Editoriale

Tu, Violenza, fedele ed “Oscura compagna della mia vita”

Ho sempre provato un forte disagio quando le donne debbano costituire, specialmente sui giornali e sui talk show televisivi, un argomento a parte, come lo sport, il meteo e la politica. Molto spesso trovo forzata e priva di analisi critica l’insistenza nel ritenere il mondo femminile una “fauna speciale”, un universo rosa, fragile, parallelo. Ma, al di là di ogni valutazione odiosa e scontata sulla disparità tra i sessi, è un fatto che le donne di tutti i tempi e di tutti i Paesi, anche i più civilizzati come il nostro, siano considerate il “sesso inutile” e patiscano una terribile infelicità, perché dividono con gli uomini i problemi economici, razziali e sociali, ma in più soffrono il sistema patriarcale e la discriminazione sessuale.

L’approfondimento culturale di questa settimana ci porta ad analizzare un’opera contenente delle tematiche che, come avrete intuito dalla mia premessa, ci catapultano in una delle forme più antiche di schiavitù sociale. È il titolo del romanzo “Oscura compagna della mia vita” a suggerirci fin da subito la chiave in cui va letta quest’opera di Monica Liberatore, insegnante, linguista e storica di Avezzano, realizzata in collaborazione con Emilia Baldassarre di Luco Dei Marsi, incontrata per la presentazione del volume lo scorso 27 novembre nella sala consiliare del Comune di Luco Dei Marsi, in occasione della giornata mondiale contro la violenza sulle donne.

Nel libro le autrici pongono l’accento sui maltrattamenti subiti delle donne prendendo spunto da una testimonianza diretta di una donna marsicana, che nella storia viene indicata con lo pseudonimo Chiara. Gli episodi descritti nel libro sono il percorso di una vita tormentata fin dall’infanzia, quando Chiara si è trovata ad assistere al tentato suicidio del nonno, oppure quando, ormai adolescente, viene allontanata con la menzogna dal suo primo ed unico amore.

Altro momento cupo dell’esistenza della protagonista è da vedere nella morte del padre, nell’aborto dovuto alle ripetute percosse di un marito alcolista, nell’illusione di vivere un’apparente “normalità” familiare. Si tratta di un racconto che, inevitabilmente, traccia il ritratto di una vita consacrata all’omertà, di un’esistenza caratterizzata dalla paura nei confronti di una violenza che, paradossalmente, resta l’unica, fedele ed oscura compagna di vita. Sebbene la donna sia tentata varie volte di sfogare il suo dolore, viene meschinamente messa a tacere nella convinzione che il suo rapporto col marito fosse naturale, comune alla condizione di tante donne, purché rimanga all’interno delle mura domestiche.

Questo libro è un importante stimolo analitico su un tema che, purtroppo, è di scottante attualità. Pur avendo ottenuto delle aperture per quanto riguarda il ruolo delle donne, ancora molte non sono in grado di sentirsi indipendenti a causa delle contraddizioni insite negli schemi sociali e in un retroterra culturale ed educativo latente. Secondo un’indagine Istat, quasi 5 milioni di donne subiscono violenza psichica, fisica e sessuale non denunciata per paura delle conseguenze.

La violenza domestica è la prima causa di morte e di invalidità nel mondo per le donne tra i 16 e i 44 anni, più degli incidenti stradali, più delle malattie. Nonostante le iniziative promosse dal governo, dalle forze dell’ordine e dalle associazioni create a difesa della donna, più del 90% dei maltrattamenti avvengono nelle famiglie, di fronte ai figli. È perciò evidente come queste proposte in difesa delle vittime risultino, nella maggior parte dei casi, inutili.

Forse dovremmo liberarci dall’idea che ci porta a dire, di fronte alla cronaca: io non sono così, noi siamo normali e lontani da tutto questo. La violenza sulle donne non deve rimanere un fatto privato, perché si tratta di un dramma che parla a tutti e che riguarda tutti.

Non sarà di certo un articolo o un libro a fermare la strage delle donne, eppure parlarne, scriverne, muoversi insieme con un pensiero comune anti-violenza è un passo importante per informare, prevenire, educare, per far si che l’individuo possa affermare se stesso nel rispetto della libertà dell’altro. “La felicità ha molto a che fare con la libertà e poco con il potere” (Oriana Fallaci, 1961).

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