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Ambiente

Zunino: “Quando i soldi si trovano e quando dell’orso si occupano gli incompetenti”


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E’ vero, si tratta di soldi privati e non pubblici, ed evidentemente l’AIDAA (Associazione Italiana Difesa Animali e Ambiente) di soldi ne ha a sufficienza visto che ha stanziato ben 50.000 Euro per una taglia su chi “saprà aiutare gli investigatori a trovare il balordo che ha ucciso il plantigrado ai margini del Parco Nazionale d’Abruzzo” (come ha scritto qualcuno), che poi non è ai margini del Parco ma al di fuori dello stesso e ben lontano dai suoi confini! Ma la taglia di 50.000 la poteva mettere chiunque, come la stessa AIDAA la poteva portare anche ad un milione, perché intanto il responsabile della morte dell’orsa di Pettorano sul Gizio non si troverà mai (sarebbe troppo bello se mai avvenisse il contrario!). E non lo troveranno mai per la semplice ragione che non c’è ancora certezza che si tratti di avvelenamento, né tanto meno prova di morte dolosa (in fondo, anche gli orsi a volte muoiono di morte naturale, cosa che ci si augura sia anche in questo caso!), ed anche perché, se dovesse risultare avvelenamento, la probabilità di trovare il colpevole e le prove della sua colpevolezza sono un mera desiderata, come dimostra il ben più chiaro caso di avvelenamento di una femmina e dei suoi tre cuccioli qualche anno fa nell’alta valle del Sangro il cui responsabile non è stato mai trovato.

Ecco perché, se lo scopo è fare scandalismo giornalistico, tanto valeva che offrissero un milione di Euro: perché il rischio di pagarlo è inesistente! Molto meglio avrebbero fatto ad offrire questa somma per pagare i danni dell’orso o, meglio ancora, al Parco d’Abruzzo affinché li aggiunga ai circa 30.000 Euro fatti stanziare dall’ex Presidente Giuseppe Rossi per una campagna alimentare (semine e greggi a perdere) a favore dell’orso; campagna purtroppo mai iniziata nonostante il continuo verificarsi di avvistamenti di orsi nelle zone agricole di fondovalle esterne al Parco e nei pollai ed orti dei paesi (e finanche nelle piazze); ma in questo caso l’esborso sarebbe sicuro! Cosa che forse l’AIDAA non è che lo desideri proprio se la finalità non è sfruttabile mediaticamente, preferendo forse punire un colpevole che non salvare gli orsi che ancora sopravvivono! L’orso si salva anche tutelando gli interessi dell’uomo con il quale l’orso deve convivere, non solo punendo chi ha provveduto da solo a farlo!

Come è stato scritto in altri casi, sarebbe bene che gli animalisti di città, che sono poi la stragrande maggioranza degli aderenti a queste associazioni, si occupassero del problema dei cani e dei gatti e di tutti gli animali domestici, dove la loro esperienza è indiscutibile, e lasciassero ai biologi ed ai naturalisti il compito di occuparsi della protezione e gestione di quelli selvatici. Invece, in questi casi dell’orsa trentina Daniza e di quest’ultima morte in Abruzzo, tutti i media hanno saputo solo chiedere il parere agli animalisti di città che di orsi non si sono mai occupati e che di orsi non sanno nulla, o conoscono solo quel poco e di teorico riportato nei libri.

Si è scritto e detto che i cuccioli di Daniza con la morte della loro madre corrono il rischio di fare la stessa fine a causa della sua assenza (Licia Colò, Vittoria Brambilla e Vittorio Feltri, tanto per non fare dei nomi); non è vero affatto, ed è caso mai vero il contrario: con la presenza della madre essi sarebbe presto divenuti, proprio per il suo insegnamento, “orsi problematici” perché indotti dal suo comportamento a frequentare i centri abitati e l’uomo, e a non avere paura di questi. La barriera l’ha superata Daniza stessa aggredendo il malcapitato fungaiolo (colpevolizzato ingiustamente!), e in tutto il mondo dove vivono orsi che aggrediscono l’uomo, quale che siano le ragioni, gli orsi che lo fanno sono considerati pericolosi e quasi sempre eliminati propri per evitare che il fatto succeda ancora e si trasmetta alla prole (imprinting, si chiama). I due orsacchiotti, come tutti gli esperti di orso sanno, hanno un’altissima probabilità di sopravvivere anche senza la mamma (ciò è stato provato in diverse occasioni, almeno negli USA, ed io stesso sono a conoscenza di un fatto appurato con certezza, tra Lazio e Campania, del quale mi occupai in anni passati); e se si salveranno avranno perso l’imprintg che la mamma gli stava dando, divenendo allora sì orsi selvatici come dovrebbero essere tutti quelli della loro specie. Lasciamo poi perdere l’aspetto “animale a rischio estinzione”, che non esiste, trattandosi della stessa specie (o sottospecie) di orsi che ogni anno si uccidono legittimamente in Slovenia e Croazia (si dice centinaia di esemplari!). Quindi, caso mai, per la morte di Daniza si deve parlare solo di mera emotività animalista, che è anche importante e degna di rispetto, ma tale resta e di fronte a fatti concreti spesso l’emotiva non aiuta né porta a sagge decisioni.

Per quanto riguarda l’orsa abruzzese, tutti i media hanno enfatizzato la sua morte, ignorando invece il vero problema che ha portato al fatto: la sua ricerca del cibo prodotto dall’uomo che in Abruzzo gli orsi non trovano più nell’area storicamente da loro sempre abitata (oggi lo chiamano habitat primario) ed al quale erano assuefatti da generazioni avendolo collegato alla presenza dell’uomo nel loro ambiente di vita. Ecco perché oggi lo vanno a cercare nei pressi dei paesi, e, soprattutto, nelle loro aree agricole circostanti; ormai tutte esterne all’area di habitat primario suddetto: nella pianura nella Marsica fucense, nella Valle Peligna, nella bassa valle del Sangro, nella Valle Roveto e nella Ciociaria e Val Comino: tutte zone che non possono certo considerarsi habitat di ambiente naturale dell’orso.
Questo è la vera ragione per cui quell’orsa, se risulterà definitivamente dimostrato, è stata uccisa!
Questo il vero problema, non la sua morte! La sua morte è un fatto accidentale conseguente, che bisogna evitare che succeda ancora, ma non e’ il vero problema. Per evitare queste morti, bisogna risolvere il vero problema, non mettere una taglia su chi magari non ha trovato altre forme per difendere i propri interessi che le autorità non hanno saputo tutelare (e che comunque altre autorità sapranno punire qualora venisse identificato). Come è già stato scritto, non si corra dietro ai motivi di ogni ultima morte, sia esso veleno, malattia o bracconaggio (si legga rivalsa per danni subiti e non pagati), ma si risolva il problema che porta poi a queste morti. solo cosi’ si salvera’ l’orso marsicano, altrimenti assisteremo presto alla sua totale estinzione! E con 50.000 Euro se ne potrebbero seminare di campi di mais per l’orso! Per non dire di acquisto di pecore da offrire alla sua ormai ancestrale pratica predatoria!

Franco Zunino
Segretario Generale AIW, già primo studiosi sul campo dell’Orso bruno marsicano

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