Cultura

Trionfo dei Nomadi a Rocca di Mezzo, Marsicanews incontra Beppe Carletti (FOTO)


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La band italiana con più di 50 anni di esperienza, 53 per la precisione, seconda solo ai Rolling Stones. Più di 30 album inediti, quasi una media di 90 concerti all’anno, tanto per ricordare, nel 1982 hanno raggiunto le 220 date. Stiamo parlando dei Nomadi, che lo scorso 21 agosto si sono esibiti a Rocca di Mezzo, meta del tour 2016 “Come potete giudicar” . Per l’occasione Marsicanews ha incontrato nel backstage il tastierista Giuseppe ‘Beppe’ Carletti, classe 1946,  storico fondatore della band nel 1963, assieme al cantante Augusto Daolio, morto nel 1992 per un tumore ai polmoni.  “L’idea dei Nomadi è nata perché puntiamo sempre su un gruppo che ha una storia dietro, una storia di forte impegno sociale. Loro sono portatori di messaggi oggi importanti, di fratellanza e di accoglienza, di integrazione e di beneficienza”. Queste le dichiarazioni di Mauro Di Ciccio, sindaco di Rocca di Mezzo, a conclusione dello spettacolo.  “Oltre a fare musica, danno un grande esempio per quanto riguarda la solidarietà. Durante l’estate cerchiamo di organizzare spettacoli di qualità, investendo anche molto del nostro bilancio. Credo che la cultura debba avere una forte valenza nella nostra società, e credo che debba essere rivalutata, perché solo grazie ad essa possiamo diventare il paese che dovremmo essere”. Ha così concluso Di Ciccio.

Quello che ha contraddistinto la performance dei Nomadi, e che li contraddistingue ormai da anni, è proprio il costante impegno nel sociale e il contatto diretto con i fan e la gente, senza la necessità di doversi nascondere. Durante la serata si sono vissuti intensi momenti di pura musica, condivisione, divertimento e chiacchiere con il pubblico. 30 i brani portati sulla scena, dai più recenti “Così sia” o “Io Voglio Vivere”, agli storici “Crescerai”, “Ho difeso il mio amore”, “Dio è morto” e l’immancabile “Io Vagabondo” .
Una famosa citazione del sociologo Erich Fromm dice: “In ogni attività spontanea l’individuo abbraccia il mondo”. Ed è proprio questo quello che fa Beppe Carletti dall’esordio, insieme ai suoi attuali compagni, Cico Falzone, Daniele Campani, Massimo Vecchi, Serio Reggioli e Cristiano Turato. Fare musica ed essere impegnati nel sociale in maniera così spontanea e naturale da riscontrare, inevitabilmente, l’affetto del pubblico. Buona Lettura!

Qual è, a suo avviso, l’elemento costante del vostro gruppo a partire dagli anni 60 fino ad oggi?

Credo che per quelli che fanno musica e cantano, la prima cosa sia la passione. Per quanto riguarda noi Nomadi, siamo sempre stati un po’ in disparte, non ci siam mai messi in prima pagina, non abbiamo mai pensato di farci vedere o di apparire. Abbiam pensato più all’essere che all’apparire. Son passate 22 persone nel gruppo, ed è strano e difficile continuare dopo diversi cambiamenti, molti anche dolorosi. La nostra forza è sempre stata quella di avere all’interno delle persone semplici, tranquille, provenienti da paesi e non da grandi città. E questa è una cosa fondamentale. Poi anche la convinzione di non esser mai arrivati a niente. Ci piace star in mezzo alla gente, non abbiamo le fisime di scappare via o di nasconderci. Questo è un rapporto totalmente diverso che si sviluppa in noi in modo naturale..

Infatti nei vostri tour, avete raggiunto mete che non necessariamente fossero delle grandi città, anzi….

Si, infatti i piccoli paesi son le nostre grandi città. Sai, l’affetto che trovi in un paese, in una grande città non c’è, perché si è distratti da altre mille cose. L’affetto nei paesi è totale, la gente aspetta questa festa perché è una festa e aspetta i Nomadi. Per noi è una bellissima cosa toccare per mano la gente, che chiede foto, autografi, noi non siamo dei supereroi , siamo delle persone normalissime che hanno avuto la fortuna di realizzare un sogno, una passione, una fortuna che non tutti hanno avuto! Auguro sempre di poter vivere di una passione e di un proprio sogno.

Quanto è stato fondamentale il ruolo di Francesco Guccini nello sviluppo dei Nomadi?

Sicuramente è stato un incontro molto importante, sia noi per lui, sia lui per noi! Ci abbiamo creduto, poi lungo la strada, ha realizzato “Io Vagabondo”, che insomma non è da buttare (ride ndr) ed è stata la ciliegina sulla torta. Il rapporto con Francesco è stato stupendo. Siamo stati i primi ad interpretare le sue canzoni più importanti, non le più belle, le più importanti. Poi son tutte belle, lui è un poeta! Questa è stata una grande fortuna, da parte nostra. Lui dice sempre, come dico anche io “ Lui deve a noi quanto noi dobbiamo a lui”. Il nostro rapporto è stato un rapporto disinteressato, mai pensato al businnes per nessuna ragione. Questa è una cosa bella.

Quanto manca una figura come Augusto Daolio al panorama musicale italiano?

Augusto era il numero uno! Sia come carisma sia come artista, come voce, particolarissima. Manca! Non c’è! Una voce così non nasce più! Lì è un dono di natura. Per me, oltre essere andato via un componente dei Nomadi, è andato via un amico. Manca anche alla gente, una figura così , con la sua potenza!.

Siete sempre stati impegnati nel sociale, avete intrapreso viaggi e concerti benefici, in Kosovo, a Sarajevo, a Cuba, in Cile, incontrato il Dalai Lama, l’ultima esperienza a Cracovia nella Giornata Mondiale della Gioventù…

Si è stato bellissimo! E’ stata una soddisfazione  andare a Cracovia davanti ad 80 mila ragazzi italiani, con cui abbiam cantato, insieme,  3 canzoni. Non potevamo non suonare, è stata un’esperienza unica! Partendo dalla fine per poi andare a ritroso, ho avuto la fortuna di incontrare Arafat, Fidel Castro, il Dalai Lama, Wojtyla! La musica mi ha dato tanto. Le iniziative umanitarie, son arrivate così, naturalmente, senza pensarci. Prima i quaderni per Cuba, Augusto per la vita, l’Associazione Crescerai, iniziative umanitarie in Cambogia, in Laos, in Vietnam. Ma queste son le mie vacanze! Porto il nome dei Nomadi all’estero, a me piace viaggiare!

Siete la band italiana più longeva, con oltre 50 anni di esperienza, come ci si sente ad essere sullo stesso podio dei Rolling Stones ?

Beh ne ho 70 io! (ride ndr). In realtà non ci penso neanche! È una cosa cui non ho mai pensato. Son rimasto solo io del gruppo originale. È stato difficile portarlo avanti, cambiando tante persone. Ci siamo e continuiamo perché c’è tanta gente che conosce le nostre canzoni e ci supporta. È stupendo essere la seconda band più longeva al mondo, la prima in Italia, perché ne dicano, i primi siamo noi e non i Pooh, sia discograficamente, sia come nascita del gruppo.

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