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La bussola della salute

15 MARZO: FIOCCO LILLA PER I DISTURBI DEL COMPORTAMENTO ALIMENTARE

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Oggi 15 Marzo, la Nazione si colora di lilla, colore legato alla prevenzione e cura dei DCA (disturbi del comportamento alimentare). La sua eziologia multifattoriale, non attribuisce la causa di insorgenza a un unico elemento, ma molteplici cause, psicologiche e biologiche, si combinano insieme.

L’insorgenza è prevalentemente legata all’età adolescenziale, tuttavia, ultimissimi dati epidemiologici confermano l’abbassamento dell’età di esordio tra bambini e tra i pre-adolescenti. Il sesso femminile è quello maggiormente interessato, infatti il rapporto maschi femmine è di 1:9.

Secondo il nuovo DSM-5 (manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali) la classificazione dei disturbi del comportamento alimentare è stata riorganizzata e aggiornata, secondo la seguente suddivisione generale:

  • anoressia: caratterizzata dalla restrizione dell’apporto energetico con una riduzione eccessiva del peso in relazione all’età, al sesso e alla salute fisica, accompagnata dall’intensa paura d’ingrassare e dalla dismorfofobia (alterata percezione del proprio aspetto in relazione al peso e alle forme);
  • bulimia nervosa: caratterizzata da ricorrenti abbuffate compulsive (almeno una volta a settimana per tre mesi), accompagnate dal senso di mancanza di controllo sull’atto del mangiare durante l’episodio e abbinata alla valutazione di sé, inappropriatamente influenzata dalla forma e dal peso del corpo. Questo genera ricorrenti comportamenti di compenso volti a prevenire l’aumento di peso, come vomito autoindotto, abuso-uso improprio di lassativi, diuretici o altri farmaci, digiuno o esercizio fisico eccessivo;
  • binge eating disorder (disturbo da alimentazione incontrollata): caratterizzata da episodi ricorrenti di abbuffate (almeno una volta a settimana per almeno sei mesi), che suscitano sofferenza e disagio. Non vengono usati comportamenti compensatori inappropriati;
  • disturbi dell’alimentazione atipici: definiti come comportamenti di disagio clinico che non soddisfano i criteri per una piena diagnosi di anoressia o bulimia nervosa.

Due principi sono alla base del trattamento clinico:

  • l’approccio multidimensionale e integrato, che coinvolge diverse figure professionali come psichiatri, psicologi/psicoterapeuti, internisti, nutrizionisti, endocrinologi,
  • la molteplicità dei contesti di cura, dalla gestione ambulatoriale a lungo termine alla riabilitazione semiresidenziale e residenziale indirizzata per gli stadi più gravi di malnutrizione.

SOS disturbi alimentari – numero verde nazionale 800180969: attivo da lunedì a venerdì 24 ore su 24, offre un servizio di counseling, ascolto da parte dei diversi specialisti e informazioni sulle strutture sanitarie presenti nelle diverse regioni italiane.

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Pesce Crudo si, ma attenzione all’Anisakis

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Quando si parla di pesce crudo, oggi si pensa subito a piatti della cucina orientale proposti nelle forme più diverse, come sushi, sashimi, hosomaki, temaki, uramaki,  ma in realtà “il cibo crudo”  è sempre stato presente nella cucina italiana, forse oggi dimenticata, nelle preparazioni di carpacci, tartare e marinature (acciughe e alici), alternando qualità di carne o pesce come salmone, tonno e pesce spada.

Un po’ per le classiche mode che non lasciano indenne neanche il mondo dell’alimentazione, un po’ per le società moderne sempre più cosmopolite e multietniche, un numero crescente di italiani consuma abitualmente pesce crudo almeno come uno dei due pasti principali della giornata. La scelta di un prodotto non cotto, piuttosto che di un altro, è fondamentale non solo in termini di sapore ma anche di commestibilità, infatti pericoli per la salute si celano dietro una cattiva conservazione e preparazione dell’alimento.

A questo proposito parliamo di Anisakis simplex, nematode (verme di forma cilindrica) parassita presente nelle carni di prodotti ittici crudi, le cui larve si trasmettono all’uomo a seguito di ingestione di alimenti crudi e sono responsabili dell’anisakiasi, ovvero un’infezione parassitaria del tratto gastrointestinale, che si manifesta con sintomatologia a carico dello stomaco e più raramente dell’intestino tenue.

Le larve essendo rivestite da una pellicola sono resistenti all’ambiente acido dello stomaco e agli enzimi digestivi, e penetrando nella mucosa, innescano una massiccia reazione infiammatoria, correlata a mal di stomaco, diarrea, febbre; possono comparire anche reazioni allergiche e ipersensibilità a sostanze rilasciate dalle larve, con eruzioni cutanee e prurito. Se presa in tempo l’infezione può risolversi da sola, ma a volte può essere necessario il trattamento chirurgico o endoscopico, che può servire sia per la diagnosi che per la terapia (rimozione delle larve).

Il congelamento (o la cottura) risulta un valido strumento per indurre la morte delle larve, se fatto a temperature intorno ai – 20°, per almeno 24 ore, con l’obbligo verso aringhe, sgombri, salmone selvatico dell’Atlantico o del Pacifico: i ristoranti asiatici devono disporre di abbattitori di temperatura nelle cucine che permettono di ridurre il tempo di congelamento, mantenendo l’efficacia del trattamento nell’eliminazione sia del nematode che delle eventuali larve.

Ma come ci difendiamo dall’Anisakis?

AL RISTORANTE: è bene sempre chiedere se l’alimento è stato surgelato prima di essere servito e questo vale anche per le preparazioni come il pesce sottolio, sotto aceto e marinato al limone o sotto sale, che sono di fatto crudi.

A CASA: è necessario informarsi nelle pescherie che hanno l’obbligo di esporre un cartello con le istruzione per congelare  i prodotti ittici almeno per 96 ore in un congelatore ad almeno 3 stelle (raggiunge -18°), prima di essere consumato crudo.

FONTI:

1- Polimeno L, Loiacono M,. Anisakiasis, an underestimated infection: effect on intestinal permeability of Anisakis simplex-sensitized patients. Foodborne Pathog Dis. 2010 Jul;7(7):809-14. doi: 10.1089/fpd.2009.0484.
2- Pacios, Enrique; Arias‐diaz, Javier; Zuloaga, Jaime; Gonzalez‐armengol, Juan; Villarroel, Pedro; Balibrea, Jose L. (2005). “Albendazole for the Treatment of Anisakiasis Ileus”. Clinical Infectious Diseases 41 (12): 1825. doi:10.1086/498309.
3- Wharton DA, Aalders O, The response of Anisakis larvae to freezing., in J Helminthol, vol. 76, nº 4, 2002, pp. 363-8.
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La dieta dello studente: prepararsi alla sessione d’esame scegliendo i giusti alimenti

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La vita degli studenti è da sempre accompagnata a periodi di stress e stanchezza che precedono la sessione d’esame e spesso, per la mancanza di tempo, di voglia o per un carico di studio elevato, si può incorrere in errori nutrizionali, come l’abuso di caffè, saltare i pasti oppure il consumo di snack ipercalorici come sostituti dei pasti. Alla lunga, queste scelte possono produrre effetti anche opposti a quelli sperati, interessando il rendimento e le performance.

Un’alimentazione equilibrata, che garantisce l’apporto di tutti i nutrienti necessari soprattutto al cervello, può rappresentare un contributo positivo non solo durante il periodo di studio più intenso, ma anche nei giorni d’esame veri e propri.

Il cervello, consumando energia per provvedere alla sopravvivenza dei neuroni e all’efficienza delle prestazioni, deve essere sempre rifornito di un’adeguata quantità di ossigeno e glucosio, sopratutto in situazioni di maggiore carico emotivo, mentale o di stress. Da questo si comprende come l’apporto corretto dei nutrienti, che sono la fonte di energia primaria, evita un calo nelle funzioni cognitive stesse.

Dunque, di cosa si compone la dieta dello studente? di tre pasti principali, due spuntini, evitando assolutamente di saltare i pasti.

LA COLAZIONE, che apre la giornata, oltre a interrompere il digiuno notturno e il conseguente calo glicemico, migliora le capacità mnemoniche e cognitive durante tutto l’arco della mattinata: tra gli alimenti più indicati, si consigliano i carboidrati semplici (frutta o latte ad esempio) e complessi (come biscotti, pane tostato e fette biscottate).
Il PRANZO E LA CENA, dovrebbero presentare pane, pasta, riso, pane, patate ecc. ricchi in amido, in equilibrio con proteine e acidi grassi polinsaturi, della serie ω-3 (presenti soprattutto nel salmone, sgombro, merluzzo, sardine, tonno, con grassi) e ω-6 (contenuti nelle noci, nei cereali e in alcuni tipi di oli vegetali, come in quello di mais, di girasole e di arachidi). Scegliendo sempre l’olio di oliva per condire, perché ricco dell’acido oleico, grasso monoinsaturo.

GLI SPUNTINI, con la combinazione di frutta fresca, secca e a guscio, yogurt e cereali si ha un’ eccellente ricarica energetica che aiuta la prosecuzione dell’attività di studio.

Attenzione ai prodotti industriali, come snack salati o merendine, ricchi di grassi saturi, zucchero e sale proposto in diverse formulazioni che spesso sfuggono al consumatore poco attento, additivi e conservanti, formaggi troppo stagionati, condimenti come burro e margarina, eccesso di bevande nervine come caffè, coca cola e tè.

Chiudono il menù dello studente, i micronutrienti alleati della memoria,  come le vitamine C, A, E B12 , nell’ordine presenti negli agrumi e nei pomodori, nelle carote e nelle crucifere, nella frutta secca ed esotica, nei prodotti animali e infine i minerali tra cui selenio, zinco, ferro, magnesio, iodio.

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PRANZO PASQUALE: A TAVOLA CON GUSTO E SALUTE

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Chi ha detto che le festività siano nemici di linea e salute?

I temuti chili di troppo con i quali bisogna fare i conti dopo le feste, potrebbero diventare un triste ricordo se si impara ad abbinare correttamente qualità e quantità degli alimenti, senza rinunciare al gusto e alla linea.

In occasione della Pasqua imminente, voglio proporre al variegato pubblico di lettori, menù che rispondono a ogni esigenza: dal piatto a base di carne, a quello vegetariano per chiudere con quello vegano.

Con l’entrata della primavera, la tavola si colora di ingredienti colorati, preparati in modo semplice e poco elaborato, per assaporare il gusto e le proprietà che la natura ci dona.

Pertanto, la prima proposta potrebbe essere una lasagna di verdure, con vegetali per eccellenza quali carciofo, zucchine e asparagi, che oltre ad avere pochissime calorie, hanno proprietà drenati, diuretiche, sono ricche in ferro, fibre e minerali. Abbandoniamo besciamella o panna che coprono i sapori della pietanza, sostituendoli invece, con mozzarella fresca, più ricca in acqua e meno in grassi saturi e colesterolo oppure formaggio vegano.

Il secondo può variare a seconda delle scelte alimentari:

  1. per gli onnivori, il tradizionale abbacchio al forno può essere accompagnato da contorno di insalata fantasia, arricchita di carote, pomodori, cetrioli, finocchi, cosi da sfruttare a pieno le proprietà digestive degli ortaggi;
  2. per i vegetariani, pesce al forno oppure al vapore, con contorno agrodolce di finocchi, verza, arancia e olive nere;
  3. per i vegani, il menù può essere dominato dai legumi preparati in tortini di ceci, carote e broccoli, accompagnati da verdura cotta, pinoli e uvetta.

Rinunciando al pane in questa occasione, ci si può concedere una fetta dei tradizionali dolci pasquali secondo le tipicità di ogni regione italiana e l’irrinunciabile uovo di cioccolato, scelto rigorosamente di ottima qualità e fondente, meglio se arricchito di mandorle, noci, nocciole, peperoncino o frutti rossi.

Alla frutta come sempre, spetta il compito di chiudere il pasto: quest’anno la stagionalità delle fragole è stata anticipata, per cui queste possono essere utilizzate in una ricca macedonia accompagnate da pezzetti di cioccolato extra-fondente, noci mandorle, uvetta e prugne secche, oppure per formare colorati spiedini di frutta insieme ad ananas, kiwi ed albicocche secche.

Buon appetito e buona pasqua dalla vostra biologa nutrizionista!

 

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FESTA DELLA DONNA: IL MENU’ PER L’OVAIO POLICISTICO

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8 Marzo festa della donna: l’articolo si tinge di rosa con una dedica speciale a tutte quelle donne che soffrono della policistosi ovarica, conosciuta anche come sindrome dell’ovaio policistico (PCOS).

La PCOS è una condizione patologica la cui eziologia non è, purtroppo, imputabile a una causa certa, nonostante risulti sempre più accreditata l’ipotesi genetica ed è frequente nel 5-10% della popolazione femminile in età fertile. Il quadro clinico interessa:

l’apparato genitale femminile: le ovaie sono di dimensioni più grandi della norma e presentano all’interno cisti multiple di piccole dimensioni, ovvero follicoli che non hanno completato la corretta maturazione;

il sistema ormonale: le alterazioni endocrine portano ad un incremento della produzione di ormoni maschili (responsabili della peluria e dell’acne) irregolarità del ciclo mestruale e obesità;

le alterazioni metaboliche: come l’insulino-resistenza, l’intolleranza glucidica, il diabete mellito, le dislipidemie, il maggior rischio cardiovascolare e l’ipertensione.

In questo particolare ambito, l’alimentazione può essere un alleato prezioso, poiché una dieta controllata e bilanciata permette, non solo, di perdere peso qualora ce ne fosse bisogno, ma anche di normalizzare i livelli di insulina, ormone che è in grado di influenzare la produzione di androgeni ed estrogeni nell’arco del ciclo mestruale. Di cosa si compone il menù di chi soffre dell’ovaio policistico?

  • la colazione, che non deve mai mancare, si arricchisce di frutta secca, di fibre, di vitamine e sali minerali;
  • il pranzo deve contenere sempre con una piccola quota di carboidrati (pasta integrale e cereali), proteine vegetali (legumi) abbondante verdura, frutta senza eccedere e olio extravergine di oliva, come condimento.
  • la cena deve essere composta da cibi leggeri ad alta digeribilità come una modesta porzione di verdura e una piccola porzione di proteine animali, utilizzando sempre l’olio extravergine come condimento.
  • I condimenti vanno regolati, facendo attenzione al consumo di zucchero e di grassi (riducendo quelli saturi).
  • Per la cottura, è bene preferire  il vapore, la griglia o la piastra che preservano il gusto e la digeribilità degli alimenti.

La correzione dei sintomi della policistosi ovarica attraverso l’alimentazione deve diventare una formula routinaria per la donna che soffre di questa patologia e non essere limitata nel tempo, perché il cibo può essere la nostra cura o la nostra malattia.

FONTI

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DALLE CALORIE AL DNA: LA RIVOLUZIONE RACCHIUSA IN 5 SEMPLICI REGOLE

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Calorie-e-DNAIl campo della nutrizione negli ultimi tempi sta subendo una vera e propria rivoluzione che riguarda il superamento dell’antica concezione del cibo, considerato in passato solo in termini di calorie, ma che viene interpretato nella nuova accezione di insieme di molecole, in grado di interagire direttamente con le cellule del nostro corpo e più in profondità, con i geni che compongono il nostro DNA.

Per comprendere a pieno questa trasformazione è bene conoscere la differenza tra alimentazione e nutrizione:

  • l’alimentazione è l’atto che consente l’assunzione di alimenti fondamentali per il metabolismo e le funzioni vitali;
  • la nutrizione è relativa a quei processi metabolici  che assicurano la crescita, lo sviluppo e l’integrità dell’organismo vivente, per i quali, la compatibilità degli alimenti introdotti con la dieta è la base per assicurare e preservare lo stato di salute o prevenire e combattere lo stato di malattia.

Di fatto, quindi, ciò che fa ingrassare o dimagrire, non è il conteggio delle calorie, derivante dalla somma del loro contenuto in ogni singolo alimento, perché a parità di queste, diversi sono gli effetti degli alimenti sulle funzioni cellulari. Ad esempio, un piatto di pasta, una bistecca di manzo, un boccale di birra possono fornire lo stesso numero di calorie, ma essendo costituite da molecole nettamente diverse, differente sarà la loro reciproca azione sulle cellule.

Per perdere peso, non affanniamoci, dunque, a contare le calorie di ogni alimento che mangiamo, basta tener a mente cinque semplici regole, che ognuno di noi deve personalizzare sulla base della composizione e della suddivisione dei pasti, del proprio stile di vita, dei propri cicli ormonali e metabolici e non, in ultimo, del rapporto stesso che si vive con il cibo.

In elenco le cinque regole:

1. Mangiare poco e spesso: aiuta a mantenere sotto controllo i valori di glicemia, lipidi e insulina;

2. Avere a disposizione sempre frutta e verdura: aiuta a contrastare l’accumulo eccessivo di grasso;

3. Evitare regimi dietetici troppo restrittivi (per esempio ridottissime quantità di carboidrati): assicura il corretto apporto di glucosio al cervello;

4. Introdurre almeno 30 gr di fibre (frutta, verdura, cereali, legumi) al giorno: favorisce il benessere dell’intestino, che agisce anche controllando l’assorbimento di glucosio e lipidi (acidi grassi e colesterolo);

5. Mantenersi attivi con l’esercizio fisico, agendo positivamente sulla massa magra (muscolare): in associazione ad un’alimentazione bilanciata, favorisce la perdita del peso in maniera progressiva e non repentina, evitando la “sindrome da adattamento metabolico” che porta al blocco della perdita di peso.

A cura della dott.ssa Roberta Falcone

 

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GUIDA ALLA LETTURA DELLE ETICHETTE NUTRIZIONALI

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L’etichetta nutrizionale, riportata su qualsiasi prodotto in commercio, rappresenta una vera e propria carta d’identità attraverso la quale il consumatore può scegliere ciò che sta acquistando, sulla base delle caratteristiche che più soddisfano le sue esigenze.

Leggere e comprendere tutte le informazioni di un’ etichetta, rappresenta già una forma di tutela per la salute, perché ogni caratteristica viene specificata in maniera appropriata, così da informare sull’identità, sulla composizione, sulle proprietà e sull’uso sicuro di un alimento, evitando effetti nocivi  legati a un consumo errato, a una durata e a una conservazione impropria dello stesso.

Quale indicazione seguire per leggere correttamente l’etichetta di un prodotto che ci si appresta ad acquistare?

La prima regola è avere ben chiaro il significato di ogni singola voce che si ritrova sulla confezione dell’alimento.

Di seguito viene riportata una breve descrizione di ogni parametro:

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DENOMINAZIONE: nome specifico con il quale il prodotto è conosciuto;

CONDIZIONI DI CONSERVAZIONE ED USO: modalità per preservare in modo corretto l’alimento e il seguente utilizzo;

DURABILITA’ DEL PRODOTTO: tempi di conservazione distinti in:

“da consumarsi preferibilmente entro il”: termine minimo di conservazione,
cioè la data entro la quale il prodotto conserva le qualità organolettiche e
nutrizionali;

“da consumarsi entro il”: data entro la quale il prodotto deve essere necessariamente consumato.

 

 

 

DICHIARAZIONE NUTRIZIONALE:tabella indicante le percentuali di principi nutritivi (proteine, carboidrati, grassi, fibre alimentari e sodio) e le chilocalorie sviluppate da 100 gr di prodotto.

 

In dettaglio:

 

 

  • proteine: funzione plastica e di rinnovo dei tessuti;
  • carboidrati, di cui zuccheri: si fa riferimento a quelli semplici, come il glucosio.
  • grassi di cui saturi: sono quelli che a temperatura ambiente si trovano nello stato solido e derivano dalle parti grasse di alimenti animali e in parte vegetali (olio di palma e di cocco);
  • fibre alimentari: sono di due tipi, quelle solubili (presenti per lo più nei cereali, nelle patate, nella frutta secca e nella frutta legnosa) fermentabili a livello intestinale, riducono l’assorbimento di colesterolo e glucosio e quelle insolubili (presenti nelle verdure, nei cereali integrali e nei legumi) assorbono e trattengono acqua, favorendo il transito intestinale
  • sodio: i grammi di sodio riportati devono essere interpretati in termini di sale che un certo alimento contiene naturalmente, semplicemente moltiplicando per 2,5 il valore di sodio sull’etichetta. Valori uguali o superiori a 0,5 gr di sodio/100g sono considerati livelli elevati di sale (perché corrispondenti a 1,25 gr di sale). Valori tra 0,3 e 0,1 gr di sodio /100g sono considerati bassi livelli di sodio (perché corrispondenti a 0,75 gr- e 0,25 gr di sale).
  • chilocaloria (caloria nel linguaggio comune) è la quantità  di calore necessaria per portare la temperatura di 1 Kg di acqua distillata da 14,5°C a 15,5°C, usata per indicare l’apporto energetico medio di un alimento in rapporto all’unità di massa (gr).

ELENCO DEGLI INGREDIENTI E ALLERGENI: tutte le sostanze (coloranti e additivi compresi) impiegate nella produzione, in ordine decrescente di peso. Una delle novità più importanti riguarda l’indicazione degli allergeni che deve essere evidenziata con carattere diverso rispetto agli altri ingredienti per dimensioni, stile o colore, in modo da permettere di visualizzarne rapidamente la presenza. Quali sono i più comuni allergeni?

  • Cereali contenenti glutine: grano, segale, orzo, avena, farro;
  • Crostacei e prodotti a base di essi;
  • Uova e prodotti con loro tracce;
  • Arachidi e prodotti a base di queste;
  • Soia e lecitina di soia;
  • Latte e prodotti a base di latte;
  • Frutta a guscio: mandorle, nocciole, pistacchi, noci di vario tipo;
  • Sedano e semi di sesamo;
  • Anidride solforosa e solfiti.

PAESE DI ORIGINE E LUOGO DI PROVENIENZA: obbligatoria per carni (bovine, suine, ovine, caprine e avicole) pesce, frutta e verdura, miele e olio extravergine d’oliva.

CLAIM: indicazioni aggiuntive con lo scopo di garantire ai consumatori l’accuratezza e la veridicità delle informazioni.

Al supermercato non limitiamoci ad acquistare, decidiamo anche se nutrirci in modo sano ed equilibrato.
Ecco alcuni consigli per scegliere gli alimenti migliori:

  • per confrontare diversi alimenti, riferirsi alle informazioni nutrizionali per 100 grammi o 100 millilitri di prodotto e se si è di fretta, è meglio scegliere il prodotto con i più bassi livelli di grassi saturi, zucchero e sale;
  • un alimento è a basso contenuto di grassi se non ne contiene più di 3 grammi, è a basso contenuto di grassi saturi, se non ne ha più di 1,5, ha pochi zuccheri se ne contiene meno di 5 gr, infine ha poco sale, se non viene superato il limite di 0,3 gr;
  • rammenta che la dicitura “Senza zuccheri aggiunti” non significa che il prodotto non ne contiene in generale, ma che gli zuccheri non sono stati aggiunti artificialmente, ma possono essere presenti naturalmente nell’alimento;
  • fai particolare attenzione se soffri allergia, alla presenza di allergeni.

 

a cura della dott.ssa Roberta Falcone

Fonti: 
– www.eufic.org;

– www.salute.gov.it;

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INTOLLERANZA AL LATTOSIO: COME COMPORTARSI

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Quando si parla di latte, in realtà, ci si riferisce a quello “vaccino”, proveniente dalla mucca, che va distinto dalle altre tipologie per le quali occorre specificarne l’origine. L’importanza della presenza di latte nella dieta risiede nelle sue proprietà nutrizionali, che lo rendono un alimento ricco e completo per la presenza di acqua (87,5%), proteine di alto valore biologico (3,3%- di natura animale), aminoacidi essenziali, zuccheri (lattosio 4,9%) e sali minerali (circa l’1%), primo fra tutti il calcio, ma anche fosforo, sodio e potassio, vitamine del gruppo B, vitamina A, D ed E.

Composizione del latte intero

Tali percentuali possono variare nel latte parzialmente o totalmente scremato dove la quota lipidica scende al di sotto dell’1, 5 % e nel latte materno, dove la quota glucidica (zuccheri) sale al 7,5 %, del quale nello specifico l’1,8% è dato dagli oligosaccaridi (carboidrati a lunga catena) fondamentali per favorire lo sviluppo dei batteri probiotici, che proteggono l’apparato digerente del bambino dalle infezioni.

Osservando, quindi, la composizione nutrizionale del latte, ci si accorge che la frazione dello stesso che può causare disturbi è proprio quella glucidica, legata lattosio. Ma che cos’è il lattosio?

E’ un disaccaride che, a livello intestinale, viene scisso, da un enzima chiamato LATTASI, localizzato sulla superficie degli enterociti (cellule intestinali) in galattosio, utilizzato per la composizione di glicoproteine e glicolipidi e in glucosio, principale fonte di energia.

Già all’ottava settimana di gestazione la lattasi è presente sulla mucosa intestinale, la sua attività cresce fino alla trentaquattresima settimana e raggiunge il massimo di espressione alla nascita. Tuttavia, dopo i primi mesi di vita l’attività dell’enzima inizia a decrescere, a volte fino alla scomparsa, ma è necessario che la sua funzionalità sia del 50% per garantire la digestione del lattosio.

Queste premesse portano a distinguere le problematiche connesse al consumo di latte in due categorie:

  • L’allergia: dovuta a una risposta avversa, di natura immunitaria, alle proteine del latte, con interessamento dell’apparato respiratorio, gastrointestinale e della cute;
  • L’Intolleranza  o ipolattasia: dovuta a un’incapacità di digerire il lattosio per deficit della lattasi, con conseguenti sintomi gastroenterici.

Soffermandoci su quest’ultima, è bene chiarire che l’ipolattasia esiste in tre forme:

  1. congenita: interessa il neonato e si sviluppa non appena viene nutrito con latte materno o cibi contenenti latte;
  2. primaria: caratterizzata dalla non persistenza della lattasi durante il decorso della vita ed è la forma più comune nell’adulto;
  3. secondaria o acquisita: causata da patologie che determinano alterazioni della mucosa del digiuno, con conseguente danno enzimatico.

I sintomi nell’adulto, che comprendono dolori addominali, meteorismo, diarrea, a volte nausea e vomito, variano in relazione al carico giornaliero di lattosio e alle caratteristiche individuali, mentre la loro comparsa si può avere da 30 minuti a 2 ore dopo l’ingestione di cibo contenente quest’ultimo.
Questa condizione determina in un primo momento la drastica riduzione del consumo di prodotti a base di latte, che però non dovrebbe perdurare nel tempo: il consiglio è quello di reintrodurre il lattosio in quantità progressivamente tollerate, in modo da non determinare carenze alimentari legate ai nutrienti, in particolar modo al calcio, che esso contiene.
In entrambi i tipi di intolleranza, primaria e secondaria, è particolarmente utile ed indicato l’uso di latte a ridotta percentuale di lattosio (< allo 0,5%) chiamato delattosato, che essendo predigerito, risulta ben tollerato, garantendo il giusto introito di nutrienti.

 

a cura della dott.ssa Roberta Falcone

 

fonti:

  •  Timothy J Wilt, Aasma Shaukat. Lactose intolerance and health. Minnesota Evidence-based Practice Center, Minneapolis, MN Rockville (MD): Agency for Healthcare Research and Quality (US); 2010 Feb. Report No.: 10-E004

  • Angelo Franzè, Anna Bertelè. Intolleranza al lattosio nella pratica clinica. Dipartimento Medico polispecialistico Gastroenterologia ed Endoscopia Digestiva, Azienda Ospedaliera Universitaria di Parma.

 

 

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