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Angela e Mario, dal dramma alla speranza

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Sabato sera. Solita storia. La maggior parte dei ragazzi che si vedono in giro sono ubriachi. Forse c’è stata una rissa. O un incidente. O a qualcuno è stata ritirata la patente. Ma,forse, a qualcuno anche per questa volta è andato tutto liscio. La domenica si dorme fino a tardi. Il pomeriggio, ancora un po’ intontiti, si raccontano le esperienze con i genitori e, mentalmente, si progetta di marinare la scuola il giorno dopo. “Mi hanno beccato stanotte”. “A me è andata bene, dormivano”. “Domani niente scuola”.

Una delle più gravi piaghe di questo nostro tempo è l’alcolismo giovanile. L’alcool è consumato a litri da adolescenti e giovanissimi ogni volta che l’occasione sembri quella giusta. E questa finisce sempre per essere tale. Una festa, un compleanno, una promozione inaspettata a scuola, un voto alto nella Materia odiata. Il sabato tutto ciò deve essere festeggiato nel migliore dei modi. E quale miglior compagno di “avventura” se non l’alcool? Il problema dell’alcolismo giovanile non è comunque solo una prerogativa territoriale. Per tutta l’Italia i dati e le statistiche che arrivano dall’Osservatorio permanente sui giovani e l’alcool sono sempre più allarmanti.

Il 40% dei consumatori abituali non supera i 17 anni. Psicologi e sociologi continuano ad interrogarsi sui motivi di tale fenomeno. Le risposte possono essere le più disparate. Mancanza di interessi, di stimoli e, cosa piu’ grave, di fiducia in se stessi. Carenza di attenzione da parte dei genitori. I giovani sono diventati incapaci di interessarsi a cose sane, magari a un buon libro, alla politica o a quello che succede nel Mondo. Sono annoiati e demotivati. Non credono più a niente. Chi di noi non ha sentito pronunciare, o pronunciato egli stesso decine di volte, frasi del genere? Gli adolescenti rispondono a queste accuse chiudendosi sempre più in loro stessi e cercando rifugio nell’alcool.

In questo modo dimostrano il loro disagio e la loro ostilità verso una società della quale non si sentono partecipi. I giovani del nuovo millennio sono figli di genitori che non vogliono far mancare loro nulla. Motorino, cellulare, scarpe e jeans griffati e all’ultima moda e la macchina fiammante, nella maggior parte dei casi, quando arriva il momento della maggiore eta’. Non hanno più niente per cui lottare, niente da raggiungere. Ogni cosa gli viene servita su un piatto d’argento. E, cosa ancor più grave, non sono più in grado di comunicare fra di loro, di confrontarsi (ricordo che la mancanza di comunicazione fra adulti e giovanissimi è cosa antica). Così ognuno perde la preziosa possibilità di scoprire di non essere il solo ad avere paura di mostrarsi troppo debole, di seguire incondizionatamente il gruppo (sarebbe meglio definirlo “branco” visto che di solito è dotato di un capo) per paura di stare fuori. In questo modo si lasciano sfuggire la possibilità di condividere la noia, l’ansia, il senso di inadeguatezza, i timori.

Dunque niente di interessante da dirsi, pochi divertimenti, paura del confronto. Cosa resta da fare? Meglio stare allegri con qualche bicchiere. Divertirsi, visto che anche il solo comunicare (soprattutto con le ragazze) sembra diventato impossibile senza alzare il gomito. L’alcool rende più sicuri e simpatici, disinibisce. A nulla vale il fatto che poi si sta male. A nulla valgono i ritiri delle patenti. A nulla valgono gli incidenti sulle strade. Non potrebbe essere altrimenti. Gli adolescenti non sarebbero tali se riflettessero su queste cose. La famiglia non sembra essere piu’ in grado di far fronte a questa situazione. I genitori troppo spesso preferiscono non sapere o, ancora peggio, non capire. “Ma non c’è da allarmarsi tanto sono solo ragazzate”. “Non bisogna drammatizzare”. Questi sono spesso i commenti degli adulti che si trovano di fronte alle conseguenze della non comunicazione con i propri figli e che non riescono ad ammettere che forse un problema c’è. E’ sicuramente quello che l’adolescenza non è eterna. Certo, non tutti quelli che bevono o giocano a fare i grandi saranno degli alcolisti da adulti. Ma un giorno, quando arriverà il momento di svegliarsi e non sarà più il tempo di nascondersi dietro una bottiglia, alcuni di loro si accorgeranno di essersi lasciati alle spalle molte opportunità come la principale che consiste nell’aver trascurato lo studio. Allora non è solo un problema di ragazzate. Gli errori e le distrazioni si pagano comunque. Ognuno lo impara a proprie spese nel corso della vita. Ma con gli adolescenti non si possono fare moniti e raccomandazioni. Non li stanno mai a sentire. Non resta da sperare che questi figli del consumismo escano incolumi dall’età critica e che non diventino degli adulti infelici e insoddisfatti. Di quelli per i quali il bicchiere resta il fedele compagno in ogni occasione della loro Vita, bella o brutta che sia.

Di seguito riporto un brano,secondo me molto significativo per quanto ho scritto,tratto dal mio Libro:”VEGLIARE IL PRESENTE”, Edizioni Noubs, Chieti, 2004.

Divertirsi si… ma con giudizio

…NON SOLO IN DISCOTECA E’ SBALLO: UN INCIDENTE DEL SABATO SERA…

La vicenda di Sabrina: un miracolo d’amore e di fe­de. Una storia realmente accaduta tanti anni fa.

Solo i nomi sono di fantasia per non rendere riconoscibili i protagonisti della vicenda.

“Qui è l’Ospedale Civile, vole­vo avvisarvi che vostra figlia Sabri­na è stata ricoverata mezz’ora fa; c’è stato un grosso incidente stradale:non è grave, gli altri sono fe­riti più seriamente”.

La comunicazione telefonica,arrivata alle sei e quaranta di una Domenica in una casa di Cittadini Abruzzesi, ha svegliato improvvisamente Angela e Mario, ge­nitori della diciottenne Sabrina. Gli alunni della V C dell’Istituto Tec­nico per Geometri avevano program­mato la classica cena di addio alla scuola; terminatala, in molti avevano raggiunto una discoteca e, al ritorno, il grave incidente. Sabrina già da alcuni anni frequentava le di­scoteche e i genitori avevano cercato con ogni mezzo di dissuaderla: dalla proibizione al ricatto dei regali, dal chiuderla fuori casa alle scenate in pubblico Quella domenica mattina seppur sconvolti e angosciati, non avevano voluto partire per andare a trovarla in ospedale; nel po­meriggio sono andati dall’insegnante di religione della figlia, con il quale hanno cercato di giustificare il loro comportamento. «S’arrangi diceva­no – ha fatto sempre quello che ha voluto contro le nostre direttive; Sa­brina è un’ingrata perché… non ha mai capito i tanti sacrifici che abbia­no fatto per darle tutto quello che ha… ci ha sempre fatto soffrire, do­vremmo solo rimproverarla e farle capire che tutto è avvenuto per colpa sua…».

Il sacerdote li guardò con tanta tristezza e con tono deciso disse: “Se volete venire con me io vado subito in ospedale da Sabrina». C’è stato un “pesante” momento di silenzio, poi una breve discussione tra i genitori; il sacerdote, risoluto, quasi li spinge nella sua auto. Lungo la strada An­gela e Mario cercavano di nascondere il loro imbarazzo e si chiedevano a vicenda che cosa avrebbero potuto dire a Sabrina, che cosa avrebbero potuto regalare alla figlia. “Rega1atele la vostra presenza silenziosa, ca­rica di affetto e premura per lei”,, dis­se loro il sacerdote, il quale li invitò successivamente ad unirsi a lui per pregare Dio con una preghiera spon­tanea che fosse espressione sempli­ce, sincera dei pensieri e dei senti­menti che passavano nella mente e nel cuore. Il sacerdote cominciò rin­graziando il buon Dio per il dono della vita e più ancora per il dono di Gesù, Figlio Suo, dato per una esistenza da vivere in pienezza di grazia e di amore; ben presto fu interrotto dalla voce di mamma Angela che, tra i singhiozzi cominciò a chiedere a Dio di salvare sua figlia, di farla vivere (prima di partire era giunta infatti la notizia della morte di Giuseppe e Massimo; i due amici che erano in macchina con Sabrina); continuò quindi esprimendo a Dio una serie di promesse: “mi impegnerò ad assi­sterla – diceva – a curarla, ad aiutarla nella sua convalescènza, a parlare con pazienza ed amore. Chissà che riusciamo a capirci confidarci vi­cendevolmente. .”.

Papà Mario se ne stava zitto con la testa tra le mani; dopo un pò cominciò anche lui ad esprimere la sua preghiera e manifestò con since­rità disarmante il suo smarrimento, il suo fallimento come genitore; chiese perdono a Dio ripetutamente per non aver dato alla figlia quell’amore disinteressato di cui capiva final­mente l’urgente necessità, di non aver saputo trovare il tempo per ascoltare e capire Sabrina; di non aver capito i tanti segnali che lei gli aveva mandato nei diversi momenti e passaggi della sua vita. Entrati nel­la stanza dell’ospedale Sabrina mos­se gli occhi (giaceva immobile sul letto, tutta intubata com’era), fissan­do i genitori con uno sguardo freddo e penetrante.

Alcune settimane dopo dirà che quello sguardo voleva significa­re tutta la sua sorpresa per 1a visita dei genitori. Non se l’aspettava visti l’incomprensione e il disprezzo vi­cedevole che esisteva tra loro! Mamma Angela si è chinata per po­sare un bacio tenerissimo sulla fron­te e sussurrarle: «Bambina mia, sii forte… vedrai che guarirai. perché noi abbiamo pregato per te,…»; papà Mario, chinatosì a sua volta su Sabrina, le sussurrò: «Ti chiedo scu­sa, tesoro, perchè ti siamo tanto man­cati – e intanto dai suoi occhi comin­ciarono a cadere grandi lacrimoni sulla fronte di Sabrina – non ti ab­biamo capita e amata… ma vedrai che sapremo cambiare… aiuteremo te e i tuoi amici a vivere con più sen­so…». Sabrina stringeva forte la ma­no del sacerdote che stava dall’altra parte dello e i suoi occhi comin­ciarono a velarsi di pianto. Lungo la strada del ritorno a casa, Angela e Mario non smettevano di ringrazia­re il sacerdote per averli trascinati con decisione dalla loro figlia: ave­vano vissuto un’esperienza unica e intensissima di riconciliazione che aveva aperto il loro cuore.

Quella sera stessa, procedendo a fatica su un’autostrada intasata, si cercò di ipotizzare che cosa i genito­ri, la parrocchia, la scuola ed altri en­ti sociali, potessero fare per riempire il vuoto d’amore, di idealità, di feli­cità e di speranza che angoscia e spa­venta tanti giovani che si rifugiano in discoteca per stordirsi. Angela e Mario si dimostravano sapienti e amorevoli con i giovani che frequen­tavano la loro casa ogni giorno per far visita a Sabrina. Non si sono mai fermati a piangersi addosso,con di­scorsi carichi di lamentele o di pessi­mismo; ma si sono fatti ideatori e promotori di iniziative per offrire ai giovani alternative alle discoteche; sono diventati due «attivisti», pieni di coraggio ed entu­siasmo nell’incantare e coinvolgere altri genitori.

Prof. Sandro VALLETTA

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Abruzzo

FESTA DEL PAPÀ : QUANDO LA LEGGE NEGA L’ESSERE PADRE

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Ci sono padri straordinariamente felici di essere padri e di fare da padri. Perché è l’esperienza più bella della loro vita. Perché il figlio è, la loro vita. Perché crescere, educare, giocare, gioire col proprio cucciolo nutre il cuore, la mente, l’anima.

Ci sono madri (non tutte chiaramente) che negano ai padri questo diritto. Negandogli così di vivere.

Ci sono padri che passano notti e settimane insonni; che subiscono: alienazioni genitoriali, telefonate interrotte con il figlio, figli manipolati, menzogne inculcate nel figlio e parole infamanti; assistono ad: accordi violati, aggressioni al patrimonio; vivono improvvisi sospetti imprevisti del figlio. Padri che vivono il figlio come un ostaggio, vile merce di scambio, corpo contundente, strumento di vendetta; arma non convenzionale. Ci sono padri che non vivono più serenamente, che non lavorano più serenamente, che non gioiscono più, che non riescono più ad immaginare il proprio futuro. Ci sono padri che si impoveriscono, aggrediti patrimonialmente. Che finiscono a fare la coda dai padri gesuiti o dormono in auto. Che hanno sconvolgimenti esistenziali non più riparabili, destinati a restare come inchiostro d’odio su candida seta. Ci sono padri negati.

Uno dei maggiori drammi della società moderna, nella quale una coppia su due è destinata a separarsi, riguarda i padri che si “separano”, ai quali si oppongono le madri con “violenza” negando loro l’esercizio della condivisione genitoriale nella crescita del figlio. La letteratura spiega che in una “separazione” (in un matrimonio o in una convivenza more uxorio) le donne tendono spesso a usare il figlio come arma e i padri invece strumentalizzano il mantenimento.

Diventa dunque essenziale il ruolo del giudice e degli avvocati che assistono le parti.

Occorre infatti che la legge venga applicata con equilibrio, saggezza e responsabilità, dai giudici minorili e che gli avvocati che assistono i genitori in tale delicato conflitto siano innanzitutto competenti, esperti e responsabili. Ho invece conosciuto tanti cialtroni che danneggiano le parti e soprattutto l’interesse dei minori arrecando danni irreparabili. Tali incompetenti andrebbero sanzionati con la radiazione o l’espulsione.

Il Tribunale per i Minorenni (T.M.) esercita nello spirito della realizzazione del migliore interesse del minore e ha giurisdizione penale, civile e amministrativa. E’ organo specializzato della giustizia, composto da quattro giudici (due togati e due onorari). In Italia ci sono 29 tribunali minorili, con 782 magistrati, dei quali circa 600 sono onorari. La selezione dei giudici andrebbe fatta col massimo rigore possibile poiché gestiscono situazioni di straordinaria importanza.

La competenza in materia civile non è esclusiva (concorrente con il tribunale ordinario e e il giudice tutelare) ma di assoluto rilievo, decidendo anche in tal senso: interventi a tutela dei minori i cui genitori non adempiono in modo adeguato o affatto ai doveri verso i figli (art. 147 cod. civ.); può limitare l’esercizio della potestà genitoriale, attivando l’intervento dei servizi socio-sanitari (art. 333 cod. civ.); può allontanare il minore dalla casa familiare (artt. 330, 333 e 336 cod. civ.); può dichiarare i genitori decaduti dalla potestà sui figli (art. 330 cod. civ.); può dichiarare lo stato di adottabilità del minore; regola l’affidamento dei figli di genitori non sposati, che hanno cessato la convivenza e che sono in situazione di conflitto rispetto all’esercizio della potestà genitoriale (art. 317 bis cod. civ.).

Ricordiamoci dunque che dove c’è un padre negato, c’è sempre un bambino negato.

STORIA DELLA FESTA DEL PAPÀ

La Festa del papà è celebrata in tutto il mondo, anche se in date differenti, e la tradizione vuole che i figli festeggino i papà con regali e biglietti pieni di sentimento. La storia di questa festa è piuttosto recente e risale precisamente al 5 luglio del 1908, giorno in cui venne festeggiata per la prima volta nella città di Fairmont, in Virginia Occidentale, presso la chiesa metodista locale in commemorazione della morte di oltre 360 uomini, 250 dei quali padri di famiglia, nel disastro di Monongah, la più grave sciagura mineraria degli Stati Uniti.

Successivamente, per la precisione il 19 giugno del 1910 a Spokane nello Stato di Washington, la Signora Sonora Smart Dodd, all’oscuro della celebrazione avvenuta a Fairmont e ispirata da un sermone ascoltato in chiesa per la festa della mamma del 1909, organizzò la prima festa del papà così come la conosciamo oggi e fece in modo che la ricorrenza venisse ufficializzata. Ancora oggi infatti diversi Paesi seguono la tradizione statunitense e festeggiano i propri papà la terza domenica di giugno. Nei Paesi cattolici invece, proprio come l’Italia, questa festa viene legata al giorno di San Giuseppe e celebrata quindi il 19 marzo.

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Bcc Roma, la proposta del sindaco De Angelis: “Soci nell’Urban Center”

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«Propongo alla Bcc di entrare a far parte dell’Urban Center. In questi
giorni l’Urban Center sta partendo operativamente, il Comune di Avezzano ne
è stato soggetto ispiratore. Ora, con la vostra partecipazione, potremmo
arrivare a una forma ibrida, tra il pubblico e il privato, finalizzata alla
promozione di progetti sociali». È la proposta avanzata dal sindaco di
Avezzano, Gabriele De Angelis, che ha portato i saluti a uno
dei tradizionali incontri della Banca di credito cooperativo di Roma che ha
visto la partecipazione dei soci delle nove agenzie che si trovano nella
Marsica.

«La Bcc Roma è la più grande Banca di Credito Cooperativo in Italia», ha
aggiunto il sindaco, «e ha la forza di unire l’efficienza con la
solidarietà, contribuendo allo sviluppo dei territori in cui è presente,
mettendo al centro, le persone, i giovani, le famiglie. Anche nella Marsica
e nella provincia aquilana in generale, la Bcc può essere il nucleo intorno
a cui costruire una grande rete per far nascere imprese che diano
occupazione, troppi giovani sono senza lavoro. Con l’Urban Center di
Avezzano, che nasce come il luogo di sintesi di tutte le associazioni e dei
civismi cittadini, si può puntare sull’elaborazione di condivisi progetti
sociali, culturali e di sviluppo economico, così come si è fatto a Torino e
a Bologna. Entrando nell’Urban Center la Bcc potrà proporre e realizzare
nuove soluzioni di welfare, a partire dal campo della sanità e nuove idee
di sviluppo di impresa».

«Sul tema del credito», ha sottolineato De Angelis, «il nuovo governo
regionale ha assunto importanti impegni. Nel programma del presidente
Marsilio si prevede una profonda riforma della Fira, Finanziaria regionale
abruzzese, il cui ruolo sarà rilanciato nella funzione di assistenza alla
imprese interessate ad investire in Abruzzo, assumendo pure partecipazioni
nel loro capitale di rischio e garantendo un ritorno in termini di crescita
e valorizzazione delle eccellenze territoriali. La nuova Fira potrà
svolgere il ruolo di capogruppo di società di interesse strategico
regionale, alle quali fornisce i tipici servizi di
programmazione, di controllo, di amministrazione, servizi legali e
formazione. La Bcc Roma, per dimensione e qualità, per il suo essere
pienamente banca del territorio, potrà giocare un ruolo di primo
attore nel favorire lo sviluppo e il consolidamento delle aziende».
foto: Germana D’Orazio

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MERCATO DEL SABATO : L’AMMINISTRAZIONE COMUNALE CONTINUA A VEDERE UNA REALTÀ DIVERSA DA QUELLA PALESE A TUTTI.

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Avezzano. È sempre polemica per il mercato del sabato ad Avezzano. Mentre gli ambulanti, ovvero gli attori protagonisti di questo “telefilm”, continuano a presentare le proprie lamentele e difficoltà per lo spostamento nella zona nord, dall’amministrazione comunale si continua a parlare e rilasciare dichiarazioni come se tutto quello che dicono o pensano gli ambulanti nom esista. Nel caso specifico è esplosa ancora una volta la polemica dopo le esternazioni a mezzo stampa del consigliere di maggioranza Alberto La Morgese, secondo il quale “

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Abruzzo

Consegnati i lavori per il nuovo plesso scolastico in via Puglie.

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Sono stati consegnati i lavori di realizzazione del nuovo complesso scolastico in via Puglie. Ad annunciarlo è l’assessore all’Edilizia scolastica, Chiara Colucci. “La nuova scuola”, spiega l’assessore, “ospiterà una scuola primaria di 10 classi, 250 alunni e una scuola media di 15 classi, 375 alunni, per un totale di 625 studenti”.

“L’edificio, che si estende su una superficie complessiva di circa 5.700 metri quadrati comprende spazi per aule didattiche, aule speciali e integrative, mensa, biblioteca, palestra e auditorium, oltre agli uffici amministrativi e alla presidenza”.

L’esecuzione è curata dall’associazione temporanea d’impresa aggiudicataria, composta dalle ditte Cobar Costruzioni Barozzi Spa di Altanura (Bari) e Upgrading Services Spa. La durata dei lavori è prevista in 360 giorni. “Con la consegna dei lavori alla scuola di via Puglie”, precisa il dirigente Sergio Pepe, “tutti i dieci interventi di edilizia scolastica programmati successivamente all’evento sismico del 6 aprile 2009, per un importo complessivo di 21.887.340 euro (di cui 18.291.341 euro sono fondi della ricostruzione, 1.879.370 euro sono fondi Miur e 1.716.629 euro sono fondi comunali), sono in fase di realizzazione. Quattro sono già conclusi”.

Sono già stati ultimati la demolizione e ricostruzione dell’ala sud della scuola secondaria di primo grado “Vivenza” per un importo di 1.400.000 euro con fondi della ricostruzione, l’adeguamento sismico dell’ala nord della scuola secondaria di primo grado “Vivenza” per un importo di 1.500.000 euro di cui 1.250.000 con fondi del Miur; l’adeguamento sismico della scuola materna della frazione di Paterno per un importo di 300.000 euro con fondi della ricostruzione, la demolizione e ricostruzione della scuola primaria di via Cairoli “A. Persia” per un importo di 2.850.000 con fondi della ricostruzione mentre è in fase di conclusione l’intervento di costruzione del nuovo edificio della scuola primaria “M. Pomilio”, per un importo di 2.100.000 euro di cui 1.680.000 con fondi della ricostruzione. Sono invece in avanzato stato di realizzazione la demolizione e ricostruzione della scuola materna di via De Gasperi per un importo di 700.000 euro di cui 370.000 con fondi della ricostruzione, la costruzione del nuovo edificio della scuola materna in via America per un importo di 1.220.000 euro di cui 1.629.370 con fondi del Miur.

“Sono orgoglioso che il programma di edilizia scolastica proceda speditamente verso l’obiettivo di assicurare massima sicurezza agli alunni che saranno finalmente in condizione di studiare in ambienti moderni e confortevoli “, il commento del sindaco Gabriele De Angelis, “a conferma del buon lavoro portato avanti da tutto il settore tecnico”.

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Abruzzo

LANCIANO: BIMBA DI 8 ANNI SI SVEGLIA DAL COMA : “NON SMETTETE MAI DI LOTTARE” (VIDEO)

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Diventa virale il video della piccola lancianese che lotta contro una malattia rara La gioia del papà: dopo aver sentito la musica della mamma è tornata alla vita.

https://youmedia.fanpage.it/video/aa/XH6cR-Sw9KuxdIJThttps://youmedia.fanpage.it/video/aa/XH6cR-Sw9KuxdIJT
Ha aperto gli occhi e ha sorriso vedendo i genitori Serena e Filippo. Elisabetta ce l’ha fatta. Un’altra volta, l’ennesima volta ha riabbracciato la vita, a cui si aggrappa con tutte le sue forze da 8 anni.
Ha solo 8 anni infatti la bimba lancianese che lotta contro una malattia rara che anziché abbatterla l’ha resa una guerriera.
Con lei ci sono i genitori, le sorelle, i compagni di classe, la parrocchia di Sant’Antonio e una città intera. A raccontare il suo risveglio dal coma dopo un mese, che sa di miracolo, sono i genitori e un video che su Fanpage è stato visto migliaia di volte. Un video che è un messaggio di speranza e un inno alla vita. Un risveglio avvenuto dopo che la mamma Serena, ballerina, aveva danzato nell’ospedale di Ancona dove è ricoverata la bimba, con l’ex ballerino di Amici Ivan Cottini, affetto da sla. «Un caso, una coincidenza», commenta il papà Filippo, scenografo, «mia moglie Serena e Ivan stavano lavorando ad un videoclip di beneficenza con il comitato genitori dei bambini cardiopatici Torrette di Ancona. Ma Serena lo aveva avvisato che si fermava perché Elisabetta era in coma. Ivan allora le ha voluto fare una sorpresa. Si è presentato in ospedale per ridarle un sorriso grazie alla danza e hanno ballato emozionando tutti. Appena rientrata in stanza la sorpresa più grande: il cuore di Elisabetta aveva ricominciato a battere regolarmente e dopo un po’ lei è uscita dal coma lasciando increduli persino i medici».
Era in coma dal 1° febbraio, dopo un interminabile intervento al cuore. L’ennesimo, perché la piccola, affetta dalla sindrome di George che colpisce un bambino su quattromila, e una cardiopatia rara congenita aveva già subito altri 7 interventi. «I primi sei nel primo anno e mezzo di vita», riprende il papà, «che abbiamo vissuto qui all’ospedale di Ancora. Il 31 gennaio è stata sottoposta al nuovo intervento a cuore aperto: 36 ore interminabili ore di operazione con problemi infiniti e la sua piccola vita appesa ad un filo. Noi lì come sempre a sperare, pregare. Poi la sorpresa a Serena, la danza e il risveglio di Elisabetta e un recupero che i medici stentano a spiegare, anche se è ancora in terapia intensiva e i problemi non sono tutti risolti».
Elisabetta però lotta, non vuole saperne di stare allungata, si vuole sedere – cosa estremamente difficile da fare dopo quello che ha passato – guarda i disegni dei compagni di classe. È debilitata, scioccata, ma nonostante tutto, sorride alla vita.
«Lei è speciale», riprende il papà, «prima di entrare in sala operatoria ha indossato una maglietta con su scritto “buon lavoro a tutti”, ai medici che l’hanno operata. Viviamo giorno per giorno. Ci addormentiamo nella speranza che ci sia un domani, con le sue difficoltà, ma che ci sia. Ti confronti con altri genitori che sono qui, nel reparto di cardiochirurgia pediatrica diretto da Marco Pozzi, ti aggrappi alla speranza, alla fede, alla scienza e alla ricerca che va sostenuta. Grazie alla ricerca anche Elisabetta magari potrà ritardare gli interventi che dovrà fare e vivere meglio. Ai genitori che hanno figli malati vogliamo dire di non arrendersi, di continuare a sperare. La malattia di un figlio ti toglie il respiro, ti cambia il sorriso e ti spegne gli occhi ma il tuo cuore batte anche per quello del tuo guerriero, se serve. E quando tutto sembra essere perduto, la vita ti stupisce».

Fonte articolo: ilcentro.it

Fonte video : fanpage.it

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IL DISTROFICO FELICE GRAZIE A DIO

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Evento: domenica 17 marzo alle 17

Marco Solimeo sarà ad Avezzano
e presenterà il suo libro Il distrofico felice grazie a Dio
<https://www.facebook.com/MarcoSolimeo81/?__tn__=K-R-R&eid=ARCN8dFNcrZazT9fkxo_ps0KXGxo0e5sp0XtcaHy8mP5J60fhNjJyUvI8uHavl4jA1BUH_DDIN8FQO0i&fref=mentions&__xts__%5B0%5D=68.ARDeAeEJ6LfM7zViAuXHM7gN99UlBDFOi10gv2Ovq7AyeNq8sETfddtRZ4AW6oU269U5Yv8LfwwFQerFSU9UTkSSA2ZbvkGYknbk6I4Ur4XJrwo7CR7wr7qjYff5d76AH27WlAQsqzwpfJJ6Tm2fglF_CVIKmKt07ucpTSnwDS6Nob-qWy1wpc0x8yyTgJ3I_ZxAw1qMfTIg6jmwd47o3cJwFk1q2ZyAqz0Yx0tqJ5OnY4kSTZwAgwuCONDo53hysFzUDnJdqyrckWFlnve-Q1K0Q_py3dEdp-9hFryPI6D5FWZvKskePofte_SgGX8PC5A>
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Insieme al vescovo dei Marsi, monsignor Pietro Santoro, un pomeriggio di confronto sui temi legati alla vita, al dolore, alla malattia
,alla forza e all’amore, che alla fine è quello che vince su tutto.

Tutta la cittadinanza è invitata a partecipare.

Diocesi di Avezzano

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Abruzzo

Concorso di Poesia “Romolo Liberale” 2019

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Il concorso – articolato in tre sezioni e aperto a tutti – ha lo scopo di rendere omaggio alla
memoria di un poeta e scrittore di profonda sensibilità e di grande impegno, nelle cui
opere le difficoltà e le ingiustizie, che caratterizzano la condizione esistenziale e sociale
dell’uomo del nostro tempo, assumono particolari accenti lirici, solcati sempre dalla
speranza e dalla prospettiva del riscatto.

REGOLAMENTO
Il concorso è articolato in tre sezioni:
 Adulti
 Studenti delle scuole secondarie di secondo grado
 Studenti delle scuole secondarie di primo grado

La partecipazione è gratuita e si potrà concorrere con un massimo di tre poesie inedite a tema libero.
Le opere dovranno pervenire entro il 12 aprile 2019, al seguente indirizzo:
Segreteria del premio di poesia Romolo Liberale, Via America 60, 67051 Avezzano (AQ)
Gli elaborati saranno inviati in busta chiusa e NON dovranno essere firmati. In busta separata, inclusa quella contenente l’elaborato, dovrà essere inserita la scheda di partecipazione, firmata, contenete i dati del concorrente.
Gli elaborati e la scheda di partecipazione potranno essere inviati tramite e-mail al seguente indirizzo : e-mail: romololiberale@presenzaculturale.it
Per ciascuna delle tre sezioni in cui si articola il concorso, valutate da una selezionata giuria, saranno premiate tre poesie con opere artistiche elaborate dal Liceo Artistico “Vincenzo Bellisario” di Avezzano. In occasione della quinta edizione del premio la famiglia Liberale contribuisce con i seguenti premi:

1° classificato sezione adulti: 500 euro;
2° classificato sezione adulti: 300 euro;
3° classificato sezione adulti: 200 euro;

Primi tre classificati sezione scuole secondarie di secondo grado: 100 euro (in buono libri).
Primi tre classificati delle scuole secondarie di primo grado: 50 euro (in buono libri).

La cerimonia di premiazione si terrà nell’aula magna del liceo classico “Alessandro Torlonia” di Avezzano in data 25 maggio 2019

per info : romololiberale@presenzaculturale.it www.presenzaculturale.it

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