Italia

Un riscatto per Greta e Vanessa

Ci sarebbe stata una contropartita per la liberazione di Greta e Vanessa, le due giovani cooperanti rapite in Siria. Il direttore del Dis, Giampiero Massolo, non lo ha detto apertamente, ma ascoltato ieri dal Copasir, ha ribadito che l’obiettivo primario del governo in questi casi è salvare la vita agli italiani, «costi quel che costi». E dal Comitato è partita la richiesta al Governo di di approvare urgentemente nuove norme che «regolamentino la presenza di cittadini italiani nelle zone ad alto rischio» per evitare il ripetersi di sequestri che richiedano, tra l’altro, «l’impiego di uomini dell’intelligence altamente qualificati che, in simili occasioni, corrono spesso rischi molto elevati». Pare senza fondamento la cifra di 12 milioni di euro di riscatto circolata subito dopo il rilascio, ma negli ultimi giorni fonti qualificate indicano una cifra che – a quanto si apprende – dovrebbe essere di gran lunga inferiore e non sarebbe stata pagata direttamente ai sequestratori. Non si tratta esclusivamente di soldi, ma anche di “aiuti” ai vari gruppi coinvolti nel sequestro e ai “facilitatori”: alimenti, materiali, interventi per la sistemazione di edifici, compensi per mediatori. Vanessa e Greta, a quanto si apprende, sono entrate illegalmente in Siria passando dalla frontiera turca coperte dal burqa, mosse dall’intenzione di aiutare gli oppositori del regime di Assad. Non hanno quindi dato notizia della loro presenza in Siria, che a qual punto era ignota alle autorita italiane. Una volta arrivate nella zona di Aleppo sono state sequestrate da un gruppo criminale, non legato all’Is o a fazioni islamiste.

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