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Santa Croce, fumata nera per i lavoratori. Colella: “Epilogo annunciato, licenziamenti legittimi”

Canistro – Finisce con un “nulla di fatto” il vertice tenutosi ieri nella sede della Provincia per comporre la vertenza Santa Croce. Il mancato accordo spiana la strada ai licenziamenti: entro 120 giorni l’azienda procederà in tal senso nei confronti dei 75 dipendenti dello stabilimento. Si avvia a un epilogo quanto mai incerto la brutta pagina che ha visto al centro una delle realtà, per il prodotto e la diffusione del marchio, più radicate nel territorio e più note nel Paese. Le premesse non erano delle migliori: la lotta tra istituzioni e imprenditore, combattuta a colpi di carte bollate e azioni eclatanti, al vaglio ora degli inquirenti, è passata dall’apposizione dei sigilli ai “rubinetti” di captazione al sequestro della merce stoccata, al surreale pellegrinaggio dei dipendenti, dopo giorni di sciopero, ai cancelli – ostinatamente chiusi – dello stabilimento, fino alle tensioni esplose tra gli stessi lavoratori. Archiviato il confronto istituzionale, cui hanno partecipato il vice presidente della giunta regionale, Giovanni Lolli, il presidente della Provincia, Antonio De Crescentiis, gli Amministratori di Canistro e i sindacati, Camillo Colella ha affermato: ””Era un epilogo annunciato visti i dissidi tra noi e la Regione. Credo che in questa vicenda abbiamo perso tutti. Pertanto la procedura per il licenziamento dei 75 lavoratori va avanti e si resta tutti in attesa di sapere l’esito della richiesta del dissequestro dell’acqua, del Riesame all’Aquila, del nuovo bando e del Consiglio di Stato a febbraio”. L’avvocato Roberto Fasciani ha fatto notare che “dopo che la fase sindacale si è chiusa infruttuosamente, la procedura a norma di legge si è trasferita in sede istituzionale, laddove, nonostante i diversi incontri, si è chiusa con un mancato accordo tra le parti interessate. Non sono state possibili soluzioni alternative per l’azienda, persistendo le gravissime condizioni che hanno generato la procedura di licenziamento collettivo, condizioni, se possibile, addirittura peggiorate in conseguenza degli ultimi accadimenti – ha continuato – Pertanto l’azienda è legittimata a operare i licenziamenti dei lavoratori entro i successivi 120 giorni recapitando, a ciascuno, la relativa comunicazione nel rispetto dei termini di preavviso”.

Gli sconfitti, però, rischiano di essere i lavoratori e le loro famiglie, appesi al filo della speranza di essere reimpiegati dall’azienda che risulterà aggiudicataria della concessione per la captazione delle acque della Sponga – il bando scadrà il 15 dicembre – e con loro l’intero territorio.

 

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