Editoriale

Tanti auguri a noi…

Vi dovevo una risposta, ma prima di entrare nel merito della questione, mi sembra opportuno dedicare due righe al nostro compleanno.

Era il 9 settembre del 2013 quando Antonio, il nostro editore, finalizzava tecnicamente il mio lavoro editoriale, approntato nelle calde (quelle di allora) settimane di agosto. Non nuovo a simili dinamiche (per destino e forse non per vocazione, ero già stato più volte direttore responsabile di varie testate) mi affacciavo comunque in una realtà con diverse novità e con vari aspetti della professione che erano stati riveduti e corretti nel periodo in cui il sottoscritto era rimasto inattivo (un annetto).

Una macchina mastodontica che nemmeno ve lo immaginate quanto, e dinamiche in definizione ancora adesso, mentre vi scrivo questo ennesimo editoriale, più un sacco di ringraziamenti da fare a chi ci ha creduto e a chi mi ha aiutato ad arrampicarmi verso una cima, che in molti occasioni sembra davvero raggiunta.

Anche per questo, con enorme orgoglio saluto la mia redazione, che purtroppo in parte non è più quella che vide la luce con noi. Scelte dolorose sono state fatte in corso d’opera e anche correzioni di rotta, notti insonni, dirette live, una gran quantità di video interviste e numeri crescenti e davvero molto incoraggianti.

Sarebbero troppi gli aneddoti da raccontare e quindi mi limito a tornare sulla stretta attualità e più precisamente a quel buco che poteva essere scoop, se solo…

No, vi scrivevo l’altra volta che non fu pietà, bensì scrupolo il mio, che mi costrinse a verificare una ferale notizia datami come certa (e che si è rivelata peraltro fondatissima, alla luce dei fatti). Una certa qual diffidenza mi portò a telefono con diverse persone che lì dentro sono di casa e che dovrebbero essere i padroni di casa!

Ma così evidentemente non era. Forse piuttosto si trattava di sgraditi ospiti che, a tutti i livelli, ma senza malafede, stroncarono il mio teorema con un colpo di spugna. Guarda che le macchine sono sempre lì e fra un paio di giorni torniamo a lavoro regolarmente, mi dicevano alla cornetta. Per quanto non si sa, ma intanto si riparte, aggiungevano.

Dopo un pugno di ore avrebbero trovato i cancelli sprangati…

Un pensiero che mi ha lacerato giornalisticamente e umanamente, quello legato a questo episodio e che mi ha accompagnato sino ad alcuni giorni fa, costantemente. Giornalisticamente ho fatto quello che dovevo fare; le fonti non ufficiali vanno verificate con almeno un paio di “cartine tornasole”.

Umanamente addirittura ho fatto un figurone. Ma quanti rimpianti giornalistici… e quanta rabbia “umana”. Come può, chi campa con quella pagnotta, essere l’ultimo a sapere che il forno chiude?

Anche se poi mi sono detto che la colpa è anche nostra. Perché il disimpegno politico e la disinformazione presto ci seppelliranno. Come?

Altri sette giorni e ne parleremo compiutamente…

VALE
Luca DJ Di Giampietro

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