Altri articoli

“Sempre meglio che lavorare”: alcune cifre sul mercato del sesso…

Ogni volta che si parla di prostitute, vengono fuori gli stessi discorsi. A seconda degli orientamenti politici, ideologici o religiosi, si tende a percepire le prostitute come “benefattrici” del genere maschile o come delle poverine sfruttate. Da una parte ci sono quelli che vorrebbero riaprire le case chiuse e “legalizzare” quello che non è reato, dall’altra, i sostenitori della teoria dello sfruttamento, per la quale, ogni donna che vende il suo corpo, è in qualche modo sfruttata (i trans sfuggono ai discorsi dei difensori delle donne/prostitute, pare che lo sfruttamento per loro non esiste).

In mezzo ci sono i moralisti, divisi tra chi vorrebbe punire gli sfruttatori e salvare le fanciulle e chi vorrebbe che sparissero tutti dalle strade. Senza dimenticare quelli che vorrebbero le prostitute in galera, gli abitanti delle vie “battute” che si accontenterebbero di non averle sotto casa e migliaia di uomini ( e qualche donna) che spendono i loro soldi alla ricerca di sesso facile. Alcuni sindaci italiani hanno pensato di risolvere il problema, multando i clienti e le prostitute o videosorvegliando le strade. Alcune ragazze e ragazzi si sono spostati in comuni “meno virtuosi”, altri sono andati via dalle strade per continuare il meretricio nelle case o dentro i camper. Cosi la prostituzione aiuta altri attori, i proprietari di case che affittano a prezzi esorbitanti ed i giornali che pubblicano gli annunci.

Intervistando  le prostitute si scopre un mondo fatto di libera scelta, “sempre meglio che lavorare” – mi dicono, oppure di sfruttamento più o meno marcato. Le “schiave”  (picchiate, affamate, abusate, costrette) del sesso non sono che una piccolissima minoranza, le altre si dividono tra “imprenditrici” di se stesse e di “operaie”. La differenza è nel tempo, tutte prima o poi diventano imprenditrici dopo aver fatto arricchire un singolo o un gruppo criminale. Tante sanno che possono denunciare gli sfruttatori e spesso lo fanno, altre si accontentano di trattare le percentuali. Una ragazza, venduta da uno ad un altro gruppo era contenta, quest’ultimo le richiedeva solo 100 euro al giorno, poca roba con 4 clienti se l’era pagato. In media i clienti giornalieri erano almeno una quindicina.

Senza pensare alla morale ma solo alle strade di notte, piene di cosce e di tette, ho deciso di dare ascolto alle puttane, pardon, “operatrici del sesso”.

Le prostitute sono ben lontane dall’essere benefattrici, le “bocca di rosa” della canzone di De Andrè, dai dati raccolti, risulta che nel 90% dei casi, non siano neanche delle poverine sfruttate, ma donne (e uomini) che fanno il mestiere più antico del mondo, guadagnandoci e non poco.

La prostituzione non è solo un antico mestiere, è quasi un modello di comportamentale; più di venti anni fa fa degli antropologi osservarono il modo di vivere di alcune scimmie, riconducibile alla prostituzione. Una scimmia femmina si concedeva per un brevissimo rapporto e la scimmia maschio le lasciava, come compenso, del cibo. Nella civiltà super tecnologica, gli uomini non si sono liberati del più semplice scambio che esista dall’alba dei tempi: io ho qualcosa che tu vuoi e sono disposto a dartela, in cambio di una cosa che invece, voglio io. Non ci vuole il pollice opponibile e molta intelligenza, questa è la base di ogni negoziazione. La prostituzione è una negoziazione, segue fedelmente le stesse regole: un maschio “arrapato” ferma la macchina, chiede un prezzo, accetta la base dello scambio, consuma, e torna a casa dalla mogliettina.

Poveracci gli uomini, poveracce mogli e fidanzate- penserà più di qualcuno, poveracce le prostitute – esclameranno altri. Non so sinceramente se uomini, mogli e fidanzate siano delle poveracce, le prostitute sicuramente no. Almeno economicamente. Tranne quei rari casi di chiaro sfruttamento, in cui la ragazza che lavora guadagna pochissimo, almeno fino a che non riesce ad affrancarsi da chi l’ha introdotta in Italia, se straniera (99% dei casi), o fino a che non riesce a denunciare gli sfruttatori, le prostitute guadagnano tantissimo. Dai 2-3000 fino ai 18-20.000 euro al mese.

Le più povere sono le ragazze di colore, che sono anche quelle a più buon mercato, le più ricche quelle che lavorano in casa e mettono annunci sul giornale o su internet e possono arrivare fino a 500-1000 euro per cliente.Il giro d’affari della prostituzione è stramiliardario. Le 40- 50.000 donne che battono i marciapiedi o aspettano sui divanetti degli “studi attrezzati con aria condizionata” guadagnano in media circa 4-5000 euro al mese, per un mercato che viaggia tra i 2 ed i 3 miliardi di euro l’anno. Le prostitute tuttavia non sono solo donne e allora, vanno considerati anche gli uomini (trans e quei pochi gigolò), circa 15.000, guadagnano intorno ai 6000 euro al mese, per un giro che si aggira intorno al  miliardo di euro all’anno.

Il mercato globale del sesso a pagamento in Italia, si aggira sui 3-4 miliardi di euro l’anno, stime più precise non se ne possono fare, queste appena fatte, sono al ribasso e non considerano tutte quelle donne ( e uomini) che si prostituiscono occasionalmente. Sono in tanti a pagare gli “sfizi” (gioielli, HiTech, chirurgia plastica, viaggi) con le marchette, se facessimo una telefonata rispondendo ad un annuncio su un giornale specializzato, forse scopriremmo perché la nostra vicina di casa riesce a fare tutte quelle cose con il suo magro stipendio di impiegata.

Se si dovessero tassare i proventi della prostituzione, lo Stato incasserebbe circa 1 miliardo di euro e spicci, all’anno. I pensionati potrebbero stare un po più tranquilli per la prossima finanziaria.

Rimangono gli utilizzatori finali, i clienti, ormai fidelizzati, disposti a pagare, per una singola prestazione, cifre non particolarmente altisonanti ma se confrontate con gli stipendi mensili fanno una certa impressione.

Un’ora lavorativa (escluso il tempo d’attesa, tra un cliente e l’altro) di una prostituta, per esempio dell’Est, vale 26 volte quella di un’operaio, 12 volte quella di un funzionario amministrativo, 6 volte quella di un professore universitario o di un medico ospedaliero, 3 volte quella di un libero professionista (avvocato, dentista) di successo. Le cifre sembrano impietose, sono fredde come le notti d’inverno, invece,  le strade frequentate dalle lucciole sono sempre calde anche nella stagione fredda. Merito delle macchine in fila, degli abitacoli bollenti che riscaldano ragazze infreddolite, vestite di poco. Merito dei clienti, gli utilizzatori finali, il motore dell’economia del sesso a pagamento, loro, non mancano mai.

Ma chi sono i clienti? I clienti siamo noi. Noi tutti, uomini (e qualche donna) che inseguono il fast sex, veloce come un cambio gomme di formula uno, in meno di dieci minuti entri ed esci dai box e riparti per la tua strada. Inutile fare i falsi moralisti, chi è senza peccato scagli la prima pietra, non provate neanche a dire: “no, io non l’ ho mai fatto”,perche’ quasi tutti, nella loro vita, hanno pagato, almeno una volta, una prostituta. Le cifre, sempre più fredde, parlano chiaro, in Italia si “consumano” circa 6 milioni di marchette al mese, certo, bisogna considerare i clienti abituali, quelli che frequentano le prostitute almeno una volta, due,  alla settimana, ma alla fine ci si convince che il mondo si divide in due, tra chi ha già provato l’esperienza di pagare il sesso e chi, tra breve, lo pagherà.

Per carità, nessuna morale, nessun dramma, né economico, né sociale, anche il biblico Sansone, usufruì dei servigi di una prostituta e non per questo Dio lo privò della sua leggendaria forza.

I problemi sono altri: le prostitute costrette a battere che fanno arricchire le bande criminali (il 10%), un sacco di soldi non tassati, alcune strade che diventano invivibili, le aggressioni alle prostitute e delle prostitute verso i clienti, le condizioni igieniche dove, ragazzi e ragazze, lavorano, le malattie a trasmissione sessuale e la stupidità di tutti quelli che chiedono di avere rapporti senza profilattico, con l’impermeabilino non hanno sensibilità – dicono. Tanto vale allora giocare alla roulette russa, quella garantisce una morte rapida, indolore ed in più non si trasmette a nessuno, mentre l’AIDS o l’epatite sono piuttosto appiccicose. Per non parlare di un’altra sfilza di varie malattie veneree che, seppure non mortali, sono piuttosto antipatiche. Possiamo sperperare i nostri soldi ma non rischiare con la vita? Fine della storia.

Rimanendo nella categoria “facciamoci male”, un altro fenomeno che ho potuto osservare, seguendo il corso “dell’arrapamento maschile”, è stato quello del Bondage Sado-Maso (BDSM) che, ben lontano da essere solo il “vizietto inglese”, è il fenomeno emergente dell’eros italiano. In internet si registrano centinaia di siti a tema e moltissimi siti di annunci, le riviste di scambio di coppie riportano ogni mese, annunci e ricerche per coppie “dominanti” o “sottomesse”, singoli slaves o procaci Mistress. Anche del BDSM si è fatto commercio ed un incontro di un’ora con una Mistress costa circa 150 euro, senza nessun rapporto sessuale. Se la prostituzione è sinonimo di vendere il proprio corpo, allora le Mistress professioniste sono escluse, infatti, in questo caso non è il cliente a gestire il corpo di un’altra ma quest’ultima a gestire quello del cliente.

Tanta carne al fuoco insomma, il mercato “tira” e lo si deve al prodotto, il sesso, che rimane uno dei più vendibili, si sa, “….. tira molto più di un carro di buoi in salita …. ”.

 

 Prof. Sandro VALLETTA                

Click per commentare

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Ultime notizie

To Top