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Cronaca e Giudiziaria

100 anni dal terremoto: uno stimolo per cambiare rotta sulla strada della prevenzione

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Sono trascorsi ormai 100 anni dal terremoto che sconvolse la Marsica ma il modo di affrontare il problema è cambiato? Facciamo in modo che le celebrazioni dell’evento siano finalmente uno stimolo per il nostro Paese per cambiare rotta e non solo una doverosa ricorrenza! La vera ed unica difesa dal terremoto è la prevenzione… Quella che in Italia non facciamo!

(Il 13 gennaio del 1915 un violento terremoto (Ml 6.8 – Mercalli XI) gettò nella desolazione e nel lutto la Marsica e l’Abruzzo intero. La scossa fu avvertita in tutta l’Italia centrale. Per l’estensione dell’area di influenza, per il numero di vittime (33000) e dei feriti, per la distruzione dei centri abitati, rappresenta il terremoto più violento, in Italia, del XX secolo, superato solo dal terremoto di Messina del 28 dicembre 1908 (oltre centomila vittime).

Nella cultura popolare il terremoto è stato accettato in maniera fatalistica poiché evento naturale imprevedibile e come tale inevitabile. Lo stesso Ignazio Silone, dopo l’evento, lo considera addirittura come strumento di giustizia: «Nel terremoto morivano ricchi e poveri, istruiti e analfabeti, autorità e sudditi. Nel terremoto la natura realizzava quello che la legge a parole prometteva e nei fatti non manteneva: l’uguaglianza …».
La Natura, però, non è mai tanto cattiva quanto può esserlo l’Uomo. L’Uomo che spesso si rende protagonista di scelte irresponsabili e scellerate, capaci di minare tragicamente la sua stessa esistenza.

L’evento naturale può essere mitigato attraverso la prevenzione: la prevenzione antisismica è difficile, complessa e costosa, ma non impossibile ed è la sola via per ottenere risultati immediati, positivi e tangibili.
I forti terremoti abruzzesi, purtroppo, non sono stati per noi d’insegnamento per fare meglio per il futuro ed è per questo che dovremmo invece prendere d’insegnamento le parole dello scrittore marsicano Panfilo Gentile: «In trenta secondi possiamo perdere la vita e le ricchezze. Impariamo a vivere proponendoci scopi che trascendano la nostra vitae le nostre ricchezze: il terremoto non ci torrà più nulla. Trenta secondi ci avvertono che lo spirito non ha ancora vinto la natura; impariamo a liberarci dell’impero di una casualità indegna dell’uomo».

Sono un ingegnere di Paganica (AQ), il paese reso famoso per la localizzazione della faglia che ha originato il sisma del 6 aprile 2009. Prima del 6 aprile parlare di terremoto, dalle nostre parti (ma anche in Italia, purtroppo come sempre avviene!), significava trattare di problemi che per la quasi totalità delle persone non ci riguardavano da vicino, forse perché si riteneva, di esserne immuni. Eppure, dopo il terremoto di Colfiorito, l’Appennino centrale e in particolare quello abruzzese è stato oggetto di studi concernenti le analisi di pericolosità basate su dati storici e geologici. Tutte le faglie sono state oggetto d’indagine con diverse tecniche, inclusa quella paleo sismologica ed esse sono meglio conosciute e caratterizzate di tutte quelle dell’intera area mediterranea. Il terremoto del 6 aprile è stato un terremoto ampiamente atteso dalla comunità scientifica internazionale: basti pensare che proprio nel numero di aprile 2009 l’autorevole Bulletin of the Seismological Society of America assegnasse, in conformità a modelli probabilistici, proprio alle nostre faglie una probabilità particolarmente elevata di generare un forte terremoto. L’Aquila ha sofferto, nel corso della sua storia, degli effetti catastrofici di diversi eventi tellurici ma non ha saputo coglierne insegnamento: hanno prevalso fatalismo, imperizia, disinteresse istituzionale e forse anche affarismo. Il terremoto del 1703 è stato dimenticato per tre secoli ma dopo il sisma del 2009 da tutti è stato ricordato! Il terremoto del 2 febbraio 1703 è stato uno dei più catastrofici terremoti del Centro-Italia e sarebbe dovuto essere un simbolo sia per ricordare le ottomila vittime sia per contribuire alla diffusione di una seria cultura della prevenzione in un territorio particolarmente sismico. Marco Garofalo, marchese della Rocca, in una lettera al Viceré del Regno di Napoli descrisse così la città: “La città dell’Aquila fu, non è; le case sono unite in mucchi di pietra, li remasti edifici non caduti stanno cadenti. Non so altro che posso dire di più per accreditare una città rovinata ”. E’ una fotografia della città analoga a quella di oggi! Dopo il terremoto del 1703 non si ebbe un ripristino della città medievale, e L’Aquila cambiò totalmente volto. Nel periodo della ricostruzione settecentesca e fino all’inizio dell’ottocento, la città fu coinvolta da un imponente fenomeno di “sostituzione edilizia”: anche se non mutò l’impianto viario d’impostazione medievale, cambiò completamente la struttura delle componenti della città. Le discutibili scelte urbanistiche nel corso del XX secolo, che hanno completamente ignorato le caratteristiche geologiche dell’intero territorio, oltre che della città, i nuovi insediamenti localizzati in luoghi poco idonei, le carenze strutturali conseguenti a un’inefficace normativa antisismica, i lavori non eseguiti a regola d’arte e l’uso di materiali di qualità scadente, forse hanno notevolmente contribuito alla tragedia del 2009. C’è anche da riconoscere che oltre a non volgere lo sguardo al passato, per trarre importanti insegnamenti e costruire al meglio il futuro, non sono stati neppure presi in considerazione i suggerimenti e gli allarmi che nel corso degli ultimi decenni sono stati lanciati (studi geologici della conca aquilana, studi sull’esistenza e della pericolosità delle faglie, in particolare la faglia di Paganica, studi sul rischio sismico e sulla vulnerabilità degli edifici, studi sull’elevato fattore di accelerazione prodotto dai recenti terremoti nella zona, esercitazioni di simulazione e relazioni conseguenti, studi sul patrimonio monumentale abruzzese). Il mondo “Scientifico ufficiale ” e le Istituzioni competenti non li hanno purtroppo presi in considerazione.

Da convinto assertore della previsione sismica statistica ho sempre ritenuto probabile il rinnovarsi, nel nostro territorio, di un evento sismico simile a quelli storici e per tale motivo, nelle varie esperienze lavorative, ho sempre cercato di mettere al primo posto l’aspetto della prevenzione. Il 7 aprile 2009, il giorno successivo a quello del sisma, avrei dovuto tenere un incontro con la popolazione presso il Centro civico di Paganica, il mio paese, incontro organizzato in collaborazione con il presidente della X Circoscrizione del Comune di L’Aquila. Questo perché le scosse di terremoto che si stavano susseguendo mi preoccupava: le collocavo, con alta probabilità, nell’arco temporale dei ritorni storici per i sismi dell’area aquilana. Precisamente, sulla base della storia sismica aquilana (si ricordano i forti terremoti del 1315, 1349, 1461, 1703, 1762) ricostruita nei Cataloghi dei terremoti, dalle cronache dei vari storici dell’epoca e soprattutto alla luce dei precursori che si stavano verificando (oltre 300 scosse a partire dal 14 dicembre 2008), precursori analoghi a quelli dei terremoti precedenti, consideravo quelle innumerevoli scosse una vera e propria crisi sismica piuttosto che un semplice sciame senza conseguenze. Anche in considerazione del particolare sistema di fagliazione che interessa il nostro territorio, costituito da numerose faglie più o meno attive e alcune delle quali con un gap sismico, ritenevo altamente probabile il verificarsi di un imminente forte evento sismico. Tutto questo mi aveva portato a informare, nel periodo che ha preceduto il sisma, gli studenti ed il personale della mia scuola, in diversi incontri tenuti nell’aula magna, puntualizzando il comportamento da tenere in caso di una eventuale forte scossa. La stessa cosa avrei voluta farla con la popolazione, a Paganica, ma non c’è stato il tempo.
L’aquilano, oltre ad essere zona sismica, era un territorio ricco di storia e di arte, con un patrimonio edilizio preziosissimo ma fragile. E questo non è stato adeguatamente considerato. Anzi. Seppure in passato ci fossero stati studi ed indicazioni, talora questi rimasero solo su carta: nulla è stato fatto di quanto segnalato attraverso diverse relazioni. A tal proposito, dopo 23 anni, il Centro europeo per i Beni culturali di Ravello ha pubblicato sul primo numero della rivista on line “Territori della Cultura” una mia relazione. Infatti, dopo aver effettuato, nei primi anni ottanta, studi riguardanti le tipologie delle chiese aquilane, i materiali, i tipi di murature, le maestranze operanti in Abruzzo, schede di 1° livello di vulnerabilità sismica di trenta chiese aquilane ed aver eseguito approfondite indagini geognostiche sulla Basilica di Collemaggio e sulla Chiesa di S. Maria in Valle Porclaneta (Rosciolo di Magliano dei Marsi) (per quest’ edificio fu predisposto e realizzato un adeguamento antisismico), ebbi l’occasione di presentare i risultati in due diverse circostanze.
Nell’aprile del 1987, agli albori della “prevenzione sismica dei Beni culturali”, al 1° Seminario di Studi sulla Protezione dei monumenti dal rischio sismico a Venezia, e successivamente, nel dicembre dello stesso anno, al 2° Corso europeo “La protezione del patrimonio culturale (edifici antichi) nelle zone a rischio sismico”, organizzato dal Centro Europeo per i Beni culturali di Ravello, affermavo che “anche un’esatta previsione sismica (impossibile) non annullerebbe i rischi: necessita la prevenzione. La vera difesa dai terremoti non è quindi la previsione ma la prevenzione mediante l’adeguamento degli edifici posti in zone a rischio. Se “consolidare”, fino a qualche anno addietro era un’attività trascurata, ora a seguito degli eventi calamitosi che hanno ripetutamente colpito il nostro Paese (Belice, Friuli, Irpinia), costituisce un raro momento attuale che assume particolare rilievo soprattutto per la protezione sismica dell’immenso patrimonio culturale. Il patrimonio culturale abruzzese, esposto da sempre al rischio sismico, richiede interventi atti ad assicurare la sua conservazione nel tempo; tali interventi devono garantire un adeguato comportamento in occasione dei futuri eventi sismici. Usualmente gli interventi vengono effettuati a valle di un terremoto per riparare i danni provocati da questo, danni che spesso sono amplificati da situazioni di degrado, più o meno avanzato, dovuti ad eventi precedenti. È perciò opportuno impostare un corretto piano di prevenzione, che, con modalità sistematiche e coordinate, consenta di:
• catalogare i Beni da sottoporre ad intervento;
• diagnosticare il loro stato di conservazione;
• fissare criteri di programmazione, progettazione, esecuzione e verifica degli interventi;
• sviluppare una analisi critica dei modelli e metodi di calcolo…”
Nel mese di giugno del 1988 organizzai, assieme al soprintendente arch. Renzo Mancini, un seminario sulla tutela dei Beni culturali nella nostra regione: “Patrimonio monumentale e rischio sismico in Abruzzo”. Successivamente, nel settembre del 1988, a seguito dell’esercitazione di protezione civile “Amiternum”, dove si simulava un terremoto di settimo – ottavo grado della scala Mercalli con epicentro tra Pizzoli e Barete, in una relazione richiesta ai tecnici partecipanti dal Prefetto Pistilli, relativa a osservazioni e proposte, avevo individuato degli elementi (infrastrutture, educazione, politica) nella quale trasparivano delle criticità che, tuttavia, si sarebbero potute, se non eliminare, quantomeno ridurre. Tra le infrastrutture più vulnerabili avevo individuato il Palazzo del Governo che, fungendo da sala operativa, doveva avere una “adeguata antisismicità”. Secondo il mio parere bisognava allestire della aree attrezzate a livello comprensoriale pronte ad ospitare strutture mobili per il ricovero, il vettovagliamento, il ristoro e l’atterraggio di mezzi di soccorso ed in più dotate di rete di servizi (acqua, luce, telefono). E invece tutto questo, nel cratere in quella tragica notte d’aprile, non c’era. Senza parlare della rete viaria «idonea e di facile percorribilità» che ogni centro abitato avrebbe dovuto avere. Avevo richiesto la “verifica dell’idoneità e l’ eventuale adeguamento delle strutture, delle scuole e degli uffici pubblici”. Lo spazio più ampio, però, l’avevo dedicato al capitolo “educazione”, perché in realtà ritenevo che la maggior parte della popolazione non conoscesse come comportarsi in caso di sisma: in più occasioni avevo sperimentato ciò attraverso incontri pubblici avuti in vari paesi e in tante scuole della provincia. Avevo suggerito, nel dettaglio, come fare: gruppi operativi permanenti (corsi per alcuni dipendenti degli Enti pubblici), collaboratori volontari (cittadini addestrati in ogni centro abitato), mappatura dei punti di maggiore rischio (informazione degli abitanti nei quartieri più a rischio), corsi di protezione civile (nozioni basilari da insegnare agli studenti nelle scuole), istruzione della popolazione (riunioni, volantini esplicativi, spot pubblicitari). Un compito importante era stato assegnato anche alla “politica” che si sarebbe dovuta attivare per reperire finanziamenti al fine di mettere in sicurezza gli edifici ed i centri storici. La relazione si chiudeva con la proposta di un’ ulteriore simulazione per corpi specializzati e rappresentanti di enti atta a simulare condizioni più attinenti alla realtà: operazione in area di centro storico con strade strette, “simulazione di ingombri ed ostacoli da macerie”. Nulla o quasi, invece, è stato fatto in termini di prevenzione e troppo poco in termini di protezione dei Beni culturali.

All’inizio degli anni novanta iniziai a occuparmi della sensibilizzazione degli studenti al problema sismico organizzando in ambito scolastico mostre (mostra organizzata con gli studenti dell’I.T.C. di Celano in occasione dell’80° anniversario del terremoto della Marsica) , conferenze, esercitazioni e facendo partecipare gli studenti a concorsi nazionali sulla sicurezza (in sei occasioni studenti della mia scuola sono risultati vincitori). Contemporaneamente cercai di coinvolgere la popolazione con incontri tenuti in diversi centri (Paganica, Avezzano, Celano, Scurcola Marsicana, Tornimparte… )
Dall’anno scolastico 2003-2004 in poi ho fatto volontariamente corsi di educazione sismica alle classi terze delle scuole medie di L’Aquila (Alighieri, Carducci, Mazzini) affrontando varie tematiche sul fenomeno sismico ed in particolare: la trattazione scientifica dell’evento, la storia sismica del territorio aquilano e dell’Abruzzo, il comportamento umano per la limitazione dei danni alle persone e cose, la sicurezza negli ambienti di lavoro, di studio e di svago. Diverse centinaia di studenti hanno seguito con interesse gli incontri che sono stati ripetuti, per le stesse scuole, fino al 2008.
Con il progetto “Scuola Sicura” proposto dal Ministero degli Interni e dal Ministero della Pubblica Istruzione(a partire dall’anno scolastico 2003-2004) ho tenuto lezioni, nelle varie istituzioni scolastiche della Provincia di L’Aquila (Avezzano, Sulmona, Castel di Sangro, Pescasseroli, Montereale, L’Aquila), agli studenti, ai genitori e al personale scolastico, relative alla sicurezza nei riguardi del sisma e degli altri rischi.

… Ed é arrivata purtroppo la tragica notte del 6 aprile: lo shock, assoluto, ce lo ha lasciato addosso la violenza inaudita della Terra. Quella violenza ci ha atterriti tutti, ci ha fatto sentire troppo piccoli, inermi ed impotenti, ci ha ricordato che la Natura va rispettata e non può essere sfidata. E’ necessario attivare i segnali di una netta svolta sul “modo di pensare ed operare italiano”; è necessario affrontare i problemi prima che accadano altre tragedie come quella vissuta, soprattutto per il rispetto ed il ricordo delle vittime; è necessario rivolgere l‘impegno nel concreto cambiamento nell’affrontare il nemico, “il terremoto”. Un impulso determinante dovrà essere dato anche dai mass media ed è necessaria una forte azione di sensibilizzazione alla sicurezza attraverso la scuola, ritenendo l’azione formativa presupposto fondamentale delle coscienze civiche ed umane delle nuove generazioni, che sono per di più il futuro e la speranza della rinascita nostra amata città.
Mi ritengo uno dei pochi, forse pochissimi, che nella nostra città ha invano cercato di diffondere il concetto di prevenzione sismica!!!!! Cercare di diffondere il concetto di PREVENZIONE è, però, molto difficile, soprattutto attraverso i mass media! Non è infatti produttivo, ai fini della sensibilizzazione e dell’educazione alla sicurezza, che i “soliti”noti si limitino a trattare questi argomenti negli innumerevoli ed affollati “soliti” salotti televisivi, solo dopo che è avvenuta una tragedia ed attendere la successiva per ridire sempre le ”solite” inutili cose; non è stato e non sarà produttivo che la stampa si interessi delle tragedie che avvengono solo nei giorni immediatamente successivi al loro accadimento e poi ignorino l’accaduto finché non si consuma il successivo. E’invece necessario attivare i segnali di una netta svolta sul “modo di pensare e operare italiano”; è necessario affrontare i problemi prima che accadano altre tragedie come quelle vissute negli ultimi tempi, soprattutto per il rispetto ed il ricordo delle vittime; è necessario rivolgere l‘impegno nel concreto cambiamento nell’affrontare il nemico (terremoti, alluvioni, dissesti idrogeologici ed ogni altro evento naturale calamitoso).
Per affrontare il discorso della prevenzione c’è anche bisogno di una società meritocratica, dove le responsabilità siano affidate a persone competenti. Sappiamo tutti, invece, che il nostro Paese è il “paese” delle raccomandazioni, delle clientele, delle famiglie, delle caste, delle corporazioni, delle mafie; la mancanza di merito nella società italiana è diventata un tema sempre più urgente da affrontare: l’Italia è il “paese” del nepotismo, dove gli Istituti di Ricerca e la maggior parte dei “posti di comando” sono coperti troppo spesso da intere “famiglie”, certamente non per capacità e merito… Cambiamo rotta!!!

Claudio Panone

Abruzzo

POLIZIA DI STATO: OPERAZIONE “FARE CENTRO” DURO COLPO AL TRAFFICO DI STUPEFACENTI.

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Ieri mattina, personale della Squadra Mobile di L’Aquila, al termine di una complessa e articolata attività investigativa, ha eseguito sette, delle nove, ordinanze di custodia cautelare disposte dal GIP del Tribunale di L’Aquila, Dr. Giuseppe Romano GARGARELLA, nei confronti di sei uomini ed una donna, indagati per reati connessi allo spaccio di sostanze stupefacenti.

In particolare, R. K., 32enne di nazionalità albanese, e M. M., 46enne di nazionalità italiana, sono stati destinatari della misura cautelare della custodia in carcere, mentre sono stati posti agli arresti domiciliari S. O., 28enne, R. S., 25enne, e H. E., 40enne, tutti cittadini albanesi, S. D., 30enne romena, e S.T. , 50enne macedone.
Sono in corso le ricerche di altri due indagati, un 27enne romeno e un 32enne albanese, destinatari, rispettivamente, della custodia cautelare in carcere e di quella degli arresti domiciliari.
Sei di loro dovranno rispondere del delitto di associazione a delinquere finalizzata allo spaccio di cocaina, gli altri tre delle varie cessioni dello stupefacente.
Le indagini, durate circa un anno, sono iniziate nell’estate del 2017, allorquando nel corso dei continui servizi di osservazione effettuati dagli operatori della Sezione Antidroga è stato notato un anomalo via vai di persone nei pressi di un’abitazione della centrale Via del Guasto.
Gli investigatori, approfondendo il fenomeno, hanno capito che, all’interno e nei pressi dello stabile, avvenivano numerose cessioni di sostanza stupefacente del tipo cocaina.
Le attività investigative, coordinate dal P.M., dr. David MANCINI della DDA di L’Aquila e dalla Direzione Centrale per i Servizi Antidroga del Ministero dell’Interno, hanno permesso di documentare, anche attraverso l’utilizzo di intercettazioni telefoniche ed ambientali, una fiorente attività di spaccio di cocaina.
I clienti, dopo aver preso accordi telefonici con gli indagati, utilizzando anche whatsapp, entravano nell’abitazione e ricevevano la cocaina pattuita: il prezzo di ogni singola dose (mezzo grammo) era di circa 50 euro.
In alcuni casi, per eludere i controlli delle Forze dell’Ordine, alcuni clienti consumavano la droga direttamente nell’abitazione.
Le articolate attività operative hanno consentito, inoltre, di dimostrare l’esistenza di una vera e propria associazione, di cui facevano parte alcuni degli indagati, costituita allo scopo di reperire e poi vendere al dettaglio la cocaina, evidenziando i singoli ruoli degli appartenenti all’associazione criminale.
Lo spaccio avveniva, principalmente, nell’abitazione di Via del Guasto, luogo scelto dai malviventi perché vicino ai locali di intrattenimento della città; in alcuni casi è stata documentata la cessione di droga anche in altri luoghi cittadini,
Già ai primi stadi delle indagini, R.K e T.M. , uno dei soggetti al momento irreperibile, sono stati arrestati in flagranza di reato, con conseguente sequestro di circa 450 gr. di cocaina.
La puntuale e analitica ricostruzione degli episodi di spaccio, l’individuazione del modus operandi e dei “compiti” che ogni appartenente all’organizzazione svolgeva, hanno consentito alla Squadra Mobile di prospettare alla Procura della Repubblica un solido quadro probatorio circa le responsabilità degli indagati e hanno così permesso all’Autorità Giudiziaria di disporre i provvedimenti cautelari oggi eseguiti dalla Polizia di Stato.

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Abruzzo

POLIZIA DI STATO : MAXI SEQUESTRO DI SOSTANZE STUPEFACENTI

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Nell’ambito dei servizi di controllo del territorio nella provincia di L’Aquila, in particolare nella Valle Peligna, nel tardo pomeriggio di ieri, personale della Polizia di Stato in servizio presso la Sottosezione Polizia Stradale di Pratola Peligna, ha proceduto, nei pressi del casello autostradale A25 di Bussi (PE), al controllo di due autovetture che avevano destato sospetti negli operatori.
Il controllo eseguito sulla prima autovettura, una Fiat Panda di colore nero, e sul conducente, un 30enne di origine campana, ha dato esito negativo, mentre quello effettuato sul secondo veicolo, un’autovettura Lancia Y di colore azzurro metallizzato, condotta da un romano 39enne, ha fatto emergere anomalie sui rivestimenti interni delle portiere.
La rimozione dei pannelli in tessuto ha consentito di rinvenire, occultati, n.14 panetti rivestiti di cellophane, che sottoposti ai narcotest risultavano contenere sostanza stupefacente, ed in particolare cocaina, per oltre due chili complessivi, ed hashish, per un quantitativo superiore a sei chili.
Entrambi i conducenti sono stati denunciati all’Autorità Giudiziaria presso la Procura della Repubblica del Tribunale di Pescara, che disponeva l’arresto in flagranza per detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti del giovane romano.

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Abruzzo

FURTI MARSICA : IDENTIFICATO IL LADRO DI TABACCHI

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Si è reso responsabile di due furti di tabacchi, sottratti all’interno dei
veicoli di due donne, titolari di esercizi commerciali bar nella Marsica, le quali avevano prelevato una fornitura di sigarette poco prima presso i Monopoli di Stato in Avezzano.

Gli episodi verificatisi il 23 gennaio in Scurcola Marsicana, frazione
Cappelle dei Marsi ed il 18 febbraio scorso in Tagliacozzo hanno
immediatamente allertato i Carabinieri della Compagnia di Tagliacozzo, nella considerazione delle analogie circa le modalità in cui si sono verificati, ovvero furti su autovettura ai danni di due donne, mentre i rispettivi veicoli si trovavano parcheggiati nelle aree antistanti grandi esercizi commerciali lungo la Via Tiburtina Valeria.

I Carabinieri delle Stazioni di Tagliacozzo e Scurcola Marsicana, al termine di un’attività di indagine, costituita principalmente nell’analisi dei filmati di video sorveglianza di alcune attività commerciali presenti nei luoghi ove sono state perpetrate le azioni delittuose, hanno identificato e
deferito in stato di libertà all’Autorità Giudiziaria un 49enne di Napoli.

Le indagini proseguono ulteriormente al fine di individuare eventuali
complici e sono orientate anche a riscontrare le responsabilità in ordine ad altri eventi della stessa natura, nella considerazione che questi non sono gli unici casi riscontrarti di recente nella Marsica.

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Abruzzo

TAGLIACOZZO : SCOPERTA BANDA DI RAPINATORI SERIALI DAI CARABINIERI

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I Carabinieri della Compagnia di Tagliacozzo (AQ) stanno dando esecuzione in queste ore a due ordinanze di misura cautelare, emesse dai GIP del Tribunale di Avezzano e del Tribunale per i Minorenni di L’Aquila, nei confronti di 5 indagati, di cui due sottoposti a speciale misura di protezione in località protetta, poiché familiari non conviventi di un collaboratore di giustizia, ritenuti responsabili di aver commesso una sequela ininterrotta di gravi reati predatori e contro la persona nella provincia di L’Aquila tra novembre 2017 e marzo 2018.

Ulteriori informazioni si avranno dopo la conferenza stampa prevista per 11:00 di questa mattina.

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Cronaca e Giudiziaria

CAPISTRELLO : DEFERITO IL RESPONSABILE DEL GESTO INTIMIDATORIO RIVOLTO A MARCO LUSI

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I militari della Stazione di Capistrello hanno deferito in stato di libertà
alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Avezzano (AQ) per il
reato di “danneggiamento” il responsabile dell’atto intimidatorio rivolto a
Marco Lusi, 45enne, ingegnere di Capistrello, il 2 marzo u.s. nel piazzale
antistante il locale campo sportivo, consistito nello sfregio alla fiancata
dell’autovettura di sua proprietà.

Si tratta di un familiare di uno dei destinatari della misura cautelare
eseguita dai Carabinieri della Compagnia di Tagliacozzo il 20 novembre 2018
nell’ambito delle indagini condotte sull’affidamento di incarichi e servizi
pubblici del Comune di Capistrello.

Inoltre, i Carabinieri della Stazione sono riusciti ad identificare un altro
congiunto che è stato deferito alla Procura della Repubblica di Avezzano
perché ritenuto responsabile di minacce rivolte al LUSI nel mese di dicembre
2018.

L’attività dell’Arma dei Carabinieri, sempre in costante sinergia con
l’Autorità Giudiziaria, è diretta a tutelare anche le persone coinvolte, a
vario titolo, nei procedimenti penali, al fine di garantire il regolare
svolgimento dell’iter processuale.
I militari della Stazione di Capistrello hanno deferito in stato di libertà
alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Avezzano (AQ) per il
reato di “danneggiamento” il responsabile dell’atto intimidatorio rivolto a
Marco Lusi, 45enne, ingegnere di Capistrello, il 2 marzo u.s. nel piazzale
antistante il locale campo sportivo, consistito nello sfregio alla fiancata
dell’autovettura di sua proprietà.
Si tratta di un familiare di uno dei destinatari della misura cautelare
eseguita dai Carabinieri della Compagnia di Tagliacozzo il 20 novembre 2018
nell’ambito delle indagini condotte sull’affidamento di incarichi e servizi
pubblici del Comune di Capistrello.
Inoltre, i Carabinieri della Stazione sono riusciti ad identificare un altro
congiunto che è stato deferito alla Procura della Repubblica di Avezzano
perché ritenuto responsabile di minacce rivolte al LUSI nel mese di dicembre
2018.
L’attività dell’Arma dei Carabinieri, sempre in costante sinergia con
l’Autorità Giudiziaria, è diretta a tutelare anche le persone coinvolte, a
vario titolo, nei procedimenti penali, al fine di garantire il regolare
svolgimento dell’iter processuale.

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CAPISTRELLO : DEFERITO IL RESPONSABILE DEL GESTO INTIMIDATORIO RIVOLTO A MARCO LUSI

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I militari della Stazione di Capistrello hanno deferito in stato di libertà
alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Avezzano (AQ) per il
reato di “danneggiamento” il responsabile dell’atto intimidatorio rivolto a
Marco Lusi, 45enne, ingegnere di Capistrello, il 2 marzo u.s. nel piazzale
antistante il locale campo sportivo, consistito nello sfregio alla fiancata
dell’autovettura di sua proprietà.

Si tratta di un familiare di uno dei destinatari della misura cautelare
eseguita dai Carabinieri della Compagnia di Tagliacozzo il 20 novembre 2018
nell’ambito delle indagini condotte sull’affidamento di incarichi e servizi
pubblici del Comune di Capistrello.

Inoltre, i Carabinieri della Stazione sono riusciti ad identificare un altro
congiunto che è stato deferito alla Procura della Repubblica di Avezzano
perché ritenuto responsabile di minacce rivolte al LUSI nel mese di dicembre
2018.

L’attività dell’Arma dei Carabinieri, sempre in costante sinergia con
l’Autorità Giudiziaria, è diretta a tutelare anche le persone coinvolte, a
vario titolo, nei procedimenti penali, al fine di garantire il regolare
svolgimento dell’iter processuale.
I militari della Stazione di Capistrello hanno deferito in stato di libertà
alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Avezzano (AQ) per il
reato di “danneggiamento” il responsabile dell’atto intimidatorio rivolto a
Marco Lusi, 45enne, ingegnere di Capistrello, il 2 marzo u.s. nel piazzale
antistante il locale campo sportivo, consistito nello sfregio alla fiancata
dell’autovettura di sua proprietà.
Si tratta di un familiare di uno dei destinatari della misura cautelare
eseguita dai Carabinieri della Compagnia di Tagliacozzo il 20 novembre 2018
nell’ambito delle indagini condotte sull’affidamento di incarichi e servizi
pubblici del Comune di Capistrello.
Inoltre, i Carabinieri della Stazione sono riusciti ad identificare un altro
congiunto che è stato deferito alla Procura della Repubblica di Avezzano
perché ritenuto responsabile di minacce rivolte al LUSI nel mese di dicembre
2018.
L’attività dell’Arma dei Carabinieri, sempre in costante sinergia con
l’Autorità Giudiziaria, è diretta a tutelare anche le persone coinvolte, a
vario titolo, nei procedimenti penali, al fine di garantire il regolare
svolgimento dell’iter processuale.

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CAPISTRELLO : DEFERITO IL RESPONSABILE DEL GESTO INTIMIDATORIO RIVOLTO A MARCO LUSI

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I militari della Stazione di Capistrello hanno deferito in stato di libertà
alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Avezzano (AQ) per il
reato di “danneggiamento” il responsabile dell’atto intimidatorio rivolto a
Marco Lusi, 45enne, ingegnere di Capistrello, il 2 marzo u.s. nel piazzale
antistante il locale campo sportivo, consistito nello sfregio alla fiancata
dell’autovettura di sua proprietà.

Si tratta di un familiare di uno dei destinatari della misura cautelare
eseguita dai Carabinieri della Compagnia di Tagliacozzo il 20 novembre 2018
nell’ambito delle indagini condotte sull’affidamento di incarichi e servizi
pubblici del Comune di Capistrello.

Inoltre, i Carabinieri della Stazione sono riusciti ad identificare un altro
congiunto che è stato deferito alla Procura della Repubblica di Avezzano
perché ritenuto responsabile di minacce rivolte al LUSI nel mese di dicembre
2018.

L’attività dell’Arma dei Carabinieri, sempre in costante sinergia con
l’Autorità Giudiziaria, è diretta a tutelare anche le persone coinvolte, a
vario titolo, nei procedimenti penali, al fine di garantire il regolare
svolgimento dell’iter processuale.
I militari della Stazione di Capistrello hanno deferito in stato di libertà
alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Avezzano (AQ) per il
reato di “danneggiamento” il responsabile dell’atto intimidatorio rivolto a
Marco Lusi, 45enne, ingegnere di Capistrello, il 2 marzo u.s. nel piazzale
antistante il locale campo sportivo, consistito nello sfregio alla fiancata
dell’autovettura di sua proprietà.
Si tratta di un familiare di uno dei destinatari della misura cautelare
eseguita dai Carabinieri della Compagnia di Tagliacozzo il 20 novembre 2018
nell’ambito delle indagini condotte sull’affidamento di incarichi e servizi
pubblici del Comune di Capistrello.
Inoltre, i Carabinieri della Stazione sono riusciti ad identificare un altro
congiunto che è stato deferito alla Procura della Repubblica di Avezzano
perché ritenuto responsabile di minacce rivolte al LUSI nel mese di dicembre
2018.
L’attività dell’Arma dei Carabinieri, sempre in costante sinergia con
l’Autorità Giudiziaria, è diretta a tutelare anche le persone coinvolte, a
vario titolo, nei procedimenti penali, al fine di garantire il regolare
svolgimento dell’iter processuale.

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