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San Domenico, cronistoria di una giornata a sorpresa

Una grande e sentita manifestazione quella che si è tenuta ieri mattina nel centro di Avezzano. Striscioni, fischietti, bandiere e lo slogan “Vergogna” hanno dato voce all’impossibilità, da parte dei disabili e delle loro famiglie, di accettare la decisione irresponsabile, presa dalla Asl e dalla Regione Abruzzo, di “buttare fuori” dal Centro di riabilitazione San Domenico di Avezzano, a partire dal 31 dicembre, 25 ragazzi disabili dalla nascita, perché ritenuti improvvisamente non idonei a frequentare tale Centro. I disabili, insieme a familiari, operatori e volontari di diverse associazioni (Wwf Marsica, Movimento 9 dicembre, Movimento 5 Stelle, Help Handicap, Pinguino, Usa sporting club, Comitato Mobilità Sostenibile e molti altri), si sono ritrovati per le strade a rivendicare i loro diritti alle cure e ad una vita dignitosa, negati dalle direttive di politici e medici che, a quanto pare, hanno come unico obiettivo quello di far quadrare i bilanci.

Partito intorno alle 11, il corteo si è dipanato da Piazza Torlonia fino al Comune e al Tribunale: al grido di “Tremate, tremate, le mamme son tornate” le famiglie hanno ottenuto l’attenzione del Primo cittadino di Avezzano Di Pangrazio, del vice sindaco Boccia e di Antonio Morgante (membro dello staff della segreteria del presidente Chiodi), i quali si sono uniti al corteo rassicurando le famiglie affermando che il presidente Gianni Chiodi è in procinto di firmare una nota di proroga fino al 31 marzo 2014 per l’assistenza ai disabili prestata nel medesimo centro e in tutti gli altri centri d’Abruzzo che si trovano nelle stesse condizioni critiche. Arrivati a questo punto, ha sottolineato Di Pangrazio, è necessario che la Regione e le strutture delle ASL diano seguito a quanto già disposto dal Commissario Chiodi,  e convochino il prima possibile le riunioni per attuare le operazioni indispensabili per rendere la giusta e dovuta assistenza ai pazienti.

Ma la portavoce del corteo, Nanda Martellone, ha voluto ribadire la frustrazione delle famiglie e la loro necessità di fatti concreti, non di chiacchiere e di proroghe che, di fatto, rimanderebbero il problema e i forti disagi dei disabili alla fine di marzo. I servizi che avete deciso di togliere, ha sottolineato la Martellone, quei servizi che ci hanno garantito di vivere con dignità attraverso la valorizzazione della persona umana, non devono assolutamente essere barattati ne tantomeno negati.

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