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Cultura

I sentieri resistenti negli Appennini – Linea Gustav e Brigata Majella,

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linea gustav

Dall’8 settembre1943 fino alla liberazione di Roma, dopo lo sfondamento, da parte delle forze alleate del “fronte di Cassino”, ossia della linea Gustav, che tagliava trasversalmente l’Italia da Cassino a Ortona, le popolazioni abruzzesi, dell’alto Molise e del basso Lazio si sono trovate coinvolte nelle forme più brutali del secondo conflitto mondiale.  Bombardamenti, evacuazioni di massa, rastrellamenti, razzie, stragi e scontri corpo a corpo, casa per casa:  un complesso di brutalità che hanno segnato la sorte di intere popolazioni che mai nella loro storia avevano subito conseguenze tanto drammatiche e disumane. Fino a quel momento erano state le aspre montagne dell’appennino a scoraggiare il passaggio della guerra nei minuscoli centri abbarbicati sulle pendici dei monti dell’Appennino abruzzese-molisano.  Burroni, profonde e scoscese insenature, contrafforti a strapiombo, torrenti impetuosi che travolgono tutto quello che si frappone al loro passaggio: la natura aveva vegliato, fino a quel punto, sul lento scorrere della sobria e relativamente tranquilla vita delle genti d’Abruzzo. Poi, però è arrivato l’8 settembre  del 1943 e l’Abruzzo diventa il teatro e lo snodo storico del secondo conflitto mondiale in Italia.  Il re Vittorio Emanuele III decide di fuggire da Roma nella notte tra l’8 e il 9 settembre. Il corteo reale sceglie la Tiburtina-Valeria e, stranamente indisturbato, arriva fino al castello di Crecchio e poi al porto di Ortona. Qui il re e i dignitari di corte si imbarcano verso Brindisi liberata dagli alleati. Ancora oggi (seminascosta da impalcature di lavori perennemente in corso) nel porto di Ortona è possibile leggere la lapide che l’amministrazione repubblicana del dopoguerra fece affiggere per gridare “ eterna maledizione alla monarchia dei tradimenti”.

Nel giro di quattro giorni e nel raggio di pochi chilometri l’Abruzzo assiste a un’altra fuga eccellente, quella di Benito Mussolini che, rocambolescamente, fugge dall’albergo di Campo Imperatore, sul Gran Sasso dove era stato imprigionato dopo il suo arresto avvenuto il 25 luglio in seguito alla sua esautorazione avvenuta per opera del Gran Consiglio del fascismo. Con una spettacolare operazione dal cielo, il 12 settembre, un reparto di paracadutisti tedeschi, su ordine di Hitler, libera il duce del fascismo senza sparare un solo colpo di fucile. Le genti abruzzesi ignorano che sulla loro terra si sta dipanando un tratto fondamentale della storia contemporanea. Ma non potranno ignorare –  a costo di un prezzo drammaticamente elevato pagato direttamente con il sangue- che la storia sta riservando loro uno sviluppo destinato a segnare, con il marchio della barbarie, la memoria di un territorio che la montagna aveva, fino ad allora, preservato dalle devastazioni della guerra. Gli strateghi della Wehrmacht ( il federmaresciallo Albert Kesselring in primis) convincono Hitler che per contenere l’avanza da sud degli alleati ( gli americani al comando del generale Mark W. Clark lungo la fascia tirrenica; gli inglesi e canadesi comandati dal generale Bernard L. Montegomery lungo la fascia adriatica) il terreno ideale è proprio quello che si snoda sul territorio abruzzese-molisano, con le sue montagne aspre e imponenti. E’ la linea Gustav, o anche linea di Cassino, che parte da Marina di Minturno-Cassino sul Tirreno, per arrivare a Ortona sull’Adriatico. I punti avanzati sono rappresentati dai fiumi Sangro, Aventino, Volturno e Garigliano ai margini dei quali si elevano naturali sbarramenti montuosi, vere e proprie insuperabili fortificazioni impensabili da superare con un esercito moderno o con mezzi corazzati. Uno sbarramento naturale facilmente difendibile. Le poche criticità erano rappresentate dagli scarni centri abitati. Bisognava deportare le popolazioni per radere al suolo gli edifici nella logica della “terra bruciata” così come veniva definita in un’ordinanza del comando tedesco del 18 settembre del 1943.  Il territorio abruzzese-molisano viene, allora, trasformato in un campo di difesa ad oltranza. Per farlo la Wehrmacht mette in atto una brutale determinazione che, se in un primo tempo aveva riguardato razzie di bestiame e viveri con saccheggi e requisizioni indiscriminate, successivamente sfocia in stragi ed eccidi di civili  che non vogliono lasciare le loro povere case, che devono essere ridotte in macerie. Povera gente: uomini, donne e bambini che si dividono un “pane che non c’è”; l’unico vincolo esistenziale è la terra e la casa, non hanno altro. Le bestie sono state requisite dai tedeschi, il grano e la farina lo stesso,  le violenze e i soprusi non si contano. E’ in questa terra di nessuno che si consuma una delle stragi più efferate consumate in Italia dall’esercito tedesco: la strage di Pientrasieri-Limmari. Un piccolo villaggio di 450 anime, sopra la vallata del Sangro. Il 30 ottobre 1943 Kesserling ordina lo sgombero totale della zona. “Tutti coloro che si trovano ancora in paese o sulle montagne circostanti, saranno considerati ribelli e ad essi sarò riservato il trattamento stabilito dalle leggi di guerra dell’Esercito germanico”, così il testo del bando di Kesserrling. Lo stesso bando aggiungeva che per esigenza di guerra il paese doveva essere distrutto. Prende il via la mattanza. Una donna paralitica non può lasciare la casa con le proprie gambe e non c’è nessuna che l’aiuta. Viene arsa viva nella sua abitazione data alle fiamme.  Per alcuni giorni le pattuglie tedesche visitano i casolari di Limmari e uccidono chiunque vi trova dentro, vecchi, giovani, bambini e neonati: 128 persone inermi, di cui 60 donne, 34 bambini al di sotto dei 10 anni, molti vecchi. Non fu una rappresaglia perché nella zona non vi fu alcun atto della resistenza contro i tedeschi. Una strage gratuita che qualcuno definirà come una “combinazione mortale” tra criminalità di regime e criminalità individuale.  “ Passa alla storia come prova evidente che gli uomini in guerra si trasformano in belve “ ( Maria Rosaria La Morgia e Mario Setta, Terrà di Libertà,  Edizioni Tracce).  Oggi a Pietransieri sorge un sacrario con i nomi di tutte le vittime della strage e dove viene conservata la medaglia d’oro al  valor militare.  Analoghe atrocità si verificano nello stesso lasso di tempo nella zona del Sangro, e in altre parti dell’Abruzzo a ridosso della linea Gustav:  Gessopalena (rappresaglia contro 41 innocenti che furono rinchiusi in un casolare e fatti saltare con le bombe), Trasacco ( 4 persone fucilate per aver nascosto un maiale), Capistrello ( 33 persone uccise per rappresaglia), all’Aquila ( esecuzioni di nove martiri ritenuti ribelli), Filetto ( 17 esecuzioni), Onna ( 17 esecuzioni).  In un contesto così drammatico per la popolazione civile matura, nella coscienza degli abruzzesi, uno spirito profondo di Resistenza civile. Ci furono persone che imbracciarono le armi, ma anche povera gente che, nonostante le sofferenze e le privazioni, offrì rifugio ai soldati alleati scappati dopo l’8 settembre dal campo di prigionia di Fonte d’Amore, nei pressi di Sulmona. Soldati inglesi, sudafricani, canadesi fuggiti dal campo sui contrafforti del massiccio del Morrone, proprio sotto l’Eremo di Sant’Onofrio, dove Pietro da Morrone, il futuro Papa Celestino Quinto ( il pontefice del dantesco “gran rifiuto”) ricevette i messi che gli annunciarono nel 1294 l’elezione al soglio di Pietro.  Sul Morrone i pastori divisero con i fuggiaschi quel poco che avevano , un po’ di formaggio e un pezzo di pane raffermo. Qualche volta nemmeno questo, ma solo un pugno di erbe della Majella.  Nascosti, rifocillati e poi accompagnati per i passi della Majella innevata da dove, tanti di loro, poterono raggiungere le linee degli alleati. Guidati per i passi di montagna da uomini e donne capaci di riconoscere nella nebbia o nell’oscurità i “sentieri della libertà”.  Gli stessi sentieri oggi battuti da migliaia di giovani, provenienti da tutta Italia, che in occasione dell’anniversario della Liberazione, il 25 aprile, si danno appuntamento a Sulmona. Partono a piedi e dopo 3-4 giorni, passando per il Guado di Coccia, raggiungono Taranta Peligna dove si erge il mausoleo della Brigata Majella, sotto le Grotte del Cavallone, dove Gabriele d’Annunzio ambientò il dramma “La Figlia di Jorio”.

Sentieri della libertà che il Cai ( Club Alpino Italiano) di Cassino e dell’Aquila (sottosezione di Coppo dell’Orso) ogni anno ripercorrono con una maratona a piedi da marina di Minturno fino a Ortona, oltre 200 chilometri, gran parte coperti a piedi, per onorare la memoria delle vittime delle stragi nazifasciste e per celebrare le popolazioni che con coraggio e sofferenza riuscirono a salvare centinaia di prigionieri alleati, altrimenti destinati a sicura morte tra i rigori dell’aspra montagna abruzzese e la fame. Come ricordò l’allora Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, in occasione dell’inaugurazione della prima edizione del Sentiero della Libertà, dividemmo “ il pane che non c’era”.  Il tenente Ciampi, dopo l’8 settembre, sbandato, raggiunse Scanno, in Abruzzo. Anche lui passò le linee tedesche con l’aiuto di persone del posto cui ha manifestato sempre profonda gratitudine.  Da Cassino a Ortona, l’alfa e l’omega della linea Gustav: due città distrutte dalla guerra, accomunate dal sacrificio di migliaia di cittadini. Se le immagini della battaglia di Montecassino fanno, ormai, parte della memoria collettiva legata alla liberazione dell’Italia dal nazifascismo, lo stesso non si può dire della Battaglia di Ortona (la Stalingrado d’Italia, come ebbe a definirla Winston Churcill). Lo statista inglese fotografò quella battaglia che vide contrapposti l’VIII armata britannica e reparti scelti dell’esercito tedesco con queste parole: “ la prima grande battaglia per le vie di un centro abitato e da essa imparammo molto”.  Fu un Natale di sangue per i cittadini di Ortona quello del dicembre del 1943. Il teatro di una battaglia d’ inaudita violenza tra tedeschi e canadesi, l’unica combattuta casa per casa  nel corso dell’intera campagna  d’Italia. Un inferno di trabocchetti ed esche esplosive, mine, tiro incrociato di mitragliatrici e di cecchini con fucili di precisione. Un massacro assolutamente sproporzionato rispetto all’obiettivo. I civili intrappolati nelle cantine, nei rifugi, nelle chiese, nell’ospedale, senza cibo né acqua. Alla fine saranno migliaia i caduti.  Di sentieri della libertà battuti dalla Resistenza civile è disseminato l’Abruzzo, al pari dei sentieri della libertà battuti dalla Resistenza armata della Brigata Maiella, della banda L’Aquila alle pendici del Gran Sasso, della banda Francavilla, della banda Marsica. E poi le battaglie e le rivolte. La Battaglia di Bosco Martese, nel teramano, che anticipa  ( non soltanto in senso cronologico),  quella del Centro-nord ( Costantino Felice, “ Dalla Maiella alla Alpi, Guerra e resistenza in Abruzzo”, Donzelli).  E’ il 25 settembre 1943, una formazione partigiana appena costituitasi (1400 uomini), sui Monti della Laga, ingaggia un durissimo combattimento contro un reparto corazzato della Wehrmacht, costringendolo alla ritirata. Nell’ottobre del 1943 la città di Lanciano insorge contro i tedeschi, nello scontro trovano la morte 47 tedeschi e 23 lancianesi, 11 in combattimento e 12 per rappresaglia. La rivolta lancianese è considerata uno degli esempi più luminosi d’ insurrezione popolare contro la tirannide nazifascista, caratterizzato da partecipazione popolare e moto spontaneo, di “urto elementare” tra bisogni ineludibili della popolazione e prepotenza dell’invasore.All’Aquila una quarantina di giovani, tra il 14 e il 18 settembre, decise di nascondersi in montagna, prevalentemente nel timore di venire presi per il lavoro coatto o per la leva obbligatoria. Alcuni, mossi, da spirito ribellistico, erano armati. Nel pomeriggio del 22 settembre il gruppo si recò verso la collina di San Giuliano per proseguire alla volta di Collebrincioni, dove nei pressi del cimitero si unì ad una ventina di ex prigionieri inglesi e slavi.

La mattina del 23 settembre nel corso di un rastrellamento e dopo un conflitto a fuoco con i tedeschi, i fuggiaschi vengono catturati e riportati all’Aquila.  Dieci tra i giovani furono considerati ribelli armati e come tali condannati a morte. Uno solo di loro fu salvato grazie all’intervento di un console della milizia fascista. Il Cai dell’Aquila, con un contributo del Comune, ha predisposto la sentieristica della memoria sulle tracce dei martiri aquilani. “ Vi è una continuità spirituale e materiale fra l’assistenza data alla gente di ogni classe sociale a coloro che cercavano rifugio in queste città, in questi paesi, in queste montagne, e la costituzione della gloriosa Brigata Maiella, che percorse combattendo, da Sud a Nord, il suo sentiero di gloria: da queste terre, da questi monti fino all’Emilia, a Bologna, dove i suoi uomini entrarono per primi, il giorno della liberazione di quella città. E ancora si spinsero più a nord fino ai confini della Patria, segno spontaneo vissuto di quella che è la nostra grande forze: l’unità d’Italia”,  Presidente della Repubblica Azeglio Ciampi ( Sulmona, 17 maggio 2001). In questo passaggio della lettera di Ciampi ai giovani partecipanti al Sentiero della libertà sono riassunte la vita e le gesta dei volontari della libertà, ossia dei partigiani della Brigata Maiella, unica formazione partigiana a essere stata insignita della Medaglia d’oro al valor militare.  “Erano italiani ma indossavano l’uniforme inglese; erano soldati con regolare tesserino militare ma non prendevano ordini dagli ufficiali del Regio Esercito; portavano il tricolore sul bavero invece delle stellette; erano patrioti ma venivano considerati partigiani; erano combattenti per la libertà ma non facevano parte del Corpo volontari per la libertà; erano resistenti ma operavano di fronte al nemico e non dietro le linee; compivano operazioni di guerra e non azioni di guerriglia; erano repubblicani ma erano stimati e lodati pubblicamente dall’erede al trono Umberto di Savoia; erano tutti volontari e potevano andarsene in qualsiasi momento, ma nessuno lo fece mai” ( Marco Patricelli,  Patrioti, Storia della Brigata Maiella alleata degli alleati, Ianieri). Basterebbe questa sintesi estrema per fare della Brigata Maiella un simbolo della guerra di liberazione. Da Casoli – dove la banda fu fondata dall’avvocato Ettore Troilo, che gli diede il nome della “ montagna madre”, la Maiella –  a Pizzoferrato, da Sulmona, all’Aquila, da Montefortino a Brisighella, Falloscoso, Pesaro, Bologna e  Asiago, quando il cannone cesserà di tuonare la Brigata Maiella risulterà la formazione col più lungo ciclo operativo della guerra di liberazione e l’unica a combattere al di fuori del territorio di costituzione, risalendo la Penisola sul fronte adriatico assieme ai “fratelli d’armi” polacchi.  Lungo tutto il cammino – reciterà la motivazione del conferimento della medaglia d’oro al valor militare – una scia luminosa di abnegazione e di valore ripete e riafferma più epiche e gloriose della tradizione del volontarismo italiano. 54 caduti, 131 feriti di cui 36 mutilati, 15 medaglie d’argento, 43 medaglie di bronzo e 144 croci al valor militare, testimoniano e rappresentano il tributo offerto dai Patrioti della Maiella alla grande causa della libertà ”.

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Appuntamenti della settimana

AL TEATRO DEI MARSI DI AVEZZANO DON ATTILIO CECCHINI

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UN READING DI TEATRO MUSICATO

DEDICATO ALL’ AVVOCATO DELLE UTOPIE

Venerdì 22 marzo, alle ore 21.00 andrà in scena al Teatro dei Marsi di
Avezzano, dopo il successo della prima tenutasi all’Aquila lo scorso
ottobre, lo spettacolo di teatro musicato dal titolo “Don Attilio
Cecchini: la Voce d’Italia a Caracas, l’Avvocato delle Utopie”. L’ingresso
è gratuito.

L’ideatrice e direttrice musicale dell’evento è la pianista aquilana Sara
Cecala che illustra il progetto artistico.*“Il recital è ispirato al
saggio del giornalista e scrittore Angelo De Nicola dedicato alla
straordinaria vita del Principe del foro penale aquilano, Don Attilio
Maria Cecchini. Fu proprio l’autore, mentre lavorava alla stesura del
progetto letterario, ad inviarmi la bozza solleticando la mia curiosità.
Spulciando il suo materiale la scoperta fu grande: l’avv. Cecchini non era,
e non è, soltanto il noto penalista, ma è stato colui che nel 1950
abbandona la sua città, L’Aquila, con uno studio professionale già avviato,
per inseguire un sogno di libertà. Con l’amico fraterno Gaetano Bafile
inizia a Caracas una sensazionale avventura giornalistica a difesa dei
connazionali emigranti “mangiabanane” (così venivano appellati gli italiani
in Venezuela). Il suo è stato un impegno civile celebrato anche dal futuro
premio Nobel per la letteratura G. Garcìa Marquez, in un capitolo del
libro “Un giornalista felice e sconosciuto”.

Quante battaglie, a difesa degli ultimi, Don Attilio ha condotto
“camminando sulla dinamite” sino al suo rientro in patria, avvenuto nel
1960!

Ed ancora, negli anni Novanta ritroviamo Cecchini, avvocato di chiara
fama, accettare l’incarico di patrocinante, a titolo gratuito e
autotassandosi, di Michele Perruzza, il muratore di Case Castella di
Balsorano condannato all’ergastolo per un reato turpe, l’uccisione della
nipotina Cristina Capoccitti, un caso tuttora controverso.

Una vita fuori dal comune, da romanzo, quella dell’Avv. Don Attilio che
merita di essere celebrata con un racconto musicato, grazie al contributo
della Fondazione Carispaq che assieme al Comune di Avezzano e al
suo sindaco Gabriele De Angelis sono i sostenitori dell’iniziativa.

La prolusione dello spettacolo è affidata al presidente dell’ordine dei
giornalisti d’Abruzzo dott. Stefano Pallotta ed il testo alla bravura
dell’attore pescarese Giampiero Mancini, con la partecipazione della
giornalista del tg3 Abruzzo Daniela Senepa, accompagnati al
violino da Antonio
Scolletta, con Mauro De Federicis alla chitarra, Lorenzo Scolletta
alla fisarmonica, con me al pianoforte e con Libera Candida D’Aurelio,
la cui voce raffinata impreziosirà i contenuti proposti”.

Sarà presente anche l’associazione latino-americana ALI ONLUS,
rappresentata dal dott. Edoardo Leombruni, per veicolare un messaggio
di solidarietà al popolo venezuelano.

Desidero riservare un affettuoso ringraziamento all’avv. Cecchini,
straordinario professionista e uomo di altissimo profilo morale, che mi
onora della sua amicizia e della sua presenza per festeggiare in teatro i
suoi meravigliosi novantaquattro anni (Don Attilio è nato il 20 marzo 1925
ndr). Infine, un grazie speciale ad Angelo che mi ha permesso di conoscere
ed appassionarmi a questo che considero un meraviglioso viaggio attraverso
la storia del Novecento, fino ad arrivare alle vicende legate al sisma
aquilano e al decennale che ricorre quest’anno, cammino artistico che
proporremo, auspicando un positivo riscontro, al bel pubblico marsicano”-
chiude Sara Cecala.

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Appuntamenti della settimana

La Compagnia Realtà O-Scena presenta Alice

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Un paese senza regole dove ogni personaggio è padrone del proprio mondo e si muove tra follia e normalità: questo è Alice, il nuovo musical della Compagnia teatrale Realtà O-Scena che rinnova l’appuntamento al Teatro dei Marsi di Avezzano dove negli scorsi anni ha registrato il sold out con i precedenti spettacoli La Bella e la Bestia e Al-addin. Il musical nasce dalla rielaborazione delle opere dell’inglese Lewiss Caroll, scrittore e matematico, che ha dato vita a un mondo alla rovescia abitato da eclettici personaggi. Il pubblico vedrà Alice alle prese con le stranezze di quanti incontrerà in questo strano e meraviglioso paese che la faranno crescere e conoscere se stessa; il viaggio nel Paese delle Meraviglie infatti non è altro che un percorso di crescita per Alice che impara dai suoi errori, apprende nuove cose e soprattutto diventa capace di fare le scelte più giuste per se stessa.
La Compagnia teatrale Realtà O-Scena è un gruppo molto giovane che negli ultimi anni si è distinto sul territorio per la qualità degli spettacoli offerti al pubblico frutto di un lungo lavoro di squadra: i vari reparti infatti lavorano in sinergia per raggiungere l’obiettivo finale del palcoscenico e coinvolgere il pubblico in una performance memorabile. L’intera produzione di Realtà O-Scena è realizzata in modo autonomo grazie alle competenze e alla passione di tutti i componenti: il corpo di ballo e i cantanti sono seguiti da coach esperti che li guidano nella realizzazione dei balletti e nella preparazione delle canzoni. Costumi e trucchi di scena così come gli oggetti di scena vengono studiati e realizzati in autonomia mentre il reparto tecnico relativo ad audio luci e scenografie digitali predispone quanto necessario per una performance perfetta. In particolare quest’anno la Compagnia ha puntato su una vera e proprio innovazione relativa alle scenografie: sfruttando dei particolari proiettori infatti le scene sono state create al computer in modo digitale creando un maggiore coinvolgimento degli attori sulla scena ma anche del pubblico. La Compagnia Realtà O-Scena vi aspetta al Teatro dei Marsi il 23 Marzo alle 21:15 e il 24 Marzo alle 17:30; i biglietti si possono acquistare al costo di 8 euro per gli adulti e 6 euro per i bambini presso diverse rivendite: ad Avezzano nel negozio PrimiSogni in Via Corradini, nella libreria Ubik in Corso della Libertà, nella Tabaccheria Antonelli in Via Sergio Cataldi e a Magliano dei Marsi presso la stazione di servizio Eni in Via Avezzano.

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Appuntamenti della settimana

Entra nel vivo la Settimana della Cultura Scientifica e Tecnologica organizzata al Liceo Scientifico Marco Vitruvio Pollione

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Questa mattina l’assessore alle Politiche scolastiche Chiara Colucci ha
fatto visita al liceo incontrando i tanti studenti che anche quest’anno
sono impegnati in una delle manifestazioni più apprezzate e popolate che si
organizzano all’interno delle scuole della città.

“Il livello di civiltà di un paese si vede da quanta importanza riveste il
suo sistema formativo. È innegabile che siamo in un periodo in cui il
lavoro dei formatori è sempre più difficile, in una società sempre più
distante da quelli che sono i veri valori, con i ruoli familiari in rapida
trasformazione e ragazzi soggetti a continue sollecitazioni esterne, spesso
contraddittorie”, il commento dell’assessore, “per questo insieme ad un
supporto alla classe docente riveste molta importanza un adeguamento dei sistemi formativi con strumenti nuovi e nuove forme di orientamento. Ed è proprio qui che si evidenzia l’importanza della Settimana Scientifica del Pollione poiché
compie un passo importante verso un’integrazione e una valorizzazione delle
grandi specialità che il nostro Paese già possiede come musei, centri e
città della Scienza e della Tecnica, Università e accademie. La
manifestazione, arrivata alla 15esima edizione, è un momento di incontro e
di scambio, con un risvolto culturale e nello stesso tempo sociale.
L’assessore Colucci ringrazia il preside Francesco Gizzi, insieme
all’intero corpo docente, per la dedizione e la fattiva collaborazione con l’amministrazione comunale.

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Attualità

Premio Eccellenza Europea delle Arti alla marsicana Alessia Pignatelli

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Roma – Nel nobiliare Palazzo Velli, si è tenuta la solenne cerimonia di
premiazione per le grandi firme del panorama artistico contemporaneo e la
videoesposizione delle loro opere. Un evento importantissimo sottoposto
alla cura del comitato critico e alla presenza delle autorità competenti.
La EA Editore, Effetto Arte e il noto critico Prof. Paolo Levi che da
sempre mirano a promuovere gli artisti che si contraddistinguono, hanno
candidato la pittrice Alessia Pignatelli per ricevere ufficialmente il
Premio Eccellenza Europea delle Arti, un riconoscimento per evidenziare
maggiormente il suo valore artistico. Il Prof. Paolo Levi prendendo visione
dell’operato dell’artista, le ha conferito la sua personale critica: *“La
sua partecipazione è prova dell’indiscusso valore del suo lavoro nel
panorama artistico internazionale. L’impegno profuso e la capacità di
andare oltre i canoni del comune pensare, hanno contribuito a creare nuove
esperienze creative e a catalizzare un cambiamento positivo in Europa e nel
mondo.”* L’artista è stata premiata con l’attestato di merito e con la
targa nominativa autenticata con nomina di “Eccellenza Europea delle Arti”
riportandone il seguente riconoscimento: *“Per aver valorizzato l’arte e la
creatività italiana in Europa. La sua ricerca artistica è strumento di
espressione indispensabile sul nostro tempo, testimonianza reale e
tangibile di evoluzione e crescita culturale.”* Alessia Pignatelli
proseguirà il tour videoespositivo delle sue opere con ufficiale
premiazione di Eccellenza Europea delle Arti anche in altre due importanti
capitali Europee, ad aprile a Barcellona nel prestigioso Museo Europeo
delle Arti e a giugno a Parigi nella stimata Galleria Thuilliers.

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Abruzzo

ABRUZZO PRESENTE ALL’INAUGURAZIONE DELLA RETE DEGLI ARCHIVI SONORI

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Inaugurazione della Rete degli Archivi Sonori
Biblioteca Nazionale Centrale di Roma, 13 marzo, ore 10
Il patrimonio immateriale di sei regioni italiane
tra le quali anche l’Abruzzo

Dalle pioneristiche raccolte sul campo dei primi anni Cinquanta fino alle più recenti manifestazioni di una cultura popolare tenacemente resistente, dalle indagini dei padri fondatori dell’etnomusicologia italiana fino alle rilevazioni di ricercatori sconosciuti anche agli stessi addetti ai lavori, dalle ricerche sui carnevali campani di Roberto De Simone e Annabella Rossi alle registrazioni salentine di Giovanna Marini, uno sterminato patrimonio di suoni, canti e narrazioni sta per essere restituito a una fruizione pubblica e ospitato in un luogo emblematicamente rappresentativo della cultura nazionale: è quanto avverrà il 13 marzo, alle ore 10, alla Biblioteca Nazionale Centrale di Roma con l’inaugurazione della Rete degli Archivi Sonori di Musiche di Tradizione Orale.
Promosso dall’associazione culturale Altrosud, il progetto ha comportato anni di lavoro nell’intento di costituire una rete di archivi sonori che, su base regionale, potesse restituire alle comunità locali documenti particolarmente significativi delle proprie tradizioni musicali. Realizzato in collaborazione con le principali strutture di settore, dall’Accademia Nazionale di Santa Cecilia al Centro di Dialettologia ed Etnografia di Bellinzona, con il concorso di numerosi ricercatori privati che hanno messo a disposizione i propri archivi e il contributo, negli anni, della Direzione Generale per gli Archivi del MiBACT, delle regioni Basilicata e Puglia, il progetto si è progressivamente esteso a sei regioni: Abruzzo, Basilicata, Campania, Marche, Puglia e Umbria. Con circa 12.000 documenti già catalogati e immessi nel sistema di fruizione e altrettanto materiale già acquisito ma ancora da catalogare, la Rete degli Archivi Sonori si configura come una delle più rilevanti iniziative realizzate in Italia nell’ambito della valorizzazione dei patrimoni immateriali dopo la ratifica della relativa Convenzione UNESCO da parte del nostro Parlamento. Un’iniziativa che trova ora la sua consacrazione con l’inaugurazione di una sede nazionale dove i diversi dati documentari (sonori, audiovisivi e fotografici) potranno essere consultati su una teca unitaria, e non più solo su base regionale, e dove si spera di proseguire con rinnovato slancio il cammino intrapreso.
Tra i sei archivi regionali, anche l’Archivio Sonoro d’Abruzzo che, in attesa di essere inaugurato anche in regione, arriva a Roma con la sua ricca dotazione di suoni e immagini, dal fondo storico di Elvira Nobilio alle pionieristiche registrazioni di Nicola Jobbi, dalle ricerche di Marco Müller alle ricognizioni estese a tutto il territorio regionale di Giuseppe Profeta, dalle più recenti registrazioni di Carlo Di Silvestre al reportage fotografico di Alberto Negrin.
La Rete degli Archivi Sonori di Musiche di Tradizione Orale si inserisce in un progetto molto vasto di valorizzazione e promozione della ricerca dialettologica e linguistica che la Biblioteca Nazionale Centrale di Roma considera fondamentale. In tale contesto si inserisce la riflessione incessante sul pensiero e sull’opera di Tullio De Mauro, cui dal 2017 è intitolata la Sala di linguistica e letteratura che, tra le altre cose, conserva e mette a disposizione il suo fondo librario. Sempre di questi ultimi anni è l’acquisizione, nel 2018, del Fondo appartenuto al centro di documentazione della poesia dialettale “Vincenzo Scarpellino”, fondamentale per gli studi dialettologici.

L’inaugurazione si prospetta come l’avvio di un più articolato percorso dove il recupero e la messa in sicurezza di documentazione di inestimabile valore sarà solo il presupposto per avviare anche attività di animazione culturale al fine di riannodare il filo con la tradizione, ravvivando al presente repertori e modalità esecutive: una memoria viva, dunque, come, nel corso dell’inaugurazione, dimostreranno alcune scuole laziali che hanno rivisitato alcuni canti regionali all’interno di un concorso promosso proprio dalla Rete degli Archivi Sonori, Adotta un canto, scopri una tradizione, al quale si intende dare una cadenza annuale.

Programma del 13 marzo
Saluti istituzionali: on. Gianluca Vacca, Sottosegretario del Ministero per i Beni e le Attività Culturali
Introduzione: Andrea De Pasquale, direttore Biblioteca Nazionale Centrale di Roma
Interventi:
Domenico Ferraro (università di Roma-Tor Vergata, presidente associazione Altrosud)
Raffaele Di Mauro (Liceo Musicale Pisacane di Sapri, responsabile scientifico Archivio Sonoro della Campania)
Alessandro Portelli (Università “La Sapienza” di Roma, presidente Circolo Gianni Bosio di Roma)
Nicola Scaldaferri (università di Milano, responsabile LEAV-Laboratorio di Etnomusicologia e Antropologia Visuale)
Dalle musiche di tradizione orale alla poesia improvvisata in ottava rima
Maurizio Agamennone (università di Firenze, responsabile di APORIE-Per un archivio della poesia estemporanea in ottava rima)
David Riondino (cantautore e scrittore, responsabile de “L’ottava. Accademia di Letteratura Orale”
Una memoria viva: i laboratori delle scuole
Istituti comprensivi Fidanae, San Biagio dei Platani e Piaget-Majorana; Liceo Musicale Farnesina di Roma e il Liceo James Joyce di Ariccia
Interventi musicali
Zampognari di Villa Latina
Donato De Acutis e Giampiero Giamogante, poeti improvvisatori in ottava rima del reatino

www.archiviosonoro.org, altrosud@altrosud.it

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Altri articoli

IL DISTROFICO FELICE GRAZIE A DIO

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Evento: domenica 17 marzo alle 17

Marco Solimeo sarà ad Avezzano
e presenterà il suo libro Il distrofico felice grazie a Dio
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Insieme al vescovo dei Marsi, monsignor Pietro Santoro, un pomeriggio di confronto sui temi legati alla vita, al dolore, alla malattia
,alla forza e all’amore, che alla fine è quello che vince su tutto.

Tutta la cittadinanza è invitata a partecipare.

Diocesi di Avezzano

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Abruzzo

Concorso di Poesia “Romolo Liberale” 2019

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Il concorso – articolato in tre sezioni e aperto a tutti – ha lo scopo di rendere omaggio alla
memoria di un poeta e scrittore di profonda sensibilità e di grande impegno, nelle cui
opere le difficoltà e le ingiustizie, che caratterizzano la condizione esistenziale e sociale
dell’uomo del nostro tempo, assumono particolari accenti lirici, solcati sempre dalla
speranza e dalla prospettiva del riscatto.

REGOLAMENTO
Il concorso è articolato in tre sezioni:
 Adulti
 Studenti delle scuole secondarie di secondo grado
 Studenti delle scuole secondarie di primo grado

La partecipazione è gratuita e si potrà concorrere con un massimo di tre poesie inedite a tema libero.
Le opere dovranno pervenire entro il 12 aprile 2019, al seguente indirizzo:
Segreteria del premio di poesia Romolo Liberale, Via America 60, 67051 Avezzano (AQ)
Gli elaborati saranno inviati in busta chiusa e NON dovranno essere firmati. In busta separata, inclusa quella contenente l’elaborato, dovrà essere inserita la scheda di partecipazione, firmata, contenete i dati del concorrente.
Gli elaborati e la scheda di partecipazione potranno essere inviati tramite e-mail al seguente indirizzo : e-mail: romololiberale@presenzaculturale.it
Per ciascuna delle tre sezioni in cui si articola il concorso, valutate da una selezionata giuria, saranno premiate tre poesie con opere artistiche elaborate dal Liceo Artistico “Vincenzo Bellisario” di Avezzano. In occasione della quinta edizione del premio la famiglia Liberale contribuisce con i seguenti premi:

1° classificato sezione adulti: 500 euro;
2° classificato sezione adulti: 300 euro;
3° classificato sezione adulti: 200 euro;

Primi tre classificati sezione scuole secondarie di secondo grado: 100 euro (in buono libri).
Primi tre classificati delle scuole secondarie di primo grado: 50 euro (in buono libri).

La cerimonia di premiazione si terrà nell’aula magna del liceo classico “Alessandro Torlonia” di Avezzano in data 25 maggio 2019

per info : romololiberale@presenzaculturale.it www.presenzaculturale.it

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