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Un giorno tutto questo sarà tuo…

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Anche settembre ci ha salutato e ottobre ci ha riportato i vecchi problemi, per niente indorati, in tutto il loro squallore. Non è un gran momento per l’Italia e così le problematiche vecchie non vengono risolte e invece se ne aggiungono di nuove a complicare ulteriormente il nostro magro vivere quotidiano.

 

E nel tentativo di proiettarci nel futuro, molte volte invece ci ritroviamo in un torbido passato che mai avremmo voluto rivivere. E così scopriamo che l’istruzione è tornata ad essere privilegio per pochi. Si sciopera in piazza (e sotto la pioggia) perché lo studio non è più sinonimo di solidità lavorativa (ma lo è mai stato???). In effetti una formula matematica o qualche criterio di proporzionalità fra le due cose, non mi sembra sia mai stato trovato. Ma adesso si esagera!

 

Primo sopravvivere? No, primo è trovare i soldi per mandare i propri figli all’Università. Pur non essendosi mai consolidata la meritocrazia in Italia, infatti, in effetti comunque il pezzo di carta, anche ora che la parola concorsi è stata cancellata dal vocabolario della lingua italiana, concede qualche possibilità (in più) di scalare socialmente quella che è universalmente conosciuta come la società più bloccata del mondo occidentale. Sia pur fra mille difficoltà quindi, varrebbe la pena provarci, da arrampicatori sociali sì, ma soprattutto da appassionati di quanto si studia.

 

Da un po’ di anni invece, a livello accademico, si è aperta la caccia alla facoltà “lavorativa”. E così abbiamo assistito ad un florilegio di numeri chiusi in determinati indirizzi, a scapito di altri. Fase del tutto transitoria, ha lasciato il campo a quella attuale che è decisamente desolante. Crollo delle iscrizioni per impossibilità da parte dei genitori di mantenere i propri figli in ambito accademico. Come dire, figlio mio, hai 20 anni ed è meglio che cominci a capire quale sarà il tuo destino. Il tuo (non) posto nella società, insomma.

 

E’ atroce da considerarsi ma da noi si è andati oltre. E per noi intendo in primis Avezzano dove ormai già dalla scuola dell’infanzia puoi capire che tutto quello che hai attorno non sarà mai tuo e che anzi, ci sarà da soffrire. Un po’ come la Legge Merlin che va e poi (forse) torna, magari a breve ci riproporranno anche la scuola d’avviamento; pratico e traumatico esercizio di realismo che oggi passa addirittura per il cibo e per le mense. E così, prezzi da Grand Hotel salutano l’arrivo di privilegiati (per varie ragioni, le più disparate) giovincelli messi in condizione, già prima di saper scrivere, di guardare qualcuno dal basso in alto.

 

Quel qualcuno che, nell’impossibilità di tornare a casa, ma anche di acquistare buoni pasto da pagare in lingotti d’oro, si siede mestamente a tavola andando incontro al proprio destino. Con buona pace della socializzazione primaria che sviluppa proprio a quell’età determinate insicurezze e quel senso di privazione che verrà amplificato esponenzialmente negli anni a seguire.

 

E così la scuola che in alcune sue dimostrazioni quotidiane non ha mai cessato di essere classista (almeno in Italia) ad Avezzano si erge a simbolo di impotenza. Figliolo, tutto ciò che vedi non sarà tuo…

 

VALE

Luca DJ Di Giampietro

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0 Comments

  1. Luca Benedetto Giffi

    8 ottobre 2013 at 14:06

    Direttore le faccio i complimenti sinceri per un articolo bello ma che purtroppo e’ il ritratto della nostra societa’. Stiamo lottando per evitare l’aumento dei buoni pasto che serve solo a far quadrare un bilancio comunale fatto da chi un bilancio non lo sa far quadrare perche’ io che il bilancio familiare gia’ dal 2009 (dipendente Micron) lo deve far quadrare eliminando costi superflui, l’attuale amministrazione spende quanto? 180.000 euro? per fare una rotonda, a via garibaldi che riporta il traffico in tilt su quella direttrice. La scorsa settimana, all’incontro tra i rappresentanti delle classi e le istituzioni in municipio, per aver alzato la voce , chiaro segno di protesta contro stupide e ignobili affermazioni, ti devi sentir dire dall’attuale vice sindaco che : “ci ha fatto una cortesia ad invitarci in comune” bhe caro vice sindaco il municipio e’ la prima casa dei cittadini…. Avezzanesi.

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