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Tagliacozzo, il sindaco Maurizio Di Marco Testa ricorda le vittime delle “Foibe”

Un altro tragico momento della nostra storia frutto dell’odio e della barbarie, viene celebrato oggi 10 febbraio con il “Giorno del ricordo”, per rievocare le vittime dei massacri delle “foibe”: vale a dire gli inghiottitoi carsici, all’interno dei quali furono gettati gli italiani, vittime degli eccidi e delle deportazioni in Istria e in Dalmazia, nell’immediato dopoguerra.

A pochi giorni dalla commemorazione della “Giornata della Memoria”, celebrata lo scorso 27 gennaio in ricordo della Shoah, tali massacri si inquadrano nella secolare lotta tra italiani e slavi per il possesso di quell’area che si affaccia sull’Adriatico. Negli ultimi dieci anni, si celebra questa giornata proprio per “non dimenticare”. E una riflessione in memoria delle vittime, ci giunge dal sindaco di Tagliacozzo Maurizio Di Marco Testa.

«Ricordare significa incontrare ciò che conoscevamo, significa scoprire ciò che è sconosciuto, il ricordo ci aiuta ad elaborare gli eventi indagando i dettagli e facendoci individuare i particolari da cui il ricordo è composto.

Ricordare fa parte della nostra vita, dobbiamo quindi ricordare tutto, non solo le cose positive o belle ma tutto ciò che ciò che ci è stato trasmesso, apprendendo le lezioni del passato.

Il ricordo del massacro delle foibe è stato solo da poco tempo recuperato, rispetto agli anni nei quali i crimini furono commessi, ricordare le foibe significa rinnovare il giusto equilibrio della memoria storica nella quale non ci sono solo buoni o cattivi, schierati secondo idee politiche che tutto tendono a giustificare.

Il ricordo del massacro delle foibe serve a rendere giustizia ai tanti civili, militari, uomini e donne, di diverse nazionalità, italiani, sloveni, croati che morirono in quelle circostanze. Ma innanzitutto significa ricordare delle persone che avevano diritto di continuare a vivere la propria vita, vittime sacrificali uccise in nome di quella falsa giustizia che solo una guerra orrenda ha tentato e voluto erroneamente giustificare».

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