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Rimborsopoli, chieste 15 archiviazioni. I Radicali: una bolla di sapone

Con la richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura di Pescara in merito all’inchiesta denominata ‘Rimborsopolì «si conclude nel modo peggiore una vicenda che ha letteralmente dell’incredibile»: ad affermarlo in una nota è il segretario di Radicali Abruzzo e componente di Giunta di Radicali Italiani, Alessio Di Carlo, secondo il quale «tutto il polverone sollevato dai due pm ‘supporter’ del presidente D’Alfonso si è concluso in una bolla di sapone: ancora una volta, dunque, la magistratura pescarese entra a gamba tesa sulla politica regionale, contribuendo a determinare gli esiti della contesa elettorale». «Per ben 15 dei 25 indagati in origine – spiega l’esponente radicale – la stessa Procura ha richiesto l’archiviazione, mentre per sette era già stato disposto lo stralcio per ragioni di competenza territoriale», tra questi l’ex presidente Gianni Chiodi e l’ex presidente del Consiglio regionale, Nazario Pagano. «Ricordiamo che, alla vigilia delle elezioni regionali abruzzesi del 2014 – sottolinea ancora Di Carlo nella nota ribadendo quanto dichiarato all’indomani della bufera giudiziaria – i sostituti procuratori della Procura della Repubblica di Pescara, Bellelli e Di Florio, avviarono un procedimento contro tutto o quasi il centrodestra seduto in Consiglio Regionale. Dopo qualche giorno gli stessi Bellelli e Di Florio apparirono seduti in platea – afferma l’esponente di Radicali Abruzzo – nella convention organizzata dal candidato Governatore del centrosinistra, Luciano D’Alfonso, mentre il loro ex (in quanto pensionato) Procuratore Capo, Nicola Trifuoggi, affiancava sul palco lo stesso D’Alfonso». L’iscrizione sul registro degli indagati dell’allora presidente di Regione, Chiodi, e di altri 24 tra assessori e consiglieri, risale al 23 gennaio 2014. Le ipotesi di reato sono di truffa aggravata, peculato e falso ideologico per un periodo che va dal 2009 al 2012 e una cifra totale che si aggira intorno agli 80 mila euro. Soldi relativi a rimborsi per missioni istituzionali in Italia e all’estero. La richiesta di archiviazione della Procura riguarda 15 indagati, ex assessori e consiglieri regionali: Lanfranco Venturoni, Carlo Costantini, Federica Carpineta, Giorgio De Matteis, Cesare D’Alessandro, Riccardo Chiavaroli, Franco Caramanico, Nicola Argirò, Emilio Nasuti, Alessandra Petri, Antonio Prospero, Lorenzo Sospiri, Giuseppe Tagliente, Nicoletta Verì e Luciano Terra. Chiesto invece il rinvio a giudizio per l’ex assessore al Turismo, Mauro Di Dalmazio, l’ex assessore alla Pianificazione, Lanfranco Giuliante, e l’ex assessore ai lavori pubblici, Angelo Di Paolo. Per altri sette indagati – l’ex presidente Chiodi, l’ex presidente del Consiglio regionale, Nazario Pagano, e gli ex assessori Alfredo Castiglione, Paolo Gatti, Luigi De Fanis, Mauro Febbo e Carlo Masci – era stato già deciso lo stralcio per competenza territoriale. Di Carlo chiosa sostenendo che «poco importa se dopo qualche anno le accuse si rivelano infondate e gli indagati nemmeno portati a processo: è così che una piccola Regione del centro Italia diventa specchio fedele di un Paese allo sbando, schiacciato nella morsa micidiale rappresentata da una magistratura debordante e una politica inconcludente e incapace di reagire».

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