Ambiente

La posizione dell’associazione italiana Wilderness sulla strada dei Prati d’Angro


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“In merito alle ultime notizie in circolazione sui media relative alla questione della strada dei Prati d’Angro, è il caso di fare chiarezza sui veri problemi del contendere (che sono l’ipotetico danno all’ambiente ed all’orso e di rispetto di diritti democratici), e non gli aspetti meramente di legittimità, che evidentemente esistono, ma che non cambiano le cose dal punto di vista del danno ambientale: tutto ciò mi ricorda quando al Gran Paradiso noi guardie eravamo costrette a servizi sfibranti per impedire che i bracconieri uccidessero camosci e stambecchi, e poi li vedevamo morire d’inedia in inverno perchè erano troppi. Fu allora che cominciai a riflettere che io ero andato a fare la guardia per difendere la natura e non già per fare il poliziotto che deve far rispettare le leggi a prescindere”. E’ quanto dichiarato in una nota stampa dal segretario generale dell’associazione italiana Wilderness (AIW) Franco Zunino.

“Noi non ci occupavamo di difendere camosci e stambecchi, ma semplicemente di violazioni di leggi, perché la morte di quegli animali bracconati non arrecava alcun danno al resto delle popolazioni, ma anzi le favoriva riducendone il numero come avrebbero fatto un qualsiasi lupo la cui predazione avremmo considerato legittima e addirittura di aiuto al loro benessere – prosegue Zunino – tornando alla strada dei Prati d’Angro, lasciamo che guardie forestali e giudici facciano il loro dovere. Noi occupiamoci dei danni al Parco e all’orso (un inutile gran casino per i Prati d’Angro, ed un silenzio assordante sul ben più grave problema della Cicerana). Anziché guardare la luna sembra che gli ambientalisti siano tutti intenti a guardare il dito che la indica”.

“Non facciamoci ingannare dall’uso della stampa (e dei media) che spesso nascondono la verità dietro a notizie scandalistiche ma non vere ed ignorano la vera notizia, ovvero, che né il Parco, né l’ambiente né tanto meno l’orso, hanno subito o subiscono danni da quei lavori, perché sostanzialmente non cambiano nulla da uno stato di fatto che dura da 70 anni – sottolinea il segretario generale – è una mera questione di carte mancanti o di autorizzazioni mal concepite o, meglio, concesse solo a metà mentre l’opera andava autorizzata nella sua completezza anche e proprio per mitigare e contenere il danno (questo doveva stabilire una VIA corretta che valutasse l’impatto sull’ambiente).

“In merito alla politica gestionale del Parco di chiudere al traffico motorizzato le strade di penetrazione anche e proprio per salvaguardare il suo patrimonio, restano due fatti inconfutabili che tutte le autorità preposte non possono ignorare (Unione Europea compresa) e che, se fossimo veramente in un Paese a democrazia compiuta, anche gli ambientalisti e le loro forze dovrebbero valutare: 1. Che, al contrario di tutte le altre strade bianche che penetrano territori del Parco (Prato Rosso, Difesa e Macchiarvana di Pescasseroli, Val Fondillo, Val Iannaghera, Val Canneto, ed altre minori), quella dei Prati d’Angro, così come quella della Cicerane, dà accesso ad un’ampia proprietà privata, quindi a diritti relativi che il Parco non può e non deve ignorare. 2. La strada esiste da 70 anni e se fa danno oggi dopo l’ammodernamento, faceva danno anche per tutti i decenni passati. Dire che oggi avendola aggiustata e resa meno impattante, faccia danno all’orso è una mera bugia. 3. Certo è che se la strada deve restare, il metodo utilizzato per aggiustarla è forse il migliore e più rispettoso dell’ambiente. E sarà dimostrato nei prossimi anni quando la vegetazione si ripresenterà integra e pulita fino ai suoi bordi (le foto che si allegano sono la dimostrazione del prima e del come si presenterà la situazione a cose fatte). 4. Se poi, si riesce a chiuderla al traffico con l’accordo con gli aventi diritti, tanto meglio. Ma allora tanto varrebbe cominciare a parlare di smantellamento, perché un conto è la strada di per sé (e vale quanto scritto sopra) un conto l’utilizzo che se ne fa: due problemi che non vanno confusi”.

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