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Il Punto del Direttore

Torna “Il Punto d’Incontro” per la Marsica. Buon vento a tutti noi!

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É con orgoglio che presento la nuova edizione de “Il Punto d’Incontro”, la pubblicazione che, in distribuzione dai giorni scorsi, torna dopo una lunga assenza nelle case dei marsicani e della quale, come per Marsicanews con cui è gemellata, sono direttrice. É proprio dall’unione di forze e di passioni che nasce questa nuova avventura. Un ringraziamento, sentito e doveroso, per il loro indispensabile supporto va ai miei colleghi, Annalisa De Meis e Francesco Vassallo, che con perizia, abnegazione e dedizione sono impegnati con me nel rinnovamento della testata Marsicanews e nella realizzazione della pubblicazione cartacea, come un “Grazie” di cuore va agli uomini di cultura, Sergio Natalia e Ilio Leonio in testa, che hanno offerto il loro prezioso contributo per la realizzazione di questo primo numero. Un ringraziamento agli editori e supporti operativi, il Gruppo D’Amore e l’associazione La Marsica, per l’impegno e per il coraggio nell’investire sull’informazione, in un tempo in cui essa soffre di molti mali, ma resta, come sempre, baluardo della democrazia e della partecipazione consapevole. L’obiettivo, con umiltà e impegno, è quello di ben informare, offrendo spunti di riflessione e spazi di dibattito, aggiungendo un tassello al panorama marsicano dell’informazione, fatto per la maggior parte di colleghi che – con la dignità e la forza del loro valore, cui non necessita il nutrirsi di perenni lagnanze o meschinerie nei confronti di questo o quello – lavorano ogni giorno in prima linea e dietro le quinte, spesso tra mille difficoltà e talvolta, se si esclude quella derivante dalla consapevolezza di aver fatto un buon lavoro, con poche soddisfazioni.

É un nuovo percorso quello che “Il Punto d’Incontro” inizia quest’anno. Vogliamo farlo con un ringraziamento ai lettori per l’attenzione e l’apprezzamento dimostrati – testimoniati anche dai tanti messaggi giunti in redazione – e con una dichiarazione d’intenti.

La parola che è il sottile fil rouge di questo nuovo numero, e che tornerà, ricorrente, in quelli futuri, è Territorio. E’ una parola importante, tanto da essere forse, a tratti, anche abusata. Però è una parola che racchiude quanto ha contribuito a formarci e ci contraddistingue, quanto ci ispira, ciò con cui ci misuriamo e anche, semplicemente, quanto ci è caro. “Territorio” sono le montagne e la distesa a vista d’occhio di appezzamenti punteggiati dai pioppi e attraversati dai canali, sono le vestigia che riaffiorano dal tempo e vengono trasformate, da uomini e associazioni armati di fervore e competenza, in un appassionante viaggio nella storia, accessibile a tutti. È la storia stessa, e quella che appartiene ai marsicani e dalla quale i marsicani vengono è una storia straordinaria, fatta di conquiste a denti stretti, scioperi a rovescio e l’indomita, indomabile volontà di esserci. Da guerrieri a pescatori a contadini, per essere poi scossi dal sisma nelle fondamenta, devastati ma non annientati, pronti a ricominciare. Il nostro territorio è questo: la crisi economica che morde, in un contesto generale nel quale il Paese è più che colpito, che non conosce precedenti, per le premesse e l’incognita delle prospettive, trova comunque un popolo che si mette in gioco, che rilancia, che difende i suoi tesori, che non si arrende e cerca anche nuove strade per darsi un futuro migliore. Una comunità, quella marsicana come quella abruzzese, che dalle ferite ha imparato a ricostruire, a non mollare, a non andarsene, a esserci. Perché a volte, ed è meno scontato di quanto possa sembrare, ci vuole più coraggio a restare che ad andarsene. A restare, o a tornare, e a restare in piedi, anche se la terra trema, o è avara. Questo è il Territorio, questi siamo noi. Nel Punto d’Incontro parleremo di storia, ma anche di cronaca, di tradizioni, di futuro e di sviluppo possibile, di sport e di cultura, e delle persone che sono protagoniste di tutto questo. Parleremo delle cose che non vanno, ma anche di quelle che vanno, e di quelli che sono gli artefici del buono e del meno buono.

Che sia un “buon nuovo corso” per tutti voi, da tutti noi e…continuate a seguirci!

@La Direttrice, gli Editori e la Redazione del Punto d’Incontro e di Marsicanews

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1 Comment

1 Comment

  1. Francesco D'Amore

    2 aprile 2017 at 17:10

    Grazie a te Monica, a tutti i tuoi colleghi della redazione, a tutti i nostri lettori! Auspico che la partnership con Marsicanews porti buoni frutti!

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Il Punto del Direttore

Dopo il Molise cosa succederà?

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E adesso cosa succederà dopo il Molise?

La vittoria nella regione a tutti sconosciuta ed ora da tutti conosciuta darà il la ad un governo di centrodestra o sarà un po’ il canto del cigno con una (im)probabile alleanza M5s-Pd?

Intanto l’Italia senza governo va avanti, come se nulla fosse (?) o come se un governo ci fosse, quello del buon senso e del tutto va male, sicuramente non era meglio quando si stava peggio, perchè peggio di così ci sono solo i film giapponesi senza sottotitoli.

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Editoriale

Tanti auguri a noi…

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Vi dovevo una risposta, ma prima di entrare nel merito della questione, mi sembra opportuno dedicare due righe al nostro compleanno.

Era il 9 settembre del 2013 quando Antonio, il nostro editore, finalizzava tecnicamente il mio lavoro editoriale, approntato nelle calde (quelle di allora) settimane di agosto. Non nuovo a simili dinamiche (per destino e forse non per vocazione, ero già stato più volte direttore responsabile di varie testate) mi affacciavo comunque in una realtà con diverse novità e con vari aspetti della professione che erano stati riveduti e corretti nel periodo in cui il sottoscritto era rimasto inattivo (un annetto).

Una macchina mastodontica che nemmeno ve lo immaginate quanto, e dinamiche in definizione ancora adesso, mentre vi scrivo questo ennesimo editoriale, più un sacco di ringraziamenti da fare a chi ci ha creduto e a chi mi ha aiutato ad arrampicarmi verso una cima, che in molti occasioni sembra davvero raggiunta.

Anche per questo, con enorme orgoglio saluto la mia redazione, che purtroppo in parte non è più quella che vide la luce con noi. Scelte dolorose sono state fatte in corso d’opera e anche correzioni di rotta, notti insonni, dirette live, una gran quantità di video interviste e numeri crescenti e davvero molto incoraggianti.

Sarebbero troppi gli aneddoti da raccontare e quindi mi limito a tornare sulla stretta attualità e più precisamente a quel buco che poteva essere scoop, se solo…

No, vi scrivevo l’altra volta che non fu pietà, bensì scrupolo il mio, che mi costrinse a verificare una ferale notizia datami come certa (e che si è rivelata peraltro fondatissima, alla luce dei fatti). Una certa qual diffidenza mi portò a telefono con diverse persone che lì dentro sono di casa e che dovrebbero essere i padroni di casa!

Ma così evidentemente non era. Forse piuttosto si trattava di sgraditi ospiti che, a tutti i livelli, ma senza malafede, stroncarono il mio teorema con un colpo di spugna. Guarda che le macchine sono sempre lì e fra un paio di giorni torniamo a lavoro regolarmente, mi dicevano alla cornetta. Per quanto non si sa, ma intanto si riparte, aggiungevano.

Dopo un pugno di ore avrebbero trovato i cancelli sprangati…

Un pensiero che mi ha lacerato giornalisticamente e umanamente, quello legato a questo episodio e che mi ha accompagnato sino ad alcuni giorni fa, costantemente. Giornalisticamente ho fatto quello che dovevo fare; le fonti non ufficiali vanno verificate con almeno un paio di “cartine tornasole”.

Umanamente addirittura ho fatto un figurone. Ma quanti rimpianti giornalistici… e quanta rabbia “umana”. Come può, chi campa con quella pagnotta, essere l’ultimo a sapere che il forno chiude?

Anche se poi mi sono detto che la colpa è anche nostra. Perché il disimpegno politico e la disinformazione presto ci seppelliranno. Come?

Altri sette giorni e ne parleremo compiutamente…

VALE
Luca DJ Di Giampietro

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Editoriale

Mal comune, mezza… fregatura

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Dovevamo continuare la nostra disamina sull’universo della sanità, ma l’attualità, in questo editoriale, ci chiama da un’altra parte.

Altre sollecitazioni, altre valutazioni, altre brutte notizie che ci arrivano dal mondo del lavoro marsicano, abruzzese e nazionale. E’ stata la settimana della cartiera e della sua chiusura, ma non solo.

In queste ore l’Istat ha fotografato la salute dell’occupazione made in Abruzzo, sentenziando che nell’ultimo anno nella nostra regione si sono persi la bellezza di 21 mila posti di lavoro, con una diminuzione percentuale di occupati pari al 2,2%. Se allarghiamo il discorso all’ultimo triennio, i nuovi disoccupati salgono a quota 55 mila circa.

Un dato che scatena diverse riflessioni e alcune considerazioni. L’Abruzzo negli ultimi decenni aveva sviluppato una buona produttività e una discreta imprenditoria (vedi Acqua e Sapone e Divani e Divani) su basi però assai poco solide.

Lo dicevano in molti ma nessuno sembrava capire. E così nel periodo in cui l’Italia combatteva la sua battaglia per sovrastare l’economia d’Oltremanica, in una stucchevole riedizione della “Perfida Albione”, noi, che siamo più all’amatriciana, ci dilettavamo affermando che non era giusto metterci a capo delle graduatorie del Mezzogiorno perché l’Abruzzo era ormai un vanto del centro Italia.

Una querelle mai risolta del tutto e che invece ora ha trovato soluzione; infatti i dati dell’Abruzzo sono addirittura peggiori di quelli di molte regioni del sud.

Tuffo nel passato che accomuna un po’ tutta la regione, senza particolari distinguo. Ovvio che il traino rimane nel pescarese ma il punto debole, a sorpresa (negativa o positiva?), non è la Marsica. O meglio.

Non ce la passiamo bene ma i numeri parlano chiaro; un decimo dei nuovi disoccupati della regione sono marsicani, un decimo della popolazione abruzzese è marsicana. Quindi, siamo in media; non so se il dato ci dovrebbe far ridere o piangere, tanto in questo caso il detto mal comune mezzo gaudio non è confermato dai fatti.

Che altrove stiano meglio o peggio di noi, poco cambia per la quotidianità marsicana che, giorni fa, è stata sconvolta dalla notizia della chiusura della cartiera Burgo.

Un pò prima della ferale novella, in verità io ero già a conoscenza di quanto stesse per accadere lì dentro, tanto da stendere un assai problematico pezzo sull’argomento. Che giustamente portava in calce un laconico “e quindi” di un lettore, che evidentemente si lamentava per l’ambiguità dell’articolo.

Odio le persone false e perciò ve la dico tutta. Cosa c’era dietro quell’approssimativo esercizio di stile? Forse un attacco di pietà cristiana?

Fra sette giorni ve lo dico.

VALE

Luca DJ Di Giampietro

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Editoriale

C’era una volta la Texas, e c’è ancora…

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Qualche tempo fa, fra il serio e il faceto, Antonello Tangredi mi girò un documento targato 1991 (!) e riferito a tutte le beghe contrattuali e, di riflesso, sindacali di quella che allora si chiamava Texas Instruments.

Il “giochetto” mediatico puntava a dimostrare quanto fossero stati precursori i redattori di quel pezzo ma anche quanto siano ancora attuali gli argomenti elencati in quel breve documento.

Una considerazione dalla duplice chiave di lettura; quella positiva è che si parlava di scenari apocalittici, che poi in realtà il tempo ha attutito (ma non eliminato). Quella negativa è invece che gli appunti sollevati sono ancora tutti lì, ben lungi dal risolversi.

La turnazione, la formazione, l’organizzazione del lavoro atipica, perché spiccatamente americana, non si poteva toccare allora e non si può ritoccare neanche adesso che la proprietà è passata ad essere europea.

Questo aspetto, volenti o nolenti, penso sia chiaro a tutti; ce ne faremo una ragione, c’è di peggio nella vita.

Per il resto le osservazioni sono ben altre. Il sistema Texas proponeva poche tutele e molti privilegi. Se il mercato tira siamo tutti più ricchi, se smette di tirare voi venite a fondo con noi, e più di noi.

Da questo schema non si è più usciti, ma, piuttosto, l’aspetto disarmante della questione è che il resto del mercato del lavoro, alle prese con la crisi economica, si è modellato ad immagine e somiglianza di quanto accadeva dalle nostre parti già la bellezza di 23 anni fa e non il contrario.

Purtroppo non sono stati i redattori del pezzo di cui sopra a tirare su il sistema ma il sistema a tirare giù loro e noi, di riflesso.

In tutto questo teorema c’è qualche buona considerazione da sottolineare. Bicchiere mezzo pieno perché?

Perché diverse proprietà si sono avvicendate sul medesimo sito, che mostra sì dei limiti evidenti, ma anche un’appetibilità che altrimenti non avrebbe senso se non avesse mercato.

Ed è qui che il vostro direttore deve fare pubblica ammenda perché in passato si era dimostrato decisamente (troppo?) disfattista al riguardo. Cacciatori di dote, profittatori, se ne andranno al primo soffio di tramontana, pensai.

E invece, nella loro aurea mediocritas, ancora tengono botta, assecondando al massimo il mercato sì ma senza avere la valigia sempre pronta in corridoio.

C’è da stringere la cinghia? E noi la stringiamo (stiamo parlando infatti di una realtà che comunque con l’indotto 10 anni fa dava da mangiare al doppio delle persone…) ma i pantaloni no, quelli non li buttiamo!

C’era una volta la Texas, e c’è ancora…

VALE

Luca DJ Di Giampietro

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Editoriale

Questa o quella per me pari sono???

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Si è dimesso l’assessore alla cultura della Provincia de L’Aquila e un apprezzato collega giornalista non ha potuto non notare la circostanza che non si fosse mai accorto dell’esistenza di questo assessorato. Non per colpa della suddetta, penso, ma piuttosto per limiti strutturali dell’istituzione.

Una considerazione che di per sé sarebbe un buon assist per quanto sta portando a compimento proprio in questi giorni il premier Renzi che prova a silurare un soggetto che, come molte altre istituzioni, ha fallito in questi decenni.

Però, c’è un però. Anzi, più di uno.

Il primo è rintracciabile nella storia post unitaria che ha visto le province quale collante fra il vertice e la base, prima e meglio, per esempio, delle Regioni. Queste ultime, create per attuare un disegno costituzionale rimasto per troppo tempo incompiuto, sono arrivate con gran  fracasso quarant’anni fa ma non hanno mai funzionato a pieno (anzi… spesso a vuoto) risultando più dei perfetti carrozzoni politici piuttosto che degli enti amministrativi degni di questo nome.

E l’impressione, da profani, è che proprio questo essere degli organi di partito li ha sempre preservati da qualsiasi intervento risoluto e risolutivo. Sì, insomma, un buono sponsor conta più di mille azioni. E così un simbolo dei privilegi e (spesso) della corruzione rimane lì a scrutarci con un malcelato appagamento per averla fatta franca per l’ennesima volta.

Serbatoio di sodi buttati, di clientelismo e di confusione di intenti, rimane come fortino dei quadri intermedi quando invece ci saluta la Provincia. O almeno, la Provincia come la intendevamo una volta.

In attesa di capire quali saranno le sue nuove competenze a livello pratico e nel quotidiano, sappiamo già alcune cose che reputo, nel mio piccolo, discretamente rilevanti.

In effetti, sempre a caccia di forme di democrazia (più) diretta, da un po’ di anni a questa parte,  abbiamo invece segnato il passo, in questa occasione come in altre precedenti (vedi la strutturazione dei collegi elettorali, con le nomine decise direttamente nelle segreterie di partito a Roma).

E così non sceglieremo più noi i nostri rappresentanti di zona ma chi ci è immediatamente sopra (e cioè i sindaci). Una sorta di filtro già visto un po’ con tutti gli enti territoriali della nostra storia recente (su tutti le comunità montane).

E vista la pessima riuscita e i pochi incoraggianti precedenti per esperimenti di tal guisa, c’è da stare molto poco allegri. E se poi pensiamo che le nomine dall’alto sono un cavallo di battaglia del centro destra mentre questa riforma nasce nell’ambito del centro sinistra, come dire… chi ci salverà?

Questa o quella per me pari sono???

VALE

Luca DJ Di Giampietro

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Clamoroso al Cam

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C’eravamo lasciati dalle parti del tribunale e lì ci ritroviamo, ma per parlare di tutt’altra argomento  rispetto a quello che vi avevo preannunciato.

E d’altronde la stretta attualità, nonché lo scoop, deve avere la precedenza, gioco forza, sul semplice commento.

Parlavo di scoop e la speranza è che la primizia rimanga fresca fino a quando non sarà pubblicata. Stendo il mio pezzo al sabato sera e questo pugno di ore (sino al lunedì) potrebbero essermi fatali,  ma anche no.

E allora, con un impeto di ottimismo senza eguali, vi racconto che negli ultimi giorni è successo qualcosa di grande. Veramente grande!

Molti di voi ricorderanno che la cartiera Burgo aveva fatto causa al Cam, chiedendo il pignoramento dei beni del consorzio acquedottistico per debiti pregressi.

Siamo nell’ordine degli 8 milioni di euro. Non sono mica bruscolini…

Trattenevano il fiato dalle parti di Caruscino, quindi. E lo trattengono ancora perché non è di quel caso specifico che vi voglio parlare, bensì di un altro. Infatti le richieste di pignoramento ormai vanno messe al plurale. Pluralissimo!

Da perderci i capelli, se non fosse che la giurisprudenza sembra a favore degli acquaroli…

Ops, pardon, sembrava. Infatti di recente una società aquilana, di fronte ad egual richiesta di pignoramento, l’ha avuta vinta!

In tribunale intendo. E quindi?

Si è creato il precedente e si è fatta giurisprudenza in materia.

In parole povere, è verosimile che ora assisteremo entro breve ad un effetto domino di sentenze che potrebbe far saltare in aria il forziere (già vuoto) del Cam. Basterebbero già gli 8 milioni della cartiera, per esempio…

Come se ne esce? Come se ne doveva uscire già prima. “Bad Company”, o simili, e ricominciamo tutto da capo.

Perché non è stato fatto prima? Bella domanda, ma l’ipotesi che azzardo è questa.

Il Cam è storicamente un carrozzone politico (e paga proprio questa sua spartizione da manuale Cencelli probabilmente) e in quanto carrozzone ha attorno i suoi circensi che, seppur pagliacci più che domatori di leoni, hanno pur sempre diritto di voto.

Una testa un voto quindi, roba da rivoluzione francese. O da Italia del 2014?

 

VALE

Luca DJ Di Giampietro

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Davanti al tribunale…

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Ci eravamo lasciati davanti al tribunale a fare la conta. Perché mille e soltanto mille?

La società moderna si muove con dinamiche sempre più diverse e complesse che sono, peraltro, difficilmente analizzabili. La politica ormai non riesce più da tempo a veicolare grosse masse per obiettivi civici (almeno che non si tratti di eventi epocali o giù di lì) e quindi il filtro fra la società e il popolo non sempre è ritracciabile con facilità.

In questo senso, in quella che è stata definita l’epoca della comunicazione, noi abbiamo grosse responsabilità (nel bene e nel male), per la riuscita o meno di queste che potrebbero e dovrebbero essere adunate di massa.

Si cerca la democrazia diretta; pura utopia? Non proprio, anche se le strade per raggiungerla ancora non sono ben chiare. Infatti se da una parte si muove un movimento che spera di abbattere le barriere della casta passando per internet, in altri ambiti il sistema si è decisamente “americanizzato” procedendo convintamente per lobbies.

Queste due uscite vanno però spiegate; nel primo caso, mi riferisco ovviamente ai 5 Stelle che provano ad eliminare le storture della democrazia votando tutto il votabile sul web. Opera meritoria che ovviamente ha però dei però…

Parlare di democrazia diretta per votazioni a tre zeri mi sembra addirittura offensivo. Inoltre, può esserci democrazia diretta quando per votare sei costretto ad avere, quanto meno, un supporto elettronico e una connessione al seguito? Pratica sconsigliabile per nazioni come il Congo o il Burkina Faso, dove faticheresti anche a trovare la corrente elettrica, non può quindi essere la panacea di tutti i mali.

Di contro abbiamo un (altro) modello americano che basa il fare gruppo non tanto sull’ideologia bensì sull’appartenenza professionale (corporativismo… come quasi tutto, l’abbiamo inventato noi italiani). E’ la classica lobby e muove la politica americana ormai da decenni.

Il sistema di lobbies degli States è molto organizzato perché molto forte economicamente; allargatosi in tutto il mondo occidentale, sembra rintracciabile, per esempio, nelle ultime sortite “made in Marsica”, tutte dedicate al problema dell’acqua e dei depuratori. Le associazioni chiamano a rapporto i loro iscritti e forse qualcosa di positivo ne uscirà fuori..

Non impazzisco per nessuno dei due sistemi (e nemmeno per quello che “responsabilizza” il settore a cui appartengo) ma ormai bisogna scegliere il male minore, visto che la politica non è più in grado di rispondere alle istanze del territorio.

Che intendo?

Che tutti i progetti bislacchi che stavano vedendo la luce negli ultimi tempi nella nostra zona, al primo refolo di vento, sono stati spazzati via dal soffio potente di parecchie bocche nostrane.

Che tradotto in parole ancora più povere significa che i politici c’hanno provato e non ci sono riusciti…

Sì ma cosa c’entra tutto questo con il tribunale? Probabilmente niente, visto che in quel caso molto lo ha fatto il cosiddetto passaparola, che in paese rende meglio…

E cioè? Fra sette giorni ve lo spiego…

 

VALE

Luca DJ Di Giampietro

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