Cronaca e Giudiziaria

Tartufai contro il Lazio: ricerca vietata oltre confine

I tartufai marsicani sono in agitazione. Il 31 gennaio scorso è scaduto il termine per il pagamento della tassa («esosa», dicono) di 150 euro necessaria per esercitare l’attività. E come ogni anno si ripresenta il problema dei rapporti di vicinato con alcuni comuni del Lazio che vietano agli abruzzesi di battere i loro territori. «Quella abruzzese è la tassa più alta tra tutte le regioni italiane», spiega Filippo Pandoli, presidente dell’Associazione tartufai della Marsica, «e nonostante le continue lamentele della base, nessun amministratore regionale ha affrontato seriamente il problema. Dicono che questo denaro va a finanziare “reiterate” ricerche sul tartufo, dimenticando di aggiungere, che a tutt’oggi, non si è visto alcun risultato concreto che possa aiutare questa realtà economica a crescere ed a beneficiarne in modo concreto». Perché, dice Pandoli, «tartufo in Abruzzo non rappresenta, come molti possono credere, un’attività da diporto,ma per molti cavatori, è l’unico cespite a cui possono attingere in questi tempi di crisi e mancanza di lavoro. Ma a tutto ciò, si aggiunge la beffa che alcuni comuni della Regione Lazio, quali Camerata e Sant’ Anatolia, confinanti con l’Abruzzo, hanno chiuso con la complicità, non sempre lecita, dei loro sindaci, i loro territori ai cavatori abruzzesi; mentre dal canto loro i cavatori laziali, con solo 50 euro di tassa possono, indisturbati, venire alla ricerca del tubero nella nostra regione».

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