Ambiente

Sirente Velino: voltare pagina con l’istituzione del Parco Nazionale

A fronte di una situazione attuale di crisi e malcontento generalizzato, il futuro del Parco Regionale Sirente Velino vive oggi momenti di grande confusione, a seguito dell’ennesima proposta di riforma della sua legge istitutiva (progetto di legge regionale n. 39/2014, che sarebbe la quarta dal 1989, anno della sua istituzione), della terza proposta di riperimetrazione formulata da alcuni sindaci della Valle Subequana e dell’Altopiano delle Rocche (senza alcuna base scientifica e per puri motivi localistici), e delle continue ed infruttuose riunioni convocate dalla Regione tra sindaci del Parco ed associazioni ambientaliste ed ecologiste che si susseguono ormai ininterrottamente fin dal mese di aprile scorso.

Questa situazione non può portare alla soluzione dei problemi del Parco ma anzi può solo crearne di ulteriori. Di fronte alla ormai conclamata mancanza di volontà di Sindaci e Regione di approvare finalmente il Piano del Parco, rendendolo realmente operativo e rilanciandone così le attività, l’unica soluzione per assicurare una efficace protezione agli ecosistemi del massiccio del Velino Sirente è quella di rinunciare alla tutela regionale e passare decisamente all’istituzione del progettato Parco Nazionale. Infatti, la mancata gestione del Parco Regionale da parte della Regione in questi 28 anni lo ha reso di fatto un vero e proprio ectoplasma, impedendone il funzionamento e qualsiasi ricaduta positiva sul territorio: non resta quindi che concludere una volta per tutte questa storia di croniche inadempienze, affrancando il Sirente Velino dalla tutela regionale.

La proposta di istituzione del Parco Nazionale del Velino Sirente, lanciata cinque mesi fa da Appennino Ecosistema e formalizzata durante il workshop svoltosi a Lucoli nello scorso mese di maggio, comprende infatti l’approvazione della zonazione del territorio (secondo la bozza già elaborata dagli esperti di Appennino Ecosistema) fin dal momento dell’istituzione del nuovo Parco Nazionale. La zonazione prevista dal Piano del Parco Regionale avrebbe potuto lanciare una gestione del territorio scientificamente fondata ed adeguata da un lato alle sue qualità ecologiche e dall’altro alle attività umane con queste compatibili.

L’adozione formale del Piano del Parco sarebbe già dovuta avvenire da oltre vent’anni, secondo le procedure previste dalle tre precedenti leggi, mai attuate, che ne prevedevano l’entrata in vigore entro 6 mesi (nel 1989), entro 18 mesi (nel 2000) ed entro 18 mesi (nel 2011), nonché la possibilità di esercitare i poteri sostitutivi da parte della Giunta Regionale. Senza il Piano del Parco, permangono invece in vigore in modo “provvisorio” (da ormai quasi trent’anni!) assurdi ed immotivati divieti di assoluta inalterabilità dei luoghi, su tutto il territorio del Parco, persino nei centri abitati e nelle zone agricole, che fanno degli abitanti di tutti i comuni compresi nel Parco veri e propri ostaggi della mancata applicazione della legge e dell’assoluta discrezionalità dell’Ente Parco per le autorizzazioni relative a qualsiasi intervento sul territorio.

La proposta di istituzione del Parco Nazionale ha finora trovato il sostegno aperto delle amministrazioni comunali di Ocre, San Demetrio ne’ Vestini e Magliano de’ Marsi, il sostegno condizionato di quelle di Lucoli e L’Aquila, e l’interesse a vagliare la proposta di Fontecchio, Castel di Ieri, Acciano, Cerchio e Massa d’Albe, nonché del presidente della Commissione Territorio e Ambiente della Regione Pierpaolo Pietrucci. Appennino Ecosistema continuerà a lavorare su questa proposta, in modo da arrivare ad una decisione in merito da parte della Regione Abruzzo entro la fine di quest’anno, per poi proseguire l’iter a livello nazionale.

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