Italia

Renzi e la riforma della scuola-azienda

Il Consiglio dei ministri approva il ddl sulla scuola. È lo stesso Matteo Renzi a illustrare dopo quasi due ore di Cdm i punti cardine del piano della “Buona scuola”, appena approvato dopo quattro rinvii. «È la riforma più importante, sono ottimista, noi abbiamo dimostrato di essere pronti a dialogare su tutto non presentando un decreto legge, ci appelliamo ora al Parlamento perché approvi la riforma il prima possibile», dice il premier certo che in un modo o nell’altro il Parlamento lo approverà in tempo utile per l’inizio del nuovo anno scolastico. Carta dei docenti, merito, piano straordinario per l’assunzioni di solo 100mila precari, reintroduzione di storia dell’arte e musica e focus sin dalle elementari sull’inglese e sulle attività motorie. «Con una particolare attenzione alle primarie perché, soprattutto per l’inglese, non si tratti di apprendimenti appiccicaticci», spiega Renzi. Sono alcuni dei punti essenziali della riforma. Le parole d’ordine sono quelle delle prime schermate proposte da Palazzo Chigi nove giorni fa. Basta classi pollaio, basta supplenti, personalità giuridica delle scuole e autonomia. Formazione e merito, restano. Ma la vera novità è il ruolo dei presidi che diventano quasi dei capo azienda o degli allenatori, tanto da poter in futuro fare «chiamate dirette» degli insegnati, per formare la propria squadra. Ogni scuola, entro una determinata data dovrà fare un piano strategico che includa offerta formativa e fabbisogno.

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