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Taglio dei tribunali: i nuovi scenari della lotta dopo la bocciatura della Corte Costituzionale

Pomeriggio di bilanci e propositi ieri a Palazzo Torlonia dove, nella cornice dell’incontro organizzato dal Centro Democratico Abruzzo, amministrazioni, comitati, consiglieri regionali, esponenti della magistratura e semplici cittadini si sono confrontati sul tema della riforma giudiziaria e sull’attuale situazione dei tribunali abruzzesi.

Ad introdurre i lavori e a guidarne lo svolgimento ha provveduto il consigliere regionale Gino Milano visibilmente amareggiato per l’esito della sentenza della Corte Costituzionale che, dando l’impressione di esser stata redatta ancor prima dell’intervento difensivo delle nove Regioni, lo scorso 15 gennaio ha negato a 23milioni di cittadini la possibilità di scelta calpestando una richiesta democratica avanzata seguendo una strada istituzionale mai percorsa prima nella storia della nostra democrazia.

Omogeneità del quesito proposto ed eventuale creazione di «vuoto normativo» in caso di raggiungimento del quorum, queste le motivazioni ufficiali addotte dalla Corte a sigillo della sentenza di bocciatura sebbene a giudizio dell’avvocato Petrella, ideatore del quesito referendario, le ragioni reali racconterebbero di un governo che, desideroso di presentarsi agli occhi dell’Europa con una riforma strutturale e finanziaria, non gradisca lo spettro del referendum né tanto meno «la presa di coscienza delle Regioni di poter contrastare lo strapotere del Parlamento». Paradossalmente però la sentenza della Corte, slegando le ragioni della bocciatura dalla legge di bilancio e smentendo il governo sull’eventuale risparmio che tale riforma comporterebbe, ha di fatto lasciato aperta la possibilità che si possa procedere con una riproposizione del quesito referendario.

«Il coordinamento nazionale si sta allargando e i cittadini chiedono di riappropriarsi di un loro diritto» ha affermato l’avvocato Fabiana Contestabile, coordinatrice nazionale «la proroga triennale concessa ai tribunali abruzzesi non va considerata come un punto di arrivo ma semplicemente come un punto di passaggio perché fermarsi non si può. Riproporremo il referendum e per non lasciare intentata nessuna strada percorreremo anche la via aperta dalla legge di stabilità (comma 397) la quale prevede che, tramite un accordo sperimentale fra Regioni e Ministero, il tribunale possa restare aperto accollandosi le spese di gestione rivolgendoci, se necessario, anche agli organi di competenza europei. In tutto questo l’Abruzzo, che ha già avuto l’adesione delle altre Regioni, farà da “ariete” dando istruzioni su come muoversi».

Quali correttivi verranno apportati alla nuova richiesta di referendum? Per scavalcare l’omogeneità si procederà ad una scissione del quesito con la cancellazione della legge delega mentre, per ovviare al problema del vuoto normativo, si chiederà esplicitamente che la richiesta referendaria venga letta limitatamente ai tribunali senza lo sconvolgimento totale della Tabella A ribadendo il fatto che per norma costituzionale, a seguito dell’esito positivo di un referendum abrogativo, il Parlamento avrebbe 120 giorni per legiferare e colmare tale vuoto. Prima di avventurarsi lungo il sentiero della seconda possibilità in cantiere (la convenzione tra Ministero e Regioni che porrebbe a carico del bilancio della regione le spese di gestione degli uffici giudiziari portando la questione nella Conferenza Stato-Regioni) occorrerà, invece, valutare singolarmente i costi di ogni singolo presidio giudiziario in modo tale da approntare un esaustivo studio economico che permetta poi al consiglio regionale di comprendere l’entità di tale gestione diretta.

Nonostante il tempo a disposizione sia molto esiguo (solo tre consigli prima dello stop delle elezioni) il vice presidente del consiglio regionale, Giovanni D’Amico, ed il consigliere Giuseppe Di Pangrazio si sono detti pronti a lavorare attivamente su entrambi i fronti in modo da poter lasciare al governo che verrà una piattaforma su cui impostare successive azioni e delibere.

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