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La Bandiera della Fratellanza e della Libertà – Collelongo, 25 aprile 2014 – Festa della Liberazione

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Sessantanove anni fa. Il 25 aprile del 1945 il Comitato di Liberazione Nazionale dell’Alta Italia con Leo Valiani, Luigi Longo, Emilio Sereni, e Sandro Pertini proclama alla radio l’insurrezione: vengono liberate dai fascisti e dai tedeschi Milano e Torino, è la giornata simbolo della Liberazione e della rinascita dell’Italia dopo vent’anni di dittatura fascista e la tragedia della guerra. Gli Alleati, la Resistenza e i Partigiani vincono, da quel giorno inizia il cammino dell’Italia verso la Repubblica e la Costituzione. Come ogni anno Collelongo tiene viva la memoria e celebra la Festa della Liberazione dal nazifascismo ricordando i sacrifici e i morti. In un clima di pacificazione nazionale ricorda tutti i morti, quelli che combatterono dalla parte giusta e quelli che scelsero la parte sbagliata. Una Storia scritta non dai vincitori ma da coloro che scelsero la giustizia, la libertà, la democrazia e per questo vinsero. Grazie a loro abbiamo oggi un Paese che, immerso in mille difficoltà, è molto migliore di quello in cui sono cresciuti i nostri padri e i nostri nonni.

Ogni mattina del 25 aprile l’appuntamento è in piazza Ara dei Santi, quattro chiacchiere per aspettare i ritardatari e poi, preso il vaso di fiori, ci si incammina per raggiungere Piazza della Libertà dove c’è il monumento alla Resistenza che rappresenta l’elica del Dna e quindi la vita. Dopo la deposizione dei fiori, si sta intorno al monumento ad ascoltare il discorso che custodisce il ricordo per guardare al futuro, una cerimonia sentita ma semplice e senza sbandate retoriche. Anche quest’anno doveva essere così ma il copione è cambiato: quest’anno c’è l’inaugurazione della teca contenente la Bandiera della Libertà nell’atrio del Municipio.

Una bandiera che nell’arco di un secolo ha fatto il giro del mondo: ricamata nel 1898 a Collelongo, nel 1944 lascia il paese per essere portata in Nuova Zelanda per poi tornare finalmente a casa nel 2002. E’ un tricolore italiano ricamato da una ragazzina di dieci anni, Maria Domenica Di Stefano, sposata poi con Antonio Corradi e madre di Italia. Era il vessillo della ‘Fratellanza Agricola Per Infortuni Sul Bestiame’, e infatti le figure ricamate con fili colorati e perline sulla striscia bianca rappresentano una donna, la Giustizia che regge la bilancia, un cavallo, una mucca, un ramo di quercia e uno d’ulivo, due mani che si stringono. Una società di mutuo soccorso in un paese agricolo nel quale era forte l’odore della terra e quello degli animali utilizzati per coltivarla.

Il protagonista della storia legata alla bandiera è Ian Mac Lennan. E’ il giorno di Sant’Antonio da Padova del 1944 e quel 13 giugno la bandiera viene regalata a questo capitano del 27° Machine Gun Battalion appartenente alla Seconda Divisione Neozelandese. Dopo quattro mesi di combattimenti violentissimi, il 19 maggio gli alleati vincono la Battaglia di Cassino e sfondano il fronte scardinando la Linea Gustav dei tedeschi che si ritirano verso nord. A Collelongo arrivano quelli che in dialetto venivano chiamati “j’amerecane”, ma i liberatori che entrano in Paese con due mezzi semoventi non sono americani, sono soldati dell’esercito del Commonwealth britannico, sono ragazzi neozelandesi dell’VIIIª Armata del generale Alexander. Questi soldati in divisa kaki ricevono il benvenuto della gente di Collelongo alla Porta Jó, in una lettera inviata al Comune il capitano Mac Lennan descrive così quella giornata: “Il nostro gruppo ricevette un fantastico benvenuto e i soldati furono trattati come eroi nonostante i tedeschi fossero già scappati. Le celebrazioni erano grandissime e il vino abbondante”.

Per i collelonghesi la guerra dentro casa era finita ma rimanevano vivi i nove mesi dell’occupazione tedesca e dei bombardamenti. Dopo l’Armistizio dell’8 settembre 1943 le truppe germaniche invadono l’Italia, a Collelongo il comando tedesco viene posizionato nell’edificio scolastico di via Malpasso. Sono i mesi della paura, dei tradimenti, delle delazioni e degli omicidi. Vengono trucidati e seppelliti ancora vivi dai soldati tedeschi Rocco Sansone, Damaso Di Loreto e Gioacchino Pascale, altri collelonghesi come Pasquale Sucapane, Scardèlla, e Giuseppe Sucapane, Pèppe Lazze, vengono arrestati, torturati e picchiati a sangue nel carcere di Tagliacozzo.

Tanti di Collelongo mettono a rischio la propria vita perché nascondono e danno da mangiare ai fuggiaschi italiani che non vogliono arruolarsi e ai soldati inglesi e americani nascosti nelle stalle di Amplero. In molti assistono alla discesa dei paracadute sulla piana di Collelongo, dapprima fantocci e poi soldati Alleati veri e propri che ingaggiano battaglia con i tedeschi sulla montagna di San Nicola sotto a Valle Canale. E vicino la fonte di Canale venne ucciso il Tenente americano ‘Jim’, ricordato come “figlio di un popolo libero e fratello nostro” nel marmo affisso al monumento di Piazza della Libertà nel 1976, bicentenario della Dichiarazione di Indipendenza degli Usa. E le bombe sganciate dagli aerei Alleati con le donne incinte che si rifugiavano nelle grotte scavate sullo spallettone del fossato vicino alle Majure o che andavano con i figli appena nati su in montagna. Il 3 marzo del 1944 le bombe di un aereo Alleato spuntato dal Malpasso invece di colpire i tedeschi che stavano nelle Scuole, centrano diverse case del paese a Balzo Piccione e piazza San Rocco uccidendo 10 persone. Tra queste, ironia della sorte, l’intera famiglia Zampella, sfollata da Avezzano per sfuggire ai massicci bombardamenti sulla città.

Ma poi tutto finisce e il fronte si sposta a nord, quel 13 giugno del 1944 la bandiera lascia Collelongo e insieme al capitano Mac Lennan risale tutta l’Italia fino in Austria e alla fine della guerra viene portata in Nuova Zelanda a Napier, la città dove abita il capitano sull’Isola del Nord nella regione di Hawka’s Bay. Nel maggio 2002, un gruppo di turisti neozelandesi di Napier, guidati dalla signora Pat Tondi, viene a visitare l’Italia e riporta a Collelongo la bandiera che per 58 anni “ho esposto nell’ingresso di casa mia, continuavo con la mia vita da civile ma sempre con il pensiero di riportare la vostra bandiera dove doveva essere – dalla lettera di Mac Lennan – ora dato che mi sto avvicinando al mio ottantottesimo compleanno riportarla mi sembrava un problema sempre più presente quindi sono contento che qualcuno abbia accettato di farlo per mio conto. Vorrei sinceramente riportarla io stesso ma non mi è più possibile. Con un affettuoso pensiero al mio tempo trascorso in Italia, mi scuso profondamente per il ritardo nello svolgere questo mio compito”. Una bella cerimonia suggella il ritorno della bandiera in Paese e al gruppo di turisti neozelandesi, sorpresi anche loro dall’ospitalità collelonghese che a distanza di sessant’anni è ancora intatta, viene affidata una targa e un nuovo tricolore italiano da consegnare all’anziano capitano Mac Lennan.

Da Napier arrivano le foto della consegna della targa e della bandiera a Ian Mac Lennan che il 2 giugno 2002 scrive a Nicola Pisegna Orlando: “Al sindaco, ai consiglieri comunali e al popolo di Collelongo, esprimo la mia gratitudine per la targa, la bandiera d’Italia e i libricini che il gruppo di turisti mi hanno portato. Un pensiero molto gentile da parte vostra, li apprezzo molto, grazie. Senza dubbio il gruppo ha espresso lo stupore e il piacere degli avvenimenti della giornata, incluso la vostra accoglienza così cordiale. Posso assicurarvi che sono ancora ‘effervescenti’ per il momento culminante del soggiorno nel vostro paese. La bandiera italiana ora è appesa orgogliosamente sulla parete di casa mia dove la bandiera di Collelongo ha passato moltissimi anni. Il mio apprezzamento profondo e i miei saluti di fratellanza affettuosa. Ian Mac Lennan”.

Nell’Aula Consiliare del Comune di Collelongo, dal 2002 oltre al tricolore italiano e alla bandiera stellata dell’Europa, ha trovato posto per sempre la bandiera neozelandese, non a caso esposta nella casa dei cittadini. La casa dove i cittadini liberi scelgono liberamente con il proprio voto coloro che devono sedere lì per rappresentarli e amministrarli. Se non sono contenti di come hanno lavorato durante il mandato, non li rivoteranno e li manderanno a casa. Questa è la democrazia che oggi, troppe volte ci sembra scontata fino a non riconoscerne il valore. Il 25 aprile è il giorno nel quale ricordiamo coloro che per ottenerla hanno combattuto e sono morti. Diceva Sandro Pertini: “Oggi la nuova Resistenza consiste nel difendere le posizioni che abbiamo conquistato, consiste nel difendere la Repubblica e la Democrazia”.

Sono passati settant’anni: Collelongo ricorderà sempre il capitano Mac Lennan, un giovane che con molti altri venne a combattere dalla Nuova Zelanda per restituire al nostro popolo una speranza per il futuro. Oggi lo ricambiamo con le sue stesse parole: Ciao Capitano, a te e al popolo neozelandese il nostro saluto di fratellanza affettuosa.

Abruzzo

AIELLI: I CITTADINI RICORDANO I CADUTI DELLA GUERRA. DIMENTICANZA AVUTA DALL’AMMINISTRAZIONE COMUNALE

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Lo scorso 25 aprile per la ricorrenza della Liberazione l’Amministrazione Comunale di Aielli ha dimenticato ancora una volta di deporre un fiore al monumento dei caduti di Aielli Stazione dove inoltre non e’ stato eseguito “ l’alza bandiera”. Per questo motivo nella mattinata di Domenica 28 Aprile un gruppo di cittadini indignati si sono riuniti in piazza per deporre un fiore e ricordare i morti in battaglia. A parlare è stato Marco Barbieri che ha spiegato come, nonostante nel centro di Aielli Alto si fosse svolta una manifestazione ufficiale dell’amministrazione comunale in onore dei caduti, ad Aielli Stazione non è la prima volta che viene a mancare l’appuntamento con la deposizione di fiori e l’alza bandiera. Molti cittadini sono rimasti indignati poiche’ già l’anno scorso era stata segnalata la dimenticanza dell’amministrazione comunale la quale, avvisata con dovuto anticipo, non ha ritenuto comunque importante onorare i caduti ad Aielli Stazione. “Avremmo preferito che a farlo fosse stata l’amministrazione comunale il 25 aprile, sarebbe stata la cosa più giusta, se non altro per rispetto degli anziani di Aielli Stazione che da sempre hanno visto sventolare la bandiera italiana e sono sempre stati partecipi alla deposizione della corona. Data l’indifferenza siamo stati costretti a riparare domenica con la deposizione della corona. Purtroppo non è stato possibile invece eseguire l’alza bandiera per ovvi motivi istituzionali. Mi auguro che certi episodi non si protraggano per gli anni avvenire e che l’amministrazione possa essere più attenta e sensibile nel futuro”.

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Abruzzo

FESTA DEL PAPÀ : QUANDO LA LEGGE NEGA L’ESSERE PADRE

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Ci sono padri straordinariamente felici di essere padri e di fare da padri. Perché è l’esperienza più bella della loro vita. Perché il figlio è, la loro vita. Perché crescere, educare, giocare, gioire col proprio cucciolo nutre il cuore, la mente, l’anima.

Ci sono madri (non tutte chiaramente) che negano ai padri questo diritto. Negandogli così di vivere.

Ci sono padri che passano notti e settimane insonni; che subiscono: alienazioni genitoriali, telefonate interrotte con il figlio, figli manipolati, menzogne inculcate nel figlio e parole infamanti; assistono ad: accordi violati, aggressioni al patrimonio; vivono improvvisi sospetti imprevisti del figlio. Padri che vivono il figlio come un ostaggio, vile merce di scambio, corpo contundente, strumento di vendetta; arma non convenzionale. Ci sono padri che non vivono più serenamente, che non lavorano più serenamente, che non gioiscono più, che non riescono più ad immaginare il proprio futuro. Ci sono padri che si impoveriscono, aggrediti patrimonialmente. Che finiscono a fare la coda dai padri gesuiti o dormono in auto. Che hanno sconvolgimenti esistenziali non più riparabili, destinati a restare come inchiostro d’odio su candida seta. Ci sono padri negati.

Uno dei maggiori drammi della società moderna, nella quale una coppia su due è destinata a separarsi, riguarda i padri che si “separano”, ai quali si oppongono le madri con “violenza” negando loro l’esercizio della condivisione genitoriale nella crescita del figlio. La letteratura spiega che in una “separazione” (in un matrimonio o in una convivenza more uxorio) le donne tendono spesso a usare il figlio come arma e i padri invece strumentalizzano il mantenimento.

Diventa dunque essenziale il ruolo del giudice e degli avvocati che assistono le parti.

Occorre infatti che la legge venga applicata con equilibrio, saggezza e responsabilità, dai giudici minorili e che gli avvocati che assistono i genitori in tale delicato conflitto siano innanzitutto competenti, esperti e responsabili. Ho invece conosciuto tanti cialtroni che danneggiano le parti e soprattutto l’interesse dei minori arrecando danni irreparabili. Tali incompetenti andrebbero sanzionati con la radiazione o l’espulsione.

Il Tribunale per i Minorenni (T.M.) esercita nello spirito della realizzazione del migliore interesse del minore e ha giurisdizione penale, civile e amministrativa. E’ organo specializzato della giustizia, composto da quattro giudici (due togati e due onorari). In Italia ci sono 29 tribunali minorili, con 782 magistrati, dei quali circa 600 sono onorari. La selezione dei giudici andrebbe fatta col massimo rigore possibile poiché gestiscono situazioni di straordinaria importanza.

La competenza in materia civile non è esclusiva (concorrente con il tribunale ordinario e e il giudice tutelare) ma di assoluto rilievo, decidendo anche in tal senso: interventi a tutela dei minori i cui genitori non adempiono in modo adeguato o affatto ai doveri verso i figli (art. 147 cod. civ.); può limitare l’esercizio della potestà genitoriale, attivando l’intervento dei servizi socio-sanitari (art. 333 cod. civ.); può allontanare il minore dalla casa familiare (artt. 330, 333 e 336 cod. civ.); può dichiarare i genitori decaduti dalla potestà sui figli (art. 330 cod. civ.); può dichiarare lo stato di adottabilità del minore; regola l’affidamento dei figli di genitori non sposati, che hanno cessato la convivenza e che sono in situazione di conflitto rispetto all’esercizio della potestà genitoriale (art. 317 bis cod. civ.).

Ricordiamoci dunque che dove c’è un padre negato, c’è sempre un bambino negato.

STORIA DELLA FESTA DEL PAPÀ

La Festa del papà è celebrata in tutto il mondo, anche se in date differenti, e la tradizione vuole che i figli festeggino i papà con regali e biglietti pieni di sentimento. La storia di questa festa è piuttosto recente e risale precisamente al 5 luglio del 1908, giorno in cui venne festeggiata per la prima volta nella città di Fairmont, in Virginia Occidentale, presso la chiesa metodista locale in commemorazione della morte di oltre 360 uomini, 250 dei quali padri di famiglia, nel disastro di Monongah, la più grave sciagura mineraria degli Stati Uniti.

Successivamente, per la precisione il 19 giugno del 1910 a Spokane nello Stato di Washington, la Signora Sonora Smart Dodd, all’oscuro della celebrazione avvenuta a Fairmont e ispirata da un sermone ascoltato in chiesa per la festa della mamma del 1909, organizzò la prima festa del papà così come la conosciamo oggi e fece in modo che la ricorrenza venisse ufficializzata. Ancora oggi infatti diversi Paesi seguono la tradizione statunitense e festeggiano i propri papà la terza domenica di giugno. Nei Paesi cattolici invece, proprio come l’Italia, questa festa viene legata al giorno di San Giuseppe e celebrata quindi il 19 marzo.

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Bcc Roma, la proposta del sindaco De Angelis: “Soci nell’Urban Center”

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«Propongo alla Bcc di entrare a far parte dell’Urban Center. In questi
giorni l’Urban Center sta partendo operativamente, il Comune di Avezzano ne
è stato soggetto ispiratore. Ora, con la vostra partecipazione, potremmo
arrivare a una forma ibrida, tra il pubblico e il privato, finalizzata alla
promozione di progetti sociali». È la proposta avanzata dal sindaco di
Avezzano, Gabriele De Angelis, che ha portato i saluti a uno
dei tradizionali incontri della Banca di credito cooperativo di Roma che ha
visto la partecipazione dei soci delle nove agenzie che si trovano nella
Marsica.

«La Bcc Roma è la più grande Banca di Credito Cooperativo in Italia», ha
aggiunto il sindaco, «e ha la forza di unire l’efficienza con la
solidarietà, contribuendo allo sviluppo dei territori in cui è presente,
mettendo al centro, le persone, i giovani, le famiglie. Anche nella Marsica
e nella provincia aquilana in generale, la Bcc può essere il nucleo intorno
a cui costruire una grande rete per far nascere imprese che diano
occupazione, troppi giovani sono senza lavoro. Con l’Urban Center di
Avezzano, che nasce come il luogo di sintesi di tutte le associazioni e dei
civismi cittadini, si può puntare sull’elaborazione di condivisi progetti
sociali, culturali e di sviluppo economico, così come si è fatto a Torino e
a Bologna. Entrando nell’Urban Center la Bcc potrà proporre e realizzare
nuove soluzioni di welfare, a partire dal campo della sanità e nuove idee
di sviluppo di impresa».

«Sul tema del credito», ha sottolineato De Angelis, «il nuovo governo
regionale ha assunto importanti impegni. Nel programma del presidente
Marsilio si prevede una profonda riforma della Fira, Finanziaria regionale
abruzzese, il cui ruolo sarà rilanciato nella funzione di assistenza alla
imprese interessate ad investire in Abruzzo, assumendo pure partecipazioni
nel loro capitale di rischio e garantendo un ritorno in termini di crescita
e valorizzazione delle eccellenze territoriali. La nuova Fira potrà
svolgere il ruolo di capogruppo di società di interesse strategico
regionale, alle quali fornisce i tipici servizi di
programmazione, di controllo, di amministrazione, servizi legali e
formazione. La Bcc Roma, per dimensione e qualità, per il suo essere
pienamente banca del territorio, potrà giocare un ruolo di primo
attore nel favorire lo sviluppo e il consolidamento delle aziende».
foto: Germana D’Orazio

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MERCATO DEL SABATO : L’AMMINISTRAZIONE COMUNALE CONTINUA A VEDERE UNA REALTÀ DIVERSA DA QUELLA PALESE A TUTTI.

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Avezzano. È sempre polemica per il mercato del sabato ad Avezzano. Mentre gli ambulanti, ovvero gli attori protagonisti di questo “telefilm”, continuano a presentare le proprie lamentele e difficoltà per lo spostamento nella zona nord, dall’amministrazione comunale si continua a parlare e rilasciare dichiarazioni come se tutto quello che dicono o pensano gli ambulanti nom esista. Nel caso specifico è esplosa ancora una volta la polemica dopo le esternazioni a mezzo stampa del consigliere di maggioranza Alberto La Morgese, secondo il quale “

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Abruzzo

Consegnati i lavori per il nuovo plesso scolastico in via Puglie.

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Sono stati consegnati i lavori di realizzazione del nuovo complesso scolastico in via Puglie. Ad annunciarlo è l’assessore all’Edilizia scolastica, Chiara Colucci. “La nuova scuola”, spiega l’assessore, “ospiterà una scuola primaria di 10 classi, 250 alunni e una scuola media di 15 classi, 375 alunni, per un totale di 625 studenti”.

“L’edificio, che si estende su una superficie complessiva di circa 5.700 metri quadrati comprende spazi per aule didattiche, aule speciali e integrative, mensa, biblioteca, palestra e auditorium, oltre agli uffici amministrativi e alla presidenza”.

L’esecuzione è curata dall’associazione temporanea d’impresa aggiudicataria, composta dalle ditte Cobar Costruzioni Barozzi Spa di Altanura (Bari) e Upgrading Services Spa. La durata dei lavori è prevista in 360 giorni. “Con la consegna dei lavori alla scuola di via Puglie”, precisa il dirigente Sergio Pepe, “tutti i dieci interventi di edilizia scolastica programmati successivamente all’evento sismico del 6 aprile 2009, per un importo complessivo di 21.887.340 euro (di cui 18.291.341 euro sono fondi della ricostruzione, 1.879.370 euro sono fondi Miur e 1.716.629 euro sono fondi comunali), sono in fase di realizzazione. Quattro sono già conclusi”.

Sono già stati ultimati la demolizione e ricostruzione dell’ala sud della scuola secondaria di primo grado “Vivenza” per un importo di 1.400.000 euro con fondi della ricostruzione, l’adeguamento sismico dell’ala nord della scuola secondaria di primo grado “Vivenza” per un importo di 1.500.000 euro di cui 1.250.000 con fondi del Miur; l’adeguamento sismico della scuola materna della frazione di Paterno per un importo di 300.000 euro con fondi della ricostruzione, la demolizione e ricostruzione della scuola primaria di via Cairoli “A. Persia” per un importo di 2.850.000 con fondi della ricostruzione mentre è in fase di conclusione l’intervento di costruzione del nuovo edificio della scuola primaria “M. Pomilio”, per un importo di 2.100.000 euro di cui 1.680.000 con fondi della ricostruzione. Sono invece in avanzato stato di realizzazione la demolizione e ricostruzione della scuola materna di via De Gasperi per un importo di 700.000 euro di cui 370.000 con fondi della ricostruzione, la costruzione del nuovo edificio della scuola materna in via America per un importo di 1.220.000 euro di cui 1.629.370 con fondi del Miur.

“Sono orgoglioso che il programma di edilizia scolastica proceda speditamente verso l’obiettivo di assicurare massima sicurezza agli alunni che saranno finalmente in condizione di studiare in ambienti moderni e confortevoli “, il commento del sindaco Gabriele De Angelis, “a conferma del buon lavoro portato avanti da tutto il settore tecnico”.

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Abruzzo

LANCIANO: BIMBA DI 8 ANNI SI SVEGLIA DAL COMA : “NON SMETTETE MAI DI LOTTARE” (VIDEO)

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Diventa virale il video della piccola lancianese che lotta contro una malattia rara La gioia del papà: dopo aver sentito la musica della mamma è tornata alla vita.

https://youmedia.fanpage.it/video/aa/XH6cR-Sw9KuxdIJThttps://youmedia.fanpage.it/video/aa/XH6cR-Sw9KuxdIJT
Ha aperto gli occhi e ha sorriso vedendo i genitori Serena e Filippo. Elisabetta ce l’ha fatta. Un’altra volta, l’ennesima volta ha riabbracciato la vita, a cui si aggrappa con tutte le sue forze da 8 anni.
Ha solo 8 anni infatti la bimba lancianese che lotta contro una malattia rara che anziché abbatterla l’ha resa una guerriera.
Con lei ci sono i genitori, le sorelle, i compagni di classe, la parrocchia di Sant’Antonio e una città intera. A raccontare il suo risveglio dal coma dopo un mese, che sa di miracolo, sono i genitori e un video che su Fanpage è stato visto migliaia di volte. Un video che è un messaggio di speranza e un inno alla vita. Un risveglio avvenuto dopo che la mamma Serena, ballerina, aveva danzato nell’ospedale di Ancona dove è ricoverata la bimba, con l’ex ballerino di Amici Ivan Cottini, affetto da sla. «Un caso, una coincidenza», commenta il papà Filippo, scenografo, «mia moglie Serena e Ivan stavano lavorando ad un videoclip di beneficenza con il comitato genitori dei bambini cardiopatici Torrette di Ancona. Ma Serena lo aveva avvisato che si fermava perché Elisabetta era in coma. Ivan allora le ha voluto fare una sorpresa. Si è presentato in ospedale per ridarle un sorriso grazie alla danza e hanno ballato emozionando tutti. Appena rientrata in stanza la sorpresa più grande: il cuore di Elisabetta aveva ricominciato a battere regolarmente e dopo un po’ lei è uscita dal coma lasciando increduli persino i medici».
Era in coma dal 1° febbraio, dopo un interminabile intervento al cuore. L’ennesimo, perché la piccola, affetta dalla sindrome di George che colpisce un bambino su quattromila, e una cardiopatia rara congenita aveva già subito altri 7 interventi. «I primi sei nel primo anno e mezzo di vita», riprende il papà, «che abbiamo vissuto qui all’ospedale di Ancora. Il 31 gennaio è stata sottoposta al nuovo intervento a cuore aperto: 36 ore interminabili ore di operazione con problemi infiniti e la sua piccola vita appesa ad un filo. Noi lì come sempre a sperare, pregare. Poi la sorpresa a Serena, la danza e il risveglio di Elisabetta e un recupero che i medici stentano a spiegare, anche se è ancora in terapia intensiva e i problemi non sono tutti risolti».
Elisabetta però lotta, non vuole saperne di stare allungata, si vuole sedere – cosa estremamente difficile da fare dopo quello che ha passato – guarda i disegni dei compagni di classe. È debilitata, scioccata, ma nonostante tutto, sorride alla vita.
«Lei è speciale», riprende il papà, «prima di entrare in sala operatoria ha indossato una maglietta con su scritto “buon lavoro a tutti”, ai medici che l’hanno operata. Viviamo giorno per giorno. Ci addormentiamo nella speranza che ci sia un domani, con le sue difficoltà, ma che ci sia. Ti confronti con altri genitori che sono qui, nel reparto di cardiochirurgia pediatrica diretto da Marco Pozzi, ti aggrappi alla speranza, alla fede, alla scienza e alla ricerca che va sostenuta. Grazie alla ricerca anche Elisabetta magari potrà ritardare gli interventi che dovrà fare e vivere meglio. Ai genitori che hanno figli malati vogliamo dire di non arrendersi, di continuare a sperare. La malattia di un figlio ti toglie il respiro, ti cambia il sorriso e ti spegne gli occhi ma il tuo cuore batte anche per quello del tuo guerriero, se serve. E quando tutto sembra essere perduto, la vita ti stupisce».

Fonte articolo: ilcentro.it

Fonte video : fanpage.it

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IL DISTROFICO FELICE GRAZIE A DIO

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Evento: domenica 17 marzo alle 17

Marco Solimeo sarà ad Avezzano
e presenterà il suo libro Il distrofico felice grazie a Dio
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Insieme al vescovo dei Marsi, monsignor Pietro Santoro, un pomeriggio di confronto sui temi legati alla vita, al dolore, alla malattia
,alla forza e all’amore, che alla fine è quello che vince su tutto.

Tutta la cittadinanza è invitata a partecipare.

Diocesi di Avezzano

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