Cultura

Teatro dei Marsi: il bilancio di fine stagione dell’avv. Nicoli

L’avvocato Giampiero Nicoli, mente della stagione di prosa del Teatro dei Marsi di Avezzano, si è concesso ai microfoni di Marsicanews per rispondere a domande, curiosità e chiarimenti inerenti alla stagione appena conclusa, al ruolo del Teatro nella Marsica e nell’Abruzzo, ed alla fondamentale importanza, oltre che necessità, di un impegno maggiore da parte delle istituzioni al fine di consolidare la posizione della struttura anche a livello nazionale.

Come giudica la stagione di prosa appena conclusa? Le va di fare un rapido bilancio?

Il bilancio non può che essere positivo. Abbiamo avuto più di 6000 spettatori con una media di 680 a spettacolo ed 500 abbonati, dunque quasi sempre esaurito. Per un teatro di provincia sono numeri invidiabili. La maggior parte degli spettacoli, anche quelli più impegnativi, sono stati largamente apprezzati dal pubblico. In particolare notevole gradimento lo abbiamo avuto con la “Gatta sul tetto che scotta”, con il “Don Giovanni”, forse il top in questa stagione, con “Onda su onda” di Papaleo; molto divertente. A questo si deve aggiungere il successo ottenuto dagli spettacoli del Teatro dei Colori, le pomeridiane domenicali per bambini e famiglie  e dalle matinèe per le scuole di Lanciavicchio e Teatro dei Colori. Sono assolutamente soddisfatto di questo risultato che sarà difficile replicare.

Con riferimento ai numeri citati, possiamo affermare che considerare il Teatro dei Marsi come teatro di “provincia” sia riduttivo. Centri culturali più grandi di Avezzano fanno gli stessi numeri. Forse bisognerebbe rivendicare questa posizione ed affermare che lo status attuale sia ben più alto rispetto alla considerazione di “provinciale”. Questo volare basso non è limitante?

Superare il provincialismo è un’aspirazione che ho evidenziato da diversi anni e che ora sta ricevendo l’appoggio dell’attuale sindaco. Il Teatro dei Marsi ha una ricettività notevole per l’Abruzzo con una tecnologia d’avanguardia che nessun altro teatro ha nella nostra regione. Da quando il terremoto ha danneggiato il teatro de L’Aquila, non c’è un teatro come questo in Abruzzo. Avezzano può e deve aspirare a questo status, mettendosi in vista e guadagnandoselo con i fatti. Istituzionalizzare il teatro, renderlo autonomo al fine di ottenere fondi regionali e ministeriali importanti, potrebbe sicuramente rappresentare una svolta. Dobbiamo necessariamente uscire dai confini della città.

Secondo lei qual è il primo passo da fare per potenziare il Teatro ?

Innanzitutto dobbiamo estenderlo alla Marsica. Portare non solo i debutti ma almeno una due giorni dello stesso spettacolo al fine di raddoppiare il pubblico. Questo ci consentirebbe di avere spettacoli anche di maggiore qualità perché una compagnia importante è limitata dall’avere a disposizione un solo giorno. Pensiamo che a L’Aquila, nei tempi migliori, uno spettacolo si replicava anche quattro volte, tre serali ed una pomeridiana ad esempio. Questo perché il pubblico veniva da diverse parti d’Abruzzo. Avezzano ancora non fa questo passo che, invece, è fondamentale al fine di crescere come realtà, come città, come organizzazione, ed avere, quindi, ricavi importanti da reinvestire in una programmazione ancora più all’avanguardia.

Come interpreta la presenza costante e numerosa di giovani?

La presenza potrebbe essere per curiosità modaiola o per passione di conoscenza. Ma ritengo che il motivo vero sia il secondo: avere il contatto diretto con gli attori, che solo il teatro può dare. Non il cinema nè la tv. In teatro il rapporto è diretto ed immediato, l’attore comunica dal vero col suo corpo e la sua voce.

Alla luce della sua esperienza, considera necessaria una maggiore collaborazione da parte della critica locale e non? Fornire maggiore spazio al teatro ed all’ambito culturale in generale?

E’ fondamentale. Assolutamente imprescindibile. La stampa deve parlare del teatro, commentare, dibattere, informare. Se ciò non accade è un guaio e noi non usciamo dal provincialismo che purtroppo incombe. La stampa deve fare di più.

A seguito di quanto appena detto, l’idea di un teatro aperto h24, fruibile alla città in più modi, comporterebbe un contributo non solo di carattere culturale-economico, ma anche di tipo sociale-aggregativo. Ad esempio per conferenze stampa, presentazione libri, progetti e altro ancora. Il teatro diverrebbe il vero e proprio motore della città.

Sfonda una porta aperta. Questo è l’obiettivo che dovremmo avere. Il teatro come punto culturale indipendentemente dalle rappresentazioni, Punto di incontro per la cultura, con un caffè letterario, con una biblioteca, con la possibilità di incontri e conversazioni. Questa è la cosa che più desidero e per la quale mi sto da tempo battendo. Ha posto l’attenzione su aspetto davvero importante e che mi sta particolarmente a cuore.

Ritiene che la cultura, musicale o teatrale che sia, venga ancora considerata come elitaria. Le amministrazioni comunali devono impegnarsi ed investire di più?

Sicuramente devono crescere in sensibilità e disponibilità ad investire per la cultura. È necessaria una politica di promozione e sponsorizzazione. E’ importante evidenziare come nonostante questa carenza, il teatro sta andando avanti con le sue gambe, e ciò mi porta ad affermare che il potenziale del teatro sia ancora enorme, dunque, inespresso. Per cui si deve lavorare soprattutto in prospettiva. C’è bisogno di nuove forze, di giovani che abbiano passione e voglia di collaborare per permettere di crescere ad una realtà importante quale il Teatro dei Marsi.

 

 

 

 

 

 

 

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