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Toto presidente, schermaglie fra Renzi e Berlusconi

«Ragionevolmente a fine mese avremo il nuovo presidente della Repubblica, due anni fa la politica non ha brillato, questa volta non possiamo fallire». Matteo Renzi ostenta tranquillità. E parla soprattutto ai suoi, ricordando quel che accadde nel 2013, quando 101 parlamentari Pd impallinarono nel segreto dell’urna prima Franco Marini e poi Romano Prodi. La prima seduta del Parlamento per la elezione del nuovo presidente della Repubblica si terrà il 29 gennaio alle 15. E a largo del Nazareno hanno cerchiato la data del 31 gennaio come giorno dell’elezione del successore di “Re Giorgio”. L’assemblea del Pd verrà fissata a ridosso del 29 e da lì dovrebbe uscire il nome «buono» per il Quirinale. Per ora infatti Renzi di nomi non vuole sentire parlare. «Ci aspetta un scelta di grande responsabilità, stiamo discutendo delle istituzioni non di una scelta singola, abbiamo bisogno di delegati e parlamentari che abbiano senso istituzionale, che non si spaventino di pressioni anche su Twitter», avverte Renzi. «Ora non serve una discussione sui nomi» aggiunge tirando fuori dalla corsa al Colle il commissario anticorruzione Raffaele Cantone. «Ha tanto da fare, volete rovinargli la vita ma lui non se la farà rovinare», dice. Il nuovo Presidente, aggiunge, «sarà un grande arbitro che aiuterà il Paese a crescere , sarà custode e garante dell’unità nazionale». Già ma chi sarà il prossimo capo dello Stato? E perché aspettare la quarta o la quinta votazione, quando il quorum scende a 505, per eleggerlo se il Pd cerca il consenso di tutti i partiti? «Se lo vogliamo fare con il voto di tutti facciamolo dalla prima che sono tutti-tutti», dice l’ex segretario del Pd Pier Luigi Bersani, liquidando come «favoleggiamenti» dei giornalisti la sua candidatura al Colle. Il toto candidato però impazza più che mai. E anche Silvio Berlusconi, prova a mettere qualche paletto. «La sinistra ha il presidente della Camera del Senato, della Corte costituzionale: abbiamo il diritto di pretendere che il nuovo Presidente non venga dalla sinistra e che sia il garante di tutti», dice il Cavaliere . Il patto del Nazareno però non è in discussione. I maggiori problemi il premier potrebbe averli in casa. Venerdì in direzione Renzi farà un appello all’unità. Ma la vera carta sulla quale conta il premier per rendere inoffensivi i trabocchetti di chi punta alla rivincita nel voto segreto è quella delle elezioni anticipate. La corsa al Colle ha rimesso in gioco tutte le correnti. Pronte a sponsorizzare i loro candidati. Martedì sera 57 parlamentari di area cattolica si sono attovagliati a cena in un ristorante romano con il vicesegretario del Pd, Guerini, per spingere Sergio Mattarella e alla stessa ora in un altro ristorante c’erano i giovani turchi con Orfini e Orlando. A oggi il toto nomine vede una rosa di 6 candidati Pd: Giuliano Amato, Piero Fassino, Anna Finocchiaro, Sergio Mattarella, Pier Carlo Padoan e Walter Veltroni. Le quotazioni di Veltroni sarebbero in crescita. Se però il prossimo presidente non dovesse essere un politico si fa strada il nome di Marta Cartabia, 51 anni, giudice costituzionale.

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