Abruzzo

Veleni di Bussi, un’assoluzione che lascia l’amaro in bocca

«Ho dato il sangue per quella fabbrica, giorno e notte. Una condanna sarebbe stata uno schiaffo morale, adesso il mio cuore batte tranquillo». Con i suoi 88 anni Nicola Sabatini era l’imputato più anziano del processo di Bussi, uno dei «vecchietti» come l’accusa e la difesa hanno chiamato i 19 alla sbarra con una media di 70 anni ora per definirli «capri espiatori» ora per indicare che l’inchiesta era diventata un calderone, con un arco temporale troppo lungo. Sabatini, alle 17.05 di ieri, ha abbracciato Camillo Di Paolo, un altro abruzzese di Casalanguida finito nel maxi processo, il primo in Abruzzo per disastro doloso e avvelenamento delle acque. I pm avevano invocato la prima sentenza italiana per il disastro di Bussi e, invece, nell’aula Matteotti della Corte d’Assise di Chieti la storia si è ripetuta allineandosi ai recenti verdetti italiani come quello sull’eternit. Vince la Montedison. Alle 17 in punto, dopo 5 ore di camera di consiglio, la Corte presieduta da Camillo Romandini ha letto il dispositivo: i 19 imputati, ex della Montedison, assolti dall’avvelenamento della acque perché il fatto non sussiste mentre il disastro doloso è stato derubricato in colposo, reato per cui è intervenuta la prescrizione.

Click per commentare

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Ultime notizie

To Top