SCADENZA DEL MANDATO: “SI PROSEGUA SU QUESTA STRADA, SENZA CAMPANILISMI”
“GRAZIE A CHI HA COLLABORATO CON ME: 3 ANNI DI DURO LAVORO E UNA GRANDE ESPERIENZA UMANA E PROFESSIONALE”

AQUILA – Eccezionale performance, nel 2018, della chirurgia dell’ospedale di l’Aquila che ha eseguito 881 interventi in più rispetto all’anno precedente. Un forte incremento, che ha riportato il San Salvatore sulla scena della sanità che conta, capace di far impennare la mobilità attiva (utenza da fuori), reperire nuovi talenti del bisturi (da altre regioni) e attivare nuove, importanti tecnologie. Gli 881 interventi in più del 2018 riguardano sia la chirurgia ordinaria sia il day surgery (operazioni con un giorno di ricovero) e costituiscono il frutto di un progetto avviato 3 anni fa dalla direzione. In virtù dell’aumento dell’attività dell’anno scorso il numero di interventi complessivi, a fine 2019, potrebbe avvicinarsi alla soglia dei 12.000, tenendo conto che l’ospedale viaggia sulle 11.000 operazioni l’anno. Tre i pilastri di questo investimento: l’acquisto del robot chirurgico da Vinci, la riorganizzazione del blocco operatorio e l’attivazione dell’ortopedia universitaria. Col robot, il cui acquisto fu caldeggiato oltre un anno fa dal dr. Luigi Di Clemente, direttore di urologia, nel 2018 sono stati effettuati 240 interventi con modalità che hanno spostato in alto il livello della qualità e della sicurezza. Il braccio meccanico, utilizzato in sala operatoria, ha infatti permesso di eseguire operazioni di grande precisione molto complesse (tra cui la chirurgia addominale e d’ urgenza) e, soprattutto, col minimo tasso di invasività che porta a minore sofferenza e a degenze più brevi. La chirurgia robotica, oltre a richiamare utenti da altre regioni, ha avuto l’effetto di attirare nuovi, giovani chirurghi nell’orbita della Asl, due dei quali provenienti da Regioni del nord. L’altro filone che ha ridato smalto e grande slancio al settore è stato la chirurgia ortopedica universitaria, diretta dal prof. Vittorio Calvisi che, affiancato dal prof. Giandomenico Logroscino (proveniente dall’Università Cattolica Sacro Cuore di Roma) ha effettuato, nel primo anno di attività, 500 interventi. La forte accelerazione dell’attività operatoria, che ha riguardato in particolare la neurochirurgia, diretta dal dr. Alessandro Ricci e la chirurgia epato-bilio-pancreatica, diretta dal dr. Roberto Vicentini, si inquadra all’interno dell’azione svolta dalla task force del blocco chirurgico, istituito col supporto della direzione sanitaria di presidio, diretta dalla dr.ssa Giovanna Micolucci. Un gruppo di lavoro che ha riportato tra i chirurghi, dopo anni di tensioni interne, un clima di collaborazione e di fiducia, a cui molto hanno contribuito il reparto di anestesia e rianimazione, diretto dal prof. Franco Marinangeli, e il servizio infermieristico.
“Alla scadenza del mio mandato”, dichiara il manager Rinaldo Tordera, “esprimo l’auspicio che chi guiderà la Asl dopo di me possa portare avanti il lavoro svolto, superando i campanilismi tra i singoli ospedali, continuando gli investimenti e proseguendo nell’opera di risanamento del bilancio intrapresa in questi ultimi anni. Ringrazio tutti i dipendenti della Asl e in particolare la squadra dei miei più stretti collaboratori per l’impegno profuso. Sono stati 3 anni di duro lavoro all’interno di una grande esperienza umana e professionale”

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Abruzzo

LANCIANO: BIMBA DI 8 ANNI SI SVEGLIA DAL COMA : “NON SMETTETE MAI DI LOTTARE” (VIDEO)

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Diventa virale il video della piccola lancianese che lotta contro una malattia rara La gioia del papà: dopo aver sentito la musica della mamma è tornata alla vita.

https://youmedia.fanpage.it/video/aa/XH6cR-Sw9KuxdIJThttps://youmedia.fanpage.it/video/aa/XH6cR-Sw9KuxdIJT
Ha aperto gli occhi e ha sorriso vedendo i genitori Serena e Filippo. Elisabetta ce l’ha fatta. Un’altra volta, l’ennesima volta ha riabbracciato la vita, a cui si aggrappa con tutte le sue forze da 8 anni.
Ha solo 8 anni infatti la bimba lancianese che lotta contro una malattia rara che anziché abbatterla l’ha resa una guerriera.
Con lei ci sono i genitori, le sorelle, i compagni di classe, la parrocchia di Sant’Antonio e una città intera. A raccontare il suo risveglio dal coma dopo un mese, che sa di miracolo, sono i genitori e un video che su Fanpage è stato visto migliaia di volte. Un video che è un messaggio di speranza e un inno alla vita. Un risveglio avvenuto dopo che la mamma Serena, ballerina, aveva danzato nell’ospedale di Ancona dove è ricoverata la bimba, con l’ex ballerino di Amici Ivan Cottini, affetto da sla. «Un caso, una coincidenza», commenta il papà Filippo, scenografo, «mia moglie Serena e Ivan stavano lavorando ad un videoclip di beneficenza con il comitato genitori dei bambini cardiopatici Torrette di Ancona. Ma Serena lo aveva avvisato che si fermava perché Elisabetta era in coma. Ivan allora le ha voluto fare una sorpresa. Si è presentato in ospedale per ridarle un sorriso grazie alla danza e hanno ballato emozionando tutti. Appena rientrata in stanza la sorpresa più grande: il cuore di Elisabetta aveva ricominciato a battere regolarmente e dopo un po’ lei è uscita dal coma lasciando increduli persino i medici».
Era in coma dal 1° febbraio, dopo un interminabile intervento al cuore. L’ennesimo, perché la piccola, affetta dalla sindrome di George che colpisce un bambino su quattromila, e una cardiopatia rara congenita aveva già subito altri 7 interventi. «I primi sei nel primo anno e mezzo di vita», riprende il papà, «che abbiamo vissuto qui all’ospedale di Ancora. Il 31 gennaio è stata sottoposta al nuovo intervento a cuore aperto: 36 ore interminabili ore di operazione con problemi infiniti e la sua piccola vita appesa ad un filo. Noi lì come sempre a sperare, pregare. Poi la sorpresa a Serena, la danza e il risveglio di Elisabetta e un recupero che i medici stentano a spiegare, anche se è ancora in terapia intensiva e i problemi non sono tutti risolti».
Elisabetta però lotta, non vuole saperne di stare allungata, si vuole sedere – cosa estremamente difficile da fare dopo quello che ha passato – guarda i disegni dei compagni di classe. È debilitata, scioccata, ma nonostante tutto, sorride alla vita.
«Lei è speciale», riprende il papà, «prima di entrare in sala operatoria ha indossato una maglietta con su scritto “buon lavoro a tutti”, ai medici che l’hanno operata. Viviamo giorno per giorno. Ci addormentiamo nella speranza che ci sia un domani, con le sue difficoltà, ma che ci sia. Ti confronti con altri genitori che sono qui, nel reparto di cardiochirurgia pediatrica diretto da Marco Pozzi, ti aggrappi alla speranza, alla fede, alla scienza e alla ricerca che va sostenuta. Grazie alla ricerca anche Elisabetta magari potrà ritardare gli interventi che dovrà fare e vivere meglio. Ai genitori che hanno figli malati vogliamo dire di non arrendersi, di continuare a sperare. La malattia di un figlio ti toglie il respiro, ti cambia il sorriso e ti spegne gli occhi ma il tuo cuore batte anche per quello del tuo guerriero, se serve. E quando tutto sembra essere perduto, la vita ti stupisce».

Fonte articolo: ilcentro.it

Fonte video : fanpage.it

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Altri articoli

IL DISTROFICO FELICE GRAZIE A DIO

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Evento: domenica 17 marzo alle 17

Marco Solimeo sarà ad Avezzano
e presenterà il suo libro Il distrofico felice grazie a Dio
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Insieme al vescovo dei Marsi, monsignor Pietro Santoro, un pomeriggio di confronto sui temi legati alla vita, al dolore, alla malattia
,alla forza e all’amore, che alla fine è quello che vince su tutto.

Tutta la cittadinanza è invitata a partecipare.

Diocesi di Avezzano

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Abruzzo

L’AQUILA: MACCHINARIO ALL’AVANGUARDIA (IN ABRUZZO SOLO AL SAN SALVATORE)  CHE EVITA LA  CADUTA DEI CAPELLI NEI PAZIENTI CHE FANNO CHEMIOTERAPIA

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MERCOLEDI’ 13 MARZO, ALLE ORE 11.00 , CONFERENZA STAMPA IN OSPEDALE

Un macchinario, di cui in Abruzzo dispone solo L’Aquila e che è presente in pochi ospedali italiani, che evita la caduta dei capelli nei pazienti oncologici sottoposti a chemioterapia, con importanti risvolti non solo sul piano estetico ma soprattutto sul quello psicologico. Il macchinario verrà presentato nel corso della conferenza stampa fissata mercoledì 13 marzo alle ore 11.00 all’ospedale di L’Aquila, nella sala Dal Brollo.
Saranno presenti il manager della Asl, Rinaldo Tordera, il prof. Corrado Ficorella direttore di oncologia, insieme alla dr.ssa Katia Cannita, il prof. Carlo Maschiocchi prorettore dell’Università e il vice sindaco Guido Liris.

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In Evidenze

FARMACO ANTIBIOTICO RITIRATO A TITOLO CAUTELATIVO DAL MERCATO. ECCO IL LOTTO E INFO

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Un ritiro a scopo cautelativo, specifica la Società Zambon Italia, di
un antibiotico dal mercato. Nello specifico si tratta del lotto n.
358759 prodotto il 06-20018 con scadenza 06/2021 della specialità
medicinale MONURIL, AD OS GRAT 2BUST 3G – AIC 025680024. Il
provvedimento, si è reso necessario a seguito di un test OOS “unknown
impurities” effettuato durante lo studio di stabilità. MONURIL, è
indicato nella prevenzione e nel trattamento di infezioni acute non
complicate delle basse vie urinarie causate da germi sensibili alla
fosfomicina.

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Abruzzo

ASL1 – La confusa situazione dei lavoratori delle manutenzioni degli immobili

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Poiché la salute del servizio sanitario della nostra provincia passa anche per la corretta e efficiente manutenzione degli immobili e poiché ciascuno di noi contribuisce attravero il versamento delle tasse a sostenere l’intero servizio sanitario, è opportuno che a tutti sia chiaro cosa succede anche sul fronte della manutenzione degli immobili della ASL1 di L’Aquila-Avezzano-Sulmona.
Solo negli ultimi 8 mesi è accaduto che i circa 90 lavoratori addetti alle manutenzioni degli impianti elettrici, di riscaldamento, degli ascensori e alle lavorazioni edili all’interno della ASL1, dipendenti di aziende appaltatrici, pur continuando a fare il lavoro che svolgono da almeno 15 anni a questa parte, hanno dovuto subire: licenziamento con mancato pagamento del TFR, riassunzione non per tutti e a condizioni contrattuali diverse, per alcuni trasformazione del contratto da full time a part-time, azzeramento dell’anzianità di servizio, per circa 30 persone mancato pagamento dello stipendio da parte del datore di lavoro e nuovo giro di licenziamento e riassunzione da parte di altra società con ulteriore cambio di contratto…
Un caos totale che oltretutto traguarda i lavoratori solamente fino al 31 marzo 2019, giorno di scadenza degli appalti in essere per le manutenzioni.
Ciò che accadrà il giorno dopo, a oggi non è dato sapere!

Ci si trova a dover constatare che in un settore come quello delle manutenzioni degli immobili del servizio sanitario che più stabile non potrebbe essere, regna una tale incertezza che solo grazie all’esperienza e alla professionalità dei lavoratori non si tramuta in disservizio per gli utenti.

E così, nonostante nulla sia cambiato nello svolgimento quotidiano della loro attività, questi lavoratori si trovano a subire un danno morale e materiale che li costringe a non poter programmare con serenità la vita delle loro famiglie a causa dell’instabilità del posto di lavoro.

Tenuto conto degli impegni assunti dalla ASL1 anche attraverso la sottoscrizione del verbale di riunione del 28 gennaio 2019, chi è chiamato a decidere assuma al più presto su di sé la responsabilità di mettere ordine in questa situazione, per rispetto e nell’interesse dei lavoratori coinvolti e di tutti gli utenti degli ospedali della nostra provincia

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