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Tfr, in tanti i diffidenti sulle novità

«Tanta gente viene e chiede informazioni, ma al momento di decidere resta scettica». Così Settimio Castagna, responsabile regionale del patronato Cisl Abruzzo commenta l’impatto sui lavoratori del decreto sul Tfr in busta paga. «La tassazione è uno dei motivi dell’indecisione», dice Castagna, «c’è paura di sbagliare e come in tutte le cose nuove c’è tanta diffidenza. In linea di massima penso che in un momento come questo qualche soldino in più in busta paga convenga soprattutto ai redditi più bassi e a chi lavora in piccole aziende dove Il Tfr rischia di “sfuggire” per la scarsa trasparenza di qualche imprenditore. Certo, in questo caso si fa ricorso al meccanismo del fondo di garanzia, ma i tempi fatalmente si allungano. Meno conveniente», aggiunge Castagna «è per i lavoratori di aziende consolidate, ben posizionate che danno garanzie per il futuro». Che insomma l’adesione al decreto del governo sia ancora scarsa lo dice con i numeri un sondaggio della Confesercenti-Swg. Ad oggi dice l’associazione ne hanno fatto richiesta appena 6 dipendenti su 100, e solo un altro 11% vorrebbe farlo entro la fine del 2015. La stragrande maggioranza (l’83%) lascerà invece accumulare il Tfr nell’impresa in cui lavora. Le imprese confermano le risposte dei dipendenti: l’82% non ha ricevuto o pensa di non ricevere richieste di Tfr in busta paga da parte dei propri dipendenti. I lavoratori che hanno scelto di avere il Tfr su base mensile, utilizzeranno la liquidità aggiuntiva soprattutto per saldare debiti pregressi, destinazione indicata dal 24% del campione. Il 20% lo destinerà alla previdenza integrativa, mentre solo il 19% lo impiegherà per acquisti di vario genere. Il 35%, invece, non ha ancora un programma. Tra le ragioni della mancata adesione c’è soprattutto la volontà di non erodere la liquidazione, opzione del 58% di chi lascerà accumulare il Tfr in azienda. Una percentuale che dimostra come il Tfr venga percepito ancora come una forma di risparmio e di tutela per il futuro. Ma c’è anche un rilevante 30% che dichiara di non avere approfittato dell’opzione per via dell’eccesso di fisco: il Tfr, se percepito in busta paga, viene infatti tassato con aliquota ordinaria. Oltretutto, incide negativamente sulle tabelle Anf e sulla determinazione dell’Isee: una questione dirimente soprattutto per le fasce di reddito più deboli, che sarebbero dovute essere le principali beneficiarie del provvedimento. Infine, c’è un 10% che dichiara di non aver richiesto il Tfr in busta paga per non creare difficoltà all’azienda in un periodo di crisi così dura.

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