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Richiesta Referendum regionali sui costi e gli sprechi della politica


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Di tutti gli innumerevoli Enti Regionali “strumentali”, con il voto dei Cittadini, si dispone la totale riforma, ad iniziare dalla gestione del Trasporto Pubblico, delle Risorse Idriche e dei Rifiuti, e lo “scioglimento” dell’Agenzia Sanitaria Regionale – ASR Abruzzo, della Finanziaria Regionale Abruzzese – FIRA S.p.A. e delle Aziende Territoriali Edilizia Residenziale – ATER di L’Aquila, Chieti, Teramo, Pescara e Lanciano.

Nella nostra Regione ci troviamo di fronte ad una scandalosa “mancanza di controllo e di trasparenza”, di efficaci interventi di contrasto e di prevenzione da parte delle “autorità politiche e amministrative” nei confronti degli stessi Enti Strumentali, Società controllate e partecipate della Regione, delle Province e dei Comuni, che hanno causato intollerabili aumenti dei costi dei servizi pubblici, delle tariffe e delle tasse a carico dei Cittadini-Utenti-Contribuenti, in presenza di tutta una pletora di organi di vertice di nomina politica.

La stessa necessità di dover “richiedere” lo svolgimento di 3 nuovi “Referendum abrogativi regionali” sui costi impropri e sugli sprechi della politica e degli enti regionali, è una chiara dimostrazione di “chiusura e blindatura” in se stesso di tutto un mondo ormai fuori dalla realtà e destinato inesorabilmente ad essere travolto da un nuovo protagonismo sociale e una più consapevole partecipazione democratica diretta.

Nel momento in cui come “promotori” dei referendum ci apprestiamo a depositare presso l’Ufficio di Presidenza del Consiglio Regionale i “quesiti” ed i moduli per procedere alla “raccolta delle 25.000 firme richieste”, non possiamo non assumerci la responsabilità ed il coraggio civico di “richiamare alla memoria” la relazione dell’allora Procuratore Regionale della Corte dei Conti Dott. Bruno Di Fortunato presentata a L’Aquila alla inaugurazione dell’anno giudiziario 2007.

Il Procuratore, 7 anni fa, tra l’altro affermava testualmente: “Si è constatato, comunque, che molti casi illeciti sono stati segnalati da cittadini, associazioni e da soggetti, uffici ed organi non tenuto alla denuncia in adempimento di specifico obbligo di legge. Appare chiaramente, di conseguenza, la richiesta di giustizia, il rifiuto della inefficienza, nonché la insofferenza per i costi che la collettività subisce in relazione ai servizi non adeguati e, ciò, dimostra, anche, quanto sia diffusa la omissione di segnalazione alla quale, invece, sono tenuti soggetti in relazione alla funzione che rivestono nell’ambito delle strutture amministrative.

Sostanzialmente, pur rifuggendo da qualsivoglia generalizzazione, i comportamenti contrari ad doveri di ufficio indignano i privati e li inducono a rivolgersi al Pubblico Ministero presso la Corte dei Conti, per lo spreco di denaro pubblico e per l’inefficienza soprattutto di enti ed istituzioni locali e trattasi, a ben vedere, di situazioni difficili da rimuovere senza alterare l’equilibrio dei consensi.

L’esperienza ha evidenziato che il livello professionale in molte istituzioni locali è spesso assai modesto, soprattutto laddove la gestione della cosa pubblica è stata condizionata da interessi di parte, dove la politica del personale ha seguito la logica del clientelismo, con conseguenze deleterie sui ruoli, talvolta sconvolti da scelte prive di riscontro in ordine alle mansioni svolte e perfino ai titoli di studio posseduti. E sono proprio queste esigenze di giustizia a richiedere che certi comportamenti che si risolvono in un danno per tutti i contribuenti non possono e non debbono essere lasciati senza sanzione”.

Per il Comitato promotore

Pio Rapagnà – ex Parlamentare

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