Abruzzo

Truffa Campomizzi, resta il sequestro

Il tribunale del Riesame ha respinto la richiesta di dissequestro per un valore di 2 milioni e mezzo a fronte di tre case, un villino e un box a Tortoreto e quattro case, un box e una capannone all’Aquila. La vicenda in questione riguarda un’inchiesta della Finanza sull’appalto per la ristrutturazione post-sisma della caserma Campomizzi ora abitata da sfollati. Dodici indagati, tra cui gli ex vertici della sede di Roma e di quella dell’Aquila del Provveditorato Interregionale Giovanni Guglielmi e Giancarlo Santariga. Due imprese edili molto note in città, la «Marinelli ed Equizi srl» e la «Fratelli Ettore e Carlo Barattelli srl», la prima appaltatrice dei lavori e la seconda come subappaltatrice di una parte di essi, chiamate in causa per la responsabilità amministrativa degli enti prevista da una norma del 2001. I fatti sui quali indaga la Finanza sono relativi all’affidamento senza gara, con procedura negoziata, dei lavori di adeguamento della struttura. Secondo l’accusa, il Provveditorato avrebbe proceduto a una sorta di selezione preventiva delle aziende che avrebbero dovuto partecipare all’assegnazione. Tre le ditte individuate, una del Chietino e due aquilane, una delle quali, la «Del Beato srl», non aveva interesse effettivo di ottenere i lavori ma voleva rimanere nelle liste di chiamata della stazione appaltante. Del Beato è accusato di falso in base a un’attestazione di presa visione dei progetti che invece all’epoca non erano stati redatti. Alla fine, il Provveditorato assegnò alla terza impresa, la «Marinelli ed Equizi srl», lavori per 5,9 milioni. Seguiti da altre commesse . Sempre con affidamento diretto in quanto, secondo la stazione appaltante c’erano le condizioni per la «somma urgenza». Il sequestro è la conseguenza del presunto illecito arricchimento.

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