Italia

Sì al Tfr in busta paga ma a tassazione ordinaria

L’obiettivo dichiarato è dare agli italiani più liquidità, per far ripartire i consumi, stagnanti nonostante il bonus degli 80 euro. «Diamo un’opzione in più ai lavoratori: la facoltà del tutto volontaria di rimettersi in tasca il trattamento di fine rapporto» dice il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan. A partire dal primo marzo 2015 e fino al 30 giugno 2018, dunque, i lavoratori del settore privato assunti da almeno 6 mesi potranno chiedere al datore di lavoro di avere in busta paga ogni mese la cifra dovuta, compresa quella eventualmente destinata alla pensione complementare. Dipendenti pubblici, domestici e lavoratori del settore agricolo saranno esclusi. La scelta sarà irrevocabile fino al termine previsto. Ma la misura parte azzoppata: l’importo, infatti, non sarà assoggettato – come inizialmente previsto – alla tassazione agevolata (23%) di cui gode il Tfr accantonato, ma all’aliquota ordinaria. Una decisione che – secondo la Fondazione studi consulenti del lavoro – renderà l’opzione conveniente solo per i lavoratori con un reddito fino a 15mila euro lordi (che non subiscono aggravi fiscali) ed entro i 28.650 (50 euro in più l’anno), mentre chi supera questa soglia subirà un aumento annuale delle tasse tale da rendere il prelievo anticipato poco conveniente, perché tassato al 38%.

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