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Editoriale

A proposito di…. carta dei valori della cittadinanza e dell’integrazione: una riflessione critica

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La Carta è stata elaborata da un Comitato Scientifico, nominato dal Ministro il 13.10.2006 e approvata con decreto del 23.4.2007 con l’indicazione delle linee per la diffusione. Per facilità di consultazione e per una migliore e capillare diffusione in tutti gli ambienti interessnti l’immigrazione è stata redatta in otto lingue.
Tale iniziativa fa riferimento a quanto già praticato da altri Stati europei come la Francia che con la sua Carta d’accueil impegna l’immigrato ad un percorso di integrazione in vista della cittadinanza; contiene, infatti, i principi basilari dell’ordinamento francese, soprattutto in materia di diritti umani fondamentali, di democrazia, di laicità dello Stato.
La Carta della Cittadinanza del Belgio, non si discosta da quella italiana che andremo più avanti ad esaminare.
In Germania e in Svizzera un’iniziativa in tal senso è partita da due organizzazioni di immigrati, “Il Consiglio Superiore dei Musulmani in Germania-ZMD” ed il “FORUM dell’immigrazione” in Svizzera, che hanno elaborato autonomamente due documenti nei quali vengono individuati i principi ai quali l’ordinamento dovrebbe ispirarsi per affrontare e risolvere i problemi dell’integrazione.

Obiettivi

La Carta dei Valori della Cittadinanza e dell’Integrazione nasce con l’intento di meglio esplicitare e mettere a fuoco i valori e i principi che concorrono all’identità italiana, compresi i principi giuridici che trovano la loro fonte nella Costituzione.
Vengono evidenziati con chiarezza i caratteri distintivi dalla cultura italiana che ha risentito in modo benefico dell’influsso dei valori tipici del Cristianesimo e dell’Ebraismo quali la forte e positiva apertura alle altre culture del Mediterraneo, il senso dell’unità e l’amore per la patria.
E’ sicuramente un punto di riferimento ed una fonte di precisazione per gli immigrati che vivono in Italia su quelli che sono i doveri e i diritti e quindi fondamentale punto di partenza per un percorso comune.
Suddivisa in 7 articoli che illustrano concisamente i seguenti argomenti:

1. L’Italia, Comunità di persone e di valori
2. Dignità della persona, Diritti e Doveri
3. Diritti sociali. Lavoro e Salute
4. Diritti sociali. Scuola, Istruzione, Informazione
5. Famiglia, nuove generazioni
6. Laicità e libertà religiosa
7. L’impegno internazionale dell’Italia

L’Italia, Comunità di persone e di valori

L’articolo descrive il patrimonio dell’Italia in termini di storia e di cultura, di tradizioni, nonché di bellezze artistiche e naturali tutte al servizio degli uomini, delle donne, dei giovani e delle future generazioni
Fa un riferimento storico di ampio respiro sul ruolo che il Cristianesimo e l’Ebraismo hanno avuto per l’apertura alla modernità e ai principi di libertà e di giustizia.
Infatti si sottolinea come dal mondo classico greco-romano è derivata l’enunciazione del principio di libertà, mentre si devono alla tradizione ebraico-cristiana i principi di uguaglianza, di giustizia e di solidarietà tra gli uomini.
Il periodo legato alla stesura della Costituzione e la sua entrata in vigore viene indicato come un altro grande momento di storia identitaria italiana che va a fare da spartiacque fra il totalitarimo fascista e le grandi Carte internazionali sui diritti umani.
La grande capacità di accoglienza nei confronti di altre popolazioni è tipica della tradizione italiana da cui emerge un forte spirito di servizio con cui l’Italia si rapporta con tutte le generazioni. Tale caratteristico senso di solidarietà è ripreso e sottolineato dalla Costituzione.

Dignità della persona, Diritti e Doveri

Garanzia dei diritti fondamentali senza distinzioni a tutti coloro che si trovano sul territorio italiano e offerta di asilo a tutti i perseguitati o impediti nell’esercizio dei propri diritti fondamentali nei propri Paesi.
E’ richiamato l’art. 3 della Costituzione e quanto si legge all’art. 2, n.1 del decreto lgs. 25 luglio 1998, n. 286 (Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero) che afferma: “allo straniero comunque presente alla frontiera o nel territorio dello Stato sono riconosciuti i diritti fondamentali della persona umana previsti dalle norme di diritto interno, dalla convenzioni internazionali in vigore e dai principi di diritto internazionale generalmente riconosciuti”.
L’uomo e la donna hanno pari dignità dentro e fuori la famiglia. A tal riguardo anche la Risoluzione del Parlamento europeo del 24 ottobre 2006 invita gli Stati membri dell’Unione a promuovere campagne di informazione rivolte alle donne migranti al fine di prevenire ed evitare matrimoni forzati o concordati , mutilazioni ed altre forme di costrizione psicologica o fisica.
L’ottenimento della cittadinanza è il risultato di un cammino che deve coinvolgere il Paese ospitante e l’immigrato. Nel 2005 la Commissione europea ha elaborato un’agenda comune che indicat come presupposti essenziali oltre alla conoscenza della lingua anche quella relativa alla storia delle istituzioni del paese ospitante. Viene, pertanto, consigliato di potenziare programmi e attività che permettano agli immmigrati di raggiungere questo obiettivo sia nei Paesi di origine sia nel paese ospitante.
Diritti sociali. Lavoro e salute

Sulla base dell’art. 3 della Costituzione viene richiamato l’impegno dell’Italia a promuovere e il lavoro e a combattere ogni forma di sfruttamento.
Per l’art. 2, n. 3 del Testo Unico sull’immigrazione viene garantito in adesione alla convenzione dell’OIL n. 143 del 24 giugno 1975 a tutti i lavoratori sul territorio e regolarmente soggiornanti e alle loro rispettive famiglie parità di trattamento e piena uguaglianza di diritto rispetto ai lavoratori italiani.
Allo straniero è riconosciuta parità di trattamento con il cittadino relativamente alla tutela giurisdizionale dei diritti e degli interessi legittimi nei rapporti con la PA e nell’accesso ai pubblici servizi, nei limiti e nei modi previsti dalla legge. (art.2, n. 5 del Testo Unico sull’immigrazione).
Altrettanto pari tutela viene assicurata per le cure sanitarie agli stranieri e alla loro famiglie. Tra l’altro, viene assicurato l’accesso alla struttura sanitaria anche agli stranieri non in regola con le norme di soggiorno. Tale irregolarità non può comportare denuncia da parte dei medici alle autorità. Trattasi, come noto, di una norma che attualmente è oggetto di intensa discussione.
E’ vietata la pratica dell’infibulazione a scapito delle femmine originarie di alcuni paesi africani che praticano questa prassi. Si rinvia alla legge 9 gennaio 2006 n. 7 recante disposizioni concernenti la prevenzione e il divieto delle pratiche di mutilazione genitale femminile. Tra gli obiettivi di questa legge c’è quello di predisporre campagne informative dirette a fornire utili indicazioni anche sui diritti fondamentali della persona.
Tenuto della condizione economica dell’immigrato, sicuramente non pagato adeguatamente rispetto ai cittadini italiani, nonché delle offerte di abitazioni che non sono adeguate al valore dell’affitto e all’assenza molto frequentemente di un legale contratto di affitto, si sottolinea nella carta la possibilità per l’immigrato di appellarsi a strutture di assistenza.
L’art. 11 del Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali del 1966 riconosce il diritto di ogni individuo ad un livello di vita adeguato per sé e per la propria famiglia, che includa un’alimentazione, un vestiario ed un alloggio adeguati, nonché ad un miglioramento continuo delle proprie condizioni di vita.

Diritti sociali. Scuola, istruzione, informazione

L’istruzione è il principale strumento per garantire agli immigrati l’integrazione linguistica, culturale e sociale nel Paese ospitante. L’art. 34 della Costituzione recita che l’istruzione è impartita per almeno 8 anni, è obbligatoria e gratuita. I minori stranieri residenti sul territorio sono soggetti all’obbligo scolastico. Vengono richiamati i doveri dei genitori di inviare i propri figli alla scuola dell’obbligo. Tale enunciato è strettamente legato alla richiesta della cittadinanza italiana in quanto la scuola è una struttura formativa e deve tendere all’educazione della persona e al suo inserimento nella società.
L’art. 29, lett. b) della Convenzione sui diritti del fanciullo del 1989 afferma che l’educazione dei minori deve imprimere, tra l’altro, il rispetto dei valori nazionali del Paese nel quale vive.
La scuola promuove e favorisce iniziative volte all’accoglienza, alla tutela della cultura e della lingua d’origine e alla realizzazione di attività interculturali comuni (art. 38, n. 3 Testo Unico sull’immigrazione).
Esistono in alcuni paesi situazioni giuridiche sfavorevoli alla donna e tradizioni quali la poligamia o dei matrimoni combinati che mal si conciliano con l’ordinamento italiano e quanto affermato dalle istituzioni europee.

Una riflessione critica

La Carta dei Valori della cittadinanza e dell’integrazione divulgata il 23 aprile 2007 dal Ministro dell’Interno, Giuliano Amato, è stata predisposta da un Comitato Scientifico che nei mesi precedenti aveva consultato numerosi rappresentanti di diverse comunità religiose.
Si tratta di un documento che, secondo le intenzioni dello stesso Ministro, non voleva essere vincolante, ma semplicemente “accompagnare verso la cittadinanza italiana” le comunità religiose che decideranno di sottoscriverlo.
Pur comprendendo le ragioni politiche e mediatiche della scelta operata dal Ministro, l’iniziativa suscita immediate riflessioni sull’opportunità di redigere un tale documento dai contenuti valoriali già ampiamente illustrati dalla nostra Costituzione.
Ci si chiede, infatti, perchè lo Stato italiano abbia sentito il bisogno di trovare valori condivisi proprio con le comunità religiose appartenenti al mondo islamico, tralasciando altre comunità altrettanto rappresentative. Forse perché all’interno di queste collettività alcuni valori, per noi fondamentali, non sono ancora entrati a far parte del bagaglio culturale?
Tale scelta fa nascere delle perplessità in quanto il rapporto di uno Stato laico con le religioni non dovrebbe esser quello di concordare assieme i valori condivisi con entità religiose, a volte di dubbia rappresentanza, ma di utilizzare a tale scopo le istituzioni parlamentari, democraticamente elette.
Chi ha l’ambizione di vivere secondo la propria cultura, infatti, deve accertarsi che nel Paese prescelto essa non contrasti con l’ordinamento giuridico vigente. Fatto questo avrà la garanzia di esser rispettato.
Inoltre, la Carta dei Valori riporta descrivendoli come “valori” i principali contenuti, istituti e principi generali del nostro ordinamento giuridico sminuendone il significato. Tale operazione rischia di creare confusione ed equivoco, a causa di un falso buonismo e di un pericoloso relativismo culturale.
Nella Carta si spazia, infatti, da passi interi della Costituzione concernenti la libertà, l’uguaglianza e la dignità affiancandoli a principi di diritto, derivazioni e corollari, previsti nel nostro ordinamento, come per esempio l’uguaglianza fra marito e moglie, la libertà nella scelta matrimoniale, il diritto all’assistenza sanitaria e sociale, all’istruzione, fino a precetti di buon costume, proclami di amicizia, fratellanza, unione fra gli uomini.
Ma molti di questi non sono, o meglio non sono più solo “valori”! Infatti molti di questi enunciati sono parte integrante della nostra Costituzione e quindi immodificabili.
In uno Stato di diritto, i valori costituiscono un minus rispetto al diritto codificato, tanto più se provenienti dalla Carta Costituzionale, a cui cittadini, stranieri, cattolici, cristiani, musulmani, peruviani, canadesi, possono e devono far riferimento quotidianamente nell’esercizio dei propri diritti e doveri.
Parliamo di minus nel senso che costituiscono il sostrato preesistente al diritto. La norma che li contiene è una fase successiva e pattizia di loro riconoscimento esterno, nonché garanzia su tutto e su tutti (erga omnes) della loro valenza, cogenza e accettazione. Altrimenti non sarebbero norme, ma semplici auspici.
Non c’è dubbio che chi entra e risiede sul territorio italiano sceglie e, pertanto, accetta implicitamente -e senza il consenso di carte di valori, tavoli di accordo e protocolli di intesa -, i contenuti della Costituzione, salvo concorrere, nei modi previsti dalla Legge, alla sua modifica e al cambiamento nei limiti in cui tale prassi è ammessa).
La Carta dei Valori potrebbe essere espressione di un pericoloso atteggiamento con il quale si vanta una disinvolta ri-contrattazione di valori in nome dell’integrazione.
Infatti che non si debba ricorrere alla mutilazione dei genitali femminili, a cui si accenna vagamente nella Carta dei Valori all’art. 3 in nome di una cultura e di una prassi che offende e degrada la donna a oggetto, non è più solo un valore sul quale cercare consensi, ma è un delitto contro la libertà personale (art. 13 Cost.), è un atto di tortura (art. 3 Convenzione Europea dei diritti dell’Uomo) ed è punito dal codice penale italiano ai sensi dell’art. 592 – Lesioni personali gravissime e pluriaggravate.
Sarebbe stato auspicabile leggere fra le righe del documento in questione, al posto di un sommesso e timido : ” …La carta costituzionale tutela e promuove i diritti umani inalienabili….” una fiera dichiarazione attestante che:
“La Carta Costituzionale riassume i valori, detta e regola i principi generali sui quali si fonda la società all’interno della quale si è deciso di vivere Tale Carta soltanto ha forza di Legge. Ad essa tutti indistintamente devono obbedire compresi i singoli o le confessioni religiose o le associazioni che hanno scelto di vivere sul territorio italiano a prescindere dalla appartenenza etnica, religiosa, culturale” .

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Abruzzo

FESTA DEL PAPÀ : QUANDO LA LEGGE NEGA L’ESSERE PADRE

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Ci sono padri straordinariamente felici di essere padri e di fare da padri. Perché è l’esperienza più bella della loro vita. Perché il figlio è, la loro vita. Perché crescere, educare, giocare, gioire col proprio cucciolo nutre il cuore, la mente, l’anima.

Ci sono madri (non tutte chiaramente) che negano ai padri questo diritto. Negandogli così di vivere.

Ci sono padri che passano notti e settimane insonni; che subiscono: alienazioni genitoriali, telefonate interrotte con il figlio, figli manipolati, menzogne inculcate nel figlio e parole infamanti; assistono ad: accordi violati, aggressioni al patrimonio; vivono improvvisi sospetti imprevisti del figlio. Padri che vivono il figlio come un ostaggio, vile merce di scambio, corpo contundente, strumento di vendetta; arma non convenzionale. Ci sono padri che non vivono più serenamente, che non lavorano più serenamente, che non gioiscono più, che non riescono più ad immaginare il proprio futuro. Ci sono padri che si impoveriscono, aggrediti patrimonialmente. Che finiscono a fare la coda dai padri gesuiti o dormono in auto. Che hanno sconvolgimenti esistenziali non più riparabili, destinati a restare come inchiostro d’odio su candida seta. Ci sono padri negati.

Uno dei maggiori drammi della società moderna, nella quale una coppia su due è destinata a separarsi, riguarda i padri che si “separano”, ai quali si oppongono le madri con “violenza” negando loro l’esercizio della condivisione genitoriale nella crescita del figlio. La letteratura spiega che in una “separazione” (in un matrimonio o in una convivenza more uxorio) le donne tendono spesso a usare il figlio come arma e i padri invece strumentalizzano il mantenimento.

Diventa dunque essenziale il ruolo del giudice e degli avvocati che assistono le parti.

Occorre infatti che la legge venga applicata con equilibrio, saggezza e responsabilità, dai giudici minorili e che gli avvocati che assistono i genitori in tale delicato conflitto siano innanzitutto competenti, esperti e responsabili. Ho invece conosciuto tanti cialtroni che danneggiano le parti e soprattutto l’interesse dei minori arrecando danni irreparabili. Tali incompetenti andrebbero sanzionati con la radiazione o l’espulsione.

Il Tribunale per i Minorenni (T.M.) esercita nello spirito della realizzazione del migliore interesse del minore e ha giurisdizione penale, civile e amministrativa. E’ organo specializzato della giustizia, composto da quattro giudici (due togati e due onorari). In Italia ci sono 29 tribunali minorili, con 782 magistrati, dei quali circa 600 sono onorari. La selezione dei giudici andrebbe fatta col massimo rigore possibile poiché gestiscono situazioni di straordinaria importanza.

La competenza in materia civile non è esclusiva (concorrente con il tribunale ordinario e e il giudice tutelare) ma di assoluto rilievo, decidendo anche in tal senso: interventi a tutela dei minori i cui genitori non adempiono in modo adeguato o affatto ai doveri verso i figli (art. 147 cod. civ.); può limitare l’esercizio della potestà genitoriale, attivando l’intervento dei servizi socio-sanitari (art. 333 cod. civ.); può allontanare il minore dalla casa familiare (artt. 330, 333 e 336 cod. civ.); può dichiarare i genitori decaduti dalla potestà sui figli (art. 330 cod. civ.); può dichiarare lo stato di adottabilità del minore; regola l’affidamento dei figli di genitori non sposati, che hanno cessato la convivenza e che sono in situazione di conflitto rispetto all’esercizio della potestà genitoriale (art. 317 bis cod. civ.).

Ricordiamoci dunque che dove c’è un padre negato, c’è sempre un bambino negato.

STORIA DELLA FESTA DEL PAPÀ

La Festa del papà è celebrata in tutto il mondo, anche se in date differenti, e la tradizione vuole che i figli festeggino i papà con regali e biglietti pieni di sentimento. La storia di questa festa è piuttosto recente e risale precisamente al 5 luglio del 1908, giorno in cui venne festeggiata per la prima volta nella città di Fairmont, in Virginia Occidentale, presso la chiesa metodista locale in commemorazione della morte di oltre 360 uomini, 250 dei quali padri di famiglia, nel disastro di Monongah, la più grave sciagura mineraria degli Stati Uniti.

Successivamente, per la precisione il 19 giugno del 1910 a Spokane nello Stato di Washington, la Signora Sonora Smart Dodd, all’oscuro della celebrazione avvenuta a Fairmont e ispirata da un sermone ascoltato in chiesa per la festa della mamma del 1909, organizzò la prima festa del papà così come la conosciamo oggi e fece in modo che la ricorrenza venisse ufficializzata. Ancora oggi infatti diversi Paesi seguono la tradizione statunitense e festeggiano i propri papà la terza domenica di giugno. Nei Paesi cattolici invece, proprio come l’Italia, questa festa viene legata al giorno di San Giuseppe e celebrata quindi il 19 marzo.

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Abruzzo

Liceo “Vitruvio”: piccoli scrittori crescono

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Concorso di narrativa fantascientifica “Il mio Asimov – Sfide”: un’anteprima della Settimana Scientifica 2019

Si è svolta ieri, Venerdì 8 Marzo, preso il Liceo Scientifico “M. Vitruvio P.”, la cerimonia di premiazione del concorso di narrativa fantascientifica “Il mio Asimov – Sfide” che è giunto alla sua 3^ edizione. L’iniziativa è stata ideata e curata dai professori Giuseppe Leone e Roberta Placida, che, insieme al Dirigente Scolastico, prof. Francesco Gizzi, sostenitore entusiasta dell’evento, hanno anche provveduto alla valutazione degli elaborati e alla composizione della classifica finale che ha visto sul podio, per il secondo anno consecutivo, Gabriele Valente, della classe IV I, con il racconto “Progetto Prometeo”; seconda classificata Floriana Rossi, della classe V A, con il racconto “Oltre le apparenze: la vera sfida”; terza classificata Gaia Zaffiri, classe II B, con il racconto “Io ti conosco”.
Gli allievi vincitori sono stati premiati con buoni per l’acquisto di libri offerti da Libreria Panella (1° premio), Mr Book (2° premio), Power School Languages, da spendere presso la Libreria “La Sorgente” (3° premio).
Nel suo intervento di apertura il Dirigente Scolastico ha espresso notevole soddisfazione e ha sottolineato ancora una volta come queste iniziative siano “la scuola bella”, quella che entusiasma e che spinge a mettersi in gioco in sfide sempre nuove per il raggiungimento di obiettivi sempre più alti.
La qualità dei racconti, sia dal punto di vista stilistico che tematico, è migliorata molto, tanto che stilare la classifica finale è stato difficile. Importante notare la profondità delle tematiche affrontate che spaziano da temi come l’inquinamento, le sperequazioni sociali, la ricerca della propria identità, la libertà individuale e di specie, a temi come la fratellanza, il tempo e la sua fuga, tema affrontato da sempre dagli artisti.
I criteri di assegnazione dei punteggi sono stati: originalità, aderenza al tema assegnato, stile nei canoni della fantascienza e capacità di coinvolgimento dell’intreccio.

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Abruzzo

LO STRANO CASO DI VIA BOITO. UN GIORNO PRIVATA E L’ALTRO PUBBLICA. INTANTO I CITTADINI SONO AL BUIO.

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Da anni i residenti di Via Boito cercavano risposte dal Comune. Fecero richiesta di cessione volontaria e gratuita al comune di Avezzano della via appunto Arrigo Boito al fine di avere in cambio illuminazione, pulizia quando nevica, asfalto e possibilmente fogne. Tutto ciò gli fu concesso finalmente con conferenza dei servizi del 9 giugno 2017. Sembrava la fine di lunghi anni di silenzio e menefreghismo.

Da allora però, nonostante numerosi solleciti sia da parte del portavoce che da parte dell’ufficio tecnico (si veda foto) l’amministrazione non si è mai degnata di rispondere.

Lo scorso anno su pressioni da parte degli abitanti il comune fece pulire la strada dalla neve, rompendo tra l’altro i cavi dell’elettricità, che gli stessi abitanti hanno ripristinato a proprie spese, lasciato come si evince dalle foto 2 transenne su un lato.

In questo momento la strada è pubblica e privata allo stesso tempo, ma nonostante l’ok dell’ufficio tecnico e i molteplici solleciti la situazione viene ancora oggi ignorata.

Fino a tre mesi fa l’illuminazione è stata pagata dai residenti, ma ora visto che sono stufi di pagare per un servizio che dovrebbe essere pubblico, la strada è al buio totale.

I residenti si sentono cittadini di serie B.

La città bella deve essere bella tutta ed è triste pensare che ci sono famiglie e bambini che non hanno nemmeno i servizi pubblici essenziali pur pagando le tasse come tutti gli altri.

Noi di marsicanews siamo qui per dar voce ai cittadini e speriamo che dando risalto mediatico a questa situazione in risalto si possa muovere qualcosa ed il sindaco o chi per esso decida finalmente di risolverla.

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Altri articoli

IL FALSO ALLARME RAZZISMO IN ITALIA. IL NEMICO CHE NON ESISTE.

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La marcia contro il razzismo ieri ha avuto grande successo. Ma davvero in Italia esiste un pericolo razzista? Davvero dietro la richiesta di legalità e le paure per flussi migratori fuori controllo c’è un’ondata xenofoba?

Io ho la mia idea. Si chiama “attenzione indotta”. È quel fenomeno per cui dal momento in cui tu decidi di comprare una Vespa, vedi Vespe dappertutto. E se vuoi cambiare casa, vedi “Vendesi” dappertutto. Si studia in psicologia. In politica, attraverso raffinati meccanismi della propaganda – e attenzione: speculari, cioè usati sia da chi cavalca la paura dell’altro sia da chi denuncia il razzismo – significa portare l’interesse delle persone su una cosa che succede da sempre, a cui però nessuno fino ad allora ha dato un senso particolare.

È da trent’anni, o di più, che la gente muore nel Mediterraneo. Io me li ricordo da ragazzino, sulle spiagge della Sicilia, i pescherecci spiaggiati con le scritte in arabo. Ma nessuno diceva nulla. A parte Andrea Camilleri. A proposito: lui la storia di Montalbano e i migranti l’ha scritta tre anni fa, poi adesso va in onda sulla Rai e arriva la macchina della propaganda antirazzista a scatenare la polemica. Ma leggi Davide Enia, Appunti per un naufragio, e vedi da quanto tempo la gente muore nel mare di Lampedusa… Ma allora non c’erano i Saviano, i Veronesi, gli Albinati a scriverci sopra articoli e libri, non c’erano i collegamenti di Che tempo che fa…

E perché oggi sì?

Perché c’è Salvini al governo. Prima non c’era un nemico cui dare la responsabilità di tutto ciò. È un marketing irresistibile: chi non anela all’aureola della bontà? Il kulturkampf antirazzista ormai ha preso il posto dell’antimafia declamatoria. Non avendo altro modo per sconfiggere la Dc, a un certo punto se ne fece la centrale di Cosa Nostra. Volendo sbrigarsi a spegnere Salvini lo si laurea razzista, ovvero quanto di più abietto possa esserci. È una scorciatoia della dialettica. Si chiama criminalizzazione.

Esiste davvero un pericolo “razzismo” in Italia??

Gli insulti, le scritte, il malessere per chi non fa parte della tua comunità ci sono sempre stati in contesti – come dire? – “colorati”. Oggi succede coi migranti africani. Fino agli anni ’70 coi terroni. Eppure allora i grandi giornali non puntavano il dito, scandalizzati, contro chi metteva nei locali di Torino i cartelli “Qui i meridionali non entrano”. Abbiamo fatto sempre finta di niente. Ma ora che il nemico è imbattibile, elettoralmente, bisogna demonizzarlo.

A Milano in prima fila c’erano i candidati alla segreteria del Pd, Sala, la Boldrini, Landini… Viene da pensare che siano pagati da Salvini. Più usano questo meccanismo della propaganda anti-razzista, più la Lega cresce nei consensi. E però c’è da ridere: pensa un po’ tutti papaveri di Forza Italia ormai campioni del politicamente coretto che avrebbero voluto esserci e non possono…

Si evoca l’incubo razzismo per potere applicare l’equazione Salvini uguale nazista. Ma solo perché non hanno altri argomenti forti.

La sfilata di ieri a Milano è ancora una volta la vetrina della minoranza egemone che perpetua la propria sfida alla maggioranza silenziosa attraverso la criminalizzazione dell’avversario.

Loro è come se ti dicessero: “Tu, Salvini… Tu, che voti lega… vincerai anche le elezioni, sarai anche al governo, ma sei un nazista”. Serve a squalificare l’avversario politico e a intimorire l’opinione pubblica. E a sentirsi, appunto, dalla parte giusta.

Poco importa se la lotta all’immigrazione clandestina costituisce un obiettivo politico che non presuppone alcuna discriminazione fondata sulla razza, ma unicamente il rispetto della legalità.

Io non ci sto ad essere additato come razzista. Non ci sto a sentire dire che gli italiani sono razzisti.

Non è così. Non è vero. E va gridato a tutto il mondo!
Gli stranieri residenti in Italia al 1° gennaio 2018 sono 5.144.440 e rappresentano l’8,5% della popolazione residente.

In un paese razzista non sarebbe possibile.

Mirko Marchione

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Attualità

L’IMBROGLIO DELLA CRISI VENEZUELANA.

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In Abruzzo la comunità Venezuelana si avvicina alla quota di 1000 cittadini.

Loro, tramite lettere e documenti ci hanno chiesto di fare luce su quanto sta succedendo alla loro lontana terra natìa.

Spesso, nelle “cose del mondo” , la verità dei fatti raramente coincide con la sua versione ufficiale. Le idee dominanti – come diceva il vecchio Marx – restano quelle della classe dominante. E il caso del Venezuela di questi ultimi mesi si configura appunto nei termini di una gigantesca truffa informativa volta a coprire la sopraffazione di un popolo e la spoliazione di una nazione.

Il principale mito da sfatare riguarda le cause di fondo del dramma venezuelano. I media occidentali non hanno avuto dubbi nell’additare gli esecutivi succedutisi al potere dopo l’elezione del “dittatore” Chávez alla presidenza nel 1998 come unici responsabili della crisi, nascondendone la matrice di gran lunga più importante: le barbare sanzioni americane contro il Venezuela decise da Obama nel 2015 e inasprite da Trump nel 2017 e nel 2018.

Spese sociali mai così alte. La “dittatura” di Chávez, confermata da 4 elezioni presidenziali e 14 referendum e consultazioni nazionali successive, è stata condotta sotto il segno di uno strappo radicale con la storia passata del Venezuela: i proventi del petrolio sono stati in massima parte redistribuiti alla popolazione invece che intascati dall’oligarchia locale e imboscati nelle banche degli Stati Uniti.

Nonostante Chávez abbia commesso vari errori di malgoverno e corruzione tipici del populismo di sinistra – errori confermati in seguito dal più debole Maduro – sotto la sua presidenza le spese sociali hanno raggiunto il 70% del bilancio dello Stato, il Pil pro capite è più che triplicato in poco più di 10 anni, la povertà è passata dal 40 al 7%, la mortalità infantile si è dimezzata, la malnutrizione è diminuita dal 21 al 5%, l’analfabetismo è stato azzerato e il coefficiente Gini di disuguaglianza è sceso al livello più basso dell’America Latina (dati Fmi, Undp e Banca Mondiale).

Ma la sfida più temeraria lanciata dal Venezuela “socialista” è stata quella contro l’egemonia del dollaro. L’economia ha iniziato a essere de-dollarizzata favorendo investimenti non statunitensi, tentando di non farsi pagare in dollari le esportazioni, e creando il Sucre, un sistema di scambi finanziari regionali basato su una cripto-moneta, il Petro, detenuta dalle banche centrali delle nazioni in affari col Venezuela come unità di conto e mezzo di pagamento. Il tempo della resa dei conti con il Grande Fratello è arrivato perciò molto presto. Molti hanno evocato lo spettro del Cile di Allende di 30 anni prima.

Ma il Venezuela di oggi è preda ancora più consistente del Cile. Dopo la Russia, è il Paese più ricco di risorse naturali del pianeta: primo produttore mondiale di petrolio e gas, secondo produttore di oro, e tra i maggiori di ferro, bauxite, cobalto e altri. Collocato a tre ore di volo da Miami, e con 32 milioni di abitanti. Poco indebitato, e capace di fondare una banca dello sviluppo, il Banco do Sur, in grado di sostituire Banca Mondiale e Fondo monetario come sorgente più equa di credito per il continente latinoamericano.

È per queste ragioni che la “cura cilena” è inizialmente fallita. Il tentato golpe anti-chavista del 2002 e le manifestazioni violente di un’opposizione divenuta eversiva e anti-nazionale, si sono scontrati con un esecutivo che vinceva comunque un’elezione dopo l’altra. Perché anche i poveri, dopotutto, votano. L’occasione per chiudere la partita si è presentata con la morte di Chávez nel 2013 e il crollo del prezzo del petrolio iniziato nel 2015.

La strategia delle sanzioni – La raffica di sanzioni emesse l’anno dopo con il pretesto che il Venezuela fosse una minaccia alla sicurezza nazionale degli Usa mettono in ginocchio il Paese. Il Venezuela viene espulso dai mercati finanziari internazionali e messo nelle condizioni di non poter più usare i proventi del petrolio per pagare le importazioni. Quasi tutto ciò che entra in un’economia che produce poco al di fuori degli idrocarburi deve essere pagato in dollari contanti. E le sanzioni impediscono, appunto, l’uso del dollaro. I fondi del governo depositati negli Usa vengono congelati o sequestrati. I canali di rifinanziamento e di rinegoziazione del modesto debito estero del Venezuela vengono chiusi. Gli interessi sul debito schizzano in alto perché le agenzie di rating al servizio di Washington portano il rischio paese a cifre inverosimili, più alte di quelle della Siria. Nel 2015 lo spread del Venezuela è di 2 mila punti, per raggiungere e superare i 6 mila nel 2017.

Gli economisti del centro studi Celag hanno quantificato in 68,6 miliardi di dollari, il 34% del Pil l’extra costo del debito venezuelano tra il 2014 e il 2017. Ma il più micidiale degli effetti del blocco finanziario del Venezuela è il rifiuto delle principali banche internazionali, sotto scacco americano, di trattare le transazioni connesse alle importazioni di beni vitali come il cibo, le medicine, i prodotti igienici e gli strumenti indispensabili per il funzionamento dell’apparato produttivo e dei trasporti. Gli ospedali venezuelani restano senza insulina e trattamenti antimalarici. I porti del paese vengono dichiarati porti di guerra, portando alle stelle le tariffe dell’import-export. Il valore delle importazioni crolla da 60 miliardi di dollari nel 2011-2013 a 12 miliardi nel 2017, portandosi dietro il tonfo del 50% del Pil.

Le banche di Wall Street – I beni che riescono comunque a essere importati vengono accaparrati e rivenduti di contrabbando dagli oligopoli dell’industria alimentare che dominano il settore privato dell’economia venezuelana. La stessa delinquenza di alto livello che tira le fila del sabotaggio del Clap, il piano di emergenza alimentare del governo che soccorre 6 milioni di famiglie. È stato calcolato che tra il 2013 e il 2017 l’aggressione finanziaria al Venezuela è costata tra il 110 e il 160% del suo Pil, cioè tra i 245 e i 350 miliardi di dollari. Senza le sanzioni, l’economia del Venezuela, invece di dimezzarsi, si sarebbe sviluppata agli stessi tassi dell’Argentina.

Durante il 2018 si sviluppa in Venezuela una crisi umanitaria interamente indotta. Che si accompagna a un’iperinflazione altrettanto fasulla, senza basi nei fondamentali dell’economia, determinata da un attacco del mercato nero del dollaro alla moneta nazionale riconducibile alle 6 maggiori banche d’affari di Wall Street.

È per questo che il rapporto dell’esperto Onu che ha visitato il Venezuela nel 2017, Alfred De Zayas (di cui non avete mai sentito parlare ma che contiene buona parte dei dati fin qui citati), propone il deferimento degli Stati Uniti alla Corte Penale Internazionale per i crimini contro l’umanità perpetrati in Venezuela dopo il 2015.

Mirko Marchione

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Abruzzo

VIOLENZA SULLE DONNE. SPORTELLO ITINERANTE ANTI-VIOLENZA

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Un sostegno alle donne vittime di violenza che viaggia tra i comuni marsicani: lo “Sportello itinerante anti-violenza Marsica” è la nuova iniziativa gratuita della Cooperativa Sociale Estia.
Tavola Rotonda tra i comuni marsicani giovedì 28 febbraio ore 15:30 presso la sede della Cooperativa Sociale Estia di Cerchio.
Durante la Tavola Rotonda di giovedì 28 febbraio, a partire dalle ore 15:30, la Cooperativa Sociale Estia presenterà ufficialmente il progetto “Sportello itinerante anti-violenza Marsica”, che partirà nel mese di marzo del corrente anno. Presenzieranno all’incontro gli Assessori al sociale, i Sindaci e le Istituzioni comunali della Marsica.

Il progetto nasce dall’idea di creare uno sportello gratuito che possa viaggiare tra i comuni marsicani per andare letteralmente incontro alle donne. Un’iniziativa innovativa e di grande prestigio a sostegno di donne vittime di violenza e dei loro figli.
Si tratta di un nuovo servizio dalla marcata valenza sociale che si estenderà in modo capillare sul territorio, investendo ogni comune interessato all’iniziativa. Lo sportello sarà gestito da professionisti ed esperti del settore psicologico, giuridico e sociale della Cooperativa Sociale Estia.

In seguito ai primi colloqui, la donna potrà essere presa in carico e proseguire il proprio percorso, nella più completa privacy, al centro d’ascolto della Cooperativa Sociale Estia nel comune di Cerchio.

Lo sportello marsicano itinerante risulta essere infatti la parte iniziale di un sostegno continuo e completo. Permettere alle donne di uscire da un silenzio potratto per anni rappresenta il punto d’inizio per altri percorsi, quali la denuncia, pratiche di separazione, ricerca di un lavoro, sostegno psicologico ai figli.

“Siamo orgogliosi di questo progetto fortemente innovativo che vedrà protagonista la Marsica unita nella lotta alla violenza, unita in difesa delle sue donne”, dichiarano i fondatori della Cooperativa Sociale Estia.

La Cooperativa Sociale Estia organizza, inoltre, incontri di formazione rivolti a tutta la collettività, agli studenti delle scuole e ai professionisti del settore, al fine di sensibilizzazione sul tema della violenza, e indagare le cause e le possibili azioni da intraprendere.

Saranno presenti alla Tavola Rotonda l’Assessore Avv. Leonardo Casciere del comune di Avezzano, l’Assessore Avv. Franco Paolini del comune di Cerchio, il Sindaco Gianluca De Angelis del comune di Lecce nei Marsi, la Dott.ssa Valeria Gentile Consigliere del comune di Magliano dei Marsi, il Sindaco Maria Olimpia Morgante e il Consigliere Franco Farina del comune di Scurcola Marsicana, la Dott.ssa Sara D’Agostino Consigliere del comune di Collarmele, il Sindaco Antonella Buffone e l’Assessore Veronica Venditti del comune di Balsorano, l’Assessore Valentina Angelucci del comune di Luco dei Marsi, il Consigliere Vincenzo Casasanta del comune di Gioia dei Marsi, l’Assessore Luigi Soricone del comune di Pescina, il Sindaco Giulio Lancia e l’Assessore Umberto Niscola del comune di San Vincenzo Valle Roveto, il Sindaco Eramo Manfredo del comune di Ortona dei Marsi, la Dott.ssa Ricci Loretta del comune di Villavallelonga, il Consigliere Simona Barbati del comune di Ovindoli.

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NUOVE EMAIL TRUFFA – “NOTIFICA IN MERITO A DEBITO” – AGENZIA ENTRATE. POLIZIA POSTALE E AGENZIA DELLE ENTRATE INVITANO ALL’ATTENZIONE

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Truffe online a gogo viaggiano sulle nostre email. L’ultimo allarme
arriva dall’Agenzia delle Entrate
[https://www.agenziaentrate.gov.it/wps/portal/entrate/agenzia/agenziacomunica/!ut/p/a1/rZJNc5swEIb_CjlwBC0CG9Ebzpcd20lt14nh4pGEsGUjoFiEjn99xUzSpp2mHzPVRburR7urV4tStEFpSZ_ljmpZlbTo_XS49TDcjiPAU-KvLiF-XPgBGWGYegF6QilKc8YLmaFk0sVLb_u8INl8fBjTUTg9fhY8qbIv51mc8m],
con l’allerta rilanciata anche sulla pagina Facebook della Polizia
Postale “Commissariato di PS On Line – Italia
[https://www.facebook.com/commissariatodips/?ref=br_rs]” e sul sito
istituzionale di quest’ultima che lo “Sportello dei Diritti
[http://www.sportellodeidiritti.org/]” ritiene utile segnalare per
informare tutti coloro che possiedono dispositivi perchè tutti
potenzialmente nel mirino dei criminali informatici. A tale scopo,
pubblichiamo integralmente il comunicato dell’ente per comprendere i
rischi che possiamo correre: «L’Agenzia informa che in questi
giorni stanno circolando delle email con oggetto del tipo “Notifica
in merito a debito. Atto N. xxxxxxxxx” provenienti da un mittente
denominato “Servizi finanziari”. I messaggi avvertono gli utenti
di un presunto debito e invitano a consultare una lettera allegata,
recando in calce i riferimenti telefonici reali di uffici
dell’Agenzia delle Entrate. Il documento allegato ai messaggi è in
realtà un virus informatico che può infettare i computer degli
utenti. L’Agenzia, totalmente estranea all’invio di queste false
comunicazioni, invita i cittadini a cestinare immediatamente queste
email e, in ogni caso, a non aprire file allegati o cliccare su
eventuali collegamenti web sospetti.». Insomma, un modo subdolo per
approfittare di una nostra disattenzione e del timore che il Fisco
ingenera nei contribuenti per accedere abusivamente nei nostri
dispositivi, rileva Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello
dei Diritti [http://www.sportellodeidiritti.org/]”. Ecco perché è
utile seguire alcuni semplici consigli riportati anche sul sito
[https://www.commissariatodips.it/notizie/articolo/nuove-email-truffa-notifica-in-merito-a-debito-agenzia-entrate.html?fbclid=IwAR27wGHKL_CNxhaM_nvXCPYTPvt47RhK8xobQpMmIA0eEBIJUbufT89jy0k]
istituzionale della forza di polizia specializzata nella lotta al
crimine informatico:

– non aprire alcun allegato e non cliccare su eventuale link
contenuto nel testo della mail;

– installare e tenere sempre aggiornato il proprio sistema Antivirus;

– modificare periodicamente le password dei servizi on line.

Nel caso siate comunque incappati nella frode potrete rivolgervi agli
esperti della nostra associazione tramite i nostri contatti email
info@sportellodeidiritti.org o segnalazioni@sportellodeidiritti.org
per valutare immediatamente tutte le soluzioni del caso per evitare
pregiudizi.

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