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Renzi a Pescara, i Nastrini Rossi Docenti scrivono lettera aperta al Presidente


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In occasione della visita del Presidente del Consiglio Matteo Renzi alla città di Pescara, i Nastrini Rossi Docenti hanno scritto una lettera aperta al Presidente da consegnare in occasione dell’intervento previsto per l’inaugurazione del Festival delle Letterature dell’Adriatico (FLA) al Teatro Circus di Pescara. Di seguito il testo della lettera.

Egr. Presidente del Consiglio dei Ministri

Dott. Matteo Renzi

Siamo i “nastrinirossi” gli oltre 20 mila docenti dell’Abruzzo, Puglia, Sicilia, Campania, Basilicata, Calabria assunti con il piano straordinario de “la Buona Scuola”. Ma prima di essere insegnanti siamo madri, padri, figlie, figli, compagne, compagni, mogli e mariti appartenenti alla nostra Terra.

Abbiamo scelto di credere nelle Istituzioni e di affidarci alla Stato. Abbiamo scelto di credere nel merito e nella giustizia. Abbiamo scelto di affidare le nostre sorti alla “Buona scuola”. Non ci rimproveriamo le scelte effettuate, il tempo indeterminato tanto atteso mentre eravamo precari nelle nostre graduatorie provinciali, ma lei ora ha il potere di farsi carico delle nostre voci, di noi docenti che hanno fiducia nello Stato e nella Scuola pubblica.

Lei è un padre, sua moglie nostra collega, come potrebbe mai sopportare di vivere lontano dalla sua famiglia, dai suoi figli? Come si può compiere al meglio il proprio lavoro senza la serenità della propria famiglia accanto? L’algoritmo ci ha portati lontano. Troppo lontano, eppure i posti qui ci sono. Più volte Lei stesso ha ammesso che le buone intenzioni della Buona Scuola si sono tradotte per alcuni aspetti in pratiche non propriamente “buone”.

Una di queste è stata la mobilità obbligatoria: siamo andati a coprire posti esistenti nelle regioni del nord provocando vasti “vuoti” negli organici necessari al centro sud e siamo ora tornati per gran parte a coprire provvisoriamente i posti che comunque esistono e sono necessari nei nostri territori. Abbiamo accolto con fiducia la notizia della volontà da parte del Ministero del’Istruzione di chiedere con forza la trasformazione di 25 mila posti di organico di fatto in posti stabili. Un segnale che le nostre richieste sono state ascoltate e che c’è l’ intenzione di trovare una soluzione.

Ci siamo incontrati ed uniti in una situazione di emergenza e sofferenza e siamo in tanti: le nostre storie le vogliamo raccontare a Lei e a chi vuole continuare ad ascoltarle perché attraverso esse si comprenda che non siamo né privilegiati, né incoscienti che abbandonano i propri posti di lavoro lasciando cattedre scoperte e alunni senza insegnanti. Siamo tornati dai nostri familiari grazie a un diritto che ci è stato garantito ed ora , anche se provvisoriamente, gran parte di noi lavora su cattedre necessarie e spesso con gli alunni che già erano stati con
noi. La provvisorietà che ancora ci contraddistingue pesa sulle nostre esistenze.

Sull’onda emotiva di un evento personale abbiamo iniziato ad incontrarci, a condividere e siamo riuniti ora in un movimento di docenti che ha a cuore le sorti della nostra Scuola e dei nostri studenti. Pratichiamo, Presidente, la via del dialogo, dell’unione e della ricerca di soluzioni ed a questo punto del nostro percorso, più volte abbiamo sentito voci che hanno voluto invece sottolineare, attribuendocene la responsabilità, i disagi che si sono creati ad inizio di anno scolastico, facendone una questione NORD/SUD del paese. Noi siamo semplici insegnanti che, potendo scegliere, hanno scelto di tornare a casa ed il movimento che ci ha uniti tra noi e tra regioni diverse dimostra che vogliamo, anzi, assumerci le nostre responsabilità e partecipare attivamente.

Per questo, Presidente, le consegniamo il nostro appello: le storie di inizio anno scolastico non sono storie che contrappongono nord e sud, scenari di esodi e controesodi, ma sono lo spaccato di una pagina della storia della scuola italiana del nostro paese intero che noi chiediamo di riscrivere in parte. Per noi in qualunque parte del paese i nostri alunni sono i nostri alunni e chi non ha potuto godere del posto in assegnazione provvisoria ed è lontano dai suoi cari, trova gli unici momenti di conforto proprio nei momenti di lavoro in classe con gli studenti, nelle relazioni con i colleghi ed i dirigenti, nel complesso insomma di tutte quelle attività che rendono il nostro lavoro così delicato ed unico al mondo. Il rientro in una casa fredda e vuota è però ciò che li aspetta ogni sera.

Siamo in migliaia e Le chiediamo di tenere sempre in considerazione la nostra condizione e di continuare a mostrare la volontà di trovare delle soluzioni per un’Italia che sia unita nella tutela dei diritti a sostegno delle due principali agenzie educative: la Scuola e la Famiglia. 

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