Cronaca e Giudiziaria

Terremoto Cento, la storia: Io in unica casa indenne

Stile liberty e una storia unica: è la sola casa rimasta in piedi ad Avezzano dopo il terremoto dell’11mo grado della scala Mercalli che il 13 gennaio 1915 che colpì l’intera Marsica. Oggi ci vive l’erede di chi quella casa la costruì. Si chiama Claudio Palazzi e il suo bisnonno, Cesare, usando cemento armato di qualità e adattando la tecnica di costruzione dei grattacieli, edificò il palazzetto nella zona nord di Avezzano, vicino alla stazione, unico a resistere alla scossa che polverizzò la città. «Il mio bisnonno, Cesare – racconta Claudio – era nato a Bologna nel 1859. Lavorava in una piccola impresa edile che poi non andò bene e emigrò con moglie e quattro figli in Brasile, a San Paolo. Lui già conosceva il cemento armato e lì imparò a costruire solai. Poi attraverso un fratello, tornò in Italia ad Avezzano dove cercavano un esperto per un lavoro di canaline al lago prosciugato». Da qui parte la vicenda che porta alla casa antisismica. «Introduce ad Avezzano – continua il pronipote, 50 anni – cemento armato e blocchetti. E nel 1910 edifica il palazzetto liberty e chiama una parte della famiglia. Il figlio Cleto, mio nonno, trova lavoro allo zuccherificio. In casa ci sono due figlie, invece la moglie con un altro figlio restano a Bologna». Quel 13 gennaio 1915 vengono svegliati dalla scossa. Lui si mette sotto l’architrave di una porta, una figlia tenta di uscire ma la porta di casa non si apre, l’altra si stava lavando e le cade il contenitore con l’acqua«. »Quando escono – prosegue Claudio Palazzi – l’immensa nube di polvere che si era sollevata nasconde ai loro occhi quello che era accaduto intorno alla loro casa. Solo all’arrivo del figlio che faceva il turno di notte allo zuccherificio hanno potuto capire cosa era accaduto e che la loro era l’unica casa rimasta in piedi«. E questo c’è scritto sulla targa posta sul muro della casa: Unica casa resistita. Un palazzetto che servì in quei momenti anche a Don Orione per farne un centro di passaggio per i bambini e dove si fermò anche il Re.

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