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Santa Croce, il TAR boccia il ricorso di Colella

Canistro – Giornata decisiva quella di oggi per le sorti della concessione dell’acqua minerale di Canistro. I tre giudici del Tar L’Aquila – dr. Antonio Amicuzzi (presidente), dr.ssa Maria Abruzzese (relatore ed estensore), dr.ssa Lucia Gizzi (primo referendario) – hanno dichiarato inammissibile il ricorso presentato dalla Italiana Beverage S.r.l. e dalla Sorgente S.Croce S.p.A. per ottenere l’annullamento del bando. La notizia, giunta subito alla sede regionale di Pescara, ha causato il malore di un membro della Commissione che stava procedendo all’aggiudicazione provvisoria della gara, tanto da rendere necessario un rinvio, fissato a venerdì prossimo (17 marzo).

Il ricorso – lo ricordiamo – aveva sollevato le ire dell’amministrazione del Comune di Canistro, preoccupata, dopo un anno di attesa per editare il nuovo bando (essendo stato il precedente annullato proprio con il ricorso del Comune), per le sorti dei lavoratori e per lo spreco della preziosa acqua nel caso si fosse reso necessario un ulteriore stand by.

Le due società ricorrenti avevano sollevato una lunga serie di profili di illegittimità del bando: dall’impropria applicazione delle regole del Codice degli appalti all’incoerente adozione del criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa; dalla previsione giudicata discriminante della clausola di salvaguardia sociale dei lavoratori (minimo 50 unità), peraltro oggi tutti licenziati dallo stesso imprenditore ex concessionario, alla previsione del sub-appalto; dall’omesso espletamento della V.I.A. alla mancata adozione del Piano di Tutela delle Acque minerali; dalla irragionevole previsione di uno sconto sul canone dell’acqua soltanto per chi sottoscrive un patto in difesa dell’occupazione alla mancata pubblicazione nel bando dello schema di contratto.

Ma il TAR ha accolto in pieno la tesi degli avvocati del Comune di Canistro, Salvatore Braghini e Renzo Lancia, che avevano immediatamente evidenziato lo scopo strumentale del ricorso e la sua inammissibilità, soprattutto a motivo del fatto che nessuna clausola del bando, cui proprio il Comune di Canistro aveva dato un apporto decisivo per evitare gli errori contenuti nel precedente Bando poi annullato, era tale da escludere le due società ricorrenti ovvero impedire una loro valida formulazione dell’offerta.

Con una lunga sentenza il Collegio giudicante ha in primis evidenziato che la proposizione di un ricorso congiunto da parte delle due società rappresenta un’evidente conflitto di interessi, in quanto la Italiana Beverage S.r.l. , società che controlla la Sorgente S.Croce S.p.A., avendo partecipato alla gara, ha acquisito un interesse a vincere la gara, ponendosi in contrasto con l’interesse all’invalidazione del bando da parte della società controllata.

I tre Giudici hanno esaminato clausola per clausola contestata e hanno aderito alle prospettazioni difensive della dirigente Iris Flacco, che ha firmato l’Avviso di gara pubblica, e degli avvocati Salvatore Braghini e Renzo Lancia, affermando che le previsioni di cui le società ricorrenti invocano l’illegittimità non sono mai state escludenti ovvero ostative alla presentazione di una valida offerta economica per i concorrenti, con conseguente inammissibilità dell’impugnativa per carenza di legittimazione a ricorrere (con riferimento alla mancata partecipazione alla gara per la ricorrente S. Croce) e del difetto di interesse (con riferimento al carattere non immediatamente lesivo del bando per la ricorrente Beverage che ha presentato un’offerta).

Quindi, giudicato inammissibile il ricorso, il TAR ha condannato le due ricorrenti alla refusione delle spese legali, computate in 6.000 € oltre accessori. I due legali del Comune di Canistro, che hanno sostenuto il dirigente Iris Flacco in tutte le fasi e hanno tratto forza per la loro azione dai lavoratori dell’ex Santa Croce, sempre presenti alle udienze, esprimono la loro soddisfazione soprattutto perché ora può finalmente aprirsi una fase di rilancio del territorio e dell’occupazione, aggiudicando la concessione al miglior offerente e valorizzando quel bene tanto prezioso che, a causa di condotte irrazionali, stava diventando una maledizione anziché una risorsa. L’immagine della Regione e del Comune di Canistro ne esce rafforzata, e con essa le prospettive dei lavoratori licenziati.

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