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Ambiente

Ripristino strada Villavallelonga-Pescasseroli: la parola alla giunta comunale

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<<Il presente comunicato ha lo scopo di chiarire quanto sta succedendo riguardo i lavori di sistemazione della strada Villavallelonga/Pescasseroli ed è necessario per restituire dignità ad una popolazione che sta subendo accuse e provocazioni da mesi, da parte di Parco e Associazioni Ambientaliste. Quanto accaduto sabato 23 luglio in località Madonna della Lanna è un atto grave attuato da un Ente, il Parco Nazionale D’Abruzzo Lazio e Molise, che ha rilasciato con nota n° 0000565/15 RIF. NOTA PROT. 3573 dell’1.12.2014 (consultabile sul sito del comune oppure allegata alla presente) il nulla osta per i lavori di ripristino previsti dal progetto nella sua totalità. Nello stessa nota il Pnalm chiedeva una VIA (Valutazione di impatto Ambientale), in realtà non necessaria dato che si tratta di lavori di ripristino di una strada esistente (ricordiamo che lo stesso tratto di strada è stato oggetto di lavori nel 1994).

Con nota del 26.05.2016 (Prot. N° 01547, acquisita al Protocollo dell’Ente Parco in data 06.06.2016 Prot. N° 0003427), il comune inviava la Valutazione di Incidenza Ambientale (VINCA). La Vinca “non ha rilevato effetti significativi negativi sui luoghi oggetto di intervento”. Con Nota del 29.06.2016 (Prot. N° 0004054/2016) il Pnalm, disattendendo le conclusioni del tecnico redattore della Vinca, riteneva che l’intervento in questione “produce quantomeno una continua perturbazione dell’habitat delle specie animali presenti”, esprimendo comunque parere favorevole alla Vinca. Tale nota non è un nuovo nulla osta e non revoca di fatto il nulla osta rilasciato in data 30.01.2015 (ad oggi ancora in essere). Riteniamo opportuno precisare che la ditta si è aggiudicata il lavoro a seguito di gara pubblica del 15.02.2016 come da progetto definitivo-esecutivo approvato con deliberazione della giunta comunale N° 83 del 25.11.2014 e con nulla osta del Pnalm del 30.01.2015.

  • Con Nota Prot. N° 0004340/2016 acquisita al Protocollo della scrivente in data 14.07.2016, il Pnalm, intimava di “sospendere i lavori nel tratto di strada compreso tra il bivio di Val Cervara e la Fonte dell’Aceretta”.
  • Con nota Prot. N° 02052 dello stesso giorno 14.07.2016, il Responsabile dell’UTC del Comune di Villavallelonga ordina alla ditta Limaco di sospendere i lavori nel tratto in questione. Ci resta da capire perché il Pnalm affermi il contrario.

In riferimento al comunicato del Pnalm di sabato 23 luglio 2016 “IL PARCO SEQUESTRA LA STRADA VILLAVALLELONGA – PRATI D’ANGRO” desideriamo chiarire quanto segue (riportiamo in corsivo estratti dallo stesso comunicato):

I lavori, ancora in corso, erano stati sospesi con un ordinanza dello stesso Parco il 13 luglio scorso perché realizzati in contrasto con le prescrizioni impartite dal Parco, che consistevano, in particolare, nel divieto di realizzazione dell’ultimo tratto, quello tra il bivio della Val Cervara e il fontanile dell’Aceretta, realizzato nonostante le diffide del Parco. I lavori sono in corso esclusivamente nel tratto di strada che va dal bivio di Val Cervara verso Madonna della Lanna e non riguardano il tratto oggetto oggi di sequestro. I lavori tra il bivio Val Cervara e il fontanile dell’Aceretta sono stati sospesi in data 14/07/2016.

All’arrivo delle Guardie del Parco e dei Forestali un gruppo di residenti ha impedito fisicamente e con le proprie auto l’accesso alla strada per l’esecuzione del provvedimento di sequestro della stessa, anche iniziando a proferire insulti nei confronti delle Guardie del Parco, del Responsabile del Servizio di Sorveglianza e del Direttore del Parco, che stavano coordinando le operazioni. Villavallelonga sabato 23 luglio 2016 ore 7.20. Tre camion pieni di sassi e un escavatore arrivano in paese accompagnati da due Guardie Parco. Un paio di cittadini insospettiti dall’insolita visita, chiamano il sindaco e seguono con le loro auto i mezzi pesanti che nel frattempo avevano raggiunto l’unica strada che porta ai Prati D’Angro. Il sindaco e gli amministratori giungono sul posto e non avendo ricevuto nessuna comunicazione chiedono spiegazioni alle due guardie parco che scortano i mezzi. Le stesse, poco rispettose nei confronti dei loro interlocutori, si rifiutano di fornire informazioni e di esibire la documentazione che sostengono di possedere, limitandosi a dire che devono “posizionare solo un cartello e un po’ di nastro” (con sassi e ruspe?!). Nelle loro intenzioni c’era quindi l’idea di attraversare il cantiere nel tratto non sottoposto a sequestro, ignorando totalmente l’ordinanza di chiusura del sindaco ed arrecando danni ai lavori in corso di realizzazione. Le guardie del Corpo Forestale sono arrivate in un secondo momento e non con le Guardie Parco.

L’atmosfera si è andata via via surriscaldando, nonostante l’intervento dei Carabinieri di Trasacco e dei funzionari del Commissariato di Pubblica sicurezza di Avezzano, chiamati sul posto per evitare che la situazione precipitasse, quando con i mezzi si stava accedendo all’area per eseguire il provvedimento giudiziario, con ingiurie, offese e minacce di ogni tipo, addirittura con pugni e calci alla macchina di servizio del Parco. L’atmosfera è stata tranquilla e pacifica per tutta la durata della manifestazione (vogliamo far notare a tutti che la protesta si è conclusa con un bel pranzo, pasta e panini per tutti, offerti dagli stessi manifestanti anche alle Guardie Parco). Ci spiace far notare, invece, la sfrontatezza e le continue provocazioni messe in atto dai Responsabili del Pnalm, in particolar modo dal Responsabile del Servizio di Sorveglianza.

I Carabinieri di Trasacco, sono stati chiamati dal Sindaco a seguito del rifiuto da parte delle Guardie Parco di mostrare la documentazione che sostenevano di possedere e non “per evitare che la situazione precipitasse”. A seguito di discussioni tra le parti, mediate dai Carabinieri e dalla Forestale, a cui vanno i nostri più sinceri ringraziamenti per la disponibilità e le modalità con cui sono state gestite le situazioni che si sono create, è stato deciso di delimitare l’area da porre sotto sequestro con transenne (di proprietà del Comune di Villavallelonga). Visti i proclami fatti dal Pnalm da gennaio ad oggi, una domanda sorge spontanea: tale soluzione poteva, o forse doveva essere adottata dall’inizio invece di inviare mezzi pesanti carichi di massi? Al momento del passaggio delle auto la popolazione ha accolto con un applauso ironico il Direttore del Pnalm che avrebbe potuto quanto meno cercare un dialogo con i presenti, invece di ignorarli per tutto il tempo e descriverli come criminali tramite carta stampata. I calci e i pugni di cui si parla nella nota sono solo e soltanto un’ulteriore provocazione messa in atto da chi sa come sono andate le cose, da chi sa che quello di ieri è stato un vero e proprio abuso e una mancanza di rispetto per tutto il Paese.

Il Pnalm, secondo la legge quadro sulle aree protette (n.394/1991) deve promuovere le iniziative atte a favorire lo sviluppo economico e sociale delle collettività eventualmente residenti all’interno del parco e nei territori adiacenti. Come si fa a credere che tale Ente possa aiutare lo “sviluppo ecosostenibile” di un paese ormai di sole 900 anime se lo stesso da quasi un decennio non paga neppure l’affitto per i prati dove sorge l’area faunistica dell’orso? Si ricorda che quei terreni sono di proprietà dei cittadini di Villavallelonga ed ancora una volta il Parco prende senza dare. Questa amministrazione ha condiviso, circa due anni fa, con il Direttore Febbo il progetto di risistemazione dell’area faunistica nonché del museo dell’orso; per quest’ultimo sono in via di conclusione i lavori di rifacimento del tetto nonché di drenaggio delle acqua, lavori finanziati dal comune. Per quanto riguarda invece l’area faunistica non c’è ancora pervenuta risposta rispetto al nostro progetto. Se i prati D’Angro sono uno dei luoghi più belli del Parco D’Abruzzo non è certo merito dell’Ente Parco, ma dei cittadini di Villavallelonga e del loro profondo rispetto e amore per il territorio in cui hanno il privilegio di vivere! L’amministrazione crede fermamente nella giustizia, certa di aver agito nel rispetto delle leggi. Rimanda ai mittenti ogni accusa, non solo sul proprio operato ma anche in difesa dei cittadini di Villavallelonga, ricorrendo, ove necessario, ai mezzi di tutela giuridica viste le pesanti accuse ricevute non solo sabato 23 luglio 2016 ma dal mese di gennaio 2016>>.

Ambiente

Tecnica colturale dei fruttiferi – Al via un corso all’insegna della sostenibilità

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Tecnica colturale dei fruttiferi – Al via un corso all’insegna della sostenibilità

 Avezzano. Una serie di appuntamenti dedicati allo studio delle tecniche colturali delle piante da frutto, nel pieno rispetto dell’ecosostenibilità e dell’opera di prevenzione e cura delle stesse. Sulla base di questi presupposti, per il terzo anno consecutivo, Ancos di Confartigianato organizza il corso di potatura aperto agli operatori del settore di tutte le età, ma anche a coloro che vogliono prendere dimestichezza con questa realtà, per alcuni un lavoro per altri un passatempo.

A tal fine sono previste una serie di lezioni dedicate alla scoperta delle principali pratiche di potatura che, per l’occasione, saranno illustrate nel dettaglio da Virginio Russo, docente dell’Istituto Agrario “A. Serpieri” di Avezzano, la cui esperienza decennale è assoluta garanzia di qualità.

Il corso prenderà il via mercoledì 20 febbraio e si articolerà in 8 ore di teoria che si terranno presso la sede di Confartigianato Imprese Avezzano in via S. Donatoni n. 56, e in 6 ore di pratica, che si svolgeranno presso i frutteti dell’Istituto Agrario.

I posti sono limitati, quindi si invita chiunque fosse interessato a contattare, entro e non oltre il 15 febbraio, gli uffici di Confartigianato:

Tel: 0863-413713 / 26282

E-Mail: info.confartigianatoavezzano@gmail.com

 

Fb: Confartigianato Imprese Avezzano

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Abruzzo

Laboratori del Gran Sasso, il comitato VIA il 21 febbraio decide sull’acceleratore del progetto Luna MV e relativo bunker

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Laboratori del Gran Sasso, il comitato VIA il 21 febbraio decide sull’acceleratore del progetto Luna MV e relativo bunker.

La Mobilitazione per l’Acqua del Gran Sasso invia le osservazioni: intervento contrario alla legge, non c’è neanche la messa in sicurezza.

Il Comitato Valutazione di Impatto Ambientale si riunirà il prossimo 21 febbraio per valutare il progetto per la costruzione di un nuovo acceleratore con relativo bunker con pareti di cemento armato da 80 cm per schermare le radiazioni nella Sala B dei Laboratori, progetto denominato Luna MV.

Si tratta della procedura di Valutazione di Incidenza Ambientale, che si occupa di valutare l’eventuale impatto su fauna, flora ed habitat del Parco del Gran Sasso, che è classificato quale Sito di Interesse Comunitario (SIC) e Zona di Protezione Speciale (ZPS).

La Mobilitazione per l’Acqua del Gran Sasso, con una lettera della SOA che ne fa parte, ha inviato alcune osservazioni contrarie all’intervento evidenziando le seguenti criticità:

1)l’acceleratore è una macchia radiogena essendo sottoposto alle norme sulla radioprotezione. Pertanto il suo posizionamento è in contrasto con le distanze fissate dal D.lgs.152/2006, art.94, dagli acquiferi che forniscono acqua potabile. Già nel 2013 l’Istituto Superiore di Sanità, interpellato sul progetto, sottolineò questa problematica in maniera inequivocabile;

2)per stessa ammissione della Regione che con la Delibera 33/2019 che ha chiesto interventi per ben 170 milioni di euro e sulla base degli atti della Procura, il sistema del Gran Sasso non è in sicurezza, anche per plurime omissioni da parte degli enti (mancanza, dal 2006, del Piano di Emergenza Esterno e della perimetrazione delle Aree di Salvaguardia per l’acquifero);

3)come ammesso dagli stessi proponenti, esistono diversi tipi di rischio connessi al progetto (rilascio di inquinanti, incendio, radiazioni). Secondo l’INFN sarebbero o “trascurabili” o “accettabili”, grazie anche a misure di prevenzione/mitigazione. A nostro avviso parlare di capacità di gestione dei rischi in un sistema che non è in sicurezza da anni e che ha visto diversi incidenti gestiti come minimo con improvvisazione (si veda il caso tragicomico del rilascio di diclorometano oppure l’incendio del 2016 che è stato comunicato da noi alle autorità!) è quanto meno inopportuno;

4)un eventuale incidente, come dimostrato dallo studio del 2003 con i traccianti, investirebbe non solo l’acqua potabile ma l’intero acquifero con conseguenze anche sulle sorgenti del versante teramano, con ovvie ripercussioni su fauna e flora;

5)in caso di incidente le acque potabili verrebbero rilasciate nelle acque superficiali, a scarico, con ovvie conseguenze sui fiumi;

6)nel 2013 in un laboratori giapponese all’avanguardia, il J-Parc, si verificò un incidente proprio con un acceleratore, con la dispersione di sostanze radioattive e l’irraggiamento, fortunatamente leggero, di una trentina di ricercatori. Anche lì sulla carta le misure di prevenzione e mitigazione avrebbero dovuto funzionare ma così fu (anzi, gli operatori con la loro reazione peggiorarono le cose!), con tanto di scuse e inchini imbarazzati da parte dei ricercatori. Almeno in questo sono stati differenti rispetto a quanto vediamo qui. L’impianto rimase chiuso per 2 anni. Cosa accadrebbe per captazioni idropotabili, ambiente e traffico autostradale in caso di incidente grave?

7)esiste il rischio terremoto, con la possibile dislocazione anche di 2 metri delle faglie che attraversano il massiccio. Un limite strutturale importante che non viene affrontato nonostante precise linee guida della Protezione Civile in materia di faglie attive e capaci.

Alla luce di tutte queste problematiche riteniamo che la Regione Abruzzo debba esprimersi negativamente.

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Abruzzo

Parco nazionale della Majella: Appennino Ecosistema denuncia la Regione alla Commissione Europea

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A due mesi dalla denuncia di Appennino Ecosistema, i gravissimi danni alle faggete sono ora formalmente all’attenzione della Commissione Europea.

L’Aquila, 14/02/2019. Appennino Ecosistema ha inviato stamane una formale denuncia per violazione del diritto dell’Unione Europea alla Direzione Generale Ambiente della Commissione Europea, nella quale si contesta alla Regione Abruzzo di aver violato l’art. 6, c. 4, della Direttiva 92/43/CEE “Habitat”, per aver autorizzato il taglio forestale (con Determinazione n. DPD025/169 del 10/09/2018) senza la necessaria dichiarazione di incidenza non significativa, nonostante la presenza di un habitat prioritario, in area del SIC IT7140203 “Maiella” e della ZPS IT7140129 “Parco Nazionale della Maiella”. La Commissione approfondirà ora la questione, esponendo l’Italia alla possibilità dell’apertura dell’ennesima procedura d’infrazione per violazione delle normative europee in campo ambientale.
La formalizzazione della denuncia era stata richiesta direttamente dalla Commissione Europea, dopo l’esposto di Appennino Ecosistema del 27 novembre scorso alla Procura della Repubblica di Sulmona, ai Carabinieri e al Ministero dell’Ambiente sui gravissimi danni riscontrati all’ecosistema forestale in piena Zona B del Parco nazionale della Majella. Il 3 dicembre scorso il Ministero dell’Ambiente aveva poi formalmente chiesto di “riscontrare le osservazioni” di Appennino Ecosistema al Parco e ai Carabinieri e il 18 dicembre l’Ente Parco aveva fornito la documentazione richiesta sui lavori connessi ad un cantiere forestale di grandi dimensioni per scopi commerciali, in località Fonte Romana/Difesa di Pacentro (Pacentro – AQ), con una relazione del proprio Ufficio Forestale che confermava i gravi danni al suolo e all’ecosistema di un’ampia area con superficie pari a circa 12 ettari, qualificandoli come “danno permanente all’habitat prioritario”. Il ripetuto transito dei trattori utilizzati per l’esbosco del legname sul delicato suolo forestale ha prodotto una devastazione senza precedenti in una delle aree più intatte del Parco nazionale. E tutto ciò a pochi passi dalla Strada Provinciale n. 54 “Frentana”, sotto gli occhi degli addetti all’Ente Parco e dei Carabinieri Forestali che hanno il compito di controllare il territorio del Parco.

Appennino Ecosistema aveva poi inviato, il 27 dicembre, un seguito al precedente esposto, nel quale evidenziava che la relazione dell’Ente Parco, oltre a confermare la violazione delle numerose norme già citate nell’esposto (codice penale, art. 452-quinquies, art. 733-bis e art. 635, L. n. 394/1991, art. 6, c. 3, art. 11, c. 3 e art. 30, c. 1), apriva la possibilità di contestare all’impresa boschiva la più grave violazione dell’ art. 452-bis del codice penale, uno dei cosiddetti “delitti ambientali” recentemente introdotti nel codice, che punisce con la reclusione fino a 6 anni e con la multa fino a 100.000 € “chiunque abusivamente cagiona una compromissione o un deterioramento significativi e misurabili di un ecosistema, della biodiversità, anche agraria, della flora o della fauna”.

Nella stessa nota, Appennino Ecosistema evidenziava come l’autorizzazione rilasciata dalla Regione all’impresa boschiva fosse da ritenersi palesemente illegittima, in quanto non conteneva la necessaria dichiarazione di incidenza ambientale non significativa del progetto di taglio, che spetta alla Regione stessa. I lavori sono stati quindi eseguiti in mancanza della relativa autorizzazione prevista dalla Direttiva habitat dell’Unione Europea e dal DPR n. 120/2013, configurandosi così il reato previsto dal Codice del paesaggio (D.Lgs. n. 42/2004, art. 181 c. 1), con le sanzioni previste dalla legge urbanistica (L. n. 47/1985, art. 20).

Si evidenziava anche che nello stesso “progetto esecutivo di taglio e valutazione di incidenza ambientale”, redatto da un dottore forestale senza alcuna partecipazione di biologi o naturalisti, viene accertata una “limitata criticità per flora e fauna”, dichiarando poi unilateralmente (ed impropriamente) che l’intervento “non inciderà negativamente” sulle aree della Rete Natura 2000. Ragionevolmente, le criticità accertate per la flora e la fauna non potevano quindi far escludere possibili incidenze negative su queste componenti fondamentali dell’ecosistema e quindi sull’habitat prioritario, anche perché l’estensore dello Studio di incidenza ambientale non possedeva la necessaria preparazione scientifica per poter affermare il contrario. Nessuno avrebbe potuto quindi autorizzare l’esecuzione del progetto dichiarandone la sua incidenza ambientale non significativa, senza almeno richiedere un approfondimento dello Studio con la collaborazione di figure professionali qualificate nel settore ecologico, anche perché la procedura autorizzativa prevista dall’art. 6, c. 4 della Dir. 92/43/CEE (e dal relativo art. 5, c. 10 del D.P.R. n. 357/1997, come modificato dal D.P.R. n. 120/2003) nel caso di incidenza significativa su habitat o specie indicati come “prioritari” negli Allegati I e II alla Direttiva UE Habitat è particolarmente aggravata, poiché per autorizzare la realizzazione del progetto possono essere addotte soltanto “considerazioni connesse alla salute dell’uomo ed alla sicurezza pubblica” o anche, ma in questo caso previo parere obbligatorio e vincolante della Commissione Europea, “altri motivi imperativi di rilevante interesse pubblico”, situazioni chiaramente al di fuori delle motivazioni dell’intervento in corso.

Nella nota, Appennino Ecosistema evidenziava infine come le prescrizioni fornite dall’Ente del Parco nazionale della Majella e dalla Regione all’impresa boschiva apparissero irragionevoli e contraddittorie: queste imponevano infatti all’impresa boschiva la sospensione dei lavori nel periodo marzo-giugno (Ente Parco 02/07/2018) e in quello ottobre-novembre (Regione 10/09/2018), arco temporale successivamente modificato in luglio-settembre (Regione 20/09/2018). Si consideri che il periodo nel quale si sono verificati i fatti in esame coincide proprio nel mese di novembre, che nel 2018 è stato caratterizzato da precipitazioni frequenti ed intense che hanno reso l’ecosistema ancor più sensibile agli interventi che lo hanno poi irreparabilmente danneggiato.

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Ambiente

Sono iniziati i rilievi degli studenti dell’istituto Serpieri di Avezzano sullo stato di salute degli alberi di via Corradini.

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Sono iniziati questa mattina, i rilievi degli studenti dell’istituto Serpieri di Avezzano sullo stato di salute degli alberi di via Corradini.

Insieme all’assessore all’AmbienteCrescenzo Presutti, i ragazzi della 3 A dell’Agrario hanno lavorato in base alla convenzione stipulata tra la scuola e il Comune di Avezzano, con lo scopo di disegnare un quadro generale del #verde pubblico della città, a partire da via Corradini, in base a cui poi si provvederà alla messa a dimora di nuove piante. Su via Corradini lo scopo è quello di ridisegnare anche a livello naturalistico la strada principale che attraversa il centro della città.

Accompagnati dagli insegnanti Virginio Russo e Ruffino Sgammotta, i ragazzi hanno misurato attentamente le metrature dagli alberi e valutato il loro stato.

“Una bellissima lezione sul campo”, ha commentato l’assessore Presutti nel primo sopralluogo che rappresenta una vera e propria consulenza nella progettazione del nuovo verde: “tra tutori mancati, potature errate, malattie, è fondamentale valutare lo stato di salute degli alberi e intervenire tempestivamente, per riconsegnare alla città anche armonia e colore”.

Durante la mattinata, tra strumenti di misura e occhi attenti, anche vari cittadini e commercianti si sono interessati al lavoro dei ragazzi, chiedendo all’assessore e agli insegnanti informazioni su interventi efficaci e durevoli, che rendano la città più sicura e più bella.

INFO SULLA CONVENZIONE: 15 gennaio, Nuove alberature in via Corradini, a lavoro gli studenti del Serpieri

https://www.comune.avezzano.aq.it/archivio10_notizie-e-comunicati_0_2312.html

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Abruzzo

ABRUZZO, TERRA DI BIODIVERSITÀ. OLTRE 12.300 UCCELLI ACQUATICI SVERNANTI DI 37 SPECIE CONTATI

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ABRUZZO, TERRA DI BIODIVERSITÀ. OLTRE 12.300 UCCELLI ACQUATICI SVERNANTI DI 37 SPECIE CONTATI DA ORNITOLOGI VOLONTARI IN ABRUZZO

LE IMMAGINI DEL RARO MUGNAIACCIO, GRANDE GABBIANO DEI MARI DEL NORD OSSERVATO A PESCARA, E DELLE ALTRE SPECIE.
 
GALLERIA FOTOGRAFICA QUI: https://we.tl/t-cflT2Sbph6
VIDEO QUI: 
https://we.tl/t-7z4PofgLD8
 
L’ATTIVITÀ VENATORIA LIMITA I NUMERI IN GRANDI LAGHI.
 
FORTE DISTURBO ANTROPICO SULLE SPIAGGE, TRA QUAD E MOTO FUORI CONTROLLO

L’Abruzzo ancora una volta dimostra di non essere solo la terra di orsi, lupi ed aquile; infatti nell’annuale conteggio svoltosi a gennaio nelle aree umide della regione in totale sono stati censiti contemporaneamente 12.305 uccelli acquatici tra anatre, gabbiani e altri gruppi tassonomici appartenenti a 37 specie diverse.

Tra questi un raro Mugnaiaccio, un gabbiano di grande taglia proveniente dai mari del Nord dove nidifica nella buona stagione, osservato molto di rado nella regione e presente a Pescara da alcune settimane, dove è stato anche fotografato e ripreso in video.

Il censimento (International Waterbird Census) viene svolto a livello internazionale nella stessa finestra temporale (tre settimane di gennaio) e in Abruzzo viene realizzato da ben 29 anni, potendo così valutare anche l’andamento delle specie degli anni.

Quest’anno hanno partecipato sul campo 50 ornitologi ed appassionati che, grazie al coordinamento di Carlo Artese della Stazione Ornitologica Abruzzese, hanno monitorato la presenza faunistica in 31 località della regione Abruzzo, dal litorale fino al Lago di Campotosto.

Decine di volontari della SOA, del gruppo ornitologico Snow Finch e dell’Istituto Abruzzese Aree Protette hanno contribuito a questo censimento internazionale organizzato in Italia dall’ISPRA.

Tra le specie più comuni oltre ad alcuni gabbiani si notano la folaga ed il moriglione, una grande anatra selvatica, con 2.383 e 1.635 presenze rispettivamente.

Tra quelle più rare con poche unità o poche decine di avvistamenti si registrano anche specie ritenute ancora cacciabili dal Calendario Venatorio vigente in Abruzzo come il Frullino e la Pavoncella (quest’anno non sono stati osservati esemplari), il Beccaccino (osservati 27 esemplari), il Codone (20 esemplari) ed il Mestolone (un solo esemplare).

A proposito del rapporto negativo tra la presenza degli uccelli acquatici e della caccia anche quest’anno ambienti acquatici molto piccoli ma protetti ospitano un numero enorme di uccelli rispetto a quelli dove si spara da Settembre a Gennaio.

E’ il caso dell’invaso di Bomba, che, nonostante l’estensione di oltre 1.000 ettari, ospita una quantità limitatissima di appena poche decine di uccelli acquatici svernanti a causa del disturbo venatorio. Al contrario, nello specchio d’acqua delle sorgenti del Pescara, vasto appena una ventina di ettari ma dove vige il divieto di caccia imposto dalla Riserva Naturale, sono stati osservati 154 esemplari appartenenti a 10 diverse specie.

Un aspetto particolare rilevato nel 2019 come negli ultimi anni è l’aumento costante di specie un tempo assenti o accidentali in Abruzzo come il Marangone minore, un piccolo cormorano di cui sono stati osservati 49 esemplari, e l’Airone guardabuoi che nel teramano è segnalato con oltre 200 individui. Per ambedue le specie si tratta, non a caso, di uccelli tipici di ambienti caratterizzati da climi mediterranei o tropicali e quindi avvantaggiati dai noti fenomeni di climate change.

E’ da segnalare infine un ulteriore aspetto molto negativo registrato soprattutto lungo il litorale della provincia di Chieti dove gli ornitologi hanno registrato la scarsità di specie fortemente vulnerabili come il Fratino, vero e proprio testimonial della conservazione delle spiagge, a causa dell’uso incontrollato del litorale da parte di orde di motociclisti, quad, cavalli e cani.

Tra un mese questo rarissimo uccello tutelato, in teoria, anche da norme comunitarie, inizierà a riprodursi deponendo le uova sulla sabbia nei pochi tratti di arenile ancora integro. Bisogna pertanto impedire che le nostre spiagge vengano considerate “terra di nessuno” e la S.O.A. chiede pertanto alla Capitaneria di Porto, all’arma dei Carabinieri Forestali ed a tutte le forze dell’Ordine di vigilare e sanzionare chi non rispetta i divieti ed i limiti imposti dalle normative vigenti.

Si ringraziano per le immagini Davide Ferretti, Augusto De Sanctis, Enzo De Bernardinis e Marco Sborgia
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Comune riciclone 2018. Attestato regionale a Ortucchio

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La Regione Abruzzo ha consegnato al Comune di Ortucchio l’attestato di Comune Riciclone 2018.

Un altro successo per il paese fucense che detiene il primato dei per il riciclo dei rifiuti tra i comuni serviti da Aciam Spa.

Soddisfazione per il Sindaco Favoriti : “Il plauso per il risultato ottenuto va soprattutto alla nuova cultura del rispetto dell’ambiente affermatasi nel contesto del paese e quindi alla popolazione. In tal senso la Regione ha trasmesso al nostro Ente l’attestato di comune riciclone 2018 nell’ambito della manifestazione organizzata in collaborazione con il comitato regionale di Legambiente”.

Ma Favoriti non si accontenta e dichiara che ” prossimamente verranno installate numerose fototrappole per stanare i delinquenti che ancora abbandonano i rifiuti e creano un danno a tutta la comunità”.

 

 

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Abruzzo

Regionali: Legnini da Coldiretti, patto di lealtà per l’agricoltura

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Regionali: Legnini da Coldiretti, patto di lealtà per l’agricoltura

Nel corso dell’incontro con la Coldiretti a Pescara il candidato alla presidenza della regione Giovanni Legnini ha parlato delle strategie a sostegno agli imprenditori agricoli.
” Ho stretto un patto di lealtà con gli imprenditori agricoli: la burocrazia non può bloccare la crescita delle imprese, i fondi devono essere concessi con rapidità ed in tempi certi. È quanto afferma il candidato alla presidenza della regione Abruzzo Giovanni Legnini nel corso di un incontro con gli associati della Coldiretti.
Ha così poi proseguito Legnini:” Vogliamo sostenere le aziende giovani, le produzioni agricole di qualità, l’innovazione e la ricerca in agricoltura, e garantire la manutenzione delle infrastrutture rurali, del territorio e delle opere di irrigazione, assicurando inoltre il completo indennizzo per i danni provocati dai cinghiali.
Il nostro obiettivo è lo sviluppo, anche sui mercati internazionali, dell’intero comparto agricolo e della zootecnia: per questo provvederemo, assieme alle organizzazioni degli agricoltori, a riprogrammare le risorse del Piano di Sviluppo Rurale.”

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