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Strettamente Personale

AIDS: Lorenzo, Cristina e una storia su cui riflettere

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HIVChiariamo subito una cosa: quella che sto per raccontare è una bugia. Una bugia utile a far capire una verità. È vero che i giornalisti dovrebbero sempre dire la verità, ma se scrivessi una lista di numeri alla terza riga smettereste di leggere: primo dovere di un giornalista, cui io non sono, è informare, ma se il lettore interrompesse la lettura alla terza riga sarei venuto, comunque, meno al mio dovere.

Siccome dietro a ogni numero, a ogni statistica ci sono delle persone reali, ho deciso di raccontare una storia. I dati li darò dopo (e quelli sono veri), ma prima bisogna capire cosa c’è dietro a quei numeri. Ho profondo rispetto del lettore, motivo per cui ci ho tenuto a precisare che la storia che segue non è vera: avrei potuto non farlo, nessuno se ne sarebbe mai accorto per quanto quello che racconterò è plausibile. Così plausibile che per legge sono costretto a mettere questa dicitura: ogni riferimento a persone, luoghi, fatti ed eventi realmente accaduti è da reputarsi puramente casuale.

 

Questa è la storia di Lorenzo, che oggi ha 23 anni e si sta per laureare in Scienze Politiche. Nonostante tutto. Il tutto inizia tre anni fa: Lorenzo ha 17 anni ed è alla sua prima vacanza con i compagni di classe, la IV liceo scientifico di Latina. La prima sera Lorenzo incontra una ragazza bionda, molto bella e poco più grande. La biondina vuole passare la notte con lui. Lorenzo però è impacciato, non l’ha mai fatto e non se la sente. I commenti dei compagni lo fanno sentire uno stupido: andare a letto con una più grande gli avrebbe permesso di vantarsi per anni, gli dicono. La verità è che quasi tutti i suoi amici sono vergini come lui, ma non hanno il coraggio di ammetterlo.

 

Passano i giorni e Lorenzo conosce Cristina: 19 anni, in vacanza con i suoi compagni per festeggiare la maturità. Il loro rapporto diventa subito profondo. Lei è fantastica, sembra essere l’unica che davvero lo capisca. Lorenzo è cotto, e le passeggiate in riva al mare in cui ci si racconta di tutto sembrano già il massimo che si possa desiderare. Una sera in discoteca arriva il primo bacio, poi i due vanno in spiaggia. Lui ha i preservativi, ma lei lo tranquillizza: avendo avuto un rapporto a rischio, aveva appena fatto il test dell’HIV ed era risultata negativa. Lui non lo aveva mai fatto, quindi perché rovinare la magia della prima volta con il preservativo?

 

Ritornato a Latina, Lorenzo fa progetti e vola con la fantasia: quell’anno sarebbe andato da Cristina a Milano in treno ogni quindici giorni e l’anno successivo si sarebbe trasferito lì per l’università. Ma Cristina sparisce e inizia a non rispondergli più al telefono. Poi, il primo giorno di scuola, un sms: “Ciao Enzo, scusa per come mi sono comportata. Uscivo da una storia travagliata e questa estate volevo solo divertirmi. Non meritavi di essere trattato così, ma se sapessi che mi passava per la testa in quei giorni mi perdoneresti. Ora è tutto ok. Non cercarmi più. Ti auguro di trovare una persona che ti meriti. Cri”.

 

A Lorenzo crolla il mondo addosso: perché l’aveva trattato così? Vuole saperlo, il suo terrore è che possa trattarsi di una gravidanza e va a Milano. Cristina acconsente di vederlo per l’ultima volta ma si presenta con un ragazzo moro con gli occhi neri: è il suo fidanzato. Pericolo gravidanza scongiurato, Lorenzo torna a casa.

Passano i mesi e con giugno arriva l’esame di maturità. Mentre Lorenzo è concentrato sul libro di matematica gli arriva un sms: “Ciao Enzo, sono Cri, ti ricordi di me? Ti chiedo un favore: mi vieni a trovare? Sono in ospedale, è grave. Tvb, Cri”. Lorenzo torna a Milano. Cristina lo attende in un letto bianco, magrissima e minuscola. I suoi occhi, unica cosa che la rendevano riconoscibile, sembrano ancora più grandi sul viso adesso scavato. Le braccia e le gambe sono martoriate da enormi bolle scure che le hanno almeno risparmiato il viso.

 

«Cristina, cos’hai?». Lei: «Sto morendo, ho l’Aids». «Non ci credo, è stato quel disgraziato con gli…», sbotta Lorenzo che non fa in tempo a finire la frase che viene interrotto: «No, al ragazzo con gli occhi neri l’Aids l’ho trasmessa io, per quello non è qui, non riesce a perdonarmi». Lorenzo: «Ma come è possibile, tra me e lui hai avuto un altro?». No. Lorenzo inizia a capire. Si sente spacciato. Cristina gli racconta di Andrea, il primo ragazzo della sua vita, quello con cui era stata prima della famosa vacanza. I genitori di lei non erano contenti che lo frequentasse perché si ubriacava e si faceva le canne, ma Cristina faceva di tutto per incontrarlo di nascosto. Proprio come Lorenzo l’estate prima nei suoi confronti, lei sentiva che Andrea era l’unico che la capiva, e il fatto che lui in sua presenza non bevesse e non fumasse la faceva inorgoglire: questo ragazzo stava cambiando per lei. Dopo qualche mese avevano fatto l’amore. Senza preservativo.

 

Lei avrebbe preferito usarlo ma lui si era offeso: «Pensi che sono malato, non ti fidi?». Una settimana dopo Andrea aveva lasciato Cristina che era venuta poi a sapere quante ragazze lui si portasse in macchina ogni sera, dopo la discoteca, ubriaco e sballato. Tradita e delusa, aveva fatto il test dell’HIV. Per festeggiare il risultato negativo era andata in vacanza con le amiche con un obiettivo che per loro era quasi un gioco: trovare un bravo ragazzo e vendicare la delusione d’amore su di lui. Più che deluso, Lorenzo ora teme per la sua salute: «Ma hai detto che avevi fatto il test e che non eri malata! Quindi io sto bene!». Poi Cristina gli spiega del “periodo finestra” in cui le analisi non rilevano il virus…

 

Cristina non arriverà all’agosto successivo. Lorenzo scoprirà di essere sieropositivo. Adesso conduce una vita normale, o quasi. Prende ogni giorno a orario diverse pastiglie che a volte gli causano la nausea, specialmente oggi che Lorenzo si laurea. Lo stress sembra aiutare le pastiglie a causargli dei fastidi. Accanto a lui c’è Sara. Lei lo ama così com’è. Stanno insieme da tre anni e vogliono sposarsi. Crescendo Lorenzo ha imparato che Sara è l’unica ragazza che abbia mai amato: come si può non amare qualcuno che non scappa di fronte alla tua malattia ma ti sta accanto anche se sa che farete l’amore sempre col preservativo e che il figlio che desiderate nascerà grazie alla fecondazione artificiale? Questo è l’amore. Lorenzo pensa che gli sarebbe piaciuto incontrare Sara prima e non costringerla a questa vita di privazioni e spesso si sente in colpa per questo ma a volte capita che la vita ci mandi delle prove quando non siamo ancora pronti per superarle. Ma oggi Lorenzo non vuole pensarci. Oggi Lorenzo diventa dottore.

 

Raccontata una favola adesso non ci mettiamo a fare la morale. Una cosa, anche per non creare inutili allarmismi, bisogna però dirla: l’Aids non è l’influenza, non ci si contagia sui mezzi pubblici, il contagio avviene solo tramite i nostri comportamenti. Se ci si comporta bene non ci si ammala. Sembra la più banale delle regole ma proprio per questo si tende spesso a dimenticarla.

Passiamo ai numeri: in tutto il mondo sono più di tre milioni le vittime dell’Aids (l’influenza A che tanto ci preoccupa in questi anni non arriva alle tremila vittime, una cifra che ha ben tre zeri in meno ma che ci fa preoccupare molto di più) e sono più di 40 milioni i sieropositivi. E se il mondo fosse troppo grande (si potrebbe obiettare che comprende anche l’Africa, dove non c’è quasi nessuna forma di prevenzione), guardiamo solo all’Europa occidentale: sono circa 730mila i sieropositivi, circa l’1% della popolazione. In parole povere, se hai 200 amici su facebook almeno due di loro hanno l’Aids, ma tu probabilmente non sai chi.

 

Relativamente all’Italia i casi di AIDS accertati dall’inizio dell’epidemia (il primo caso registrato è del 1982) al 2004 sono stati circa 60.500, di cui oltre 39.000 con esito letale. Il numero dei sieropositivi oggi è stimato intorno ai 140.000, di cui circa un terzo sono donne. Ogni anno nel nostro paese dalle 3.500 alle 4.000 persone contraggono il virus dell’HIV, e circa metà entrano nella fase della malattia vera e propria. Desta preoccupazione il fatto che i casi di AIDS conclamato abbiano iniziato ad aumentare dal 2001 in poi.

Troppo spesso dimentichiamo di ricordare ai nostri ragazzi come avviene il contagio quindi non sarà superfluo sottolinearlo: il virus dell’HIV  (quello che causa l’Aids) si trova in qualsiasi liquido corporeo, ma se sudore e saliva ne contengono una quantità non sufficiente al contagio, sono molto pericolosi invece il sangue, lo sperma, il liquido pre-eiaculatorio, le secrezioni vaginali, e il latte materno. Il che vuol dire che uno starnuto non è pericoloso, non lo è fare ginnastica con persone siero-positive e non lo è nemmeno baciarle o abbracciarle (salvo casi estremi come eventuali lesioni epidermiche). I comportamenti a forte rischio sono: tutte le attività sessuali (l’uso del preservativo riduce dell’85-90% la possibilità di contagio e la protezione è tanto più efficace quanto meglio viene utilizzato), usare siringhe adoperate da altri, gravidanza e allattamento al seno di bambini nati da mamme sieropositive.

 

I ragazzi dovrebbero sapere che anche chi sembra in perfetta salute può avere e trasmettere l’Aids. I sieropositivi all’apparenza sono perfettamente sani, e spesso non sanno neanche di essere stati contagiati: a volte il virus (HIV) può impiegare anni prima di far sviluppare la malattia (Aids).

Non sarà superfluo a questo punto nemmeno ricordare cosa sia esattamente l’Aids: l’acrostico sta per Acquired ImmunoDeficency Sindrome (Sindrome da ImmunoDeficienza Acquisita) e, com’è deducibile dalla parola stessa, consiste in un progressivo indebolimento del sistema immunitario. Il tempo in cui questo processo avviene cambia da persona a persona, ma in pochi anni arriva per tutti coloro che abbiano contratto il virus. Che cosa comporta? Che tutte quelle miriadi di batteri con cui veniamo in contatto ogni giorno e normalmente non provocherebbero malattie, diventano pericolosissime. Queste infezioni, chiamate “opportunistiche”, vanno dalla tubercolosi ai tumori, dalla polmonite alle infezioni cerebrali.

 

Ultimo e importante particolare: contratto il virus non è possibile rilevarlo immediatamente, ma si è immediatamente contagiosi. Stiamo parlando del periodo finestra a cui si accennava nella storia. Partiamo dal principio: l’unico modo di sapere se, in seguito a un comportamento a rischio, si è contratto il virus dell’HIV è fare l’apposito test. Si tratta di un semplice prelievo del sangue che va a cercare la presenza degli anticorpi anti-HIV. Attenzione però: la rivelazione non è immediata. Ci vogliono almeno sei mesi dal momento del contagio per avere un risultato sicuro del test. Questo è il periodo finestra: dal momento in cui si contrae il virus ci vogliono almeno sei mesi perché il test possa rivelare la presenza degli anticorpi nel sangue. Una persona a cui non è stato dato il tempo di sviluppare gli anticorpi può risultare sieronegativa anche se ha già contratto l’infezione e può trasmettere ad altri il virus (è il caso della storia di Lorenzo e Cristina). In parole semplici: non solo un esame fatto prima di questo periodo non dà risultati sicuri, ma in questi sei mesi il sieropositivo (anche se non sa ancora di esserlo) è già contagioso.

 

I ragazzi troppo spesso sottovalutano il valore della fedeltà. Ma qualche colpa in questo ce l’abbiamo pure noi. Troppo presto smettono di credere al vero amore e si buttano tra le braccia della prima persona che gli regali un sorriso, tanto hanno bisogno di quell’attenzione. I nostri ragazzi oggi elemosinano affetto, quell’affetto che spesso non trovano in casa. Se gli restituissimo quella fiducia nei genitori, nella scuola, nelle istituzioni forse capirebbero cosa vuol dire fidarsi di qualcuno e non risponderebbero più tanto facilmente “sì” a quel “ti fidi di me?” chiesto da un coetaneo che ha finito per supplire (spesso nel peggiore dei modi) alle nostre carenze di tempo, d’affetto e d’attenzione.

 

Non pensiamo che chi ha l’Aids se la sia andata a cercare. All’inizio si diceva che  riguardava solo gli omosessuali, e mentre loro iniziavano a porsi il problema tutti gli altri sottovalutavano il pericolo. Poi iniziarono a morire i primi eterosessuali e si iniziò a dire che erano tutti drogati. Solo quando si iniziarono ad ammalare anche i bambini ci si rese conto del vero pericolo: è vero che ci si ammala solo in seguito a comportamenti individuali, ma se conosciamo qualcuno che ha contratto il virus non dobbiamo trattarlo come un appestato che se l’è andata a cercare. Come nella storia raccontata, potrebbe solo trattarsi di qualcuno che ha avuto la sfortuna di innamorarsi della persona sbagliata, o di essere fragile nel momento sbagliato. E chi di noi non è mai stato fragile? Magari siamo stati solo più fortunati.

 

  Prof. Sandro VALLETTA

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0 Comments

  1. Riccardo

    10 settembre 2013 at 13:56

    Bell’ articolo e bellissima conclusione …

  2. Massimo

    14 settembre 2013 at 16:32

    Storia che fa riflettere molto! Complimenti per aver utilizzato questa storia per far comprendere i rischi a cui molti giovani si espongono. Mi spiace soltanto che da 10 anni a questa parte non si pubblicizza più la prevenzione dall’HIV, non c’è traccia né in TV né sui giornali, come se non esistesse più il problema. Invece i casi continuano ad aumentare e i numeri a crescere. Grazie Prof. Sandro per aver riportato l’attenzione sul tema.

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Editoriale

Il maltrattamento infantile

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“Il maltrattamento viene definito come l’insieme di “atti e carenze che turbano gravemente il bambino”,attentano alla sua integrità corporea,al suo sviluppo fisico,affettivo,intellettivo e morale,le cui manifestazioni sono la trascuratezza ,le lesioni fisiche ,psichiche ed i maltrattamenti sessuali da parte di un familiare ,o di altri che hanno cura del bambino (IV Consiglio d’Europa,Strasburgo 1978).E’ impensabile,infatti,parlare del bambino senza pensare all’ambiente in cui avviene la sua socializzazione primaria,in altre parole la sua famiglia.In tale ambiente ,troppo spesso ,nasce ,si sviluppa e si perpetua .Il maltrattamento si manifesta in svariate e complesse forme spesso intrecciate le une alle altre.
Si suddividono in: 1 maltrattamento fisico
2.abuso sessuale
3.grave trascuratezza
4.maltrattamento psicologico
Il bambino nasce non solo dalla reciproca fertilità fisica dei genitori ,ma dalla loro fertilità mentale ,nel senso che la coppia deve essere in grado di procreare mentalmente il bambino e di consentirgli una nascita psicologica ,nel senso di garantirgli lo spazio necessario nella loro vita. I primi studi sul maltrattamento risalgono al 1946,quando Caffey,medico del Dipartimento di Pediatria della Columbia University di New York ,descrisse un quadro clinico ,tipico dei bambini ,caratterizzato dalla associazione fra ematoma subdurale e fratture multiple delle ossa lunghe. Successivamente,nel 1962 ,fu descritta da Henry Kempe la Sindrome del Bambino maltrattato o Battered Child Syndrome.Alcuni anni dopo fu lo stesso Kempe a modificare la prima definizione di battered child che esprimeva soltanto le lesioni fisiche in child abuse and neglect che comprendeva anche gli aspetti psicologici del problema. Maltrattamento non è solo violenza materiale o morale ma anche trascuratezza ,mancanza di assistenza ,di protezione dai pericoli,di attenzione alla salute ,di cura dei bisogni fondamentali. I bambini
1.sono trascurati fisicamente quando non vengono soddisfate le loro necessità in termini di cibo,alloggio,vestiario.
2. sono vittime di abbandono morale quando sono soggetti ad influenze corruttrici
3 .sono trascurati emozionalmente quando il loro equilibrio psichico viene minacciato dalla mancanza delle attenzioni indispensabili per uno sviluppo equilibrato della personalità.
4 .soffrono di abbandono terapeutico quando non ricevono l’assistenza medica e le cure di cui necessitano
5. sono vittime di maltrattamenti fisici
6 .sono vittime di abusi sessuali
7 .sono trascurati dal punto di vista educativo quando non viene loro impartita l’istruzione obbligatoria per legge
8. infine diventano spesso vittime di abbandono istituzionale da parte della comunità
“La violenza fisica viene mascherata come infortunio accidentale. I segni clinici più frequenti sono le lesioni scheletriche ,le lesioni del sistema nervoso centrale e le lesioni viscerali. Il maltrattamento fisico si differenzia dalla violenza in quanto continuo,abituale e tende ad aggravarsi nel tempo. La sua identificazione in fase iniziale permette di intervenire precocemente quindi efficacemente in aiuto del bambino e della famiglia. Nel maltrattamento fisico i segni clinici più comuni sono le lesioni cutanee al volto,tronco e arti,e le ecchimosi che sono particolarmente sospette se il bambino non ha un età nella quale può procurarsele da solo e se presenti in aree del corpo dove è difficile procurarsele.In alcuni casi sono presenti le ustioni da liquidi bollenti e ustioni con l’impronta dell’oggetto usato come per esempio le lesioni provocate da una sigaretta o dalla fiamma viva e da altre superfici roventi.
Abuso affettivo e psicologico
È la forma di maltrattamento più distruttiva :esposizione ripetuta del bambino a situazioni in cui l’impatto emotivo supera la sua capacità di integrazione psicologica. Le situazioni comprendono :le umiliazioni reiterate verbali e non ,le minacce verbali ripetute,emarginazione e squalificazioni sistematiche,esigenze eccessive e sproporzionate alla capacità del bambino,le ingiunzioni educative contraddittorie ed impossibile da rispettare.
Altre forme di maltrattamento :
-La sindrome di Munchausen per procura
-Shaken Baby
-SIDS
-Maltrattamento del feto.
Sindrome di Munchausen
È l’attribuzione al bambino di sintomi inesistenti o l’esagerazione o la provocazione degli stessi da parte dell’adulto (di solito la madre che si occupa del bambino.
Possiamo distinguere tre tipi di madri:
1)Active inducers:le più pericolose in quanto provocano al figlio sanguinamenti ,vomiti,sindromi da soffocamento,somministrano farmaci o sostanze nocive. Agiscono sin dai primi giorni di vita del bambino.
2.Doctor addicts:inventano sintomi e richiedono ai medici conferma della malattia,mostrano un comportamento ossessivo nella ricerca della diagnosi e nella richiesta di terapia .Cambiano continuamente medico e ospedale.
3.Help seekers:esagerano i sintomi nella speranza di ottenere maggiore attenzione e cure migliori.

Shaken baby
Il lattante presenta una grave sofferenza neurologica senza alcuni segni di trauma esterno.Il danno è provocato dall’adulto che scuote e sbatte violentemente il bimbo.Le conseguenze possono essere gravi fino alla morte.
SIDS – Sudden Infant Death Syndrome
Morte improvvisa di un lattante che giunge inaspettata dal punto di vista clinico e della quale un accurato esame autoptico non ne dimostra la causa.
Maltrattamento del feto
E un comportamento reiterato della gestante che provoca danni all’integrità e allo sviluppo del prodotto del concepimento. Questo comportamento consiste nell’uso di droghe ,di farmaci o alcol , regimi alimentari carenti e squilibrati e gli affaticamenti fisici eccessivi e volontari. Spesso le madri raccontano di avere dato ceffoni e botte a un bambino,senza pensare che poteva morirne. A volte è sufficiente un colpo sulla testa.La medicina legale spiega che i colpi sulla testa possono essere mortali.Il bambino può sopportare L’emorragia meningea più a lungo di un adulto. E questo che fa si che non muoia immediatamente sotto i colpi ,ma più tardi,e che i colpevoli non vedano quindi il legame causa effetto .Il trauma può anche risalire a parecchi giorni prima. Generalmente i bambini maltrattati muoiono in seguito ad un trauma cranico.

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Editoriale

8 MARZO: DONNA, hai una voce in fondo al Cuore…

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Carissime DONNE e LETTRICI,
questo breve,ma spero significativo,Pensiero sia di profonda riflessione nella Nobile Ricorrenza per la Festa a Voi Dedicata:

“c’è una Voce in fondo al Cuore
in sintonia con il mistero del
tuo essere DONNA in ogni istante,
e non solo oggi,8 marzo,
è una voce che, se l’ascolti,
rende Lieti i tuoi Giorni,
sicura la Notte e, se in Lei confidi,
placa l’ansia e calma il Dolore.

Si affievolisce nel traffico
caotico che ci circonda,
si confonde nel vano vociar
degli uomini dappoco,
si perde nelle lusinghe
d’un mondo ormai senza Amore,
sembra estinguersi nei giorni cupi e
nei momenti del dolore.

Poi, improvvisamente, la ritrovi,
Vibrante ed Armoniosa, a parlarti
della bellezza della tua Vita e del tuo Essere,
per infondere
Forza, Gioia di Vivere e Pace alla tua NOBILE PERSONA
ormai stancata da troppe lotte, per affrontare e vincere
la vanità della nostra precaria Umanità.

SINCERI AUGURI,FELICE GIORNATA !!!

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Una riflessione “mistica” sulla vita…

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Gentili Lettrici/ori,
dopo quanto Vi ho illustrato fino a ieri su questo blog,riguardo al Nobile Gesto della Mia Nonna Paterna che molto mi ha fatto meditare sul Dono e sul Senso della Vita,in un momento particolarissimo del dibattito politico incentrato su questo Argomento,e in concomitanza della Varie Manifestazioni tenute a livello Nazionale per la Ricorrenza della Giornata dedicataLe,mi pregio proporre alla Vostra C.A. una riflessione “mistica”,a mo’ di contributo:
” Signore,Dio della Vita,Ti ringrazio continuamente per quella che elargisci a tutti gli Uomini e le Donne di questo Mondo da Te creato. Non Ti stanchi mai di dirci che sei il Dio dei Vivi e non dei Morti. Alla fine di tutto sei disposto, dopo averci elargito questo Grande Dono in questo Mondo, a darci una Esistenza nuova dopo la Morte. Ti voglio ringraziare perche’ tanti oggi si impegnano a favore della Vita. Tanti papa’ e tante mamme che la Concepiscono e la Donano ai loro figli. Tante le Nobili Famiglie dove Essa viene Accolta,Custodita,Amata e Curata. Penso soprattutto a chi sa Apprezzare questo Dono,anche nelle situazioni piu’ difficili: i Malati,i Poveri di Tutto,anche del minimo per vivere nella Dignita’,le Persone Anziane, che la vedono sfiorire e sono lo stesso Felici di invecchiare. E’ mentre Ti ringrazio perche’ questo Rispetto per la Vita Tu l’hai scritto nei nostri cromosomi piu’ intimi ed e’ dall’Intimita’ piu Profonda che gradisco rivolgerTi una Preghiera. Da’,o Signore,a tutti la forza e il coraggio di poter capire ed apprezzare fino in fondo questo Mirabile Dono. Lo so,mio Dio,che tanti,forse troppi, non se ne rendono conto ed e’ proprio per questo che,certo di interpretare il Pensiero di Quanti la pensano come me,Ti chiedo: ” Dacci Tu,una mano forte e vigorosa”. Facci capire che,se vogliamo Vivere,dobbiamo custodire indelebilmente la Natura che ci hai Donato e i Momenti Irripetibili in cui hai fatto sgorgare la Vita. La stiamo distruggendo. Abbi pieta’ di noi,Signore!Facci capire che se vogliamo delle Famiglie aperte a preservare questo Regalo le dobbiamo aiutare e sostenere. Ad Esse chiediamo tanto,ma cosa diamo?Abbi pieta’ di noi,Signore!Facci capire che le risorse economiche dei Popoli e delle Nazioni le dobbiamo usare per far Crescere il senso del Dovere e del Rispetto per questa Grandiosa Causa e non per la Morte. Costruiamo troppe armi di distruzione di massa e ancora non siamo capaci di trasformarle in opere di Bene. Abbi pieta’ di noi,Signore!Troppi Popoli. soprattutto i Bambini muoiono per mancanza di acqua e di cibo e noi stiamo consumando,e forse destinando,il grande Dono dell’acqua ai nostri affari e ai nostri interessi. Abbi pieta’ di noi,Signore!Troppi hanno il disprezzo del Mistero della Vita che Nasce,o che non fanno mai Nascere,che Muore e della Sua intangibilita’.Tanti ne vorrebbero fare anche oggetto di esperimenti che Tu mai ci hai chiesto. Abbi pieta’ di noi,Signore!Non vado oltre,o Signore,ma sono sicuro che Tu ci Vedi e ci Comprendi.
Aiutaci ad essere Chiesa che sa sostenere e promuovere questo INDESCRIVIBILE Dono”…

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Cultura

L’ostetrica e i gemelli del terremoto del 1915: intitolarle una strada a Lecce nei Marsi e a Paganica

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Nel 1915 a Lecce nei Marsi li fece nascere da una donna morta sotto le macerie.
Cari Lettori e Lettrici,
sono qui a parlarVi di una lieta situazione che mi riguarda da Vicino perche’ quanto leggerete di seguito appartiene alla Mia Nonna Paterna. Le celebrazioni dei 100 anni del terremoto nella Marsica hanno riportato all’attenzione degli Storici la Nobile Vicenda di Maria PACIFICI,di Paganica,ostetrica,che in mezzo alle macerie di Lecce nei Marsi fece nascere due gemellini.Fu in seguito insignita della Medaglia d’oro al Valor Civile e la sua vicenda e’ oggi raccontata anche nell’Antologia di cronache,foto,poesie e prosa dal titolo:” Cento anni fa… il Terremoto nella Marsica” di Giovanbattista PITONI,Presidente dell’Istituzione per le Celebrazioni del primo centenario del terremoto nella Marsica.La storia resa pubblica,che ha colpito moltissimo l’On. Dott. Gianni LETTA in occasione della presentazione dell’Opera ad Avezzano,e’ stata riportata dal Sig. Raffaele ALLOGGIA,Cultore di Storia locale,ma raccontata e documentata da Augusto Rossi mentre la terra tremava, qualche giorno prima di quel 6 aprile 2009, in quanto diceva di aver tanta paura del terremoto nel ricordo di quello del 1915. Bernardino Rossi (classe 1882) e Maria Pacifici (classe 1884), ambedue paganichesi, si sposarono nel 1906: dalla loro unione nacquero Augusto (1907) e Giacinta (1910). Augusto, non ha ricordi di suo padre poiché qualche mese dopo la nascita della sorella emigrò in Francia, in cerca di fortuna, ove morì e non si seppe mai come e perché. Sua madre Maria, rimasta vedova a 26 anni, per poter portare avanti la famiglia, chiese di lavorare avvalendosi del diploma di ostetrica: le fu offerto il posto nel Comune di Lecce dei Marsi, una vera missione considerata la lontananza del paese da Paganica.Per la tipologia del suo lavoro, non le fu possibile portare con sé i figli, così Augusto e Giacinta rimasero a Paganica con i nonni. Considerati i rari e precari mezzi di trasporto dell’epoca, la madre ritornava raramente al paese natio ed i ragazzi si sentivano quasi abbandonati. Il 13 gennaio del 1915 la forte scossa di terremoto nella Marsica fu avvertita fortemente anche nel paesino dell’aquilano che ebbe due morti, parecchi feriti e molti danni alle abitazioni. I due fratellini dormivano nello stesso letto: tanto fu forte la scossa che batterono la testa l’uno contro l’altro finché furono presi dai nonni e portati rapidamente in luogo più sicuro. Alla famiglia arrivò presto la triste notizia della distruzione di moltissimi paesi marsicani, in particolare il completo annientamento della città di Avezzano. I nonni erano molto preoccupati ma ben presto furono rassicurati da Maria che, dopo essersi a sua volta accertata delle buone condizioni dei figli, preferì rimanere a Lecce dei Marsi, per lenire le sofferenze dei tantissimi feriti. I soccorsi tardavano ad arrivare e l’ostetrica, durante i drammatici giorni seguenti il sisma, veniva chiamata continuamente a prestare la sua preziosa opera, anche e soprattutto in attività non di sua competenza, perfino nei paesi limitrofi completamente distrutti o gravemente danneggiati. La stessa racconterà che, dopo la forte scossa del 13 gennaio che distrusse completamente quello che ormai era diventato il suo paese, la terra continuava a tremare e, mentre,come meglio poteva,si prodigava nel prestare soccorso, si imbatté in una donna che ben conosceva perché incinta al nono mese: era morta, assieme a suo marito sotto le macerie della propria abitazione, ma portava ancora in grembo due gemelli che furono immediatamente e fortunosamente portati alla luce. In seguito, con l’aiuto anche dei vicini di casa, dedicò loro tutto il tempo disponibile fino all’età in cui, vigendo una legge che non consentiva l’adozione, furono affidati all’Orfanotrofio di Amatrice. Nell’ottobre del 1917, mentre l’Italia era impegnata nella Grande Guerra, l’ostetrica aiutò a partorire l’ennesima donna che portò alla luce Mario SPALLONE, l’uomo che tanto farà parlare di se negli anni successivi sia come politico, sia come medico personale di Palmiro Togliatti e del gia’ Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. La giovane vedova Maria convolò a nuove nozze con un giovane del posto,Alessandro VALLETTA,generando altri due figli,Domenico e Domenica. Maria, nel 1961, fu insignita di medaglia d’oro al valore civile, con questa motivazione: “dal 1915 al 1956 ininterrottamente e in condizioni rese sovente difficili dall’ambiente, dalle calamità e dagli eventi bellici svolse la sua missione umanitaria prodigandosi con il consapevole senso del dovere, profondo spirito di sacrificio ed esemplare abnegazione”. “Per quanto sopra descritto e documentato, noto fino ad oggi ai soli eredi – dichiara il nipote Prof. Sandro VALLETTA – così come gia’ fatto dai Cittadini Paganichesi e pubblicato sui giornali locali, propongo all’Amministrazione Comunale di Lecce nei Marsi, con a capo il Sindaco, Dott. Gianluca DE ANGELIS,al quale ho inoltrato tutta la documentazione,che nel corso delle Celebrazioni per il 1°Centenario del Terremoto della Marsica del 1915, in ricordo dell’altruismo e abnegazione di Maria Pacifici, le venga intitolata una via nel centro storico del Paese,dove e’ anche sepolta nel cimitero comunale,possibilmente in prossimità di Piazza Aldo Moro, dove,nelle vicinanze,con l’Amato Alessandro VALLETTA ha vissuto fino alla Dipartita esercitando la professione di Ostetrica. I Responsabili delle Amministrazioni Comunali interessate si sono dichiarati entusiasti nel dare lustro alla Memoria della Persona che ha compiuto il Nobile Gesto recependo l’istanza e presto si dara’ il via all’iter procedurale e alla redazione del programma della Manifestazione.

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Fabrizio De Andre’ un vuoto incolmato…

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Le canzoni del Cantautore genovese ci hanno fatto Sognare, Innamorare, ma anche Riflettere, prendere coscienza di un mondo dove il potere emargina, umilia, annienta, giudica, ma non vuol essere giudicato.

La mancanza di Fabrizio De Andrè, nel sedicesimo anniversario della morte (11 gennaio 1999), è sempre più struggente. E’ l’Assenza di Chi aveva posto la propria voce, la propria musica, la propria vita per “ i servi disobbedienti alle leggi del branco”. Il mondo poetico di Faber (così lo chiamavano gli Amici) è popolato di emarginati, di rifiuti della società di cui seppe cogliere e interpretare gli aspetti più profondi, intimi, delicati e scabrosi di chi è fuori dal coro, di chi è capace di empatia con “chi viaggia in direzione ostinata e contraria”. Ha dato voce a chi non ne aveva, dignità a chi non veniva riconosciuto nessun diritto di cittadinanza perché la maggioranza “coltivando tranquilla l’orribile varietà delle proprie superbie” non riconosce chi è diverso da sé. Faber guarda con dolcezza all’umano desolato gregge, col suo marchio speciale di disperazione fatto di puttane, rom, transessuali (Princesa di “Anime Salve”).
La Sua morte prematura ci ha privato di un “Maestro” che aveva ancora tante storie da raccontare. Le Sue Canzoni ci hanno fatto Sognare, Innamorare, ma anche Riflettere, prendere conoscenza di un mondo dove il potere di emargina, umilia, ma non vuol essere giudicato. Ma si sa, i potenti hanno il cuore a forma di salvadanaio e finchè il profitto resterà l’unico dio cui prostarsi, milioni di persone continueranno a mancare di tutto, a morire e ad attendere la morte come ultimo rifugio da un mondo che è incapace di Amore, di Solidarietà, di una rivoluzione dei Cuori, di Sentimenti ed Etica che costringa i potenti e i Governi a porre a fondamento della loro azione la salvaguardia della Dignità Umana che sola può emancipare l’Uomo dallo stato di minorità. Utopia? Può darsi, ma se non si ha la forza di sognare vuol dire che tutto è diventato arido e l’umanità è precipitata in un nichilismo che la porterà alla morte. In De Andrè c’è questa tensione a combattere l’ingiustizia sociale e il convincimento che il mondo possa,e debba,essere cambiato.
Le sue canzoni sono la testimonianza di chi, diciottenne, intraprese un viaggio durato una vita e nel quale ha narrato l’avventura umana di assassini, re, prostitute, bambine dai cui occhi è svanito ogni incanto (La legenda di Natale); ha cantato le miserie umane di una società perbenista e borghese che, nascondendosi dietro la rispettabilità dell’ordine e della legge, ha respinto la diversità, ma ne ha sempre cercato le “prestazioni” (Via del Campo, La Città Vecchia).

Contro questo falso moralismo il Cantautore genovese ha lanciato i suoi strali, con rabbia e indignazione. Ed è proprio ciò che De Andrè è riuscito ad imprimere nei Cuori e nelle Menti di tutti quelli che vedono nell’Altro non il “diverso”, ma l’Uomo, il Fratello, di cui non ci si può né ci si deve vergognare…..
GRAZIE GRANDE FABRIZIO PER QUESTA LEZIONE INDIMENTICABILE!!!!!!

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Editoriale

Storie Senza Un Titolo

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Carissime/i Lettrici/ori,

Vi propongo una situazione che e’ a tutti gli effetti …”STRETTAMENTE PERSONALE”….pregandoVi,Gentilmente,di leggere tutto Molto Attentamente perche’ si tratta del Mio/Nostro,in quanto scritto a quattro mani con la Mia Collaboratrice,ultimo Libro,pubblicato il 14 dicembre scorso………..
Nuova ricerca e pubblicazione di Rosa CARBONE e Sandro VALLETTA.
“STORIE SENZA UN TITOLO”
Un’inchiesta sul mondo del disagio redatta in piccoli racconti. Un Libro intenso,emozionante,che fa rimanere col fiato sospeso,dedicato a chi ci vive accanto ma di cui non ci accorgiamo.
UN’OPERA CHE SI LEGGE COL CUORE,NON CON GLI OCCHI!
UNA BREVE ENCICLOPEDIA DEL DISAGIO SOTTO TUTTE LE SUE ACCEZIONI
LA COPERTINA E’ UN’ OPERA DELL’AUTRICE Rosa CARBONE.

Professor Valletta, quando siete stati “senza fissa dimora” o a contatto con i “margini” della collettivita’ per redigere questo Libro?
Tra il dicembre 2007 e il gennaio 2013.
Ma il libro, nato da questo vostro reportage durato 6 anni finalmente e’ stato pubblicato?
Il lavoro è rimasto nel cassetto per qualche anno volutamente perche’, insieme alla mia Collaboratrice Rosa CARBONE volevamo affrontare la problematica interamente,senza tralasciare alcun aspetto,sperando esserci riusciti…Nel 2008 è uscito “Remo GASPARI: UNA VITA AL SERVIZIO DELL’ITALIA” e gli Editori hanno deciso di farmi “riposare” un po’…..anche se non mi sono fermato perche’ ho pubblicato due Monografie,dal Titolo “IL DIRITTO DI FAMIGLIA NELLE FAMIGLIE IMMIGRATE” ed “ESTRADIZIONE,ESPULSIONE E TUTELA DEI DIRITTI UMANI”,per una Collana di dieci volumi sul Diritto dell’Immigrazione,cui sono Docente a contratto,edita da Aracne Editrice di Roma,ed in piu’ con altri Colleghi abbiamo redatto un e-book dal Titolo “MIGRAZIONI E MIGRANTI” per il quale ho scritto un Saggio di 74 pagine dal Titolo:“LO STRANIERO:IDENTITA’ E DIRITTI” e ancora un altro su un Manuale di Criminologia,di prossima pubblicazione a cura del Criminologo Gianandrea SERAFIN, su “LA TRATTA DEI MINORI STRANIERI” che porta sempre la copertina di un’Opera di Rosa CARBONE dal Titolo:”NON AVERE PAURA!!!”….
Perché avete scelto la strada?
L’interesse è nato dalle Esperienze precedenti,durante gli anni in cui ho redatto i miei quattro libri a tema,perche’ ho sempre pensato che per raccontare le“storie” di queste Vite di “scarto”, con le virgolette, bisogna viverle “on the road”, insieme ai Protagonisti.
Perché in varie Citta’?
Perché le varie Metropoli italiane e Roma,che contiene la maggior parte delle Storie di Vita riportate,sono le Capitali dell’emergenza,sotto tutti i punti di vista, e degli interstizi dove queste Persone bruciano le loro Esistenze e dove puoi ricavare tutto il Materiale che serve per la tua indagine.
Mi racconta l’inizio di questa esperienza?
Ogni volta che tornavo dalla mia Collelongo,per gli studi universitari,mi incuriosiva tutto quel brulicare di Gente con facce strane. Fondamentalmente la maggior parte del Lavoro è girato attorno Termini,la stazione ferroviaria centrale di Roma. L’idea iniziale era di un viaggio nel mondo della sofferenza,cosi’ avevo titolato nella bozza il mio primo Libro,di poche “centinaia di metri”. Però paradossalmente in quei pochi metri attraversavi molte frontiere; significava raccogliere le infinite storie di chi viveva per strada.
Signora Carbone, l’aspetto più difficile di questa vita?
L’isolamento, l’abbandono, le motivazioni che ti portano alla deriva.
Alle persone che incontravate lo dicevate che eravate un docente universitario e scrittore e la sua collaboratrice?
Era chiaro che non sembravamo due persone finite in mezzo alla strada. Ascoltavamo le storie il giorno,le registravamo di nascosto e le “sbobinavo” la sera come una Studentessa modello….
Come siete stati accolti?
Di tutto di più, dal rifiuto totale passando per la paranoia fino alla massima accoglienza. Un pomeriggio ci siamo trovati coinvolti in una mezza rissa all’ostello della Caritas,in via Marsala, e la sera eravamo Termini con tre persone che ci hanno fatto un poco da Cicerone portandoci in spazi sconosciuti ma da Loro molto frequentati.
Mi parla di loro?
Ti mensiono qualche storia: c’ è un ex Professore di Filosofia, simpaticissimo, che dopo il lutto per la perdita della moglie, con un figlio drogato che abita nelle Marche, piano piano si è lasciato andare fino ad arrivare in mezzo ad una strada; però ancora lucido e colto. Accanto a Lui un altro distinto Signore con la vita annegata nell’alcool e con quattro figlie affidate ai servizi sociali. E poi c’era Francesco, un “borgataro”, come ama definirsi Lui, che fin da ragazzo ha sempre girato intorno alla strada che poi si era anche sposato ma gli sono venute a mancare sia la Moglie che la Madre e quindi gli e’ stata tolta la casa popolare e si e’ ritrovato in mezzo alla strada.
Professore,dopo quanto illustrato dalla Carbone, altri incontri?
Potrei citare la storia di Misha, una curda irachena che incontrai alla mensa di Colle Oppio appena arrivata dalla Libia su un camion e che si stava organizzando per andare in Francia o del prete pedofilo che mi ha confessato …………
Insomma, un ventaglio di motivazioni e aspirazioni che ti fa finire in strada.
C’è chi e’ in uno stato di povertà estrema e che, sebbene viva questa realta’,ha delle energie e coltiva delle ambizioni per il futuro. Accanto a questi,pero’, ci sono altri, specie i nostri connazionali, per i quali la situazione di disagio non è la causa del finire senza casa o per la strada ma l’effetto di un vissuto.
Un paesaggio umano composito,vero Sig.ra Carbone?
Oltre a casi un po’ più estremi, sulla strada vi finiscono i classici 50enni che si trovano soli e abbandonati e molti “internati” negli ex manicomi dopo l’abolizione della Legge 180.
Ma nella pratica come si dorme in strada?
Molto semplice, si prendono dei cartoni o, se piu’ fortunati, delle coperte che distribuiscono i Volontari e ci si stende per terra.
Cosa altro si valuta?
Capire se valga la pena stare da soli o no, se stare con quelli del proprio Paese o no, anche in strada si ricreano meccanismi sociali consueti.
Professore,ma non fa paura dormire alla mercè di chiunque?
La prima notte sicuramente non dormi perche’ hai paura. La seconda sei stanco.Ma questo e tutto il resto è relativo per chi non ha nulla da perdere o un posto per riposarsi e in cui “tira meno vento…”.
Ma la violenza è presente?
Mai successo aver assistito o di essere stato aggredito di notte. Pero’ ho sentito tante storie di pestaggi ma molto più legati al controllo del territorio, per esempio per chi chiede elemosina o per un posto dove “parcheggiarsi”. In strada, come ben sai, c’è la legge della forza.
Come ci si sfama?
Fondamentalmente alle mense. Spesso passano i volontari con i panini,dolci e bibite calde. Ma d’inverno il problema grosso è solamente il freddo.
Per lavarsi?
A Roma e nelle altre città, ci sono dei punti doccia aperti ogni mattina. C’è chi ci va e chi invece non si lava e rimane in strada in condizioni pessime. Sono quelli i casi più gravi da segnalare agli operatori sociali.
I suoi “compagni di strada” in che condizioni erano?
Erano vestiti normalmente. Quelli stracciati, che puzzano, sono pochissimi. La maggior parte ci tiene a non essere identificabile. Immagino che le persone che passano non pensassero che vivessimo quella realta’.
Sig.ra CARBONE,e’ un’esperienza che rifarebbe?
Lo rifarei,perche’,forse,e’ un’ esperienza da rivivere giorno per giorno….

Se,a cos’altro state lavorando?
Alla redazione di un altro Testo,L’UNITA’ FAMILIARE E TUTELA DEI MINORI STRANIERI”, che pensiamo di pubblicare per il mese di giugno e che reca ancora come copertina un’Opera della Sig.ra CARBONE corredato da alcuni scatti da Lei impressi sul telefonino…

Un’inchiesta sul mondo del disagio redatta in piccoli racconti. Un Libro intenso,emozionante,che fa rimanere col fiato sospeso,dedicato a chi ci vive accanto ma di cui non ci accorgiamo.

UN’OPERA CHE SI LEGGE COL CUORE,NON CON GLI OCCHI!

L’IMMAGINE DI COPERTINA E’ UN’ OPERA DELL’AUTRICE.

E’ tutto da buttare il mondo diverso di chi vive di espedienti,si vende per un po’ di soldi o cerca di tirare avanti come puo’?

“ E’ BELLO PERDERE!!!”.

Ogni esperienza,anche la piu’ infelice,nasconde lezioni di vita valide come insegnamenti:indimenticabili perche’ vissuti in prima persona. A contatto con queste storie di Uomini e Donne che la societa’ “normale” tende a rifiutare,o ghettizzare, siamo riusciti a carpire confessioni che possono suggerire un senso,una direzione al nostro cercare,alle piccole dissennatezze quotidiane….

PREZZO DI COPERTINA 2 Euro.

ECCO I LINK PER ACQISTARE L’EBOOK:

 

 

http://www.amazon.it/Storie-senza-titolo-Rosa-Carbone-ebook/dp/B00R22QBRK/ref=sr_1_cc_1?s=aps&ie=UTF8&qid=1418755942&sr=1-1-catcorr&keywords=Sandro+valletta

 

 

http://www.youcanprint.it/youcanprint-libreria/didattica-e-formazione/storie-senza-titolo-ebook.html

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Editoriale

Una Riflessione Per Natale

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Carissimi Lettori e Lettrici,
questa Riflessione del Santo Padre Faccia da sfondo ai Miei piu’ Fervidi Auguri a Voi e alle Vostre Nobili Famiglie.

Commentando il passo del Vangelo del giorno in cui il
centurione romano chiede con grande fede a Gesù la guarigione del servo,
PAPA FRANCESCO ha ricordato che
“il Natale non è soltanto una ricorrenza temporale oppure un ricordo di
una cosa bella.
“Il Natale è di più: noi andiamo per questa strada per incontrare il
Signore. Il Natale è un incontro! E camminiamo per incontrarlo:
incontrarlo col cuore, con la vita; incontrarlo vivente, come Lui è;
incontrarlo con fede. E non è facile vivere con la fede. Il Signore, nella
parola che abbiamo ascoltato, si meravigliò di questo centurione: si
meravigliò della fede che lui aveva. Lui aveva fatto un cammino per
incontrare il Signore, ma lo aveva fatto con fede. Per questo non solo
lui ha incontrato il Signore, ma ha sentito la gioia di essere incontrato
dal Signore. E questo è proprio l’incontro che noi vogliamo: l’incontro
della fede!”.
E più che essere noi ad incontrare il Signore – sottolinea il Papa – è importante “lasciarci incontrare da Lui”:
“Quando noi soltanto incontriamo il Signore, siamo noi – fra virgolette,
diciamolo – i padroni di questo incontro; ma quando noi ci lasciamo
incontrare da Lui, è Lui che entra dentro di noi, è Lui che ci rifà tutto di
nuovo, perché questa è la venuta, quello che significa quando viene il
Cristo: rifare tutto di nuovo, rifare il cuore, l’anima, la vita, la speranza,
il cammino. Noi siamo in cammino con fede, con la fede di questo
centurione, per incontrare il Signore e principalmente per lasciarci
incontrare da Lui!”.

Ma,per me,occorre il cuore aperto:
“Cuore aperto, perché Lui incontri me! E mi dica quello che Lui vuol
dirmi, che non sempre è quello che io voglio che mi dica! Lui è il
Signore e Lui mi dirà quello che ha per me, perché il Signore non ci
guarda tutti insieme, come una massa. No, no! Ci guarda ognuno in
faccia, negli occhi, perché l’amore non è un amore così, astratto: è
amore concreto! Da persona a persona: il Signore, persona, guarda me,
persona. Lasciarci incontrare dal Signore è proprio questo il Vero Significato del Natale: lasciarci amare dal Signore!”.

A VOI TUTTI GIUNGANO I MIEI PIU’ FERVIDI AUGURI DI UN FELICE SANTO NATALE E UN NUOVO ANNO RICCO DI OGNI BENE,FELICITA’ E SODDISFAZIONI.

 

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