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Abruzzo

Perché i bancari scioperano venerdì 30 gennaio?

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Le Organizzazioni sindacali dei lavoratori bancari, Fabi, Fiba Cisl, Fisac Cgil, Uilca, Dircredito, Ugl Credito, Sinfub e Unisin, hanno presentato le loro ragioni dello sciopero nazionale in una lettera indirizzata al Presidente del Consiglio dei Ministri della Repubblica Italiana Dr. Matteo Renzi, al Presidente della Associazione Bancaria Italiana – ABI Dr. Antonio Patuelli, al Presidente di Federazione Italiana delle Banche di Credito Cooperativo/Casse – Federcasse Dr. Alessandro Azzi.
Illustrissimi Presidenti,
Dal 2008 ad oggi il nostro Paese ha progressivamente perso competitività, risentendo della recessione economica in modo grave e diffuso. La produttività è calata del 25% circa e il PIL, in 7 anni, ha avuto un decremento di 4,5 punti. L’occupazione è scesa vertiginosamente e ed il tasso di disoccupazione, che non tiene conto degli ormai tantissimi “scoraggiati” che hanno rinunciato a cercare un lavoro, ha superato livelli mai sfiorati nella storia passata (13%), in particolare per quanto riguarda i giovani (43%), che, mentre vedono sempre più lontano, precario e dequalificato il loro ingresso nel mondo del lavoro, maturano già adesso le condizioni per una vecchiaia priva di sufficienti mezzi di sostentamento. Le disparità sociali sono via, via aumentate in questi anni di crisi e ad oggi la situazione di iniquità distributiva, che vede il 50% delle ricchezze concentrate nelle mani del 10% della popolazione, appare socialmente patologica ed economicamente improduttiva, tanto che anche Papa Francesco è intervenuto sul tema affermando che “non possiamo non riconoscere una grave crescita della povertà relativa, cioè di diseguaglianze tra persone e gruppi che convivono in una determinata regione o in un determinato contesto storico-culturale” per cui si rendono necessarie “politiche che servano ad attenuare una eccessiva sperequazione del reddito”. In questo contesto il sistema bancario nazionale potrebbe e dovrebbe svolgere un ruolo determinante ed esemplare per il rilancio dell’economia nel Paese, la ripresa dell’occupazione, la sostenibilità dello sviluppo. Ci sembra perciò miope e irresponsabile la scelta operata da ABI e da Federcasse di rinunciare intenzionalmente all’unità del sistema, abiurando una storia ventennale di concertazione virtuosa, nel corso della quale è stato possibile, con l’apporto responsabile delle parti sociali, riformare e modernizzare profondamente il sistema bancario italiano, proteggendolo da possibili nuovi colonialismi finanziari, orientandolo a comportamenti meno spregiudicati di quelli che, anche in Paesi a noi vicini, hanno costretto le finanze pubbliche farsi carico di interventi pesantissimi e, infine, evitando che le riorganizzazioni e le ristrutturazioni delle aziende causassero costi gravosi per i cittadini e per i lavoratori.
Siamo stati, in questi anni, protagonisti di scelte contrattuali e sociali che hanno innovato profondamente, oltre alla contrattazione di settore, i sistemi di welfare privato, sussidiari di quelli pubblici, a partire dalle casse sanitarie e dai fondi pensione, per arrivare ai fondi di solidarietà, che hanno consentito, senza alcun onere per la collettività di esodare anticipatamente circa 68.000 lavoratori, favorendo, quando possibile, anche un significativo ricambio generazionale, e, recentemente, al fondo per l’occupazione, che ha dato sostegno, negli ultimi due anni, ad oltre 9000 assunzioni a tempo indeterminato.
Lo sviluppo delle relazioni industriali nel settore è stato costantemente un modello di riferimento per la contrattazione nelle altre categorie e, perfino, per le leggi di questo Paese, eppure ci troviamo oggi a fronteggiare proprio la scelta unilaterale dell’ABI e di Federcasse di cancellare il sistema di relazioni che aveva reso possibile tutto ciò, operata attraverso la disdetta e la disapplicazione del Contratto Nazionale. Lasciare tutti i bancari senza un contratto, alla mercé delle diverse spinte che ne potranno motivare l’operato in assenza di regole e tutele, non solo costituisce un affronto e uno smacco nei confronti della storia e degli interessi reali della categoria, ma, cosa più grave, espone il Paese al rischio di un impoverimento della capacità delle banche di offrire alla cittadinanza un’operatività coerente con i principi costituzionali, eretti, fra gli altri, a fondamenta della vita del Paese, Cosa ne sarà, ad esempio, della formazione professionale del personale, in assenza di previsioni normative che già oggi, spesso, le banche facevano fatica a rispettare pur essendovi obbligate?
Cancellando le declaratorie, quale deontologia potrà essere pretesa nei confronti del lavoratore, privato di qualunque tutela professionale e costretto a correlare il proprio reddito solo a risultati quantitativi e non più alla qualità delle proprie competenze ed esperienze professionali? E quanto sopra, come si concilierà con il dettato degli articoli 35 (formazione ed elevazione professionale dei lavoratori), 36 (diritto ad una retribuzione che garantisca condizioni di vita dignitose), 41 (contrasto tra l’attività di libera impresa e l’utilità sociale) e 47 (tutela del risparmio e del credito) della Costituzione della Repubblica Italiana?
I Sindacati del settore, dimostrando di non aver mai smarrita la via della responsabilità, avevano affrontato la fase dei rinnovi contrattuali, seppure schiaffeggiati da una prima proditoria disdetta anticipata da parte di ABI a settembre del 2013, poi emulata anche da Federcasse, con proposte di discussione attorno al modello, o meglio ai modelli, di cui il sistema bancario nazionale avrebbe potuto e dovuto dotarsi per affrontare le difficili sfide che lo attendevano e che ancora lo attendono.
Chiedevamo alle banche, come già avevamo fatto con maggior successo in altre epoche, di affrontare insieme i nodi strutturali del sistema, per provare a garantire la salute delle aziende, uno sviluppo economico sostenibile per l’Italia e la salvaguardia dell’occupazione e degli occupati delle banche.
La risposta dei banchieri è stata lapidaria: “Non ci interessa essere sistema”.
È una risposta che ha, per i lavoratori che rappresentiamo e per il Paese tutto, dei risvolti drammatici, anzi tragici. Un Paese che si privi del proprio “sistema bancario” e lo indirizzi ad essere solo un “settore di aziende tra loro concorrenti”, un Paese in cui le banche perdano la propria vocazione principale di servizio allo sviluppo economico ed alla tutela del risparmio e si orientino a considerare il denaro 3 al pari di una qualunque commodity, dalla cui “compravendita” ricavare il massimo lucro, un Paese siffatto è un Paese che ha rinunciato a promuovere autonomamente il proprio sviluppo e che si appresta a divenire colonia di altrui interessi.
In questo contesto, Illustrissimo Presidente del Consiglio, ci permettiamo di sollevare tutte le nostre riserve nei confronti del provvedimento di riforma delle Banche Popolari, non solo perché non riusciamo a capire quali siano i motivi di urgenza che impediscono un ordinario iter parlamentare in cui approfondire meglio opportunità e rischi del percorso avviato; non solo per i dati ampiamente verificati e pubblicati in questi giorni circa l’effettivo maggior contributo delle Popolari all’economia reale del Paese rispetto alle concorrenti SPA, non solo perché esse rappresentano un esempio, quasi sempre, molto virtuoso di democrazia economica realmente praticata, ma, infine, per l’inevitabile rischio che aziende, che costituiscono il principale riferimento per le famiglie e per le piccole e medie imprese italiane cadano nelle mani di quei colossi bancari internazionali che, negli anni, anche in questi ultimi, hanno dato prova di totale insensibilità sociale, concentrando, diversamente dal sistema bancario italiano, i propri interessi su attività di finanza speculativa e predatoria.
E ci domandiamo, se così accadesse, quale sarebbe l’ulteriore tributo che i lavoratori di queste banche dovrebbero pagare, dopo quelli innumerevoli già pagati alla crisi, in termini di numero degli occupati, di esternalizzazioni e di tutele contrattuali. Illustrissimi Presidenti, Vi chiediamo, accumunandoVi nell’indirizzarVi questa lettera aperta, ognuno per la propria eminente responsabilità, di farVi carico di evitare una rottura senza precedenti nelle relazioni industriali del nostro Paese.
Siamo coscienti di come gli anni della crisi abbiamo messo a dura prova il sistema delle relazioni industriali nel Paese, a partire dal blocco salariale dei lavoratori del Pubblico Impiego dei quali abbiamo condiviso disagio e mobilitazioni.
Noi non crediamo, però, che la soluzione dei problemi economici che stiamo attraversando possa essere trovata riducendo costantemente la remunerazione relativa del lavoro e diminuendone le tutele attraverso l’abbandono della contrattazione nazionale. Se ciò avvenisse nel settore bancario, sarebbe la prima volta dal dopoguerra in cui un’intera categoria di lavoratori potrebbe essere privata del proprio contratto di lavoro, insostituibile “carta costituzionale” del rapporto con le parti datoriali. Sono le lavoratrici ed i lavoratori a cui ognuno di noi affida la gestione dei propri risparmi, la speranza di acquistare una casa per la propria famiglia, la ricerca di un sostegno alla propria attività produttiva o professionale…
Si tratta di lavoratrici e lavoratori che hanno sempre contribuito, con lealtà, onestà, professionalità, deontologia e straordinaria disponibilità ad accettare cambiamenti e innovazioni, alla crescita ed al sostegno del Paese. Disconoscere ad essi i meriti della loro storia, pretendendo il taglio di tutele fondamentali, finalizzato peraltro a produrre risparmi insignificanti rispetto ai reali problemi delle banche, che non sono da ricercare nel costo del lavoro, è strumentale a generare le condizioni di un’insanabile rottura, prodromica a rinnegare, insieme ai Contratti Nazionali, l’idea di “sistema bancario al servizio del Paese” per cui da sempre ci siamo battuti.
E ci domandiamo anche, come possa essere sostenibile che, a fronte degli ennesimi tagli pretesi alle retribuzioni presenti e future di tanti lavoratrici e lavoratori, si possa tollerare, a tutti i livelli, il perdurare di incessanti dinamiche di crescita retributiva dei top manager, per altro mai chiamati a rispondere realmente del proprio operato, anche quando questo si dimostra rovinoso per le aziende condotte.
Ci pare proprio di poter dire che questa dicotomia, tra la pretesa di tagliare retribuzioni sempre più prossime ad essere appena sufficienti a garantire la dignità della persona e quella di mantenere o irrobustire situazioni di irragionevole privilegio, sia, non solo simbolicamente, rappresentativa di quanto richiamato dalle parole di Papa Francesco e di quelle disuguaglianze che ormai, anche una gran parte degli economisti, riconoscono come causa del perdurare della crisi. Il 30 gennaio, dopo decenni di pace sociale, mantenuta pur nelle difficoltà imposte dai continui cambiamenti, le lavoratrici ed i lavoratori bancari sciopereranno per la seconda volta in poco più di un anno e manifesteranno compatti per la difesa dei loro diritti, delle loro tutele e del loro essere categoria, per dare una possibilità di lavoro dignitoso a chi oggi lo sta ancora cercando, per garantire al Paese un sistema bancario al servizio degli interessi dei cittadini e delle imprese. Auspichiamo che il Vostro saggio e autorevole intervento possa contribuire a recuperare ciò che oggi sembra perduto, per il lavoro, per le imprese, per l’Italia.
A scioperare, per tutta la giornata, saranno i 309mila dipendenti delle aziende del credito, compresi gli apprendisti e i lavoratori con contratto a tempo determinato e d’inserimento. Si svolgeranno quattro manifestazioni nazionali di protesta a Milano, Roma, Palermo e Ravenna. I lavoratori bancari dell’Abruzzo parteciperanno al sit in in Piazza dell’Esquilino, davanti alla Basilica di S. Maria Maggiore, a Roma dove alle ore 11:00 si svolgerà un comizio del Segretario generale della FIBA CISL, Giulio Romani e del Segretario generale della UIL, Carmelo Barbagallo.

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Abruzzo

Il Maestro Riccardo Muti parla di Napoli tramite due Abruzzesi

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Napoli: Il Maestro Riccardo Muti, nella tarda mattinata di ieri, insieme ad alcuni Cantati lirici impegnati nella produzione Mozartiana al San Carlo ha incontrato i ragazzi del carcere minorile di Nisida.
Il Maestro durante l’incontro ha trattato diversi argomenti; uno di questi è stato spiegare ai giovani di come si possa parlare di una grande città come Napoli attraverso la Musica; il grande Direttore, però, questa volta per parlare della sua amata Napoli non ha utilizzato le “solite” arie di musica napoletana, ma ha scelto un aria da Camera scritta dal Pescarese Gabriele D’Annunzio e musicata dal compositore di Ortona a Mare, Francesco Paolo Tosti; entrambi Abruzzesi; in titolata ” A vucchella” tradotta in ” la boccuccia”.
In riferimento a quest’aria il Maestro Muti ha fatto notare l’ottima rappresentazione del carattere tipico napoletano, con una scrittura molto partenopea e frivola ma allo stesso tempo, passionale e armoniosa. Inoltre si è soffermato sull’importanza dell’espressione musicale e sulla grande libertà espressiva che si può avere rispettando, però, i parametri scritti dall’autore.
Sul testo e su dove sia nata quest’aria ci sono molte dicerie a riguardo; si dice, che, sia stata scritta nel caffè “Gambrinus” in piazza Plebiscito difronte il teatro San Carlo, e che Gabriele D’Annunzio abbia preso ispirazione da una ragazza napoletana che era seduta li mentre sorseggiava un caffè.
Attualmente il Maestro Riccardo Muti, che torna a Napoli dopo 34 anni dall’ultima opera, sta concludendo gli ultimi giorni di prova del “Così fan tutte”, uno dei più grandi capolavori Mozartiani, sotto la regia di sua figlia Chiara Muti con un cast stellare.
Direttore | Riccardo Muti
Maestro del Coro | Gea Garatti
Regia | Chiara Muti
Scene | Leila Fteita
Costumi | Alessandro Lai
Luci | Vincent Longuemare
Interpreti:
Fiordiligi, Maria Bengtsson; Dorabella, Paola Gardina; Guglielmo, Alessio Arduini; Ferrando, Pavel Kolgatin; Despina, Emmanuelle de Negri; Don Alfonso, Marco Filippo Romano.
Aleandro Mariani
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Vaccino antinfluenzale gratuito per i donatori di sangue, ecco dove e quando

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AvezzanoVaccino antinfluenzale gratuito per tutti i donatori periodici della Asl1 che abbiano donato almeno una volta negli ultimi due mesi. E’ possibile vaccinarsi presso i centri di riferimento delle Asl di appartenenza presentando documenti e tessera Avis aggiornata. Ecco tutti gli ambulatori della Asl Avezzano-Sulmona-L’Aquila , con date e orari di apertura, in cui è possibile vaccinarsi.

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Provincia

Frana al casello di Pescina: lavori in corso, presto la revoca delle limitazioni

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Pescina – Lo scorso ottobre la Provincia dell’Aquila aveva avviato i lavori di ripristino del versante di frana con la costruzione di un muro di sostegno del corpo stradale in corrispondenza del km 2+050 della SP 17 Bis – Dir. Pescina scalo. Completamento dell’opera in corso mediante l’asfaltatura della carreggiata stradale e la sistemazione di altri tratti ammalorati nei quali l’infiltrazione delle acque superficiali potrebbe generare ulteriori cedimenti. Il 24 gennaio 2015, a seguito delle intense piogge, fu interessato da un movimento franoso che provocò il cedimento di una parte consistente della carreggiata stradale, proprio in prossimità del casello autostradale. La Provincia dell’Aquila alla luce di questo evento emise un’Ordinanza di limitazione al traffico e, d’intesa con il Comune di Pescina, chiese alla Regione Abruzzo un sostegno finanziario per un rapido intervento. Finanziamento successivamente accordato, grazie ad un’iniziativa consiliare del Consigliere Maurizio Di Nicola. Dopo le indagini strumentali, necessarie a capire il tipo di intervento necessario a superare la difficoltà ed i lavori funzionali all’allargamento della sede stradale per evitare il senso unico alternato, . “Ovviamente non è tutto – dichiara il Consigliere provinciale Alfonsino Scamolla. – insieme al Presidente Angelo Caruso ed al collega Gianluca Alfonsi all’interno del Piano della viabilità, recentemente approvato, abbiamo stanziato le risorse finanziarie necessarie a superare le ulteriori criticità rilevate sulla SP 17 Bis, al fine di rendere più sicura questa importante direttrice che collega la Valle del Giovenco al casello autostradale. In tale direzione – conclude Scamolla – la Provincia sta lavorando per avviare, nel minor tempo possibile, i lavori e, finalmente, revocare l’Ordinanza di sospensione al traffico pesante che sta causando non pochi problemi ad imprese ed autotrasportatori”.

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Dalla Provincia 440mila euro per il Ponte Giovenco, approvata mozione per pendolari Tiburtina

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Provincia – Il Consiglio Provincia dell’Aquila ha stanziato i fondi per lavori del ponte fiume sul Giovenco e ha approvato la mozione a tutela dei pendolari della stazione Tiburtina. L’assemblea si è riunita oggi, nella sede di Via Monte Cagno. Approvata ad unanimità una variazione di bilancio per un importo di euro 440.000, per consentire l’esecuzione dei lavori urgenti programmati per la messa in sicurezza della strada al km 24+400 della SP 17 “del Parco Nazionale d’Abruzzo”, in corrispondenza del ponte sul fiume Giovenco. Il finanziamento è finalizzato alla riapertura a breve del ponte, seppur con una limitazione dei carichi, la cui entità sarà definita dalla progettazione esecutiva. L’intervento si articolerà in varie fasi, precedute dal completamento delle lavorazioni relative alla bonifica dagli ordigni bellici, il completamento delle indagini geologiche, la realizzazione di una pista di accesso e opere provvisionali per la sicurezza del cantiere. Superata la predetta fase, si progetterà la sistemazione definitiva del ponte, con la sistemazione della parte sovrastante, con stanziamenti di ulteriori di risorse nel bilancio 2019. Il presidente Angelo Caruso, unitamente ai consiglieri Gianluca Alfonsi e Alfonsino Scamolla che hanno posto costante attenzione alla problematica, esprime grande soddisfazione per essere riuscito a definire la soluzione al problema, grazie all’attività del settore viabilità, ringraziando in primis il dirigente Nicolino D’Amico e la funzionaria Angela Ghizzoni. Il Consiglio Provinciale ha approvato inoltre ad unanimità una mozione proposta dai consiglieri Alfonsino Scamolla Gianluca Alfonsi, al fine di tutelare i numerosi pendolari del territorio provinciale, con la quale si chiede un confronto urgente con la Giunta Capitolina e la Regione Lazio al fine di evitare lo spostamento dello scalo mezzi pubblici dalla stazione Tuburtina alla zona Anagnina.

 

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Abruzzo

Turisti d’inverno nei parchi d’Abruzzo, arriva il “Pullman dei Parchi”

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Pescasseroli – Domani sabato 17 novembre, alle ore 10.30, nella sede del PNALM a Pescasseroli, è convocata una conferenza stampa per illustrare i dettagli dell’iniziativa dei “Pullman dei Parchi” per la stagione turistica invernale. La corsa sperimentale di collegamento diretto Roma – PNALM, con prosecuzione verso alcuni centri del Parco Nazionale della Majella, è stata accolta con favore dal mercato e i dati registrati nel periodo estivo hanno rilevato una costante crescita dei fruitori del servizio, fino ad esaurire i posti disponibili in alcune giornate. “Tenuto conto di questi risultati, di concerto con Abruzzobus – Sangritana S.p.A, vi è la volontà di garantire continuità a questa corsa anche per la stagione turistica invernale, al fine di elevare la qualità di accesso alle offerte turistiche di questi territori, che rappresentano un prezioso patrimonio per l’intero Abruzzo” spiega il consigliere delegato ai trasporti Maurizio Di Nicola. Alla conferenza stampa prenderanno parte il  Presidente del Consiglio regionale, Giuseppe Di Pangrazio, il consigliere delegato ai trasporti, Maurizio Di Nicola, il Presidente della Comunità del Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise, Antonio Di Santo, e l’Amministratore Unico di Abruzzobus – Sangritana S.p.A, Pasquale di Nardo. Sono stati invitati a partecipare i sindaci dei comuni di Celano, Pescina, Ortona dei Marsi, Bisegna Gioia dei Marsi, Pescasseroli, Opi, Villetta Barrea, Scanno, Civitella Alfedena, Barrea, Alfedena, Scontrone, Castel Di Sangro, Roccaraso, Rivisondoli, Pescocostanzo, il Presidente del Parco Nazionale della Majella e  il Commissario del Parco Regionale Sirente-Velino.

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Abruzzo

Piano neve e lotta al dissesto idrogeologico, Di Nicola deposita la legge

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Regione – Il consigliere regionale Maurizio Di Nicola ha depositatati la Legge Piano neve e lotta al dissesto idrogeologico. “Tenuto conto dell’orografia della nostra regione e l’intensificarsi dei fenomeni nevosi negli ultimi anni, ho depositato un progetto di Legge per assicurare un supporto finanziario alle Province abruzzesi per l’attuazione del piano neve, con lo scopo di contribuire a mitigare i rischi connessi a questi fenomeni metereologici sempre più estremi – ha dichiarato Di Nicola – Non abbiamo mai fatto mancare il nostro sostegno alle Province. Dal 2014, infatti, la Regione ha già erogato in favore delle Province € 1,6 mln, a cui spero potranno aggiungersi quelli relativi a questo provvedimento per l’annualità 2018/2019, avente una dotazione finanziaria di € 400.000,00. Accanto a ciò – continua – nella proposta di Legge che verrà esaminata nelle prossime commissioni, in qualità di Presidente della Commissione Bilancio, ho inserito anche l’autorizzazione alla spesa di oltre € 1,7 mln per fronteggiare i fenomeni di dissesto presenti in Abruzzo e, in particolar modo, per offrire una risposta alle tante richieste d’intervento acquisite dal Dipartimento. Auspico conclude –  che, almeno su questi temi d’interesse generale e assolutamente urgenti, non prevalga la contrapposizione di parte, così come avvenuto quest’oggi, e che il Consiglio regionale d’Abruzzo, con votazione unanime, approvi questa proposta di Legge“.

 

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Abruzzo

L’ambasciatore russo presso la Santa Sede all’Emiciclo per l’inaugurazione della mostra “Il ritratto di San Pietroburgo

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Regione – L’ambasciatore della Federazione Russa presso la Santa Sede, Alexander Avdeev, ha incontrato questa mattina il Presidente del Consiglio regionale, Giuseppe Di Pangrazio, in occasione dell’inaugurazione della mostra fotografica “Il ritratto di San Pietroburgo”. L’iniziativa, promossa dall’associazione “Il ritratto di San Pietroburgo”. e dall’Assemblea regionale con il patrocinio di Comune e Provincia dell’Aquila, è stata lo spunto per ricordare l’aiuto che i russi hanno offerto al capoluogo abruzzese a seguito del sisma del 2009 e dare impulso a nuovi scambi di tipo culturale. “Questa mostra – ha dichiarato Di Pangrazio da continuità al percorso di collaborazione tra Abruzzo e Federazione Russa.  Non dimentichiamo la grande solidarietà dimostrata all’indomani del terremoto attraverso un prezioso sostegno per il restauro di Palazzo Ardinghelli e della Chiesa di San Gregorio Magno all’Aquila. Oggi continuiamo a costruire relazioni solide attraverso lo scambio culturale con particolare riferimento alla musica e all’arte espressiva”. Il fotografo russo Anton Ovcharov, autore degli scatti di San Pietroburgo insieme al collega Serghej Bogomiako, ha inaugurato l’esposizione affianco al Presidente Di Pangrazio, al sindaco Biondi e al questore dell’Aquila D’Anna. “Queste foto – ha detto l’ambasciatore Avdeev mostrano le bellezze di San Pietroburgo e non è difficile notare nell’architettura di alcuni luoghi lo stile italiano. Mosca e San Pietroburgo, infatti, devono molto ad architetti italiani che hanno contribuito con la loro opera a fare da ponte tra le nostre culture”. Gli scatti resteranno esposti nella navata di Palazzo dell’Emiciclo da oggi fino al 10 dicembre 2018.

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