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Sant’Antonio Abate a Villavallelonga, Paese in cui la festa mantiene vari significati antropologici


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Addentrandosi nel territorio del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, in particolare nel Paese montano di Villavallelonga, è possibile prendere parte alla tradizionale festa di Sant’Antonio, che ha conservato un significato qualitativo da un punto di vista antropologico, caratterizzata dal rito multisecolare della Panarda, in corsa per il riconoscimento come Patrimonio Immateriale dell’Umanità da parte dell’UNESCO e decantato oltreoceano dal quotidiano statunitense Washington Post.

Da diversi anni si profetizza il declino incombente delle cosiddette feste popolari, spogliate ormai del loro spirito originario, eredità di un mondo, quello agro-pastorale, alla base dell’esistenza umana. Ebbene, guardando oltre le banali speculazioni a fini turistici, durate a discapito del patrimonio culturale tradizionale, queste feste esistono ancora. Alterate, spesso, nella natura e nel contenuto, a volte deformate, ma ancora presenti, visibili nel loro continuo sagomarsi al mondo moderno.

La Festa di Sant’Antonio Abate costituisce in tutta la Marsica un evento unico nello scenario festivo tradizionale; in molti paesi della zona infatti, nella notte tra il 16 ed il 17 gennaio alcune famiglie, o nella maggior parte dei casi Pro Loco ed Associazioni di differente natura, si adoperano a distribuire a titolo gratuito cibi e bevande in quantità, in un clima di generale euforia che assegna alla nottata invernale un’impronta del tutto particolare.

Villavallelonga è uno dei centri più vivi della tradizione per diversi motivi.

Il rito della Panarda, che si svolge nella notte del 16 di gennaio, è, senza ombra di dubbio, l’elemento principe della festa, il nucleo essenziale. La Panarda è un copioso banchetto preparato in casa di circa 90 famiglie del paese, come elemosina offerta al Santo, per onorare un voto contratto dagli antenati della famiglia dei Serafini nei confronti di S. Antonio in memoria di una grazia ricevuta. L’obbligo di allestire la Panarda viene tramandato di generazione in generazione ai discendenti di queste famiglie.

La nottata si distingue per il clima di unione tra i partecipanti al banchetto, che attraverso il cibo rievocano la provenienza di una stessa identità. Le strade ed i vicoli del paese durante l’intera notte sono allegrate dalla presenza di persone, specialmente giovani, provenienti anche da molti altri Paesi della Marsica, allettati dalla festa e dall’ospitalità dei cittadini. Molte compagnie di questua poi, formate sia da ragazzi locali che da “forestieri”, passano da una Panarda all’altra riproponendo i canti della tradizione folkloristica legata al santo eremita.

“Molti sono i paesini dell’Aquilano nei quali si rinnova annualmente questo rito, ma la Panarda di Villavallelonga presenta alcuni elementi strutturali che, per quanto a prima vista, sembrino comuni a quelli dei paesi vicini, presentano delle caratteristiche singolari e dei passaggi procedurali che rendono unico il rituale tanto da essersi guadagnato l’attenzione di studiosi e antropologici nonché delle Istituzioni locali per la candidatura a patrimonio immateriale dell’umanità da parte dell’UNESCO”.

Inoltre recentemente ha suscitato l’interesse di molti un riconoscimento per la Panarda di Villavallelonga che viene dall’avvincente articolo della scrittrice e giornalista di origini abruzzesi Domenica Marchetti nel quotidiano statunitense Washington Post del 31 dicembre 2013, paper nel quale si evidenziano le peculiarità uniche di questo luculliano banchetto notturno d’ispirazione per un ristorante di Philadelphia ecc…

Un altro aspetto fondamentale della festa è la favata, ossia la distribuzione casa per casa nella mattina del 17 e nei giorni precedenti secondo un preciso criterio di suddivisione delle zone del Paese, appannaggio esclusivo della famiglia Bianchi per grazia ricevuta, di una minestra di fave e della panetta (pane impastato con le uova). Alcune considerazioni merita l’alimento principale della festa di S. Antonio: le fave, presenti in tutte le case dei cittadini durante il periodo di festa, anche solo per addobbare i piccoli altari in onore del Santo. Le fave custodiscono senza dubbio una valenza allegorica, in quanto rappresentano l’offerta alla comunità e quindi, indirettamente al santo affinché alla modica quantità offerta possa ricambiare una copiosa quantità di raccolto. Le fave si distribuiscono nelle prime ore dell’alba in riferimento al fatto che gli uomini originariamente avevano già accudito gli animali nelle stalle ed erano tornati a casa per poi recarsi nei campi; in questo contesto la favata rappresentava proprio una sostanziosa colazione e veniva quindi attesa con ansia.

Nei giorni che precedono la Festa del 17 gennaio viene ancora preparato un piatto particolare. Si tratta de I frascaréglie (frascarelli): una pasta costituita da farina, uova ed acqua impastate e lavorate in modo da ottenere dei granuli induriti con l’asciugatura e poi cotta lentamente e girata a mò di polenta in acqua salata in grandi cottore, condita sul piatto di portata con abbondante sugo di carne di pecora e formaggio pecorino. E’ il cibo che nei secoli scorsi, per grazie ricevuta o per l’ottenimento di favori, alcuni nostri avi hanno promesso a Sant’Antonio Abate e che hanno dato in eredità ai loro figli e di seguito, di padre in figlio, è arrivato fino ai nostri giorni. E’ una tradizione la cui particolarità è quella che il cibo venga distribuito alle famiglie del vicinato o a interi quartieri del Paese. A seconda del periodo in cui vengono distribuiti è possibile capire in onore di quale Santo vengono offerti: se prima dell’11 gennaio sono in devozione a San Leucio, tra il 12 e il 15 gennaio a Sant’Antonio Abate e tra il 18 e il 20 gennaio a San Sebastiano.

La festa di Sant’Antonio Abate a Villavallelonga ha subìto nel corso del tempo, analogamente a quanto è avvenuto in tutte le manifestazioni popolari, delle variazioni che si sono ripercosse sulla realtà della festa attuale, delineandone alcune peculiarità, ma la favata e la Panarda, nucleo multisecolare della tradizione secondo studi demologici che attestano abbia avuto inizio almeno dal 1657, la rendono una delle rappresentazioni più ricche da un punto di vista antropologico di tutto l’Abruzzo.

Un altro elemento importante che si svolge il 17 pomeriggio è la sfilata in costume tradizionale e dei carri allegorici, evento che sancisce l’inizio del Carnevale, a cui partecipano principalmente giovani e bambini. La sfilata ha come principali protagonisti Sant’Antonio, il Diavolo ed il Lupo, i bambini in costume che portano piccoli cesti contenenti statuine rappresentanti S. Antonio attorniato da animali, la pupazza, o, come viene chiamata a Villavallelonga, la Segnòra ed altre figure di cartapesta sotto la cui pesante struttura metallica si avvicendano giovani che “la fanno ballare” a ritmo di musica, i suonatori di fisarmoniche e percussioni (anche loro ragazzi del
paese), le ragazze in costume tradizionale, portanti dei cesti addobbati con prodotti alimentari dal chiaro valore propiziatorio (granturco, fave, pane) e legati alla tradizione locale della Panarda (maccheroni, panette, corone di S. Antonio). Con la fine del ballo della Segnòra in piazza ha inizio la distribuzione, a tardo pomeriggio, delle fave ed altri cibi a conclusione della festa.

Altri tasselli della festa, introdotti nell’ultimo decennio, sono le cottore dei giorni precedenti ed i rinfreschi, quest’ultimi curati, così come gli altri aspetti prima citati, dal Comitato e dai giovani del Gruppo Pro Sant’Antonio.

Non resta che attendere le prossime ore per respirare aria di tradizioni locali e di folklore.

Nella foto: Ballo della Segnòra di Nunzio Lippa

1 Comment

1 Comment

  1. claudia ornella cesta

    15 gennaio 2014 at 10:36

    ho partecipato molte volte a questa merivigliosa festa sia a Collelongo che a Villavallelonga a cui sono molto legata per amici e conoscenti MA putroppo mi rincresce che per quest’anno non potrò intervenire per problemi di lavoro,sarà per l’anno prossimo….saluti claudia ornella

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