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Lavoro: Tangredi fa il punto sul mondo del (non) lavoro marsicano

Abbiamo chiuso l’anno sindacale con tante “ferite sanguinanti” e con tante delusioni.

Abbiamo dato il meglio di NOI stessi per essere all’altezza dei NOSTRI ministeri e, molte volte, siamo andati anche oltre, nella convinzione che “un’altra possibilità” dovesse e potesse essere data a tutti.

E così, nel marasma delle vertenze e degli impegni quotidiani, di volta in volta, singolarmente o congiuntamente, è stata sollecitata una soluzione, almeno istituzionale, ai problemi occupazionali e, quindi, sociali, della Marsica.

L’anno industriale appena trascorso è stato un vero bollettino di guerra! Iniziato con la “ferita” della Micron (1650 dipendenti di cui 1400 in c.d.s.) e conclusosi con le lettere di licenziamento ai dipendenti della PITTINI, ex MACCAFERRI di Celano (74 dip.), passando per i contratti di solidarietà alla SAES (231 dip.), per i 12 mesi di cassa integrazione straordinaria alla PRESIDER (124 dip.), per l’omologa del concordato preventivo alla SILVER CAR (71dip.), per i 40 dipendenti in cassa in deroga alla VEPRAL, per i 36 della MAREL definitivamente persi, per i 37 ormai “andati” alla ex BRENTA, per i 65 persi irrevocabilmente alla SMC di Carsoli, per i 60 licenziamenti alla TECNOSISTEMI di Carsoli, per i 24 della T. e C. di Avezzano e così via, per non parlare di tante altre piccole e piccolissime realtà industriali.

Centinaia di posti di lavoro persi o affidati agli ammortizzatori sociali, sotto la più completa “inosservanza” di chi, invece, avrebbe dovuto e potuto almeno essere facilitatore dei tavoli ai ministeri romani.

Alla fine del 2013, tuttavia, anche tornando con la memoria al teatrino politico che si consumò nella querelle con la Micron del 2004, ho maturato definitivamente la convinzione che, per la prossima vertenza che si sta per concretizzare, ovvero, l’annunciato ridimensionamento del numero di dipendenti alla ex Hydro di Aielli, non sprecherò neanche un minuto del mio tempo a chiedere “una mano” alla politica.

Molti diranno: ci voleva tanto???

La mia risposta è scontata ma, visto che non vorrò ne potrò mai imporre agli altri il mio pensiero, mi riterrò libero di astenermi dal partecipare alle inutili riunioni con la politica insignificante ed ipocrita di chi ti chiama per dire: noi siamo a disposizione, diteci cosa serve! O, peggio ancora, sentir dire: avete la nostra solidarietà.

Non c’è bisogno di finta disponibilità o di solidarietà (tanto è gratuita!!), da qualunque schieramento politico dovesse pervenire; non c’è bisogno di chi non è disponibile neanche a sostenere economicamente i presidi dei lavoratori fuori alle fabbriche!!

E c’è ancora meno necessità di chi, facendo copia-incolla delle parole della politica, cerca di rasserenare le coscienze della gente, con l’invenzione di inutili telefonate a Roma, per parlare con “chi sa chi” e di “cosa” !!!!!

A ottobre scrissi una serie di appunti che generarono una mozione dell’opposizione e, quindi, una votazione per la richiesta di assunzione d’impegno del Consiglio Regionale, a istituire un osservatorio sull’occupazione: è finita in una sciagura politica, un enorme litigio che portò solo alla parziale approvazione della mozione! Neanche un osservatorio, una cabina di regia!!!!!!! Niente!!!!!!

Roba da non credere!

Nel mese di novembre 2013, su richiesta, ho scritto un’ interrogazione parlamentare, relativamente alla vertenza PITTINI di Celano, per due “schieramenti” diversi, ovviamente. Non potendo, nello svolgimento del mio ruolo, essere tifoso dell’uno o dell’altro (alla fine non è proprio così vero!!!) e, soprattutto, non avendo molta voglia di scrivere, per “questa gente”, ho dato la stessa copia a tutti e due (la seconda aveva solo una diversa data).

Dunque, due interrogazioni presentate allo stesso “indirizzo parlamentare” ! Nessuno l’ha notato: neanche i presentatori (delle risposte del Governo, ovviamente, non se ne conosce traccia!!).

Allora mi chiedo: perché affidare il mio tempo e le mie energie per questa gente che, al di la delle posizioni politiche, non è in grado di trovare, NO le soluzioni, ma nemmeno il coraggio di tacere?

Non m’interessa, per quanto importante, se il loro stipendio sia 8 volte il mio o di un operaio di 5° livello metalmeccanico con 20 anni di servizio; non voglio sapere neanche se sono già pronti per i nuovi scranni regionali ed europei, vorrei solo dire loro, però, che, a parte l’urgenza della riforma della legge elettorale (nazionale), vi è una cosa più importante da  fare: rivedere la legge FORNERO.

L’Abruzzo, una volta, era considerata la Regione del Sud con il più alto PIL; nel 2013 è diventata la Regione con la più alta richiesta di ammortizzatori sociali. Inoltre, i lavoratori dell’Abruzzo industriale, orfani da anni di una classe politica adeguata, vedranno ridursi, non solo i posti di lavoro, ma anche le tutele sociali.

Alla fine del 2014, infatti, oltre a perdere qualche altro centinaio di migliaia di posti lavoro, l’Abruzzo, a causa di politiche industriali inesistenti, perderà, per effetto della legge FORNERO, anche i benefici degli ammortizzatori sociali tradizionali, ovvero, quelli che erano stati riconosciuti ai territori svantaggiati (il famoso anno in più!!)..

Tradotto, avremo 2 generazioni di popolazione in età “attiva” in mezzo ad una strada, un’altra, quella degli over 50, ancora più inguaiata, per non parlare, poi, dei tanti ESODATI, ancora in attesa di risposte e degli eterni precari.

In parole ancora più chiare, l’Abruzzo ripiomberà nella miseria dei tempi post-bellici, con l’aggravante che, mentre i nostri padri e le nostre mamme, in mezzo a tante difficoltà, alla fine hanno trovato benefici dallo sviluppo industriale, NOI, oltre a pagare il prezzo del processo di deindustrializzazione e, quindi, alti prezzi sociali, dovremo pagare anche lo scotto delle bonifiche industriali.

La politica, incapace di fare le cose difficili, avrebbe potuto e dovrebbe evitare di complicare quelle facili e da queste responsabilità non si possono sottrarre neanche quelli eletti in massa a febbraio 2013, capaci solo di gridare.

Per ritornare alla “prossima vertenza”, quella della ex Hydro che ha annunciato una riduzione del personale del 20% su un totale di 100 dipendenti ( a cui dovrà essere sommato l’indotto, almeno altre 70 persone), la politica non sarà invitata, soprattutto a valle della vertenza della PITTINI, tenuta in piedi solo dai lavoratori, dal sindacato e da qualche “uomo di buona volontà”.

Alla ex Hydro non sarà permesso di licenziare nessuno, esistono i “contratti di solidarietà” e quelli dovrà firmare con il sindacato: l’alternativa è l’opposizione come stiamo facendo con gran coraggio, con i lavoratori della PITTINI al 117° giorno di presidio: a MUSO DURO !!

     Antonello TANGREDI

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