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Trasfusioni sangue ‘giovane’ per cura demenza, al via test

Presto al via in California una sperimentazione clinica senza precedenti: all’inizio di ottobre malati di Alzheimer riceveranno una trasfusione di sangue da donatori giovani, under 30, per capire se ciò sia in grado di ‘ringiovanire’ il loro cervello e curare i deficit cognitivi. A dare la notizia il magazine britannico New Scientist che riporta anche l’interesse italiano su questo fronte: Alessandro Laviano dell’università La Sapienza di Roma pensa ad una sperimentazione clinica su pazienti oncologici riceventi trasfusioni, per osservare se l’età del donatore di sangue influisca in qualche modo sul recupero. Secondo Laviano, infatti, il sangue giovane contiene fattori che favoriscono il recupero muscolare di pazienti sottoposti a chemioterapia e questo li aiuta a guarire. Lo studio californiano, che sarà allestito presso la Stanford University, prende le mosse da una serie di esperimenti, i primi iniziati negli anni ’50, in cui sangue di animali giovani veniva trasfuso ad animali anziani con conseguenti benefici. Più di recente sono stati pubblicati diversi studi in cui si comincia a capire il segreto terapeutico del sangue giovane. In particolare è stata scoperta una molecola, il fattore ‘gfd11’, presente nel sangue giovane ma praticamente assente in quello di persone più anziane, in grado di riprodurre sugli animali anziani molti degli effetti delle trasfusioni. Il ‘gdf11’ e altre molecole plasmatiche potrebbero divenire la base per un farmaco che mimi gli effetti della trasfusione di sangue giovane, con relativi interessi sia in campo medico, sia cosmetico.

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