Italia

Tutti gli uomini ex Dc ai vertici di partiti e Stato

In Transatlantico in questi giorni di votazioni quirinalizie sono stati i più intervistati, i più sorridenti, i più ricercati dagli opinionisti. I big della Dc della Prima Repubblica sono tornati ad affollare i divani di Montecitorio facendo esplodere, con l’elezione di Sergio Mattarella al Quirinale una sorta di festa dell’orgoglio democristiano. E dopo vent’anni di Seconda Repubblica, la politica torna alla sorgente della Dc dando allo Stato, sedici anni dopo l’elezione del cattolico Oscar Luigi Scalfaro, le più alte cariche istituzionali. Da una parte, il quarantenne Matteo Renzi a palazzo Chigi, dall’altra il settantatreenne Sergio Mattarella al Colle, due volti e due generazioni diverse della stessa matrice politica. Quel cattolicesimo democratico che negli anni Novanta si era sparpagliato nei due schieramenti e che ora sembra ricompattarsi. Quasi onnipresente nei talk show di questi giorni, Cirino Pomicino, 76 anni uno degli andreottiani di ferro, che da Londra ieri ha definito quanto accaduto in questi giorni come la “sconfessione della goliardia della rottamazione”. «Sono felice – ha annunciato – Tutti i candidati veri al Colle di cui si è parlato sono personalità della Prima Repubblica, segno che la seconda non è stata capace di proporne uno di credibile. È la testimonianza dello scempio compiuto nel 1992-93 quando fu distrutta una classe dirigente che aveva al proprio interno protagonisti di alto livello politico istituzionale. Lo conferma il profilo del nuovo capo di Stato». Ma sabato a Montecitorio l’aria che tirava era di “ricomposizione”. Tanta “balena bianca” nei capannelli in Transatlantico.

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