Cronaca e Giudiziaria

Terremoto Cento: Gresta (Ingv), conoscenza è contributo

«In un Paese altamente sismico come l’Italia, in una regione altamente sismica come l’Abruzzo, la Marsica rappresenta un esempio di quello che tragicamente è accaduto cento anni fa». Così il presidente dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv), Stefano Gresta, a margine di un convegno ad Avezzano nell’ambito delle iniziative a cento anni dal terremoto del 1915 che causò oltre 30 mila vittime. «Un evento catastrofico, di magnitudo circa 7, con circa 30 chilometri di estensione di una rottura di faglia, molto più energetico del terremoto dell’Aquila del 6 aprile 2009 – così lo ha descritto Gresta – e che è andato o a impattare su un patrimonio edilizio che era povero, e quindi la concomitanza di alta energia sismica e una vulnerabilità elevata del patrimonio edilizio ha portato un disastro che ha provocato migliaia e migliaia di vittime». Secondo il presidente Ingv, «quello che esce da giornate come questa è che la conoscenza scientifica può dare il suo contributo, per meglio comprendere la pericolosità sismica di un’area, per meglio comprendere anche le risposte sismiche locali, ovvero le amplificazioni dei terreni di fondazione, dopodichè quello che dobbiamo fare in un Paese che vuol dirsi civile è la messa in sicurezza del patrimonio edilizio pubblico e privato, solo così si riduce la vulnerabilità e si riduce il rischio. Non siamo all’anno zero – ha aggiunto – si agisce però a macchia di leopardo, ci sono per esempio le regioni che, avendo la prerogativa di poter recepire o meno le nuove normative, non seguono in sincronia quelli che sono gli adeguamenti delle normative, e dunque degli strumenti e delle applicazioni di tipo scientifico». «Negli scorsi anni, già in collaborazione con il dipartimento della Protezione civile, abbiamo fatto iniziative per mettere in sicurezza quantomeno gli edifici pubblici, e dall’altro lato, aspetto importante – ha evidenziato – per rieducare la gente, per divulgare le nostre conoscenze, e per educarla alla convivenza con il rischio». Ma secondo Gresta «molto di più si potrebbe fare con un piano nazionale, che investa in maniera coordinata e sincrona sull’intero territorio di un Paese sismico».

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