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Se ti dico di andare a gettarti in un fosso…

Titolo di difficile decifrazione, almeno nella prima metà del pezzo, ma se avrete pazienza, verso la fine, sarete premiati.

Un discorso lungo, lineare e nemmeno troppo articolato, quasi un’ovvietà, insomma, quella che sto per mettere nero su bianco, ma che però va scritta, nel disperato tentativo di fare qualche passo avanti nel quasi ignoto della selva criminale marsicana. Dopo un editoriale dedicato al mondo del (non) lavoro, la stretta attualità mi ha chiamato a tornare d’urgenza alle questioni spicciole, che sembrano essere una costante nella quotidianità marsicana.

Un po’ tutta la regione si è preoccupata delle nostre sorti e gli esercizi di stile, in vero, sono stati copiosi, da parte di numerosi “soloni” di ogni settore e angolo d’Abruzzo. Cadere nell’ovvio, quindi, e rischiare di essere ripetitivi (infatti questo l’ho già scritto…), più che semplice, è scontato, su questo spinoso argomento.

Va detta innanzitutto una cosa; non siamo angeli ma neanche demoni. La situazione è senza dubbio precipitata negli ultimi anni ma dove non è stato così? Tanto per rimanere nella nostra regione, per esempio, Pescara non è certo il paradiso terrestre (vedi Rancitelli e la sua droga), ma, di contro, è certo anche che la tendenza nella nostra terra allarma.

Cosa è successo in questi ultimi anni da noi? Per prima cosa la situazione si è deteriorata economicamente, come e più che altrove. E’ chiaro che con la disperazione la mano d’opera criminale aumenta. Ma questa è solo una piccola parte del problema.

A monte di tutto c’è stata la favoletta dell’isola felice, che forse ha contribuito a tenere bassa la guardia, con i risultati che tutti noi oggi possiamo vedere; infiltrazioni dal sud se ne sono avute e se ne hanno in maniera più sostanziosa rispetto al recente passato. E’ l’uovo di Colombo ma l’abbattimento dei tempi di percorrenza, in alcune tratte storicamente strategiche, ci ha avvicinato a grossi centri di potere criminale.

Per quanto, quel discorso riguarda più la criminalità organizzata, che da noi c’è ma non è ancora massiccia. Di contro quella che impera è invece quella spicciola, dei pesci piccoli; in questo senso, una miscela esplosiva è risultata essere la storica presenza delle solite famiglie “criminali” con l’arrivo di parecchi disperati, delinquenti della prima ora, provenienti da oltre confine.

Per loro il business è la droga, che è poi la VERA emergenza marsicana. C’è una diffusione capillare dello spaccio, in città come in paese. Una zona con un chiaro deficit culturale elegge a propri simboli esempi decisamente sbagliati, e lo fa sin dalla più tenera età. E così i nostri giovani consumano droghe in ogni dove, ma nessuno ne parla e il fenomeno aumenta.

Senza girarci troppo attorno, insomma, forse converrebbe partire da lì; gli spacciatori ci sono perché hanno un bel mercato e non viceversa…

Troppo comodo dare la colpa a chi la vende; e d’altronde, se ti dico di andare a gettarti in un fosso, tu che fai?

VALE

Luca DJ Di Giampietro

1 Comment

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  1. Francesco

    9 dicembre 2013 at 11:05

    Direttore,
    Lei è il vero nuovo Alfiere di questa “zona con un chiaro deficit culturale”.
    E’ un vero piacere poter godere nuovamente dei suoi Editoriali.

    Cordialmente,

    Francesco

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