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Sante Mìddje…: un successone!


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Di scena sabato 3, in serata, e domenica 4 gennaio, nel pomeriggio, al Teatro Dei Marsi di Avezzano, la tragicommedia in due atti “Sante Mìddje… Je tarramùte!”, ha registrato il pienone ed ha commosso tutti i presenti, avezzanesi e marsicani, che hanno potuto assistere alla pièce messa a punto dalla “Compagnia del Centenario” (insieme di più associazioni teatrali e cioé: “Esse Quisse”, “Je Furne de Zefferine”, “Je Concentramente”, “Teatro Lanciavicchio”), che ha dato il via, nel fine settimana, alle celebrazioni per il centenario del terremoto (sotto l’egida dell’organismo comunale preposto, l’apposita Istituzione celebrativa).

Nata dalla fantasia dello storico Giovanbattista Pitoni (ma i personaggi interpretati sono realmente esistiti), la rappresentazione, locata in un impianto fedele alla realtà d’inizio novecento, commemorando si è attenuta allo scopo conservativo di rinsaldare il ricordo delle radici marsicane e avezzanesi, passando attraverso un dialetto e dei costumi assolutamente fedeli. Diverse le ovazioni tributate agli attori (bravissimi, amatoriali ma non si direbbe): il pubblico, orientato verso il ricordo, ha “tremato” durante la scena clou (quella della scossa fatidica e distruttiva del 13 gennaio, che ha chiuso il primo atto), è stato, come sempre, catturato dall’esibizione di Marco Ruscitti (che ha interpretato il fornaio Zefferino Cambise, personaggio “chiave” nelle scene iniziali della prima parte), ha pianto, assolutamente affabulato da Pino Pulcinelli (sfortunato avezzanese doppiamente tradito, dalla consorte e dal terremoto) ed ha riso con un impareggiabile Raffaele Donatelli (un credibilissimo, eccezionale Pietro Spera, angariato dalla “terribile”, vulcanica moglie Giacinta “Ziriona”). Di grande perizia la regia “a due”, a cura di Guido Marcellini e Antonio Silvagni. Tra gli ospiti, sabato 3 gennaio, per la “prima”, il Sindaco di Avezzano, Gianni Di Pangrazio e il Primo Cittadino di Rieti, Simone Petrangeli, che ha portato il suo saluto. La tragicommedia, essendo tale, ha saputo alternare, con ritmo, momenti di poetico, assoluto senso di disfatta e dolore, ad attimi di riso sincero, dove non è mancata (ed è stata tangibile), la verve dell’Autore, sempre venata di genialità e a tratti, provvidenzialmente, dal tocco sdrammatizzante. Ha presentato Orietta Spera.

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